Fuck Everyone and Run (FEAR)

0 10

Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Marillion
Etichetta: Ear Music Records
Uscita: 2016
Durata: 68:03
Voto: 4.5/5

I campioni inglesi del progressive rock Marillion hanno confezionato con »Fuck Everyone and Run (FEAR)« il loro diciottesimo album in studio, che dopo tanto tempo torna ad avere una veste concettuale e ha parecchi punti in comune con il capolavoro concept del passato »Brave« (1994), a cui lo legano soprattutto i tanti messaggi di critica sociale al vetriolo. I Marillion hanno sempre avuto una vena di denuncia sociale ben marcata nei loro pezzi, ma su »Fuck Everyone and Run (FEAR)« il bastonare l’ingiusto ‘mondo nuovo e meraviglioso’, che domina l’intero disco, è salito a un altro livello. Steve ‘Mr H’ Hogarth ha commentato il titolo del nuovo album, piuttosto insolito per i Marillion, spiegando che non è stato scelto per rabbia o per shockare, come potrebbero pensare i più, ma che è il messaggio centrale del testo di »The New Kings«, un brano che riflette tristezza e rassegnazione per la direzione in cui sta andando l’Inghilterra e, con lei, gran parte del resto del mondo. Si sente anche tanta rabbia per il ruolo chiave degli USA nella moderna diffusione del caos neoliberista, delle guerre e di uno sfacelo sociale, ecologico, morale e spirituale della società umana sempre più grave.

Tanta rabbia per l’attuale clima sociale come nei testi di »Fuck Everyone and Run (FEAR)« i Marillion non l’avevano mai espressa finora, e fanno bene, perché la situazione sta diventando sempre più insostenibile e la paura della tempesta in arrivo, che magari porterà con sé cambiamenti positivi oppure la distruzione totale di un’umanità malata, cresce sempre di più. Già su »Brave« i Marillion sparavano con tutti i cannoni contro una società sempre più individualista, materialista e disumanizzata. Stavolta non risparmiano davvero le bordate contro oligarchia, plutocrazia, yuppie e estremisti di ogni risma che vivono sulla paura della gente. E la cosa più triste di tutte è che, a ventidue anni dall’uscita di »Brave«, non è cambiato proprio niente in meglio, anzi, le cose sono addirittura peggiorate.

L’album è diviso in tre lunghe suite e tre parti più brevi, anch’esse collegate tra loro, che legano il concept in un insieme più che convincente, con un carattere sonoro complesso e messaggi che toccano nel profondo. Con testi così buoni può vantarsi solo una manciata di gruppi prog rock contemporanei. Le suite »El Dorado«, »The Leavers« e »The New Kings« sono articolate in più sezioni e figurano tra i pezzi più lunghi della loro variegata carriera, anche se il brano più lungo dei Marillion resta sempre »Grendel«, dagli inizi dell’era Fish. Come la maggior parte degli album del periodo Hogarth, richiede almeno qualche ascolto prima che i messaggi profondi di critica sociale e i dettagli sonori e gli arrangiamenti complessi si ‘depositino’ nelle orecchie e comincino a formare un’esperienza elettrizzante. A un ascolto superficiale sembra un album spiccatamente meditativo, in cui ha trovato molto spazio soprattutto il tastierista Mark Kelly, mentre anche il maestro della chitarra Steve Rothery non risparmia i suoi tipici assolo malinconici, ma non è proprio così, perché »FEAR« ogni tanto ‘esplode’ in singoli sfoghi di rabbia. L’atmosfera della maggior parte dei pezzi è malinconica e cupa, con qualche sfumatura più luminosa ogni tanto.

»FEAR« si apre con la suite ambiziosissima e complessa »El Dorado«, divisa in cinque sezioni, che nel testo denuncia xenofobia e odio con cui hanno a che fare soprattutto i profughi di oggi, in arrivo da Africa e Medio Oriente, quando fuggono da zone di guerra o di instabilità sociale verso le cosiddette ‘terre promesse’ dell’UE. Invece di chiedersi quali siano le vere cause che hanno gettato queste persone nella disperazione (tra cui il cieco sostegno europeo alle ‘crociate’ americane in Medio Oriente, strettamente legate alle lobby del petrolio e delle armi), la società europea preferisce seguire, ingenua e spaventata, politici corrotti che sfruttano con abilità la paura generale del terrorismo e la fanno dilagare. Intanto distolgono di continuo l’attenzione dell’opinione pubblica dai tanti problemi di casa nostra, come la più grave disuguaglianza sociale della storia, e allo stesso tempo alimentano la crescita generalizzata del fascismo nel vecchio continente, che a poco a poco sta tornando al potere in un numero sempre maggiore di Paesi europei.

Di tutto questo parla »El Dorado«, che con il suo messaggio ricorda parecchio un altro capolavoro di forte critica sociale, »Gaza«, dall’album precedente. Dopo la sezione d’apertura di taglio acustico, »Long-Shadowed Sun«, arriva il passaggio a »The Gold«, dove momenti calmi e momenti di rabbia si alternano a meraviglia. Il cuore della suite è la sezione »Living in FEAR«, dove i Marillion costruiscono piano piano e in modo piuttosto inatteso un ritornello melodico e offrono uno sguardo più generale sulla paura, che mette radici sempre più profonde nella società umana di oggi. L’ambient drammatico raggiunge il climax con un assolo di chitarra di gran gusto, mentre il ritornello di Hogarth è intriso, nei punti giusti, di armonie vocali di accompagnamento, curate come al solito soprattutto dal bassista Pete Trewavas, con l’aiuto occasionale di Rothery, Kelly e del batterista Ian Mosley.

La suite »The Leavers«, divisa in cinque sezioni, è il pezzo più ampio e musicalmente più ambizioso dell’album, dove i Marillion conquistano con armonie ricche, cambi di tempo inattesi e una prova vocale eccezionale di Mr H. Il suo testo, per cambiare, non ha un taglio di critica sociale marcato, ma parla della band, cioè dei Marillion, e dei loro viaggi in tour per il mondo, un tema che avevano già affrontato in album precedenti, per esempio nel brano »Montreal«. Stavolta l’atmosfera è un po’ più luminosa, mentre Rothery tesse a modo suo, con grande finezza, passaggi di chitarra malinconici e Kelly stende trame di tastiere straordinariamente varie, che danno il meglio nel mezzo delle lunghe sezioni strumentali. Le armonie vocali che scorrono sopra i passaggi di chitarra malinconici nella parte finale creano un’atmosfera fenomenale, quasi epica.

Il malinconicissimo »White Paper« è il secondo dei due pezzi di »FEAR« senza messaggio politico. Stavolta si tratta di uno sguardo cinico sull’amore ‘vero’ nel mondo aziendale di oggi e sul progressivo spegnersi di questo ideale in mezzo a una digitalizzazione senza freni, in cui i rapporti tra le persone diventano sempre più superficiali e artefatti. Kelly si diverte di nuovo con qualche campionamento sonoro furbo, mentre Hogarth torna a brillare con una prova vocale incredibilmente sentita.

La terza suite dell’album, la distopica »The New Kings«, divisa in quattro sezioni, attacca a testa bassa la plutocrazia e l’oligarchia dell’ultima fase (speriamo!) del capitalismo neoliberista moderno, in cui esistono due mondi: uno per i ricchi e i privilegiati, che possiedono il 99% della ricchezza mondiale, e l’altro per tutti quelli che li servono docili e sono pronti a mandare giù tutta la loro ‘merda’, con tutte le bugie che diffondono attraverso i loro media, permettendo così all’ordine sociale esistente di continuare a reggersi in piedi.

L’introduzione sostenuta dall’orchestra unisce la prova vocale drammatica di H, che ‘cambia marcia’, a passaggi di chitarra sottili che ti gelano il sangue nelle vene. Di momenti ambient così, con un’abbondanza di ‘cibo per la mente’ nei testi, su questa splendida suite ce ne sono parecchi. Uno dei climax ambient è senz’altro la sezione »Russia’s Locked Doors« con le sue armonie vocali eteree, che nel testo avverte di come la plutocrazia moderna, con gli USA in testa, all’occorrenza metta in scena una nuova guerra fredda se questo porta loro un certo vantaggio politico ed economico. Anche se i Marillion nel testo dicono che questi parassiti sociali sono semplicemente ‘too big to fail’, la speranza, si sa, muore per ultima. Alla fine arriva la sezione più drammatica di tutto l’album, intitolata »Why Is Nothing Ever True?« La composizione di meno di due minuti »Tomorrow’s New Country«, piazzata proprio in chiusura, era stata pensata in origine come sezione conclusiva della suite »The Leavers«, ma per la sua natura ambient e luminosa l’hanno spostata in ultima posizione, in modo che il concept, dopo il cupissimo e distopico »The New Kings«, si chiuda comunque in chiave positiva, con un raggio di speranza che squarcia il buio delle condizioni attuali e delle visioni cupe del futuro.

La natura distopica di »Fuck Everyone and Run (FEAR)« lascia il segno già ai primi ascolti del nuovo album dei Marillion, ma conquista davvero chi ascolta solo quando ci si prende il tempo per ascolti più approfonditi, come ormai da anni siamo abituati con ‘il segreto musicale britannico più gelosamente custodito’. Con »FEAR« i Marillion hanno creato un album all’altezza dello straordinario predecessore »Sounds That Can’t Be Made« (2012), e non era certo un’impresa facile, visto che quel capolavoro era uno dei migliori dischi della loro carriera. Allo stesso tempo »FEAR«, che è già adesso uno dei principali candidati a miglior album prog rock del 2016, è anche all’ascolto uno dei loro traguardi più impegnativi, soprattutto per chi non si addentra nei testi o non ha i nervi per sezioni ambient più lunghe, meditative e allo stesso tempo complesse. Oggi ci sono pochissime rock band, soprattutto con un nome così affermato, che osano attaccare la società contemporanea in modo così aperto e così intelligente come fa il quintetto di Aylesbury. La critica sociale è del resto qualcosa che i Marillion hanno sempre avuto in comune e che ancora oggi li lega ai coetanei del neo prog come Arena, IQ, Pallas, Pendragon e Twelfth Night, mentre dal punto di vista musicale è da un pezzo che con questi gruppi non hanno più molto in comune.

Formazione

Steve Hogarth – voce, tastiere
Steve Rothery – chitarra, cori
Pete Trewavas – basso, chitarra, cori
Mark Kelly – tastiere, cori
Ian Mosley – batteria, percussioni, cori 

Produzione

Marillion e Mike Hunter

Tracklist

1. El Dorado (I) Long-Shadowed Sun
2. El Dorado (II) The Gold
3. El Dorado (III) Demolished Lives
4. El Dorado (IV) F E A R
5. El Dorado (V) The Grandchildren of Apes
6. Living in F E A R
7. The Leavers (I) Wake Up In Music
8. The Leavers (II) The Remainers
9. The Leavers (III) Vapour Trails in the Sky
10. The Leavers (IV) The Jumble of Days
11. The Leavers (V) One Tonight
12. White Paper
13. The New Kings (I) F*** Everyone and Run
14. The New Kings (II) Russia’s Locked Doors
15. The New Kings (III) A Scary Sky
16. The New Kings (IV) Why is Nothing Ever True?
17. The Leavers (VI) Tomorrow’s New Country

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie