A Sense Of Purpose

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Artista: In Flames
Etichetta: Nuclear Blast
Uscita: 2008
Durata: 48:33
Voto: 4/5

L’arte di trasformare la propria immagine da band death metal pionieristica e piena di spine, autrice negli anni Novanta di album come “Jester Race”, “Colony” o “Whoracle” – ognuno dei quali è un acquisto obbligato per la collezione di dischi di qualsiasi casa – per poi cospargersi di zucchero alla vaniglia e diventare accessibili alle masse musicali di tutto il mondo, è una gran bella abilità. Gli In Flames qui giocano in casa.

Il bello è che nel salto di qualità (o di scarsa qualità) fatto con “Reroute to Remain” non hanno perso poi molto, ma bisogna non farsi condizionare dalla discografia degli anni Novanta.  Con “Clayman” i ragazzi hanno iniziato ad ammorbidire il suono, con “Reroute To Remain” hanno imboccato un nuovo percorso evolutivo, che continuano a percorrere anche con “A Sense Of Purpose”. Il nuovo album va nella direzione di un ulteriore “ammorbidimento” e “addolcimento” del suono. È questa la sensazione complessiva quando ti fai strada attraverso il suo contenuto. Anche con questo disco gli In Flames dimostrano di essere rodati e navigati. Sono infatti ottimi musicisti, che però tengono la band nell’attuale veste espressiva con l’obiettivo di ottenere un successo commerciale sempre più grande. Ditelo onestamente: chi scenderebbe dalla strada tracciata dopo aver sfondato negli USA, come hanno dimostrato scalando la classifica Billboard entrambi gli album precedenti, “Soundtrack to Your Escape” con il 145° posto e “Come Clarity” con il 58°? Per giunta “A Sense Of Purpose”, con il piazzamento più alto nella classifica americana BillBoard (28° posto), ha solo confermato che la scelta di tirare dritti per la propria strada era giusta.

Insomma. Anche dopo il 2002 e la “svolta che gli ha garantito la sopravvivenza” gli In Flames restano fedeli alla ricerca di un furbo compromesso tra aggressività e piacere per tutti. Quindi una parete di riff sullo sfondo, accordata più in basso, impastata e gracchiante, ogni tanto arricchita da campioni di colore “industrial”, in cui i maestri della scuola svedese incastonano armonie ultra melodiche a terzine che ammorbidiscono il suono solo “in apparenza”. Sopra tutto questo veglia sempre la voce estrema, che non va oltre un urlo melodico di intonazione media, compatibile al massimo con le formazioni metalcore dei giorni nostri. Una camminata commercialmente vincente lungo il sottile confine di mezzo, che offre un’aggressività estrema ancora ben digeribile per le orecchie del grande pubblico, regalandogli però un vanto quasi moralista davanti ai coetanei, tipo: “Guarda che musica brutale ascolto io!” E detto tra le righe, gli In Flames brutali non lo sono più da un pezzo.

È noto che in passato i ragazzi hanno già inserito anche una voce femminile accanto all’urlo di Friden (già “bello” per natura), o l’hanno combinato in armonia con linee pulite di accompagnamento sullo sfondo. Anche stavolta, forse più che mai, cresce la quantità di voci pulite, sia nell’accompagnamento armonico del ritornello (The Mirror’s Truth, Drenched In Fear, Alias), sia fino a prendersi il primato assoluto in un brano, come The Chosen Pessimist, otto minuti che regalano anche il momento più interessante del nuovo album e gli portano una variabilità e una dinamica più che necessarie. È un pezzo dall’impronta di ballata che lascia il segno all’ascolto soprattutto per il riempimento graduale del quadro sonoro, che verso la fine offre un contenuto atmosferico unico, dove in una cortina sonora così massiccia i sintetizzatori giocano la parte principale, mentre l’atmosfera cresce astutamente con l’aggiunta di campioni che potrebbero arrivare anche dalla scuola “industrial”. Friden in questo brano è sempre pulito e melodico, e non mancano nemmeno sospiri gutturali “alla Bono”. Certo, il suo approccio “normale” non ha niente di unico, nessun carisma particolare e riconoscibile, ma di per sé è del tutto compatibile con un pezzo di questo tipo.

La maggior parte dei brani, però, sono demolitori da tre-quattro minuti, di riffing semplice ma indemoniato, tipicamente combinato con le educate armonie a terzine “alla In Flames” e con un martellare ritmico secco, comandato naturalmente dall’immancabile doppio pedale della cassa. Con questi pezzi i ragazzi ottengono la varietà richiesta e quindi un’iniezione di dinamica ad alto flusso. La band offre insomma un altro album che ha unito ancora una volta aggressività e accessibilità altamente melodica, nel classico stile In Flames. Suona ancora più “morbido” e un pizzico più “bello” rispetto ai tre precedenti, e quindi ancora più amico delle classifiche. Grazie al senso straordinario per l’inserimento della componente melodica, sull’album ci sono parecchi candidati a seguire The Mirror’s Truth come singolone da hit parade.

Gli In Flames avanzano sicuri nella sfera di tendenza che hanno tracciato all’inizio del nuovo millennio. Il punto più lontano a cui si può spingere il nuovo senza perdere un po’ di profumo di vecchio è, per dire, il brano Alias, ma non oltre “Clayman”. “A Sense Of Purpose” è, nel complesso, un album che dimostra quanto siano astuti, esperti e bravi i musicisti di questa band. Lo sappiamo tutti che con intelletto e conoscenza possono dare di più. Ma la grande razionalità, la concisione di gesti semplici e ben misurati, che innesta nello stampo noto una grande compattezza e rifinitura dei brani, non fa forse parte anch’essa di questa grande comprensibilità? Solo che l’obiettivo è raggiunto con il principio del controllo assoluto sull’offerta di idee musicali e seguendo il motto “meno è meglio”. Quindi un album che, in senso musicale e artistico, alla band non porta né vittoria né sconfitta. Conferma soltanto che gli In Flames continuano a manovrare con abilità i loro strumenti di navigazione personali, mantenendo con maestria la loro attualità.

Formazione

Anders Fridén – voce
Jesper Strömblad – chitarra, cori
Björn Gelotte – chitarra, cori
Peter Iwers – basso
Daniel Svensson – batteria

Produzione

In Flames, Roberto Laghi & Daniel Bergstrand

Tracklist

1. The Mirror’s Truth
2. Disconnected
3. Sleepless Again
4. Alias
5. I’m the Highway
6. Delight and Angers
7. Move Through Me
8. The Chosen Pessimist
9. Sober and Irrelevant
10. Condemned
11. Drenched In Fear
12. March To The Shore

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