Jade Warrior

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Jade Warrior
Etichetta: Repertoire Records
Uscita: 1971
Durata: 44:09
Voto: 3.5/5

Gli eccentrici prog rocker britannici Jade Warrior fanno parte di quelle band leggendarie che il grande pubblico ha ampiamente ignorato, ma che nel cuore dei buongustai della musica sono ancora scritte a lettere d’oro. Come suggerisce già il nome, che indica un samurai noto per il desiderio di unire le abilità artistiche alla licenza di uccidere, i Jade Warrior, nati dalla breve esperienza psichedelico-rock dei July, fin dai primi passi hanno puntato soprattutto sul misticismo orientale e sui ritmi esotici, invitando più volte l’ascoltatore a un viaggio meditativo in terre lontane. Questi guerrieri di giada si sono imposti nei loro album come singolari viaggiatori del rock progressivo, con un sound totalmente unico e riconoscibile a chilometri di distanza, ricco di influenze etniche di ogni genere, di solito dall’Estremo Oriente o dall’Africa: sono stati così una delle prime band rock a infilare nel proprio vocabolario sonoro elementi musicali tradizionali di paesi esotici, avvicinandoli al pubblico occidentale.

Già il loro omonimo debutto serviva un sound altamente innovativo, dove rock, jazz e musica etnica si intrecciavano in modo spumeggiante, fissando subito quel suono inconfondibile che avrebbe contraddistinto i dischi successivi, più rifiniti e raffinati dal punto di vista sonoro. Nonostante qualche momento oscuro in cui, da principianti, perdono un po’ l’equilibrio, l’album vanta una scorrevolezza eccezionale e una fusione a contrasto di motivi etnici mistici, creati con le armonie a più voci del flauto di Jon Field, che ha suonato anche tutte le tastiere e le percussioni dal sapore africano, e con passaggi hard rock di ccui è responsabile la chitarra elettrica tra le dita di Tony Duhig.

Nel disco domina la musica strumentale, anche se ogni tanto il bassista Glyn Havard, che porta nel loro linguaggio una bella dose di fascino jazzistico, si fa notare con un canto dalle tinte psichedeliche. Negli anni successivi, sonoramente più raffinati e dall’anima più ambient, la voce sparirà del tutto dal loro vocabolario. I passaggi improvvisi tra sezioni acustiche calme, quasi meditative, e momenti distorti dove regna un tempo veloce  mantengono un contrasto notevole. In questa fase della carriera i Jade Warrior non avevano ancora un batterista, e alle sezioni hard rock questo toglie visibilmente vitalità, mentre altrove l’assenza non si sente nemmeno un po’. Alle percussioni dai colori africani e orientali ha pensato Field, che nel corso dei decenni si è affermato come leader del gruppo.

La prima metà dell’album è nettamente migliore del seguito, dove perdono un po’ la messa a fuoco musicale iniziale e l’attenzione per le finezze meditative, e si lasciano per lo più andare a improvvisazioni sparpagliate con frasi di chitarra blues. Lì vengono a galla i loro difetti da esordienti. Sono molto più convincenti quando passano con acume dai ritmi etnici ipnotici alle armonie pastorali del flauto e ai temperamentali riff hard rock, con tutti gli elementi stilistici in perfetta armonia.

L’album si apre con la misteriosa e malinconica “Traveller”, in cui tra ritmi africani, chitarra acustica, flauto etereo e canto sognante riescono a creare fin da subito una trance meditativa. La risposta in contrasto arriva con “A Prenormal Day in Brighton”, una creatura hard rock piena di temperamento, con chitarra elettrica distorta e sfumature folk sul flauto scatenato. La suite mistica “Masai Morning”, dove con percussioni africane e armonie di flauto a più voci evocano con successo la nascita di un’alba nel mezzo della savana africana, rappresenta il primo picco del disco. L’interazione tra riff blues infuocati, percussioni tribali e suoni giocosi del flauto è da sogno. “Windweaver” è una piacevole ballata psichedelica, dove colpiscono soprattutto l’uso sensibile dello slide alla chitarra e il canto malinconico. “Dragonfly Day” è il secondo picco dell’album: tra numerosi motivi meditativi orientali di chitarra acustica, flauto e percussioni riescono a evocare un’atmosfera ambient magica, quella che dominerà i loro lavori successivi.

Nel prosieguo dell’album prevalgono brani meno rifiniti, come il blues piuttosto noioso “Petunia” e l’hard rock californiano “Telephone Girl”, dove in primo piano ci sono soprattutto riff hard rock/blues e brevi improvvisazioni ritmiche. In questi momenti hard rock si sente eccome la mancanza di una vera batteria. Aver abbandonato questi esperimenti hard rock ha portato, nel prosieguo della carriera, un netto miglioramento sonoro. Secondo me i Jade Warrior sono sempre stati una band prog rock eccellente, ma del tutto nella media nei panni di hard rocker, anche dopo l’arrivo di un vero batterista nella persona di Allan Price. Un momento interessante è l’ibrido folk rock-etnico “Psychiatric Sergeant”, dove nella fluidità del flauto e nei riff di chitarra fragorosi non nascondono l’influenza dei Jethro Tull. Lo strumentale “Slow Ride” è un’improvvisazione bluesy del tutto dimenticabile, mentre la conclusiva “Sundial Song”, che per gran parte del brano conquista con arrangiamenti delicati e pastorali, avrebbe potuto cavarsela molto meglio senza il rom-pom-pom distorto nella sezione centrale.

Con i suoi tanti buchi in fatto di coerenza sonora, il debutto dei Jade Warrior non è di certo il momento ideale per avvicinarsi alla band, per chi non conosce la loro opera, ma chiunque può già coglierci un bel assaggio della loro eclettismo musicale protettivo, della creatività e della capacità di tessere ipnotici ritmi tribali. L’album, con le sue maniere hard rock occasionali, parecchio oscure e stonate, è piuttosto lontano dalle finezze meditative e dalla raffinatezza dei dischi successivi, usciti per la Virgin, ma merita una chance da parte di tutti quelli che vogliono esplorare le radici dei pionieri della fusione tra rock, jazz e musica etnica. “Jade Warrior” non nasconde la sua natura da esordio, ma con la sua miscela eclettica di rock, jazz e world music il trio, pieno di speranze, raggiungeva già un tale grado di maturità musicale che l’ascoltatore, in mezzo a tante distese ambient, poteva scoprire ogni volta dimensioni sonore completamente diverse.

Formazione

Jon Field – flauto, percussioni
Tony Duhig – chitarra
Glyn Havard – basso, voce

Produzione

Jade Warrior

Tracklist

1. Traveller (2:40)
2. Prenormal Day At Brighton (2:45)
3. Masai Morning (6:44)
4. Windweaver (3:43)
5. Dragonfly Day (7:45)
6. Petunia (4:46)
7. Telephone Girl (4:54)
8. Psychiatric Sergeant (3:08)
9. Slow Ride (2:36)
10. Sundial Song (5:08)

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