Ultra Beatdown
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Dragonforce
Etichetta: Roadrunner Records
Uscita: 2008
Durata: 58:16
Voto: 4/5
A volte seguire l’evoluzione di una singola band può essere parecchio interessante. “Ultra Beatdown” è il quarto album in studio della band più veloce del pianeta, una che riesce ancora a fare musica fisicamente, con ossa e muscoli. Visto che i DragonForce sono britannici, fa un certo piacere incontrare un gruppo che arriva da un’area che per ttanto tempo ha snobbato la rinascita del power metal e la rivitalizzazione delle forme melodiche old school di suonare heavy metal. Certo, il fattore che fa pendere la bilancia a favore di qualsiasi investimento è il potenziale shock commerciale che i DragonForce possono raggiungere, nonostante tutta la loro genericità, suonando a tutta forza e il più veloce possibile.
Con questo tremolio estremo di un mare di note e di tonalità nelle melodie, i singoli pezzi non si possono nemmeno paragonare davvero, perché suonano tutti terribilmente simili. Genericità a tutto tondo, insomma. Ma è coperta da questo aggressivissimo suonare a velocità folle, intrecciato nell’ossatura dei brani in modo da tenere l’ascoltatore costantemente gasato. Stavolta questo elemento è riuscito alla grande. Perché?
La direzione era già stata accennata con “Inhuman Rampage”, ma quel disco funzionava a doppio taglio. I DragonForce lì avevano perso i denti da latte, scaricando tutta la loro potenza nella voglia di dimostrare qualcosa, ma avevano anche raggiunto spunti che in futuro avrebbero potuto portarli anche “verso il basso”. Pur offrendo in sostanza un ottimo punto di partenza per una crescita in maturità, risultava al tempo stesso piuttosto sconnesso e su questo fronte poteva davvero spiazzare l’ascoltatore. Così c’era il rischio che i DragonForce, con il nuovo album, finissero per affondare da soli nella mancanza di inventiva e nell’autoparodia generica. “Ultra Beatdown” invece è la prova che i ragazzi hanno sfruttato con intelligenza “Inhuman Rampage” per tirarne fuori il meglio.
I brani di “Ultra Beatdown” sono stati limati fino a diventare insiemi sensati, che scacciano ogni pensiero nero su un branco di babbuini dietro agli strumenti, strafatti di “crack” in studio mentre registravano. I pezzi del nuovo album suonano compatti e compiuti. I ragazzi hanno addomesticato del tutto il delirio degli assoli di chitarra e tastiere, neutralizzandolo dentro mini suite epiche che si meritano questa etichetta per via della durata, tra i 7 e gli 8 minuti. Il trucco sta nell’ultra melodicità, che si completa in modo saporitissimo sul piano dei motivi e in cui la velocità estrema, che i ragazzi sviluppano lungo l’esecuzione, funziona come il complemento atmosferico richiesto, capace di stupire e scioccare l’ascoltatore allo stesso tempo. Insomma, i DragonForce si sono liberati con successo dell’elemento “forzato e fastidioso”, a cui l’approccio del suonare a tutta forza, con appena un po’ meno “autocontrollo” nella rifinitura finale dei pezzi, avrebbe ceduto molto in fretta e senza fatica.
La band serve un ottimo intreccio di tutti gli ingredienti in un impasto succoso, scritto con arrangiamenti classico-sinfonici, di brani vari sul piano dei motivi ma sempre compatti, testa e coda. È qualcosa che in parte avevano sviluppato gruppi come Symphony X, Blind Guardian o Rhapsody Of Fire, e che oggi proprio i DragonForce sono riusciti in qualche modo a spingere all’estremo, fino ai limiti fisici.
“Ultra Beatdown” può vantare una produzione molto equilibrata e controllata. Nonostante il dominio delle chitarre, la voce ha mantenuto il ruolo di comandante autorevole che, con un approccio melodico pulito, di ampia estensione e con l’esplosività richiesta, tiene a bada con abilità l’inarrestabile “vomitare” fuoco chitarristico. In certi punti gli assoli di chitarra hanno un suono così sottile che sembrano passati attraverso effetti da sintetizzatore, cosa che non è vera. Interessante anche l’abbellimento continuo degli assoli con il tremolo, dall’effetto sonoro ineguagliabile da “nitrito di cavallo”.
Con il nuovo album i DragonForce hanno fatto un passo che li ha portati a un gradino evolutivo più alto. Hanno ripreso benissimo gli spunti del disco precedente e servito una grande coerenza nel loro comporre, comunque più complesso. Si tratta di un probabilissimo culmine creativo, che ha riassunto in modo magistrale l’approccio aggressivo di piazzare la velocità d’esecuzione dentro gli arrangiamenti stessi, con cui i DragonForce hanno offerto un album estremamente ascoltabile, super melodico e che si conquista subito. Come tale, sarà accessibile in massa a qualsiasi orecchio. In generale è un disco che mantiene il senso degli arrangiamenti e, grazie alla brillante implementazione delle velocità estreme nell’abilità manuale, tiene l’ascoltatore costantemente gasato e divertito.
Però tenete comunque inserita una valvola di sicurezza. Dato che è un album costruito su leve banali e generiche, sappiate che è molto prevedibile e che ci si “abbuffa” in fretta. A causa del suonare estremo, scritto secondo le regole da manuale, manca di atmosfera tragica ed è completamente castrato nell’espressione delle emozioni. I DragonForce con questo disco dimostrano insomma di essere ragazzi con un’indole positiva, a cui nella vita non è mai stata fatta un’ingiustizia e che sono cresciuti in un’infanzia serena e protetta in grembo alle loro madri. Da questo punto di vista, purtroppo, sono artisticamente molto limitati: per certe cose nella vita non hanno mai dovuto lottare, sono semplicemente caduti dal cielo con fortuna. Per questo nell’aria aleggia il timore giustificato che con “Ultra Beatdown” lo zenit della band sia stato raggiunto e che con i prossimi album i DragonForce non faranno altro che ripetersi. Anche l’essere “veloci il più possibile” nell’esecuzione, prima o poi, annoia l’ascolto.
Formazione
ZP Theart – voce
Herman Li – chitarra, cori
Sam Totman – chitarra, cori
Vadim Pruzhanov – tastiere, piano, theremin, Kaoss pad, cori
Frédéric Leclercq – basso, cori
Dave Mackintosh – batteria, cori
MUSICISTA OSPITE:
Clive Nolan – tastiere, cori
Produzione
Karl Groom, Sam Totman & Herman Lee
Tracklist
1. Heroes of Our Time (7:13)
2. The Fire Still Burns (7:50)
3. Reasons to Live (6:25)
4. Heartbreak Armageddon (7:40)
5. The Last Journey Home (8:12)
6. A Flame For Freedom (5:20)
7. Inside The Winter Storm (8:11)
8. The Warrior Inside (7:14)