Abominog

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Uriah Heep
Etichetta: Bronze Records
Uscita: 1982
Voto: 3/5

Dopo il tour di “Conquest”, negli Uriah Heep erano rimasti, oltre al membro fondatore Mick Box (chitarra), solo il bassista Trevor Bolder. Con in tasca il contratto per un nuovo disco, i due se ne andarono dritti da un David Byron ormai a metà strada tra vita e letargo, la cui carriera solista non era proprio rosea, a pregarlo di tornare nella sua band madre. Byron rifiutò, Bolder colse al volo l’offerta dei Wishbone Ash e Box rimase del tutto solo. Deluso, Mick si chiuse due giorni in casa e li passò ubriaco fradicio. Gli Uriah Heep erano così clinicamente morti. Gli agenti provarono a convincere Box a buttarsi sulla carriera solista, e lui stava già mettendo in piedi The Mick Box Band. Ma sentiva che la sua strada era una sola, far rinascere gli Uriah Heep, e a spingerlo c’erano anche i tanti “heepfan” ancora fedeli. Il primo a dare una mano a Box fu il suo vecchio compare dei bei tempi “heep” Lee Kerslake, di ritorno da Ozzy Osbourne. Dopo di lui arrivò l’australiano Bob Daisley (Widowmaker), che aveva già suonato con Kerslake nel disco d’esordio di Ozzy Osbourne “The Blizzard Of Ozz” (1980). Alle tastiere si aggiunse John Sinclair (che aveva militato negli Heavy Metal Kids e nei Lion), e quinto membro diventò Pete Goalby (Trapeze), che si era già presentato ai provini degli Uriah Heep per sostituire Lawton, ma allora la band aveva scelto John Sloman.

Gli Uriah Heep così resuscitati sono una figura nuova sulla scena rock. Quello che li lega ai Settanta sono solo gli arrangiamenti vocali a più voci, che allora andavano fortissimo e che erano molto richiesti soprattutto nella popolarissima scena AOR. I pezzi, però, hanno ritrovato la giusta dose di dinamica, di impatto rock e di atmosfera da far invidia. Sotto l’influsso dell’ascesa della NWOBHM, gli Heep si sono “metallizzati” e, nella moderna produzione “eighties”, per la prima volta nella storia della band i riff di chitarra sono spinti drasticamente in primo piano. Le tastiere portano gustose melodie new wave synth pop, che all’epoca erano più che moderne, mentre con gli attacchi d’organo rinforzano il sound heavy che altrimenti domina il disco. I pezzi sono una corsa adrenalinica e il disco una vera terapia rock, che si merita il titolo di autentico album da “comeback”. “Abominog” (“trascurato, ripugnante” in traduzione) mette subito in chiaro con Too Scared To Run l’orientamento che gli Uriah Heep hanno mantenuto nel loro nuovo volto praticamente fino a oggi (sono passati sette anni dall’uscita di “Sonic Origami” (1998), l’ultimo disco in studio degli Uriah Heep). La produzione regala contrasti bellissimi tra la linea di basso spessa e melodica, le esplosive pelli di Lee e i riff incandescenti di Mick. Qui viene da chiedersi come sarebbero stati gli Heep con Hensley. Con “Innocent Victim” (1977) Hensley aveva iniziato a usare sempre più spesso la chitarra (anche dal vivo). Nella band Hensley era il favorito come autore della maggior parte degli arrangiamenti, soprattutto negli Uriah Heep dell’era Lawton. E poi pian piano si era preso anche la chitarra. A Box questo restringeva sempre di più lo spazio per esprimersi. Con “Abominog”, invece, Box torna a sfoderare lunghi assoli sentiti, di chitarre slide psichedeliche non c’è traccia, e il riffing di chitarra è esplosivo come mai prima. Questo la dice lunga sulla freschezza portata dal ritrovato entusiasmo musicale e dalla sicurezza del chitarrista attorno al quale sono cresciuti i nuovi Uriah Heep. È più che evidente che Box, dopo tanto tempo, abbia finalmente ripreso a respirare a pieni polmoni. E non ci vuole molto a dire lo stesso di Kerslake, che proprio per i dissapori con Hensley aveva lasciato la band nel 1979. In generale si respirava una chimica di lavoro positiva e tutti i membri della band hanno partecipato alla scrittura di tutte le canzoni di ‘Abominog’. Metà sono cover, riarrangiate, che nelle mani degli Uriah Heep suonano semplicemente bombastiche. Tra queste vale la pena segnalare in particolare Hot Nights In The Cold Town, una vera bellezza AOR.

Un po’ più morbida è solo That’s The Way That It Is, per il resto “Abominog” è dall’inizio alla fine un vero tritasassi rock. Gli Heep suonano moderni, freschi, Hot Persuassion è una vera mitragliatrice heavy sostenuta da un campanaccio e da un riff di chitarra velenoso nel mezzo. La voce di Goalby è di cuoio, vellutata, appena graffiata, con un modo fantastico di arrotondare le linee, sempre sentita, e si inserisce in modo fenomenale nella melodicità della band appena rinata. A chiudere il disco c’è l’ottima Think It Over, che la band aveva già suonato con Sloman. La versione di “Abominog” con Goalby, la chitarra rinvampirita e gli arrangiamenti di piano rifiniti è finalmente quella giusta. “Abominog” è un disco heavy AOR fatto di composizioni rock fluide e rifinite in modo fenomenale, con una bella dose di melodia e un vero tocco drammatico. Molti giganti dei Settanta si sono letteralmente rimescolati sulla scena nel nuovo look anni Ottanta, a dispetto del loro successo commerciale, per esempio Genesis o Yes. “Abominog” è invece un’ottima lezione di rock per il 1982, con cui gli Uriah Heep hanno salvato non solo il nome, ma anche il loro volto rinnovato eppure sempre riconoscibile.

Formazione

Peter Goalby – voce
John Sinclair – tastiere, cori
Mick Box – chitarra, cori
Bob Daisley – basso, cori
Lee Kerslake – batteria, cori

Produzione

Ashley Howe

Tracklist

1. Too Scared To Run (3:47)
2. Chasing Shadows (4:38)
3. On The Rebound (3:13)
4. Hot Night In A Cold Town (3:57)
5. Running All Night (With The Lion) (4:24)
6. That’s The Way That It Is (4:04)
7. Prisoner (4:27)
8. Hot Persuasion (3:45)
9. Sell Your Soul (5:22)
10. Think It Over (3:33)

Durata dell’album: 42:10

BONUS TRACK NELL’EDIZIONE REMASTERIZZATA DEL 1997:
1. Tin Soldier (3:49) b-side del singolo
2. Son Of A Bitch (4:08) b-side del singolo
3. That’s The Way That It Is (4:27) versione demo, inedita
4. Hot Persuasion (4:04) versione demo, inedita

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