Addio riuscito a ˝Madamfucker˝ (2012)

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Autore: Urban Bolta
Foto: Aleš Podbrežnik

Luogo: Lubiana / Menza pri koritu (Metelkova) / Slovenia
Data del concerto: 02.03.2012
Presenze: 150
Prezzo del biglietto: 7,00€ / 8,00€

Dopo l’uscita del secondo album in studio »Zbogom Madamfucker« (recensione qui), i campioni stiriani del punk’n’roll hanno finalmente portato il materiale nuovo di zecca anche a Lubiana. L’evento clou della promozione del disco c’era già stato una settimana prima, quando i Muškat Hamburg avevano suonato a Maribor, ma anche Lubiana, seconda tappa di fila, ha avuto la sua dose di battesimo live del Madamfucker.

La serata in compagnia alla Menza pri Koritu di Metelkova l’hanno aperta gli ZMP (Zgornja meja perverznosti) di Slovenj Gradec. Già dall’immagine i membri della band appartengono a varie sottoculture della musica alternativa. Tante band sanno rigirare a proprio favore questa varietà e imboccare strade artistiche del tutto uniche, cosa che per gli ZMP non si può dire. I ragazzi infilano ogni tanto elementi (thrash) metal nel mix dominante di punk e hardcore punk, e insieme a un cantato aggressivo e fuori bersaglio non è che renda granché. Non hanno mostrato altro che un pasticciare a semitoni senza uno straccio di motivo centrale, in versione punkettara aggressiva, e già nel secondo pezzo in versione metal. I ragazzi il loro stile lo stanno ancora cercando. Capitolo a parte il frontman, a cui il gusto della birra piace così tanto che il concerto non è riuscito a portarlo a termine senza una lattina della sua marca preferita di questa bevanda al luppolo in mano. I ragazzi stessi dicono che la band è nata per cazzeggio e, a giudicare da come si sono presentati sul palco, dall’idea originale non si sono ancora allontanati granché. Va bene tutto, anche il cazzeggio fa parte della musica, ma con un approccio così non andranno mai lontano. O forse sì.. Ai Sex Pistols è riuscito anche questo.

Tutta un’altra storia sono i Muškat Hamburg, collettivo di Radgona, Rogaška e Maribor, che nel suo linguaggio complessivo riesce a camminare con successo sul filo tra il cazzeggio da una parte e l’approccio professionale dall’altra. Anche se i due concetti sono quasi diametralmente opposti, i Muškat Hamburg sono la prova che si possono fondere in simbiosi in un unico insieme.

Era arrivato il momento dell’»addio a Madamfucker«! Per molto tempo sul palco i Muškat Hamburg sono stati guidati dal personaggio del frontman ridicolizzato »Madamfucker«, ma è arrivato un nuovo album e con lui una nuova era. Il frontman ha buttato via parrucca, occhiali da sole e baffi curatissimi ed è diventato »Radgonski biser«. Gli stiriani hanno aperto il concerto con un medley di pezzi dal debutto »Uživaj Pokončno«, prima di fare con Walkie-Talkie Woman un salto di qualche anno nel futuro e passare tutta la parte centrale del concerto in rassegna al materiale dell’album attuale. Jacuzzi Man racchiude tutta la verità sull’essere Muškat Hamburg: semplicità spensierata, rivelata attraverso i versi comici di una parodia dei Rolling Stones. Cosa c’è di più bello? E via, già a tutta velocità.

I Muškat Hamburg vivono per i concerti. Che davanti abbiano un club vuoto o pieno. Stavolta, per fortuna, pieno. Un collettivo rodatissimo che sputa energia da artismo punk purosangue, condito dai continui assoli del nuovo chitarrista Gangsta Rocker, che completa il suono con intelligenza e gli apre una nuova dimensione in chiave rock’n’roll. L’attrazione principale dei Muškat sono le armonie vocali dinamiche all’attacco dei ritornelli o nei ritornelli stessi, che con una buona intesa dal vivo suonano in tutta la loro botta, come in The Fact o Kongo. All’inizio il cantante ha avuto qualche problema tecnico, ma i responsabili sono riusciti a risolverlo durante il concerto. Ognuno dei quattro musicisti in prima linea ha messo il suo mattoncino nel mosaico dell’esplosione punk’n’roll, e un’esibizione così energica ha dato origine all’unico appunto degno di nota: l’esecuzione non sempre coerente dei compiti di backing vocal. A tratti la distanza dal microfono del chitarrista Otto e del bassista Sissy era un filo troppo casuale, e di conseguenza il supporto vocale è stato sfruttato solo al novantanove per cento.

A ritmo serrato i Muškat Hamburg hanno attraversato la maggior parte del materiale originale pubblicato e, senza lasciare il palco, hanno attaccato il bis con Rupurut. Le incursioni da prima linea della tipica pantomima del Radgonski biser non si sono spente nemmeno dopo una buona ora di concerto, tanto che in Nicht Hin e Nekega lepega dne si sono riproposte un’ultima volta, quella sera, in tutta la loro presenza scenica.

Il ritorno a Lubiana è stato un successo sotto ogni punto di vista! La Menza pri Koritu piena zeppa ha assistito a uno show scintillante dei Muškat Hamburg, che sono entrati trasformati in una nuova era e hanno blindato ancora di più il loro primato tra le migliori formazioni rock’n’roll slovene. Sia con il nuovo album sia con il concerto promozionale – non ho dubbi che ci rivedremo molto presto! 

Scaletta

1. Banda prihajam domov
2. Blues zamaha
3. Tukaj si sam
4. Walkie-Talkie Woman
5. Jazucci Man
6. To je to
7. Malo seksa & drog
8. Pobrala me bo smrt
9. Ne daj se motit
10. S.P. Blues
11. Revolucije od nikoder
12. Sobota
13. Življenje ni potica
14. The Fact
15. Punči nocoj
16. Odpri oči
17. Kongo
18. Manijak
19. Delaj & papaj
20. Vse sem si zaslužo
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21. Rupurut
22. Nicht Hin
23. Nekega lepega dne

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