Akróasis

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Artista: Obscura
Etichetta: Relapse Records
Uscita: year_month
Durata: 57:56
Voto: 5/5

I death metaller progressive tedeschi Obscura negli ultimi quattro anni ne hanno viste di tutti i colori. Dopo l’uscita di »Omnivium« (2011) è arrivato in band un nuovo bassista, Linus Klausenitzer, mentre al chitarrista Christian Muenzner è stata diagnosticata una malattia del sistema nervoso al braccio sinistro, che gli rendeva difficile suonare regolarmente in tour. Le sue condizioni sono peggiorate piano piano e nel 2014 lui e il batterista Hannes Grossmann hanno lasciato la band per divergenze di visione musicale con il membro fondatore Steffen.

I due si sono buttati su due progetti solisti e nello stesso anno hanno pubblicato un album a testa, »Beyond the Wall of Sleep« e »The Radial Covenant«; l’anno dopo hanno unito le forze e, con la nuova band Alkaloid, hanno sfornato l’esordio »The Malkuth Grimoire«, così ora, invece di una, ci ritroviamo con due band di death metal progressive di altissimo livello.

Negli Obscura, però, le acque non si sono calmate. Nell’autunno 2014 sono partite le audizioni per i nuovi membri. Alla batteria è arrivato Sebastian Lanser, dalla band tedesca di jazz-metal Panzerballet, alla chitarra Tom »Fountainhead« Geldschläger. La collaborazione con quest’ultimo è durata però solo il tempo della scrittura e della registrazione dell’album: la band si è separata da lui e lo ha sostituito con l’attuale chitarrista, Rafael Trujillo. Fountainhead, in ogni caso, ha lasciato un’impronta forte sul nuovo sound degli Obscura.

Ci tengo a sottolineare che, nonostante i tanti cambi di formazione, non ci sono mai state quelle sparate sul web a cui ultimamente siamo fin troppo abituati. Ora che ho spiegato i cambiamenti di line-up e il loro possibile influsso sul sound del nuovo lavoro, mi dedico finalmente all’album vero e proprio.

Akroasis è il terzo capitolo di un ciclo di quattro album concept, fortemente influenzati dalla filosofia tedesca, che Steffen Kummerer, frontman e ormai unico membro fondatore rimasto, interpreta a modo suo e porta in una veste fantascientifica. Il concept è nato durante la scrittura di »Cosmogenesis«, il primo dei quattro, che parla della nascita dell’universo e della vita. Il successivo »Omnivium« racconta l’evoluzione in generale e il passaggio dall’esistenza fisica a quella spirituale. »Akroasis« porta avanti questo tema, ma accenna anche all’inizio della fine: ne parliamo meglio tra poco.

Tutti e tre gli album sono stati prodotti da V. Santura (chitarrista di Dark Fortress, Triptykon e Noneuclid), mentre la grafica è opera di Orion Landau, che ha già lavorato con band come Dying Fetus, Nile, Origin, Necrophagist e così via.

Suono e produzione sono senza dubbio i migliori che la band abbia mai avuto. Nonostante i cambi di formazione, tutto suona incredibilmente come gli Obscura: se non avessi seguito tutti questi avvicendamenti, giurerei che la formazione sia la stessa dell’album precedente. Batteria e basso sono registrati alla grande, quindi le chitarre suonano piene, nel mix non si »perde« niente e il quadro sonoro complessivo è sorprendentemente pulito per questo genere. La voce è cruda e si incastra benissimo nel paesaggio sonoro, ma a fare davvero il sound della band è, ovviamente, il basso fretless a sette corde, che Linus domina alla grande. Il plauso più grosso da parte mia va al batterista Sebastian, che schiva il problema più grosso del death metal moderno – la saturazione. Le linee servono la musica e le composizioni dinamiche funzionano davvero come un insieme sensato.

Akroasis parte con il pezzo d’impatto »Sermon of the Seven Suns«, che fin dall’inizio ci ricorda quanto band come Cynic, Atheist e Death abbiano influenzato il sound degli Obscura. Si sente anche un salto di livello nella ritmica e l’aggiunta di elementi jazz-fusion. Dal punto di vista del concept è chiaro che l’album prende una nuova direzione, perché il testo parla dell’autodistruzione della vita, in contrapposizione all’evoluzione. Questa forza distruttiva è rappresentata come un essere cosmico onnipotente nel brano »The Monist«, che prosegue l’album nel classico stile della band. Il Monist è condannato a fallire sempre di nuovo e riflette sull’idea di ricominciare il ciclo della vita, ma come qualcosa di più perfetto, meno incline alla rovina, cosa che fa nel brano successivo – »Akroasis«, che è anche il pezzo che consiglierei a chiunque si avvicini al genere. È la fusione perfetta di tecnica e melodia: il pezzo ti entra in testa in un attimo, ma senza sacrificare la sua complessità. »Ten Sepiroth« continua sul tema della creazione di un essere vivente superiore. »Ode to the Sun« è esattamente quello che dice il titolo, e a tratti, per tematiche e musica, mi ricorda una specie di Gojira più tecnici. »Fractal Dimension« è l’apice della vita appena nata, parla della sua perfezione e armonia, e di sfuggita ricorda i pezzi di Hannes Grossmann. »Perpetual Infinity« mette in luce il fatto che, a prescindere da morale o fede, ogni vita, anche la più perfetta, è condannata a morire.

In chiusura arriva l’inizio della fine in versione quindici minuti, il brano intitolato »Weltseele«. La creazione della vita da parte del Monist si rivela una sorta di circolo vizioso e ci lascia la sensazione che prima o poi finirà anche questa. L’hanno scritto Linus e Tom, che probabilmente ha avuto l’ultima parola, visto che è il pezzo più »diverso« dell’album; spero solo che non siano nati dissapori tra Tom e Steffen e che il prossimo album vada proprio in quella direzione. Steffen ha raccontato in un’intervista che il prossimo album sarà un requiem e che gli piacerebbe farlo con un’orchestra, che guarda caso è già presente in questo brano. La sensazione generale che ti resta dopo l’ascolto è che con questo pezzo inizi la distruzione dell’universo che gli Obscura hanno creato negli ultimi otto anni. Il creatore onnipotente, incapace di raggiungere il suo scopo, è condannato alla rovina nonostante la sua onnipotenza. Il messaggio che l’album ci lascia alla fine è che, a prescindere da religione, scienza o filosofia, siamo tutti condannati a morire, cosa che probabilmente fa anche da introduzione al prossimo album.

Ovviamente ognuno può interpretare testi e concept a modo suo, ma mi dispiace che la maggior parte dei fan della band ignori i testi, concentrandosi solo sulla musica. I testi sono davvero complessi, ma comunque ben scritti e ben integrati.

Riassumendo, Akroasis è un album diverso dagli altri, il che dopo tutti quei cambi di formazione ha ovviamente senso. Non lo definirei né migliore né peggiore, ma semplicemente diverso. La band non si è spinta verso un estremo specifico del proprio sound, ma ha potenziato tutti gli aspetti che la rendono speciale.

Steffen Kummerer ha dimostrato di essere la vera forza trainante degli Obscura, e Akroasis è la prova che sa benissimo quello che fa. Ha creato un album che può piacere sia agli appassionati di technical death metal sia ai metallari più »generalisti«. Tecnica e complessità ci sono, ma non al punto da farsi male alla musica.

Personalmente non vedo l’ora di vederli dal vivo e sono davvero impaziente di scoprire cosa ci riserveranno nell’ultimo album del ciclo, ma per quello bisognerà aspettare ancora un annetto.

Gli Obscura li potete beccare quest’anno al festival Metaldays come headliner del palco piccolo, giovedì 28.7.2016.

Formazione

Steffen Kummerer – Vocals, guitar
Tom Geldschläger – Guitar
Linus Klausenitzer – Bass guitar
Sebastian Lanser – Drums

Produzione

V. Santura e Obscura

Tracklist

1. Sermon of the Seven Suns
2. The Monist
3. Akróasis
4. Ten Sepiroth
5. Ode to the Sun
6. Fractal Dimension
7. Perpetual Infinity
8. Weltseele

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