Obscura: Akróasis

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Durata dell’album: 57:56
Produzione: V. Santura e Obscura
Data di uscita: febbraio 2016
Etichetta: Relapse Records
Voto: 10/10

I death metaller progressive tedeschi Obscura ne hanno viste parecchie negli ultimi quattro anni. Dopo l’uscita di «Omnivium» (2011) è arrivato un nuovo bassista, Linus Klausenitzer, mentre al chitarrista Christian Muenzner hanno diagnosticato una malattia del sistema nervoso al braccio sinistro, che gli rendeva difficile suonare con regolarità in tour. Le sue condizioni sono peggiorate poco a poco e nel 2014 lui e il batterista Hannes Grossmann hanno lasciato la band per divergenze di visione musicale con il membro fondatore Steffen.

Entrambi si sono buttati su progetti solisti e nello stesso anno hanno pubblicato un disco a testa, «Beyond the Wall of Sleep» e «The Radial Covenant». L’anno dopo hanno unito le forze e, con la nuova band Alkaloid, hanno sfornato l’esordio «The Malkuth Grimoire»: risultato, ora invece di una abbiamo due band progressive death metal di ottimo livello.

Negli Obscura, però, le cose non si sono certo calmate. Nell’autunno del 2014 si sono tenuti i provini per i nuovi membri. Alla batteria è arrivato Sebastian Lanser, dalla band jazz-metal tedesca Panzerballet, mentre alla chitarra è entrato Tom «Fountainhead» Geldschläger. La collaborazione con quest’ultimo è durata però soltanto il tempo della scrittura e della registrazione del disco: poi le strade si sono separate e al suo posto è arrivato l’attuale chitarrista, Rafael Trujillo. Fountainhead, comunque, ha lasciato un’impronta forte sul nuovo sound degli Obscura.

Ci tengo a sottolineare che, nonostante i numerosi cambi di formazione, non ci sono state quelle sparate sul web a cui ultimamente siamo sempre più abituati. Ora che ho chiarito i cambi di line-up e il loro possibile effetto sul sound del nuovo lavoro, passiamo al disco vero e proprio.

Akroasis è il terzo capitolo di un ciclo di quattro album concettuali, fortemente influenzati dalla filosofia tedesca, che l’unico membro fondatore rimasto, il frontman Steffen Kummerer, interpreta a modo suo e presenta in chiave fantascientifica. Il concept è nato durante la scrittura di «Cosmogenesis», che è anche il primo dei quattro e parla della nascita dell’universo e della vita. Il successivo «Omnivium» racconta l’evoluzione in generale e il passaggio dall’esistenza fisica a quella spirituale. «Akroasis» porta avanti questo tema e allude anche all’inizio della fine, ma di questo parliamo tra poco.

Tutti e tre i dischi sono stati prodotti da V. Santura (chitarrista di Dark Fortress, Triptykon e Noneuclid), mentre la grafica è opera di Orion Landau, che ha già lavorato con band come Dying Fetus, Nile, Origin, Necrophagist e così via.

Suono e produzione sono senza dubbio i migliori che la band abbia mai avuto. Nonostante i cambi di formazione, tutto suona incredibilmente Obscura: se non avessi seguito tutti questi avvicendamenti, giurerei che la formazione sia la stessa dell’album precedente. Batteria e basso sono registrati alla grande, per cui le chitarre suonano piene, nel mix non si «perde» niente e il quadro sonoro complessivo è sorprendentemente pulito per questo genere. La voce è cruda e si incolla perfettamente al muro sonoro, ma a fare il suono della band è soprattutto il basso fretless a sette corde, che Linus domina alla grande. Il plauso più grosso da parte mia va al batterista Sebastian, che schiva il problema numero uno del death metal moderno: l’eccesso di roba. Le linee sono al servizio della musica e le composizioni dinamiche funzionano davvero come un insieme che ha senso.

Akroasis parte con la botta di «Sermon of the Seven Suns», che fin dall’inizio ci ricorda quanto band come Cynic, Atheist e Death abbiano pesato sul sound degli Obscura. Si sente anche un salto di livello nella ritmica e qualche aggiunta di elementi jazz-fusion. Dal punto di vista del concept è chiaro che il disco prenderà una nuova direzione, visto che il testo parla dell’autodistruzione della vita in contrapposizione all’evoluzione. Questa forza distruttrice è rappresentata come un essere cosmico onnipotente nel brano «The Monist», che prosegue l’album nel classico stile della band. Il Monist è condannato a fallire ogni volta e riflette sull’idea di far ripartire il ciclo della vita, ma come qualcosa di più perfetto, meno incline alla rovina: ed è quello che fa nel brano successivo, «Akroasis», che è anche il pezzo che consiglierei a chiunque si avvicini per la prima volta al genere. È una fusione perfetta di tecnica e melodia: il pezzo ti entra in testa in un attimo, ma senza sacrificare la complessità. «Ten Sepiroth» continua il tema della creazione di un essere vivente superiore. «Ode to the Sun» è esattamente ciò che dice il titolo e, per tema e musica, a tratti mi ricorda una sorta di Gojira più tecnici. «Fractal Dimension» è il culmine della vita appena nata, ne racconta la perfezione e l’armonia, e vagamente richiama i pezzi di Hannes Grossmann. «Perpetual Infinity» invece mette in chiaro che, a prescindere da morale o fede, ogni vita, anche la più perfetta, è condannata alla morte.

In chiusura arriva l’inizio della fine, quindici minuti di durata, con il brano intitolato «Weltseele». La creazione di vita del Monist si rivela una specie di circolo vizioso e ci lascia la sensazione che prima o poi finirà anche questa. L’hanno scritto Linus e Tom, che probabilmente ha avuto l’ultima parola, visto che è il pezzo più «diverso» del disco. Spero solo che non siano nati rancori tra Tom e Steffen e che il prossimo album vada proprio in questa direzione. Steffen ha detto in un’intervista che il prossimo album sarà un requiem e che gli piacerebbe realizzarlo con un’orchestra, che, guarda caso, è già presente in questo brano. La sensazione generale che ti resta all’ascolto è che con questo pezzo cominci la distruzione dell’universo creato dagli Obscura negli ultimi otto anni. Il creatore onnipotente, incapace di raggiungere il suo scopo, è condannato alla rovina nonostante la sua onnipotenza. Il messaggio che l’album ci lascia alla fine è che, a prescindere da religione o orientamento scientifico o filosofico, siamo tutti condannati a morire, e probabilmente fa anche da introduzione al prossimo disco.

Ovviamente ognuno può interpretare testi e concept a modo suo, ma mi dispiace che la maggior parte dei fan della band ignori i testi, concentrandosi solo sulla musica. I testi sono davvero complessi, ma comunque ben scritti e ben incastrati.

Riassumendo, Akroasis è un album diverso dagli altri, il che dopo tutti quei cambi di formazione ha perfettamente senso. Non lo definirei né migliore né peggiore, ma diverso. La band non si è spinta verso un estremo specifico del proprio sound, ma ha migliorato tutti gli aspetti che la rendono speciale.

Steffen Kummerer ha dimostrato di essere la vera forza trainante degli Obscura, e Akroasis è la prova che sa benissimo cosa sta facendo. Ha creato un album che può piacere sia agli appassionati di technical death metal sia ai metallari più «generalisti». Tecnica e complessità ci sono, ma non al punto da penalizzare la musica.

Recensione di David Bordon

Tracklist:

  1. Sermon of the Seven Suns
  2. The Monist
  3. Akróasis
  4. Ten Sepiroth
  5. Ode to the Sun
  6. Fractal Dimension
  7. Perpetual Infinity
  8. Weltseele

Formazione:

Steffen Kummerer – voce, chitarra
Tom Geldschläger – chitarra
Linus Klausenitzer – basso
Sebastian Lanser – batteria

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