Ampulla Magnifying
Artista: Daedalus Spirit Orchestra, The
Etichetta: Vocation Records
Uscita: 2009
Voto: 4/5
The Daedalus Spirit Orchestra, rocker progressive francesi, sono una minoranza nella scena francese, almeno per quanto riguarda l’orientamento di genere rispetto ai colleghi musicisti. Il loro modo di vedere la musica è unico: non si fanno problemi su con chi e con quale genere identificarsi, suonano quello che piace alle loro orecchie e a quelle di chi ascolta. Così mescolano rock, funk, classica, elettronica, jazz, blues, e il miscuglio unico che ne esce è sostenuto ancora di più dalla voce di Lorcey (i testi sono in inglese, tranne che nel pezzo “Azucerado”). A volte i brani hanno anche un’impronta chiarissima: alcuni sono totalmente fusion jazz, altri prog rock, altri ancora classici.
Il brano d’apertura “Visper Aiyo” è un ottimo “start” nelle acque progressive di questi sconosciuti francesi. I problemi esistenzialisti si riflettono nella melodia, e la voce di Eric è proprio quella giusta per una tematica del genere. Le domande sulla propria esistenza sono accompagnate da arrangiamenti parecchio jazzati con schemi progressive, che danno al pezzo una certa durezza e, insieme, quel mistero che irradia dalle tastiere di Alves. Il finale ha un che di tragico, sia nel testo che nella musica. Ancora più forte ci trascina dentro l’ascolto il successivo horror musicale: “Shambles Star An End”. Un pezzo prog classico, con interruzioni insolite, strumenti e voce che entrano ed escono, e un mix di generi musicali. Stavolta il motivo è una donna amata e il tema è il viaggio del protagonista alla ricerca della sua anima gemella. Anche qui il pezzo è pieno di mistero, domina un’atmosfera più cupa che dura fino alla fine, e che ancora una volta non è da favola. “Azucerado”, la terza traccia, cambia aria: il giro progressive lascia spazio ai suoni della natura e a spiccare è la chitarra classica. Un brano classico con parecchie sfumature da romanza spagnola va a braccetto con un testo più “dolce”, che almeno non è tragico come nei due pezzi precedenti. Una “ballatina” rilassante in cui nessun elemento sovrasta gli altri, ma comunque abbastanza convincente da tenerci nell’euforia dell’inizio, quell’attacco eccellente, e che ci premia con un finale bombastico.
“Sloganeering” è un po’ la seconda parte dell’album. Si presenta con un ritmo veloce e potente, con passaggi intermedi rinforzati dall’elettronica. La velocità del brano si sposa con il testo sulla frenesia con cui l’uomo corre attraverso la vita; il tema è di nuovo esistenzialista. Stavolta il mistero lascia il posto a strutture ritmiche progressive e arrangiamenti più duri. “Unrelentingly” è segnato da strane pause di tempo, seguite da un cambio totale di ritmo e di volume. Un pezzo di ben nove minuti, pieno zeppo di elementi dei generi musicali più disparati, dalle linee di basso jazz agli inserti di chitarra funk, con il rock sempre come base. La novità è il flauto, che rende il brano ancora un filo più progressive e porta anche un tocco folk che ravviva l’atmosfera. Segue “Crosstalk” con un’introduzione di ispirazione classica davvero interessante, che poi si limita a tenere piano il ritmo del testo recitato. Naturalmente il brano si regge anche su parti musicali sviluppate, cariche di emozioni, perché proprio lì, dopo la recitazione, anche il testo, cioè il protagonista, arriva al culmine della sua confessione. Nella seconda parte spuntano anche molti elementi di jazz fusion, con il bassista Colin Gentile in primo piano.
“The Clockwork’s Marching Along” è un’altra visione musicale di The Daedalus Spirit Orchestra, con una struttura simile a quella dei pezzi precedenti. Un miscuglio progressive di generi diversi, con la voce alta di Eric Lorcey. Chi ascolta non può fare a meno di notare una certa ripetitività nei brani. Non è ancora troppo evidente, ma basta a rendere il pezzo meno interessante di quanto potrebbe essere. “Parallel Convergent” cambia la nota fissa di finora: i musicisti si buttano in un’atmosfera acustica con un arrangiamento di chitarra elettrica nel mezzo che dà una sensazione minacciosa; la canzone è una specie di introduzione, perché si trasforma nell’ultimo brano dell’album, “Askance Relief”. Un pezzo di quasi otto minuti che serve il meglio: prog rock al massimo, jazz estremamente atmosferico, il “groove” potente del funk. Probabilmente il brano più sperimentale del disco, ma anche il suo apice. Non si può chiedere di più alla chiusura di un ottimo debutto di una band francese.
Ampulla Magnifying è una visione eccellente, che allontana un po’ la band dai gruppi prog rock tradizionali. La voce interessante di Lorcey contribuisce molto in questo senso, e in più si adatta alla perfezione ai temi filosofici dei testi. La concorrenza è dura, soprattutto in Francia, il paese dell’arte e della cultura, ma continuando così prima o poi diventeranno un “big deal” non solo in patria, ma anche all’estero.
Formazione
Eric Lorcey – chitarre, voce
Cecile Alves – tastiere
Lise Cantin – flauto, vibrafono
Colin Gentile – basso
Christophe Cordier – batteria, percussioni
Musicisti ospiti:
Romain Medioni – didjeridoo
Natacha Vermeulen-Perdaen – armonica a bocca
Tomaz Boucherifi-Kadiou – bombarda
Produzione
Eric Lorcey
Tracklist
1. Visper Aiyo
2. Shambles Start An End
3. Azucerado
4. Sloganeering
5. Unrelentingly
6. Crosstalk
7. The Clockwork’s Marching Along
8. Parallel Convergent
9. Askance Relief