… And Justice For All

0 5

Autore: Sandi Sadar Šoba

Artista: Metallica
Etichetta: Vertigo Records
Uscita: 1988
Durata: 65:29
Voto: 4.8/5

Quando da adolescenti cercavamo di definire chi fossimo, alcuni di noi si sono aggrappati alla parolina “metallaro”. Per l’iconografia, la musica, le idee o per chissà cos’altro? Io l’ho fatto per l’immaginario che il quartetto di Los Angeles, vestito di un nero minimalista, ha seminato con la musica, con i versi e con un aspetto minaccioso, senza abusare di Satana a scopi commerciali. Metallica, i despoti indiscussi del metal negli anni Ottanta, sono un nome che dettava le tendenze, scriveva i comandamenti di ciò che era lecito e atteso e fissava l’asticella della qualità. Che nei testi si potesse cantare qualcosa di più delle bizzarre immagini di un’infernalità senza senso, che fosse inutile cantare di chi ce l’ha più lungo e di chi ne ha abbattuti di più, e che non servisse nemmeno vaneggiare di sfarzo e miseria dei ricchi, l’avevano detto chiaro e tondo con il loro lavoro fin dal primo giorno. Dopo l’incredibile e sincero esordio Kill ‘Em All, l’album più evoluto Ride The Lightning e il capolavoro epico di sinfonismo progressivo del thrash purosangue Master Of Puppets, nel 1986, in uno dei picchi della loro carriera, hanno dovuto affrontare una tragedia che li ha segnati per sempre. Il nucleo un tempo d’acciaio della formazione era composto fino ad allora dal cantante, chitarrista e centro di gravità della band James Hetfield, dal control freak multitalento Lars Ulrich, dal chitarrista solista dallo sguardo perso Kirk Hammett e dall’innovatore del basso nonché portatore del carisma di base dei Metallica, Cliff Burton. Durante una tappa del tour svedese, in un incidente d’autobus, la breve vita di Burton si spezza brutalmente e nei Metallica si spalanca una voragine, che presto colma il talentuoso e generoso bassista dei Flotsam & Jetsam, Jason Newsted. I Metallica voltano pagina, aprono un nuovo capitolo della loro storia, e sulle pagine dei nuovi Metallica c’erano piani ambiziosi: salire ancora più in alto, brillare ancora di più e consolidare la fama di migliori e più rumorosi apostoli di un genere un tempo sovversivo.

… And Justice For All è un fattore chiave di questa storia di successo, perché, visto che due anni prima erano rimasti senza uno dei costitutori fondamentali del nome e dell’aura dei Metallica, si sono trovati con tutto il peso delle decisioni sulle spalle del determinato duo Ulrich – Hetfield. La copertina, con la Giustizia in versione madre spogliata che con gli occhi bendati tiene in una mano la spada e nell’altra la bilancia della giustizia piena di banconote, è stata disegnata da Stephen Gorman su dettatura di Ulrich e Hetfield, entrando così per sempre nella storia e, ancor più, nell’inconscio metallico globale. Il filo conduttore del successore di Master Of Puppets era un complesso poema epico concettuale contro la guerra, e proprio … And Justice For All resta ancora oggi, nella loro carriera, la vetta concettuale mai superata. I Metallica sono diventati ancora più esigenti e sofisticati dal punto di vista compositivo, con una visione apocalittica di un mondo che si sgretola e il cui postulato di base è scritto nel ritmo dei tamburi di guerra. Quello che colpisce ancora di più è la produzione claustrofobica, che prosciuga ogni segmento superfluo di spazialità, mentre la narrazione della sete di distruzione dell’umanità si pianta quasi direttamente nella corteccia cerebrale. Stavolta i Metallica hanno richiamato Flemming Rasmussen, il produttore con cui avevano già lavorato ai mix finali di Ride The Lightning e Master Of Puppets. Rasmussen si è guadagnato con il suo lavoro critiche contrastanti: dalle lodi e dal Grammy per il brano One fino alle accuse bell’e buone per la produzione piuttosto insolita degli strumenti. Le chitarre suonano fragili e friabili, la batteria quasi sottile e superficiale, il basso quasi inudibile. Nonostante questo suono menomato, parliamo di un disco che nella sua complessità ha steso su un arco di tempo più lungo un discorso di nove brani. Solo nove composizioni superano il confine dell’ora, e la pomposità dei singoli pezzi è accresciuta dal fatto che i Metallica hanno intrecciato nelle impalcature delle varie storie parti metricamente diverse, mentre l’approccio compositivo quasi sinfonico pesca sia da passaggi solistici insospettabili, sia da una metrica ritmica appassionata, sia da un accumulo melodico molto ermetico di tensione, con musicalità magistrale e testi all’altezza. Il lavoro chitarristico passa dalle armonie a escursioni virtuosissime nell’ignoto, ma tutto è bilanciato e ha senso. Se da giovani ogni verso diventava un comandamento d’acciaio e ogni colpo di batteria o suono di corde di chitarra era il pieno di benzina dell’anima, … And Justice For All è diventato il mantra e la preghiera sonora di un’intera generazione di melomani contagiati dal metal.

Nell’offerta musicale non manca praticamente nulla: dal graduale crescendo dell’intro di chitarra sinistro di Blackened, che sfocia in una selvaggia stampede ritmica, arricchita da versi davvero profondi sull’inevitabile fine del mondo e sull’ultima danza trionfale della morte, e prosegue in un rallentamento ritmico delle immagini del tutto inatteso, tutto diventa lecito e atteso. Dopo quasi sette minuti di voluttà musicale arriva il momento di fare i conti con la corruzione e con un sistema giudiziario depravato e avvelenato dal denaro, in cui la giustizia si può comprare, e i Metallica chiedono una rivoluzione e una svolta critica lontano dallo stato decadente di collasso dei valori morali. Il brano omonimo … And Justice For All è, insieme al gioiello strumentale To Live Is To Die, con i suoi quasi dieci minuti praticamente il pezzo più lungo del disco. Se la lunghezza epica a prima vista può essere fuorviante, quello che si sente è tutto fuorché una pesante tiritera. Intro, lunghi passaggi prima delle strofe, pre-strofe prima del ritornello, ritornelli che cambiano, parti soliste e finali pomposi hanno fatto sì che i Metallica, con la loro pomposità e la loro progressività, diventassero inadatti alla programmazione radiofonica, ma nonostante tutto l’album è stato il primo nella storia dei Metallica a entrare nella top ten della classifica di Billboard. Ma torniamo al disco. Dopo Eye Of The Beholder arriva il momento chiave dell’album. La ballata One è diventata in questi 22 anni uno dei sinonimi fondamentali dei Metallica, e a ricordarsi dei Metallica per questo brano sono anche quelli che il metal non l’hanno mai ascoltato e mai l’ascolteranno. Dopo l’uscita del disco i Metallica hanno scelto proprio con il videoclip di One il mezzo visivo, cercando con gli strumenti della telecamera una nuova nicchia di mercato.

 

https://www.youtube.com/watch?v=-LOT_7psWnc

 

La band che suona in un magazzino abbandonato, con in mezzo scene e spezzoni del film Johnny Got His Gun (una trasposizione cinematografica contro la guerra del romanzo di Dalton Trumbo), diventa un appuntamento fisso su MTV. Il video diventa uno dei più trasmessi dall’emittente e i Metallica si spalancano così le porte della serie A dei musicisti meglio pagati. Anche grazie all’istantanea hit da classico del singolo One. Un po’ meno da hit, ma non meno fenomenale nell’impostazione, è il resto del disco. The Shortest Straw è forse, insieme a Dyers Eve, il pezzo meno ascoltabile della seconda metà, ma Harvester Of Sorrov e lo “shuffle” più di routine di The Frayed Ends Of Sanity, con i loro sinistri accenti infernali, riportano tensione e sinergia di un’energia necessarissima. Metterei in risalto anche l’ultimo documento del tempo che fu: l’ultima collaborazione di Hetfield, Ulrich e Burton nella straordinaria e sensuale composizione musicale To Live Is To Die. L’acustica d’apertura crolla in piedi sotto la cannonata di chitarre elettrificate e di riff potenziati da melodia e armonie. “When A Man Lies He Murders Some Part Of The World / These Are The Pale Deaths Which Men Miscall Their Lives / All This I Cannot Bear To Witness Any Longer / Cannot The Kingdom Of Salvation / Take Me Home” sono le parole struggenti che mettono il punto sulla i. Dire altro sarebbe superfluo. Tutto il resto sarebbe fastidioso e falso.

E così si chiude più di un’ora della tua vita passata ad ascoltare senza interruzioni un’opera straordinaria su questo disco, che a oggi non ha pari. Almeno nel catalogo dei Metallica. Per molti l’ultimo vero classico nella discografia di questo quartetto di indomiti californiani. Los Angeles e la Bay Area hanno avuto i primi patriarchi del thrash a raccogliere successo commerciale. Che si tratti di una svendita degli ideali, di un semplice colpo di fortuna o di essere stati nel posto giusto al momento giusto, non conta nulla. Quello che conta è che i Metallica sono diventati parte dell’ingranaggio colossale e globale di cambiamenti inarrestabili. Dopo questo spostamento tettonico il mondo non poteva più essere lo stesso. … And Justice For All ha esaurito tutti gli assi nella manica accumulati della musicalità e dell’irripetibile eccezionalità dell’opposizione metallica al mondo delle aspettative commerciali. Poi è seguita la svendita totale dell’anima e della sincerità sotto la regia di Bob Rock, ma quella è tutta un’altra storia. … And Justice For All è, a modo suo, bizzarro e combattuto, il documento di un mondo di onore e sincerità un tempo immacolati. I Metallica hanno fatto con questo disco un passo progressivo nell’ignoto, hanno raccolto gloria e successo, soddisfatto le aspettative dei fan e allungato la mano verso le stelle del cielo. All’orizzonte, dietro la patina multimilionaria del nero in arrivo, ha cominciato a formarsi un mondo in cui il metal è diventato mainstream e in cui si può trasformare in denaro persino la sovversione più totale. L’innocenza è stata portata via, la rivolta sfruttata, il genere violentato, ma allo stesso tempo ci è stato dato tutto, versato nel palmo delle mani, anche grazie a visionari di tempra eccezionale: i Metallica.

Formazione

James Hetfield – chitarra ritmica, voce
Lars ulrich – batteria
Kirk Hammett – chitarra solista
Jason Newsted – basso

Produzione

Flemming Rasmussen & Metallica

Tracklist

1. Blackened
2. … And justice For All
3. Eye Of The Beholder
4. One
5. The Shortest Straw
6. Harvester Of Sorrow
7. The Frayed Ends Of Sanity
8. To Live Is To Die
9. Dyers Eve

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie