Annihilator: Ballistic, Sadistic
Etichetta: Silver Lining Music
Data di uscita: 24.01.2020
Produzione: Jeff Waters
Durata dell’album: 45.28 min
Genere: Thrash Metal
Voto: 8.0 / 10
Jeff Waters è ancora oggi considerato uno dei chitarristi più interessanti, acuti e influenti emersi dall’uragano thrash metal in piena ascesa nella seconda metà degli anni Ottanta. Gli anni non lo scalfiscono, e il tipo mantiene una bravura tecnica che lascia a bocca aperta, una velocità fuori dal comune (il palm-muting della sua destra resta ancora oggi probabilmente il più veloce della galassia), una precisione incredibile e, in mezzo a tutta questa sonorità vertiginosa, un controllo gigantesco dello strumento. E sopra a tutto questo va messa la sua originalità, la sua unicità, per cui soprattutto i primi due album degli Annihilator sono due pietre miliari, che hanno aggiunto i tasselli mancanti al mosaico della nascita del thrash metal.
“Ballistic, Sadistic”, in tutta la follia creativa di Jeff, è già il diciassettesimo album della band. Gli Annihilator suonano oggi, ovviamente, la loro personalissima varietà di thrash metal, una specie di miscela di dottrina thrash, vistose integrazioni di metal classico (qualche pizzico di Priest e Maiden qua e là) e anche una produzione moderna, a tratti groove e un po’ imbronciata, che si sposa bene con la dentatura estremamente affilata di questa bestia musicale indomabile.
Forse l’hai sentito anche tu: a questo punto l’entusiasmo iniziale cala piano piano. “Ballistic, Sadistic” è infatti il terzo album di fila in cui a occuparsi della voce solista è di nuovo Waters in persona, testa e barba comprese. Quindi Jeff ha ripreso in studio il ruolo di one man band, tranne che per la batteria, suonata dal suo fido legionario dal vivo Fabio Alessandrini. Niente di nuovo (ormai). Sulla formula collaudata, Jeff stavolta se ne va a spasso tra i pezzi del recente passato della band in modo perfino più evidente di quanto ci si aspettasse. Così I Am Warfare, comunque un’impresa tremendamente divertente, piena di rotture ritmiche, di cambi improvvisi tra una frase e l’altra, dove il genio e il talento di Jeff brillano con forza, è qualcosa scappato fuori da “Schizo Deluxe”, e se ci fermiamo a Lipservice, questa ci trascina dritta a Night Jumps Queen dall’album “Set The Wolrd On Fire”. Poi c’è Psycho Ward, che deve qualcosa d’ispirazione al riff portante del classico Stonewall dall’album “Never, Neverland”. Tutto questo ovviamente “regge”, perché a crearlo è stata sempre la stessa persona, ma questo schema di copiarsi da sé stesso un po’ stanca. Gli Annihilator consegnano quindi un album molto buono, molto solido, con cui però non sorprendono più (a parte chi la band non la conosce ancora). Anche il predecessore “For The Demented” (2017) era un album tremendamente dignitoso, che ai conoscitori della band non faceva alzare le sopracciglia, ma il nuovo “Ballistic, Sadistic”, suonato alla grande (di nuovo con una scintilla vivace e un cuore gigantesco), “confezionato” con abilità a livello compositivo e prodotto bene, attinge in modo ancora più evidente al tesoro di frasi Annihilator di Waters, quando queste suonavano ancora fresche, insolite e uniche.
Parecchi riff di questo album li abbiamo quindi già sentiti in passato e, se voglio fare il caricaturista, il tipo per il nuovo disco li ha scritti probabilmente nel sonno (assoli compresi).
Con tutto il rispetto che Waters si è guadagnato e meritato, non c’è proprio niente da rimproverargli. Il tipo ha un nuovo studio, si gode tutto quello che fa. E lo fa ancora con la grinta di un ragazzino e senza freni. E “Ballistic, Sadistic” suona senza dubbio “Annihilator” doc, solo che non accende più come un vecchio fan della band probabilmente vorrebbe o si aspetterebbe. Non è giusto dire a un signore come Jeff Waters. cosa dovrebbe o non dovrebbe fare, ma una cosa è indiscutibile. È vero che “Ballistic, Sadistic” è curato meglio a livello vocale (o “abbaiato”, come preferisci) rispetto al predecessore “For The Demented” (togliamo le solite nuove “cavolate” nei testi), ma resta il fatto che tutti i migliori dischi degli Annihilator sono purtroppo legati, di regola, a un cantante, sempre stato un membro in più della band, a cominciare dallo scomparso troppo presto Rampage, poi Pharr, Comeau o Paddon. Semplicemente, se non un’intera band, aspettativa evidentemente utopica, Waters ha assolutamente bisogno di un cantante al suo fianco in studio (e anche sul palco)! Un cantante, come membro della band. Vocalmente Jeff se l’è cavata in modo abbastanza soddisfacente, a un livello migliore del previsto, ma, vista la sua eccessiva fretta di sfornare album su album, resta anche qui uno spazio inutilizzato per un valore aggiunto.
Ma come detto. L’album è buono, più che dignitoso, ma siccome riscalda vecchi trucchi più di quanto ci si aspettasse, non “scuote” (almeno non un vecchio trombone del thrash metal). Ha un sapore nostalgico, anche se il vecchio fan della band probabilmente preferirà rimettere su per la milionesima volta i primi due album. La produzione però ammazza. Questo è fuori discussione. Per questo anche questo album va ascoltato al massimo volume possibile.
autore: Aleš Podbrežnik
- Armed to the Teeth
- The Attitude
- Psycho Ward
- I Am Warfare
- Out with the Garbage
- Dressed Up for Evil
- Riot
- One Wrong Move
- Lip Service
- The End of the Lie
Formazione:
Jeff Waters – voce, chitarra, basso
Fabio Alessandrini – batteria
