Anyone’s Daughter

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Anyone's Daughter
Etichetta: SPV Records
Uscita: 05.01.1980
Durata: 39:13
Voto: 4/5

Gli Anyone’s Daughter sono una band prog rock tedesca relativamente oscura che, come tante formazioni simili degli anni Settanta e Ottanta, sarebbe rimasta di sicuro nel dimenticatoio, se nel nuovo secolo gli appassionati di prog non avessero cominciato a (ri)scoprirla poco a poco. Hanno iniziato il loro cammino nel ‘lontano’ 1972 come cover band dei mitici Deep Purple. Quindi non stupisce che il nome se lo siano preso da un pezzo dei Deep Purple, »Anyone’s Daughter«, anche se è una scelta un po’ sorprendente, visto che si tratta di una delle canzoni peggiori degli storici hard rocker britannici, che oggi piace praticamente solo a Ritchie Blackmore. Di certo non è stato il miglior biglietto da visita, perché l’instabilità li ha accompagnati per tutta la carriera, e si potrebbe dire che, dopo un inizio potente a cavallo tra i Settanta e gli Ottanta del secolo scorso, quasi ogni album successivo degli Aynone’s Daughter sia stato meno interessante del precedente.

Verso la fine degli anni Settanta gli Anyone’s Daughter sono diventati sempre più sofisticati e col tempo hanno iniziato a suonare un rock progressivo sinfonico sotto la forte influenza delle leggende britanniche, Genesis e Camel in testa, e con un’influenza minore dei connazionali tedeschi Eloy e Novalis. A brillare in particolare sono il tastierista Matthias Ulmer, che giurava soprattutto sul moog, e il chitarrista Uwe Karpa, che adorava le frasi di chitarra malinconiche.

Il sorprendentemente valido esordio »Adonis« (1979) era sotto la forte influenza dei Genesis del periodo di »Selling England By The Pound« (1973) e resta il punto più alto della loro carriera. Dopo quel disco sembrava addirittura che gli Eloy avrebbero trovato un concorrente temibile, ma dopo l’uscita del successivo album degli Anyone’s Daughter, intitolato semplicemente »Anyone’s Daughter«, l’ultimo lavoro di cui possono ancora andare fieri, le cose hanno iniziato piano piano a scendere. Non sorprende per niente che la voce del bassista/cantante Harald Bareth sia stata il punto più debole di questa band ambiziosa, che nella prima fase di carriera ricordava a livello di suono più i ‘sinfonici’ prog britannici che i colleghi del krautrock. L’accento tedesco di Bareth non è marcato come quello di Frank Bornemann (Eloy), ma la voce è relativamente ‘sottile’, per cui nei passaggi energici spesso non emerge davvero, e un pizzico di carisma in più non gli avrebbe fatto per niente male.

»Anyone’s Daughter« è stato un disco interessante, uscito in un periodo in cui questo genere di musica era impopolare in modo estremo, cosa che ai membri della band non ha tolto il sonno più di tanto. Oltre alle influenze symphoprog, che rispetto all’esordio sono meno presenti, vi si colgono anche timide influenze AOR e hard rock/metal, il che lo rende ancora più interessante. In gran parte dei brani dominano gli arrangiamenti melodici e una malinconia chitarristica insolitamente raffinata, che tra armonie epiche e testi romantico-fantasy prende il meglio ‘da entrambi i mondi’. Il chitarrista Karpa, che oggi, oltre a Ulmer, è l’unico membro originale rimasto, era sicuramente un grande fan dello stile e dell’opera di Andy Latimer (Camel), a cui in raffinatezza non può davvero fare concorrenza, anche se in un paio di occasioni ci va proprio vicino.

Tra i picchi di »Anyone’s Daughter« c’è senza dubbio l’opener, un catalizzatore di energia come »Swedish Nights«, una vera leccornia per tutti gli amanti del minimoog, nonché il pezzo più sciolto e scatenato dell’intero album. »Thursday« contiene passaggi di chitarra epici, mentre Bareth per fortuna abbandona in fretta l’intento bizzarro dei primi tempi di provare a suonare come un Peter Gabriel tedesco. Uno dei momenti migliori è anche l’esperimento proto prog metal ‘tolkieniano’ »Moria«, con drammatiche armonie tra tastiere e chitarra, un ritornello epico e un testo fantasy da due soldi. Regge un po’ peggio alla prova del tempo la ballata pastorale »Sundance Of The Haute Provence«, un tentativo piuttosto palese di imitare i Genesis dell’era Gabriel, mentre la ballata un po’ noiosetta »Enlightement« contiene un ottimo assolo di chitarra. »Superman« vanta un ritornello eccellente e una potente frase di chitarra distesa sulla maestosità sinfonica del moog, tanto da poterla definire una delle poche vere classiche della band, mentre »Another Day Like Superman« è il culmine epico-pastorale di »Anyone’s Daughter«.

Alcuni appassionati di prog bollano i primi due album degli Anyone’s Daughter addirittura come neoprog, un’etichetta piuttosto sbagliata, dato che quella scena allora aveva appena iniziato a formarsi, e per lo più sul suolo britannico, anche se certi arrangiamenti ricordano a tratti, già leggermente, alcuni dei primi lavori di note band neoprog. Peccato che dopo »Anyone’s Daughter«, quando all’improvviso hanno deciso di passare ai testi in tedesco, la band abbia iniziato a cambiare stile in modo troppo radicale, finendo per ricordare sempre più, a livello di suono, le altre formazioni krautrock, Grobschnitt in testa. A farne le spese è stata soprattutto l’unicità del suono, e verso la metà degli Ottanta, quando hanno cominciato ad affondare nel mare della mediocrità, era già chiaro che era ora di una ‘pausa più lunga’. Gli Anyone’s Daughter in realtà esistono ancora (ufficialmente non si sono mai sciolti), ma oggi la loro attività è molto limitata (nel primo decennio del XXI secolo hanno pubblicato solo due nuovi album in studio di qualità dubbia).

Formazione

Harald Bareth – voce principale, basso 
Uwe Karpa – chitarra elettrica e acustica 
Kono Konopik – batteria
Matthias Ulmer – tastiere, cori

Produzione

Petrus Wippel

Tracklist

1. Swedish Nights (4:54)
2. Thursday (3:59)
3. Sundance Of The Haute Provence (3:39)
4. Moria (3:52)
5. Enlightment (5:01)
6. Superman (3:56)
7. Another Day Like Superman (8:03)
8. Azimuth (1:27)
9. Between The Rooms (4:22)

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