Aphra Tesla: Più che carne d’argento, algoritmi e tre dimensioni (2013)
Autore: Sandi Sadar Šoba
Luogo: Kino Šiška, Lubiana, Slovenia
Data dell’intervista: 05.12.2013
Sono pochi i talenti che mi scuotono così a fondo e, dopo la scossa, mi lasciano in uno stato di contemplazione attiva come lei: Aphra Tesla, artista cosmopolita e, per gli standard sloveni, tarata ben al di sopra della media. Un nome che porta con sé la potente carica di elettricità, mistero e visione di una delle più grandi menti della storia umana, Nikola Tesla, e insieme un soffio di polvere scura, di inafferrabilità ed esotismo, quasi una presa di distanza dallo spazio angusto (di vedute e di cuore) della nostra patria: Aphra mi si è incisa nel subconscio già qualche anno fa, quando ho sentito per la prima volta questa interprete imponente e di forte parola alla serata di chanson La Vie En Rose. La simbiosi mentale ed emotiva che ne è seguita è stata naturale e solida, e dopo il primo ascolto dell’album Home In The Zone mi è esplosa dentro una voglia irrefrenabile di sedermi a un tavolo con la misteriosa diva e provare, almeno per un attimo, a sbirciare con rispetto da dietro i veli di mistero e complessità che compongono ciò che Aphra Tesla è davvero, e chi è. L’occasione è arrivata con il giro di boa dell’anniversario della trasmissione di Jure Longyka, e prima dell’esibizione si sono presi il tempo per la nostra chiacchierata ben due artefici della sensibilità avanguardistica del progetto Aphra Tesla Operating System: oltre alla titolare e voce del progetto, anche il talentuoso pianista, uno dei portabandiera più incisivi del jazz della nuova era, l’eccezionale Marko Črnčec.
Rockline: Mi sembra giusto dirvi, proprio nella sera in cui a Izštekanih 20 andrà in scena un’altra delle impersonazioni sul palco di Aphra Tesla, un grazie di cuore per tutto quello che siete riusciti a offrirci in tutto questo tempo. L’ultima cosa che sono riuscito a respirare tutta d’un fiato, dal via alla fine, è stato l’album Home In The Zone, che mi ha colpito per più di un motivo – per la poeticità e per la musica in sé, fuori scala per questo mondo, e ancor più per questo spettro ristretto di quello che arriva dalla musica slovena. Qual è stato il vostro filo rosso e com’è nato e cresciuto, in generale, il concept del disco, e prima ancora la collaborazione stessa?
Aphra Tesla: Io questi pezzi li ho fatti prima di tutto in totale solitudine, più o meno nel bosco, poi un giorno è arrivata la decisione che era ora di cambiare i musicisti di accompagnamento e di imboccare nuove strade, un nuovo mondo con la musica, perché non c’era più modo di comunicare con persone troppo lente per me, e si erano accumulati anche troppi conflitti senza senso. Poi ho messo gli occhi su Marko, che tenevo d’occhio da un po’, di cui ascoltavo la musica …
Marko Črnčec: Oh, micio …
Aphra: Sì … (risate) Miao! Nino invece lo conoscevo già da prima, e mi sembra che ne sia uscito una specie di collage che va nella direzione del concept stesso del disco, che chiede a Marko e a Nino di tirare fuori la parte migliore di sé, mentre io posso lasciargli quella libertà creativa che fa da specchio ai messaggi nascosti che emergono attraverso la musica, no?
Rockline: Era praticamente una jam session in studio o c’era una struttura costruita nei minimi dettagli già prima?
Marko: Era tutto pensato e arrangiato. Magari qualche parte era più aperta. Come ha detto Aphra, ci ha lasciato liberi di intrecciare il nostro linguaggio dentro la cornice di una composizione fissa, in certi momenti, ma la ritmica e il tutto, come insieme, erano comunque arrangiati, quindi non posso dire che fosse una jam session completamente sciolta, a briglia sciolta. I pezzi erano già stati creati prima con Rok (l’ex percussionista Rok Koritnik, n.d.r.), poi abbiamo un po’ rivestito e riarrangiato le cose vecchie.
Rockline: La sintesi del gruppo risale al periodo 2012 o vi siete cominciati a costituire come formazione già prima, come Aphra Tesla Operating System?
Aphra: Aphra Tesla Operating System è nato in realtà intorno al 2010, e la mia collaborazione con musicisti diversi determina questa crescita e ampliamento continui del sistema operativo stesso; per Home In The Zone mi è sembrato più giusto unire in un insieme un mio opposto, che Marko e Nino (Mureškič, n.d.r.) sono senza dubbio, e così ho trovato un canale anche per una nuova espressione di me stessa. Il processo è stato velocissimo, perché se hai una storia e una visione chiare, tirarla per le lunghe non ha senso.
Marko: Secondo me si sente anche la nostra conoscenza precedente, perché abbiamo suonato molto insieme, siamo amici anche nella vita privata, quindi il mettere insieme il tutto è stato istantaneo e si è fatto da solo.
Aphra: Ci siamo trovati al volo, sì. La chimica tra noi c’è e basta.
Rockline: Marko, tu e Nino siete legati da parecchio tempo; in quali formazioni avevate suonato insieme prima?
Marko: Abbiamo suonato nei Sagar e in altri progetti etno e jazz, che ci accompagnano e ci tengono insieme da un bel po’.
Rockline: Aphra, ho avuto l’onore di conoscerti la prima volta alla serata di chanson di Vita Mavrič La Vie En Rose, credo nel 2012 (nella serata gli ospiti musicali sloveni eseguivano cover di brani dell’eccezionale Bojan Adamič, n.d.r.) oppure era il 2010 o il 2009? Il tempo vola così in fretta … Allora ho sentito per la prima volta che con le tue possibilità vocali vai più nella direzione di Josipa Lisac e Neca Falk, e ancor più ti concedi così tanto spazio e libertà che l’interpretazione da chansonnier che hai dentro può essere così jazzy e fluida, e ci è toccato uno chanson fuori dall’ordinario. Che legame personale hai con lo chanson e il cabaret?
Aphra: Quello che ho preso io, personalmente, dallo chanson, quando l’ho incontrato da bambina, lo chiamerei amore al primo ascolto, e poi il tutto l’ho in qualche modo portato avanti con la mia storia e la mia espressione personali. Siccome lavoro in ambito intermediale, io lo chiamo neo chanson. Il teatro, per esempio nello spettacolo Duša, che abbiamo fatto con Jože e Matjaž (la performance teatrale intermediale Duša era dedicata all’attrice slovena Duša Počkaj, e gli altri due ideatori erano il pianista Joži Šalej e il regista Matjaž Latin, n.d.r.), ha il suo peso sulla musica, ma in mezzo c’è un forte testo di raccordo, mimica autentica, una buona regia e aggiunte video minimali. Viene fuori una cosa molto inter-mediale, e fa la sua parte anche il contatto vero e proprio con la gente, con il pubblico, che è molto forte e molto diretto. Personalmente non mi considero una cantante. Io sono un sistema operativo. Mi sono programmata così, magari a un certo punto deciderò altrimenti e allora canterò da basso. (risate)
Rockline: Scavando nella tua essenza ci si accorge presto che con te si tratta di un’interdisciplinarità di più fattori. Personalmente non riesco a inquadrarti del tutto nemmeno come cantante, anche se mi considero un ascoltatore attivo di musica, e poi c’è la performance scenica … Hai fatto anche costellazioni sceniche, video performance, proiezioni …
Aphra: Sì, proiezioni video, incrociate già un po’ con la scienza …
Rockline: Com’è lo stato di Aphra Tesla nel 2013, a cavallo con il 2014?
Aphra: Con Igor (Bezget, n.d.r.) abbiamo fatto un nuovo disco elettronico, dove mi sembra che la mia voce emerga ancora di più in primo piano, in modo più primordiale. Questo tempo di ambiguità sessuale lo mostra attraverso le mie sfumature, perché io sono un’intera tavolozza, un intero assortimento di immagini ed espressioni, e con la collaborazione tra Aphra Tesla Operating System e Free Machine ho messo in piedi il miglior equivalente possibile del tempo in cui viviamo, e devo ammettere che mi sono sorpresa piacevolmente, perché raramente mi esce una voce che nemmeno io conosco, o che posso tirare fuori solo nella massima intimità. Io, come dicevo, non mi vedo come una cantante, ma come un’interprete di emozioni e testi. Prima di tutto sono una poetessa, è così che mi sono espressa per prima, poi viene tutto il resto.
Rockline: Home In The Zone è un’introspezione che si può sentire come uno spogliarsi del tuo dolore nella solitudine. Quello che succede dopo le relazioni con gli altri, nella solitudine di casa propria, al riparo sicuro del proprio mondo, dove sei solo con i tuoi pensieri e le tue sensazioni. Con il disco elettronico, invece, a quanto ho capito, il tutto va più nella direzione di mettere in risalto il carattere forte e maschile della donna moderna e gli uomini femminilizzati?
Aphra: Si potrebbe dire anche così, ma lì ho calcolato soprattutto con altri strati. Per dirla in modo semplicissimo: se 1 + 1 fa 2, allora significa solitudine. Se 1 + 1 fa uno, è dipendenza, ma anche coraggio e abbandono totale; se invece 1 + 1 fa zero, è morte, annullamento, nichilismo. Come quando sei così innamorato e a un certo punto guardi un cielo in cui non ci sono più stelle, perché sei sotto effetto della dopamina. Le stelle che guardiamo sono per lo più passato, morte, ma noi vediamo che ci sono e che brillano. Cioè l’amore è uno stato di doping che ci evoca sempre un’approssimazione della verità. Io e Igor volevamo versare nel disco esattamente questo. In questo tempo di grande ambiguità, quest’ultima mostra che l’uomo deve fottersi la propria esistenza e costringere la società umana a ristrutturarsi. Credo che l’uomo fosse all’inizio bisessuato, e in tutte queste ere ed epoche lo stesso uomo cerca, attraverso le guerre, solo un bacio sulla propria pelle nuda, e qui interpreto il poeta Simon Jugovic Fink, un mio carissimo amico. Perché l’uomo arrivi di nuovo allo stato di fusione con sé stesso, l’obiettivo è che trovi in sé quell’altro, quell’altra. L’essere sé stessi e la totale solitudine sono la chiave. In fondo la paura più grande che ci portiamo dentro è quella di annullarsi e di appartenere a Nessuno. Come impacchettare questa filosofia in modo più caldo? In modo che la gente possa sbatterci contro con la mia musica? Ecco!
Rockline: Il concept in sé mi piace molto, perché molto spesso cerchiamo la conferma di noi stessi attraverso lo specchio che ci tendono gli altri, mentre stavolta puoi essere in sintonia con te stesso, e non è nemmeno necessario che ti piaccia o no. È uno stato in cui semplicemente esisti e sei quello che sei. Qual è il titolo del disco?
Aphra: Sun Powder.
Rockline: Quando esce?
Aphra: È già su Soundcloud, dove c’è da ascoltare il mix grezzo, non ancora masterizzato del tutto; con Igor ci lavora ancora anche Sebastjan Duh. A breve vedrà ufficialmente la luce un nuovo pezzo, e tutti voi curiosi e coraggiosi siete invitati ad ascoltare da soli i nuovi aspetti.
Rockline: Torniamo alla collaborazione tra te e Marko. Come proseguirà la simbiosi, visto che Aphra Tesla Operating Systme ha già attraversato molte metamorfosi e c’è ancora molto in arrivo? Qual è il prossimo passo in senso più organico e non sintetico?
Aphra: Con Marko stiamo preparando un nuovo progetto in cui ci saranno, in modo minimalista, solo pianoforte e voce, con l’accento sul micro-tempo, e il tutto sarà quasi un po’ sacrale.
Rockline: Alla Tori Amos?
Aphra: Per niente! (risate)
Rockline: Quando si potranno cogliere e gustare questi frutti?
Marko: Non c’è bisogno di avere fretta, perché prima deve vivere fino in fondo e chiudere il lavoro con Igor.
Aphra: Quella con Igor la finirà Duh – lo Spirito Santo, io comunque sono il tipo di persona che spesso crea più cose in contemporanea.
Marko: Per la dopamina …
Aphra: Sì … (risate)
Rockline: Visto che so che prima del concerto vi aspettano preparativi psichici e fisici per il live di stasera e dovete entrare nel vostro zen interiore, calmarvi prima di salire sul palco, fare pace con il pubblico e con le vostre aspettative e proiezioni. Che cosa ci godremo oggi?
Aphra: Spero qualcosa di commestibile, no?
Marko: Sicuramente!
Aphra: Velenoso lo sarà di sicuro!
Marko: Mica vogliamo regalare la salmonella a qualcuno! (risate)
Aphra: Salmonella non ce n’è, ma magari qualcos’altro … Volevo dire ancora una cosa. Presto farò una serata letteraria a Maribor. La data non è ancora nota, ma ad aprile vedrà la luce la mia nuova raccolta di poesie – dopo 20 anni ho pubblicato di nuovo qualcosa. Rimbaud ritorna! Il titolo sarà Srebromes, ovvero «carne d’argento», e la spiegazione del nome la lascio all’interpretazione di ciascuno.
Rockline: Qui il freddo dell’argento e la carne come qualcosa di caldo.
Aphra: Aphra Tesla è carne d’argento e basta!
Rockline: Per molto tempo ho scritto poesia anch’io e riesco a sentire molto più facilmente quella nota silenziosa del tra le righe. Due o tre parole possono avere qui un effetto secco e brutale – la parola può diventare carne, e anche carne d’argento. In chiusura, un ultimo pensiero che regalate a tutti i vostri interlocutori, ai lettori dall’altra parte dello schermo.
Marko: In questa intervista ho detto così poco che non so cos’altro dire e aggiungere …
Rockline: Allora completa quello che non è stato chiesto e che varrebbe la pena condividere con il mondo …
Marko: Dico qualcosa di bello o di brutto? Qualcosa di bello? Vorrei, e non dico che non ci sia, ma che ce ne fosse molto di più e in maggiore abbondanza, che la gente sostenesse di più le cose vive, la vita, la musica che esce dal vivo, i concerti, le letture di raccolte di poesie, e che non fosse tutto solo su internet e su supporti morti. Proprio per questo oggi mi piace che l’anniversario di Jure sia segnato dalla vitalità, da esibizioni sul palco senza finzioni, che si sia dato da fare e abbia procurato tutta questa attrezzatura, e credo, anzi sento, che i prossimi 15 o 20 anni saranno segnati da questa scia. Penso sia giusto sostenere le cose vive, perché anch’io suono molto dal vivo e vedo, osservo qual è la situazione e come cala la pazienza e l’attenzione del pubblico, l’animazione … Spero che in futuro la gente sia più paziente e segua di più, vada ai concerti e, anche quando una cosa è un po’ più difficile da ascoltare, provi a trovarci qualcosa di buono fino in fondo. Se il piacere non arriva nei primi secondi, non mollate, date una chance a chi vi presenta e vi dà qualcosa di più complesso. Una sfida più grande può dare un piacere più profondo, non solo godimenti superficiali.
Aphra: Io direi invece qualcosa di più terra terra – la vita nel nostro paese è come ascoltare di continuo il tic-tac di una bomba che non scoppia mai. Alla gente suggerisco di essere più matta che si può!
Marko: E ascoltate voi stessi e i vostri spiriti interiori!
Aphra: Non vergognatevi di vergognarvi ogni tanto, e vi chiedo che ognuno si domandi da dove vengano questa ostilità e questa invidia dentro di noi, verso quell’eterno Altro che la gente non riesce a digerire e a capire, il che è triste, e che si arrivi a cambiare il mondo in meglio. Grazie per questa intervista e per tutto.
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