aQa

0 9

Artista: Kovač, Tinkara
Etichetta: Dallas Records
Uscita: 2007

Abbiamo aspettato il nuovo disco di Tinkara Kovač (troppo) a lungo e, a questo punto, sembra che l’attesa non sia valsa la pena. Aqa è un disco a due facce – circa metà è molto radiofonica, l’altra metà è un po’ più sperimentale, e il suo valore si vedrà solo tra qualche anno. Ma siccome quella prima metà somiglia parecchio a O-Range, e da Tinkara non siamo abituati alle ripetizioni… e visto che probabilmente per un nuovo disco toccherà aspettare di nuovo qualche anno, Tinkara sembra trovarsi in una specie di quo vadis.

E ovviamente posso aggiungere anche questo: all’epoca in cui il disco ha cominciato a prendere forma, e già per più di un anno prima, mi occupavo di Tinkara alla sua etichetta, e in quel periodo l’ho conosciuta abbastanza bene da sapere che è capace di molto, molto di più. Anche Aqa, allora, prometteva di più! Da un concetto eccellente e idee uniche ci ritroviamo con un disco soltanto nella media?!

L’introduzione strumentale annuncia il disco: uno sperimentalismo imprevedibile ma contagiosissimo. Worldache è uno di quei pezzi in cui Tinkara si dimostra soprattutto un’autrice sempre più brava, oltre che un’interprete ancora eccezionale, ma al pezzo manca comunque un po’ di mordente, o magari un po’ di rabbia da mal di vivere?! Ujeti svet parte vivace, ma il mix di sloveno e inglese non è dei più riusciti e, in generale, alcune rime sono tirate un po’ per i capelli.

Uno dei picchi indiscutibili del disco è senza dubbio She, un pezzo pacato con una prova vocale da brividi lungo il ritornello, sullo sfondo un flauto raffinato e una chitarra elettrica, per il resto pienissimo e con un testo interessantissimo. Se non vi conquista questo pezzo, allora non vi conquisterà nulla. Ma proprio nulla!!!

Freedom è interamente un “prodotto” di Tinkara e all’inizio promette molto, soprattutto per la voce spezzata nel racconto, ma il tutto risulta troppo tiepido e poco convincente. Nektar è interamente opera dell’ormai sempre più riconoscibile Peter Dekleva e a colpire è soprattutto l’ottima struttura strumentale, che potremmo definire pop cosmopolita, mentre anche il testo è molto diverso dal resto del disco. Molto interessanti anche i piccoli accenti strumentali, che però purtroppo sono troppo pochi per rendere il pezzo perfetto!

Down Under è la cover di un pezzo notissimo, che si discosta parecchio dall’originale ed è strumentalmente un po’ più minimalista, ma le manca un po’ di mordente e di potenza. Sul disco c’è anche la cover di Faeton dei mitici Na lepem prijazni, con ospite il riconoscibile Andrej Trobentar. Il pezzo è diverso, interessante, pieno di magistrali finezze strumentali e imprevedibilmente movimentato dall’inizio alla fine. Anche Hijene è opera di Dekleva: l’intro acustica ricorda l’ormai dimenticato successo ’74-’75 della metà degli anni Novanta, poi il pezzo si fa più variegato e soprattutto più mosso. La base strumentale in sé è semplice e lineare, ma ci sono appesi sopra tanti elementi interessanti che la rendono più briosa.

Movyda, soprattutto per il ritornello sciocco, finisce nella categoria dei pezzi da saltare, Out of my suitcase non decolla mai e non si accende in tutto il suo splendore, Kamorkoli greš alza un po’ il ritmo, ma il danno ormai era fatto, Me ni è breve e concisa, liricamente poco convincente e vuota, mentre la conclusiva Wolf’s Eyelash si limita ad arrotondare un insieme piuttosto sbiadito.

Il grande ospite Ian Anderson, atteso così a lungo?! La sua voce inconfondibile purtroppo non la sentiamo. Il flauto? Negli ultimi anni Tinkara ha imparato il modo di suonare di Anderson e così potrebbe ingannare facilmente gli ascoltatori facendo credere che in She e Me a suonare il flauto non sia solo lei. Dopo tante collaborazioni ed esibizioni insieme, mi aspettavo di più!

Un tempo Tinkara era considerata una di quelle musiciste che sono almeno un passo avanti ai tempi della musica slovena. Ora sembra avere un piede in un futuro incerto e l’altro in un passato sicuro. Come autrice sta ancora maturando, mentre le sue ottime idee purtroppo restano solo allo stadio di abbozzo. Il suo settimo disco, ormai, sembra purtroppo il più debole, e mi chiedo dove porterà la strada Tinkara. Qualche malalingua pensa che da qui si vada solo in discesa, ma io credo che il meglio Tinkara Kovač ce lo stia ancora preparando.

Probabilmente è solo questione di tempo prima che si liberi di tutte le catene e mostri la sua vera forza musicale! Tutto quello che ha fatto finora sono solo sprazzi!

Formazione

Tinkara Kovač -flauto, voce, chitarra elettrica intro & outro

CON GLI OSPITI:
Peter Dekleva – chitarra elettrica
Marko Stropnik – chitarra elettrica
Andrea F – chitarra elettrica
Luka Jamnik – tastiere
Jure Rozman – batteria & percussioni
Denis Scher – basso
Jani Hace – basso
Marko Oblak Ročko – basso
Peter Dekleva – chitarra acustica
Teo Kahrimanović – tastiere
Peter Dekleva – tastiere
Rok Lopatič – tastiere
Luka Jamnik – tastiere
Ranko Kladnik – tastiere
Denis Scher – tastiere
Andrea F – loop & sample
Peter Dekleva – chitarra elettrica clean
Paul Millns – pianoforte a coda
Rok Lopatič – pianoforte a coda
Ian Anderson – flauto
Peter Dekleva – programmazione
Luka Jamnik – programmazione
Peter Dekleva – cori
Rok Lopatič – cori
Vojko Aleksič – chitarre, programmazione
David Jarh – tromba
Andrej Trobentar – voce
Daniel Matič – chitarre
Goran Moskowsky – percussioni
Aleksander Rutar – sax baritono
Marko Stropnik – chitarra solista
Marino Legovič – piano elettrico

Produzione

Andrea F & Rok Lopatič

Tracklist

1. AQaSCAPE
2. WORLDACHE
3. UJETI SVET
4. SHE
5. FREEDOM
6. NEKTAR
7. DOWN UNDER
8. HIJENE
9. FAETON
10. MOVYDA
11. OUT OF MY SUITCASE
12. KAMORKOLI GREŠ
13. ME NI
14. WOLF’S EYELASH

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie