Aria

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Asia
Etichetta: Inside Out Records
Uscita: 1994
Durata: 48:10
Voto: 4.5/5

“Aria” è stato il secondo album degli Asia rinnovati, che a inizio anni Novanta si erano rinforzati con John Payne come cantante e bassista al posto della leggenda del rock progressivo John Wetton, che nei Novanta aveva deciso di dedicarsi alla carriera solista. Il rodato tastierista Geoff Downes (ex-The Buggles, Yes), che nel frattempo si era già affermato come capo della band, era determinato ad aggiornare il sound di questo gruppo AOR/art rock di culto, che per tanti fan di lunga data inconsolabili è sempre appartenuto agli Ottanta, quando era composto interamente da stelle del rock progressivo.

Sul predecessore “Aqua” Downes e Payne, nonostante i tanti dubbi di chi non riusciva a farsi una ragione dell’addio di Wetton, avevano dimostrato con successo di poter andare avanti anche senza certi personaggi carismatici che avevano segnato il passato di questa splendida band. Se nel disco precedente avevano ancora collaborato i membri originali Carl Palmer e Steve “signor Gufo” Howe, “Aria” è invece, con l’eccezione di Downes, interamente opera di una generazione più giovane di musicisti, che ha dato alla band di culto una ventata di slancio fresco. Un po’ di ricordi dei tempi d’oro li riporta il ritorno del leggendario Roger Dean, che ha dipinto la sua copertina mistica e riconoscibile, ma dopo tutti questi anni, con gli stessi motivi di sempre, anche un filo generica.

Su “Aria” Downes e Payne hanno cercato di consolidare e ampliare il capitale sonoro di “Aqua”, e nonostante i tanti dubbi ci sono riusciti in modo convincente: il risultato è stato un altro album eccellente, ricco di stili e variegato. Stavolta Downes aveva voglia di un sound appena un po’ più duro, che magari portasse alla band una nuova generazione di fan, così ha portato nel gruppo Al Pitrelli, stimato chitarrista da studio, noto soprattutto per le collaborazioni con band metal e hard rock come Savatage, Megadeth e Alice Cooper. Anche l’immagine di allora, capelloni, con camicie italiane e jeans, faceva pensare più a qualche prog metaller super intellettuale che a maturi padri di famiglia di mmezza età o a annoiati paparini del prog rock che, quando non sono sul palco, giurano ormai solo sul golf. Dietro i tamburi Palmer è stato sostituito da Mike Sturgis, ben noto agli amanti del rock classico come ex membro del supergruppo Phenomena e dei leggendari Wishbone Ash.

Dall’inizio alla fine l’album è una vera leccornia per tutti gli amanti del rock melodico con un pizzico di dinamica art rock. L’epica e battagliera “Anytime” è tra le migliori opening track della storia della band, e questo dice molto della sua qualità, visto che nella loro carriera gli Asia hanno messo in fila un bel po’ di brillanti inni d’apertura. I possenti riff di chitarra di Pitrelli arrivano subito al punto in modo convincente e si fondono bene con le parti sinfoniche di Downes, mentre il ritornello trionfale garantisce una grandiosità melodica che fa battere il cuore a ogni buongustaio dell’AOR. La misteriosa “Are You Big Enough?” crea un contrasto efficace rispetto alla traccia precedente, perché è per lo più calata in un medio tempo. La malinconico-drammatica “Desire” nella parte introduttiva contiene perfino qualche elemento di world music, con cui gli Asia flirteranno più apertamente sul disco successivo.

La ballata melodica “Summer” è intrisa di atmosfera nostalgica, ampliata dall’ottimo assolo di chitarra di Pitrelli. Un orecchio attento noterà che ha parecchie affinità stilistiche, soprattutto ritmiche, con il classico dei Saxon “Hold On”. Pura coincidenza o copiatura di idee dai ‘cugini’ anglosassoni? Nell’ottima “Sad Situation”, senza dubbio uno dei pezzi migliori dell’album, si vede che la dinamica compositiva e strumentale tra Downes e Payne in questo periodo ha raggiunto nuove dimensioni. In “Don’t Cut the Wire (Brother)”  dimostrano ancora una volta un senso straordinario per la sensibilità sinfonica, frutto della fusione perfetta tra AOR e art rock.

Anche nel prosieguo non mancano composizioni di qualità, come la power ballad “Feels Like Love”, la drammatica “Remembrance Day”, tra i brani più duri della loro carriera, e “Enough’s Enough”, che grazie al suono dei sintetizzatori sembra venire da qualche parte negli anni Ottanta. Una menzione importante se la merita anche la pomposa “Military Man”, con cui hanno creato un altro classico degli Asia, caratterizzato da un ritornello monumentale come solo John Payne sa regalare. Non sorprende che Payne, dopo la fine della collaborazione con Downes, l’abbia ‘adottata’ e ripubblicata in una versione tutta sua. La ballata conclusiva, che dà il titolo al disco, si fa vanto di magnifici arrangiamenti orchestrali, mentre ripropone ancora una volta il ritornello di “Desire”.

Con “Aria” gli Asia rinnovati hanno dimostrato ancora una volta che si lasceranno alle spalle anche gli anni Novanta come una delle band di rock melodico più valide in circolazione, con la differenza che non si faranno più assillare dagli Ottanta e dall’eventuale (in)successo commerciale. “Aria”, nonostante all’uscita molti fossero convinti del contrario, ha superato alla grande la prova del tempo e anche sotto questo aspetto rientra tra i risultati migliori di questa band britannica di culto.

Formazione

Geoffrey Downes – tastiere, voce di accompagnamento
John Payne – voce, basso
Al Pitrelli – chitarra
Mike Sturgis – batteria

Produzione

John Payne e Geoff Downes

Tracklist

1. Anytime
2. Are You Big Enough?
3. Desire
4. Summer
5. Sad Situation
6. Don’t Cut the Wire (Brother)
7. Feels Like Love
8. Remembrance Day
9. Enough’s Enough
10. Military Man
11. Aria

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