Armor Of Light
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Riot
Etichetta: Nuclear Blast
Uscita: 2018
Durata: 52:26
Voto: 4/5
Che succede se incroci Conan e una foca e gli metti in mano uno scudo scintillante? La copertina del nuovo album dei Riot V, »Armor of Light«. Non servono troppe parole, il resto si capisce al volo. I Riot V sono la continuazione della storia dei leggendari Riot, maestri dell’heavy metal newyorkese fondati addirittura nel 1975, dopo la morte del loro membro fondatore e originale Mark Reale, scomparso alla fine del 2012. »Unleash the Fire«, il primo album senza Mark Reale, è stato un risultato eccellente, e i Riot V, con la stessa line-up e con lo straordinario Todd Michael Hall alla voce, seguono con una facilità disarmante la visione musicale e le direttive del compianto Mark Reale, mantenendo così un legame eccellente e convincente con l’intera discografia passata della band.
»Armor Of Light« è quindi un lavoro che mantiene un legame eccellente con tutto ciò che i Riot sono stati, e, com’è logico, con il nuovo album si ricollega stilisticamente nel modo più naturale al predecessore »Unleash the Fire«. Ancora una volta la band è riuscita a mettere in fila una serie di imponenti frasi di chitarra che, grazie a una grande esperienza e a un mestiere da veterani, incrocia in modo astuto con un senso innato per il magnetismo ultra-melodico, da sempre il marchio di fabbrica dei Riot. C’è un bel po’ di passaggi ornamentali in cui brillano in pieno le doppie armonie costruite in terze, una caratteristica che permea tutta l’opera musicale della band e che di solito ti fa capire in un attimo che sono tornati i Riot, anzi, adesso i Riot V.
Todd Michael Hall, con la sua voce estremamente alta ma incredibilmente autorevole e penetrante, con cui passa senza fatica dai registri più bassi a quelli altissimi, resta un sostituto più che eccellente del celebre Tony Moore, con cui la band ha realizzato i lavori più importanti degli anni Ottanta, quelli che l’hanno issata sulla mappa mondiale del metal.
I Riot V, nonostante gli anni di carriera, non risparmiano energia, non spengono la luce nemmeno per un quanto di energia luminosa, nemmeno per un lux. In apertura l’album parte con l’assalto power metal Victory, che in una serie di punti d’attacco incarna per prima la copertina del nuovo disco. Frank Gilchriest, uno che a suo tempo ha suonato la batteria nei Virgin Steele (dove tecnicamente è ancora in organico, anche se la band è ferma), un’altra delle leggende ingiustamente trascurate della nuova ondata del metal americano degli anni Ottanta, ha portato all’ottimo la dottrina del doppio pedale della cassa, e i Riot V ne fanno largo uso, non solo nel pezzo d’apertura ma lungo tutto l’album, al massimo possibile. Qualche ritmo da marcetta qua e là nei brani sottolinea anche da dove traevano ispirazione, per dire, i Manowar, con tutto il loro olio di gomito: negli anni sono diventati una band molto più chiacchierata sulla mappa del metal rispetto ai pionieristici Riot, che una posizione del genere se la sarebbero meritata molto di più. Il galoppo del doppio pedale, sopra cui veleggiano riff di chitarra marchiati a fuoco e il canto esplosivo di Hall, supera il passaggio di transizione e, come da regola in ogni brano, si tuffa in un ritornello di una melodia vorace. Non si poteva desiderare un inizio d’album più invasivo. Lo stile che porta già solo l’opener Victory è il tipico Riot metal degli anni Ottanta.
La band ha di nuovo unito con maestria i due elementi che sono i mattoni dei veri album heavy metal: un’orecchiabilità bombastica e il cupo fascino occulto del dramma teatrale della perdizione. L’album oscilla di continuo tra la natura trionfante e il teatro drammatico della rovina. I cambi di atmosfera sono incessanti, la dinamica con cui si sviluppano gli eventi è al massimo livello possibile. Passaggi di chitarra brillanti, assoli eccellenti nelle parti mid-eight di entrambi i chitarristi (si sente un’ottima chimica tra le due chitarre), modulazioni ingegnose nello sviluppo delle melodie, transizioni precise e astutamente intessute, in cui il filo rosso della composizione non cede nemmeno per un istante e mantiene una compattezza incredibile. Quest’ultima è una grande garanzia della potenza fragorosa di questo disco heavy metal dall’impostazione classica. Sì, agli amanti degli Iron Maiden piacerà di sicuro, ma va detto che i Riot hanno la stessa età degli Iron Maiden, perché sono nati nello stesso anno, solo dall’altra parte dell’Atlantico, e i fan più pignoli della band sapranno dirti che i Riot V sono in realtà l’attuale tribute ai Riot. Ma intanto resta, dalla testa ai piedi, la brillante impronta dell’epoca di Reale.
Un inno dopo l’altro. Dall’inizio alla fine dell’album. Con picchi atmosferici in ritornelli grandi e ottimizzati per il canto in coro! Un assalto dopo l’altro. Ci sono tanti momenti che ti sparano dritto nei mitici anni Ottanta e nell’epoca del celebre album »Thundersteel«. »Armor of Light« è quindi un lavoro che calza a pennello a tutti gli amanti dei Riot e a tutti gli amanti della logica heavy metal tradizionale, della vecchia scuola ossificata, di stampo pionieristico, dove comunicano una melodicità altamente vibrante, una potenza pomposa e dirompente da alto numero di ottani e un’altissima drammaticità, in una simbiosi brillante. I brani sono strutturati in modo da fondersi senza sforzo, dal vivo, con il repertorio d’acciaio della band nei prossimi concerti, e il pensiero corre già a domenica 21.10.2018, quando la band, in compagnia dei Primal Fear, dopo ben 19 anni farà tappa di nuovo anche a Lubiana.
Formazione
Todd Michael Hall – voce
Mike Flyntz – chitarra
Nick Lee – chitarra
Don Van Stavern – basso
Frank Gilchriest – batteria
Produzione
Riot V
Tracklist
01. Victory
02. End Of The World
03. Messiah
04. Angel’s Thunder, Devil’s Reign
05. Burn The Daylight
06. Heart Of A Lion
07. Armor Of Light
08. Set The World Alight
09. San Antonio
10. Caught In the Witches Eye
11. Ready to Shine
12. Raining Fire