Axxis in festa con i biker alla 14ª edizione del tradizionale Twin Horn Beach Party!

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Luogo: Pola / Croazia
Data del concerto: 29.08.2008
Numero di spettatori: 10000
Prezzo del biglietto: 60,00 HRK (circa 8,50€)

Finire a Pola il penultimo giorno di agosto 2008, e più precisamente alla 14ª edizione del tradizionale Twin Horn Beach Party Bikers festival, non era per niente in programma nella mia quotidianità. Mi ero appena ripreso dalla notte brava passata con i Lady’s First dopo il concerto a Podljubelj (report di RockLine QUI), ed ecco che era già pronto un nuovo giorno d’avventura. Inutile mentire: non vedevo l’ora di rimettermi in macchina!

Grazie alla risposta degli Heat, che hanno dato retta alla mia richiesta mandata appena due giorni prima del concerto degli Axxis, dopo tanto tempo sono schizzato di nuovo in Istria. Il posto si nascondeva in mezzo a un’isola di bosco che, vista la vicinanza immediata di Pola, faceva da ottima barriera antirumore, una specie di cuscinetto per inghiottire i decibel in eccesso. Insomma, un ambiente perfetto per eventi del genere, anche grazie all’abbondanza di zone d’ombra che offre.

Gli Axxis, band tedesca di hard rock sinfonico che oggi tocca spesso territori power metal, hanno ormai la bellezza di 19 anni di carriera. Presto saranno 20 da quando suonarono nel lontano 1989 alla Hala Tivoli di Lubiana (Slovenia). Era la fine di settembre e gli Axxis si esibirono come spalla dei Black Sabbath nel tour di “Headless Cross”. Beh, in questi 19 anni gli Axxis sono cambiati parecchio a livello di stile e hanno vissuto un’evoluzione variopinta del loro linguaggio musicale. All’inizio spaccavano con il sleaze/glam hard rock che andava di moda allora, e oggi ce lo ricordano solo quando tirano fuori i vecchi successi; adesso invece costruiscono il loro sound su una bella dose di bombastico e di elementi drammatici, grazie agli arrangiamenti orchestrali che amano infilare nelle strutture dei riff.

FALLEN ANGELS:
I Fallen Angels, originari di Bjelovar in Croazia, sono stati un’ottima soluzione per scaldare il pubblico prima degli Axxis. Parliamo di una band eccellente che suona cover, e gruppi così ai festival dei biker sono di solito i più richiesti. I ragazzi stanno insieme da una buona sei anni e hanno scelto di divertire la gente con una combinazione interessante di pezzi di grosse band straniere come Guns N’ Roses, Bon Jovi (i vecchi classici) e (sì, hai letto bene) The Cult (!!!). A tutto questo hanno aggiunto l’hit dei Whitesnake Fool For Your Lovin’ e hanno condito il tutto con l’hit dei Ramones Pet Sematary.

La voce è fenomenale! Ha un’estensione ottima, incredibilmente adattabile alla varietà del repertorio proposto. I primi tre quarti del concerto sono volati via in fretta, grazie alla grinta e alla convinzione del materiale eseguito dal trio formato da Dany Daniels (chitarra, voce di accompagnamento), TommyGun (voce, basso) e Igor (batteria). Il cantante carismatico ha funzionato da perfetto riempitivo sonoro nei pezzi di Bon Jovi e Guns’ N Roses, e se la sono cavata molto bene anche con i Whitesnake. La voce è così buona e convincente che non si sentiva per niente la mancanza di tastiere, di voci di supporto o di altri ritocchi che avrebbero avvicinato la cover al suono originale. I Fallen Angel in realtà un tastierista ce l’hanno, ma sul palco di Pola (per motivi che mi sfuggono) stavolta non c’era. I ragazzi si sono ovviamente concessi qualche “infrazione”, che però a feste così è permessa. Soprattutto negli assoli di chitarra, ma anche in qualche passaggio di batteria, la precisione non era perfetta. Di gran lunga la cosa migliore è stato il repertorio dei The Cult, che per suono e voce era davvero un gradino sopra tutto il resto. I ragazzi hanno sottolineato di avere una solida chimica sul palco. Hanno un’esplosività notevole, e il cantante e bassista TommyGun è in particolare una locomotiva sul palco, che trascina avanti il carro della band. Purtroppo nell’ultimo quarto l’atmosfera e la dinamica sono un po’ calate, per una scelta di cover meno incisiva che ha cominciato ad annoiare. Un passo falso la band l’ha fatto quando si è buttata su Aces Of Spades (orig. Motorhead) proprio alla fine dell’esibizione. Le band rock e metal non dovrebbero farlo, perché si rendono automaticamente ridicole: ogni versione che fanno è automaticamente troppo melodica, e questo evira subito l’essenza del pezzo. L’unica cover interessante di un classico dei Motorhead è quella dei burloni country Heyseed Dixie, e un esperimento del genere sui Motorhead sarebbe forse divertente anche in mano a gruppi (proprio i più “impossibili”) come i Depeche Mode o i Laibach. I Fallen Angels avrebbero chiuso molto meglio con una Born To Be Wild (Steppenwolf), anche se strausata.

Insomma, i Fallen Angels sono una band incredibilmente azzeccata per eventi così, e sono sempre di attualità anche per i palchi dei biker in Slovenia. Show eccellente!

AXXIS:
Le leggende di Dortmund, in Germania, sono state una bella sorpresa da piazzare in un festival per biker. Una mossa davvero coraggiosa. Ma stavolta niente paura. Il pubblico ha riempito di buon grado il piazzale d’asfalto davanti al palco, e il concerto l’hanno ascoltato circa 1300 persone scarse. Molti scatenati sono arrivati anche dalla Slovenia, e l’occasione di vedere i connazionali l’hanno sfruttata anche dei turisti tedeschi che si trovavano per caso in vacanza in Istria.

Gli Axxis hanno pubblicato lo scorso autunno il nuovo album in studio “Doom Of Destiny”. La scaletta però non l’hanno infarcita con il materiale di questo disco, come ci si sarebbe potuti aspettare: ne hanno messi solo tre pezzi su un totale di 16. A settembre i ragazzi hanno “prenotato” un po’ di date nei festival di fine estate, che fanno in modo che il nome Axxis giri per i palchi. Dopo averli incontrati prima del concerto, ho avuto la conferma che sono incredibilmente carichi di energia positiva, rilassati, e che si godono proprio il fatto di essere di nuovo in tour insieme. Si sentiva che amano esplorare paesi “esotici” dove finora non avevano mai suonato. Stavolta non hanno messo troppo mano al portafoglio e sono partiti senza voci femminili di supporto, solo con l’attrezzatura base (gli strumenti). Un po’ di quei soldi però se li è comunque portati via il mercenario ingaggiato Dirk Brand, che nei concerti salva temporaneamente la band al posto dietro i tamburi, finché gli Axxis non troveranno un sostituto fisso per “il fuggitivo” Andre Hilgers, che ora suona con i tedeschi Rage.

Era passata bella che le undici di sera quando finalmente abbiamo sentito l’iniziale Voices Of Destiny, che si è riversata logicamente in Doom Of Destiny (Arabia), dall’omonimo album in studio attuale della band. I ragazzi hanno una routine e un’esperienza eccezionali, quindi dal primo all’ultimo istante del concerto hanno mostrato una sicurezza enorme e una tenuta da palco implacabile, che serpeggiava con successo tra concentrazione totale e aggiunte scherzose di teatralità, con cui la band infiammava la gente sotto il palco. Hanno messo insieme una scaletta che abbraccia diligentemente tutta la loro opera, con il peso degli hit nella seconda metà. Nella prima parte del concerto ci hanno sorpreso piacevolmente con Little War, l’unico pezzo tratto dal loro terzo album in studio “The Big Thrill” (1993), mentre dentro Bloodangel (“Doom Of Destiny”, 2007) hanno infilato un assolo di batteria, dando a Brand la possibilità di sfogarsi un po’, anche se l’assolo, piuttosto noioso, è servito soprattutto agli altri per tirare un attimo il fiato. Bernhard Weiss, unico membro originale degli Axxis di oggi e l’uomo che tiene in vita la band, il bassista Rolf Schomaker e il fresco, ottimo chitarrista entrato nel gruppo prima dell’album “Doom Of Destiny”, Marco Wriedt, hanno garantito di continuo un’esibizione ad alta energia, e il palco grande ha permesso loro di scatenarsi davvero su tutta la superficie. La parte centrale del set regolare è stata particolarmente interessante, quando la band ha deciso di vestire in acustico due brani classici, Fire And Ice (“Kingdom Of The Night”, 1989) e Touch the Rainbow (“Axxis II.”, 1990), aggiungendo a Fire And Ice perfino una leggera base ritmica latina. A quel punto Bernhard ha chiamato sul palco una ragazza, mettendola nel ruolo di corista, cosa che ultimamente è diventata un’abitudine dei nuovi Axxis. La ragazza non si è fatta pregare troppo e ha battuto con impegno il tamburello, come le aveva chiesto Bernhard. Sarebbe rimasta volentieri sul palco, se Bernie non l’avesse congedata con diplomazia e gentilezza alla fine di Touch The Rainbow.

Dopo di che l’intensità del concerto è solo cresciuta, fino al “crescendo” finale con i classici Little Look Back e Kingdom Of The Night, che come previsto alla fine ha provocato la massima energia di ritorno, in termini di decibel sprigionati e di cinetismo, da parte del pubblico sotto il palco. Parecchi sotto il palco si sono distinti per come conoscevano i versi della maggior parte dei pezzi degli Axxis, a dimostrazione che quel giorno al festival, con ogni probabilità, erano finiti solo per gli Axxis, proprio come me.

Nel primo bis i ragazzi, come da copione, hanno sparato un altro pezzo obbligatorio, che non può mancare nel repertorio. Cioè Living In A World dall’album “Kingdom Of The Night” (1989). Una scelta interessante per chiudere è stata la sinfonica Angel Of Death (“Time Machine”, 2004). Visto che dopo non hanno ringraziato il pubblico, ma sono usciti dal palco con aria sfacciata, si intuiva che avessero ancora un asso nella manica. Il secondo bis li ha riportati sul palco e Weiss ha detto al pubblico che anche gli Axxis non avrebbero lasciato i biker senza prima suonare almeno una cover. Hanno scelto Na Na Hey, Hey, Kiss Him Goodbye degli Steam. Purtroppo non so perché nel bis non abbiano suonato anche Shadowman (“Back To Kingdom”, 2000), che era scritta in scaletta.

Il quintetto (tra l’altro mi ero dimenticato di citare il tastierista Harry Oellers) si è presentato in modo davvero professionale. Hanno suonato a tutta, con sicurezza, e con la loro presenza scenica hanno sparato una dose enorme di dinamica per tutto lo show! Bernhard Weiss dopo tutti questi anni ha mantenuto una voce eccezionale. Esplosiva e forte nell’espressione in ogni registro. Pulita e autorevole, molto melodica, con un leggero vibrato che dà a tutti i pezzi la tipica spezia “Bernie Weiss”, con cui li riconosci in un attimo. Gli Axxis sono sembrati meno bombastici e atmosferici rispetto a quando facevano da spalla all’ultimo tour con gli Helloween dell’anno scorso (report di RockLine dal concerto a Kaufbeuren, in Germania QUI), e molto più rockettari, secchi e diretti. Hanno adattato il loro modo di suonare alle esigenze degli standard biker. I ragazzi hanno convinto di essere pieni di energia e di aver voglia di suonare. Il nuovo chitarrista Marco Wriedt ha portato una freschezza e una scioltezza incredibili. È incredibile quanto bene si intendano suonando lui e il cantante Bernie, e il tipo è anche un soli eccezionale e un creatore di riff ispirato! Una scelta ottima per una band che con l’album “Doom Of Destiny” vive una nuova fioritura musicale. Agli Axxis ha fatto un po’ di dispetto solo il suono durante il concerto: le tastiere si sentivano troppo poco, e ogni tanto dava fastidio anche una linea di basso troppo rumorosa.

In chiusura ringrazio di cuore Roko Smajlagić degli Heat per l’invito e per la calorosa accoglienza, e perché è stato lui a far sì che quest’anno gli Axxis visitassero Pola. Ringrazio allo stesso tempo tutti i boss della 14ª edizione consecutiva del tradizionale Twin Horn Beach Party, che hanno messo in piedi un altro raduno indimenticabile di amanti della buona musica e, soprattutto, di tutte quelle belle e rumorose bestie d’acciaio a due ruote. Aggiungo che stavolta c’era anche un palco serio, grande e alto, con un’illuminazione scenica migliore. Ci vediamo di nuovo l’anno prossimo.

Scaletta

1. Doom of Destiny
2. Tales of Glory Island
3. Little War
4. Lady Moon
5. Bloodangel
6. Assolo di batteria
7. Astoria
8. Fire And Ice (acoustic)
9. Touch the Rainbow (acoustic)
10. Wind in the Night
11. My Little Princess
12. Little Look Back
13. Kingdom Of The Night
—primo bis—
13. Living In A World
14. Angel of Death
—secondo bis—
15. Nana, Hey, Hey, Kiss Him Goodbye

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