Idillio ai piedi delle Alpi con i Lady’s First (2008)

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Luogo: Podljubelj (Tržič) / Slovenia
Data del concerto: 28.08.2008
Numero di spettatori: 120
Prezzo del biglietto: 0,00€

Il deserto concertistico di agosto sta lentamente arrivando al capolinea. Non c’è che dire, un agosto più moscio di quello di quest’anno, sul fronte live, non me lo ricordo, festival esclusi ovviamente. La gita nell’idillio ai piedi delle Alpi, nella valletta della Tržiška Bistrica, dove si trova il paesino di Podljubelj vicino a Tržič e un campeggio schiacciato contro il fiume, ha avuto come scenario un festival di un giorno con le giovani speranze delle band di Tržič. Sul posto si faceva festa già dalle 18.00, io invece ho preso la coincidenza poco prima delle dieci di sera, proprio mentre stavano chiudendo il loro set i Bonus, pop rocker generici e anonimi. Meglio saltarli, perché il suono era pessimo: basso inudibile, chitarra troppo bassa, tastiere e voci a manetta dappertutto. Che la band sia parecchio sfacciata lo dimostra il fatto che si cimentano in classici di Bon Jovi e Van Halen (Livin On A Prayer, Jump). Un repertorio, insomma, non per tutti. E comunque. Li avevamo già visti in condizioni migliori (Cyclone, Forgotten Eden), ma anche allora nelle cover di entrambi i gruppi si aprivano voragini. La band poi non sembra abbastanza seria da avere una visione chiara e la voglia di costruirsi un vero repertorio di pezzi propri.

ATRUM INFERUM:
Dimentichiamoci dei Bonus. Il gruppo successivo era più interessante, anche se col suo casino ha mandato via da sotto il palco una bella fetta di pubblico. Gli Atrum Inferum, black/death metaller di Tržič, in 50 minuti hanno portato sul palco più vita dei predecessori. Da poco sono passati da quartetto a quintetto e ora hanno due chitarre. I ragazzi, che in media avranno a malapena 20 anni, hanno mostrato che la tecnica non gli dà grossi problemi, anche se sul piano del mestiere ci sono ancora ampi margini, ma soprattutto il batterista ha fatto un’impressione eccezionale e ha dimostrato di aver superato in fretta il set di base. Con il suo contributo il batterista mi ha praticamente tenuto sotto il palco per tutto il tempo, perché non ho mai perso interesse per quello che gli Atrum Inferum avevano da offrire. Il sound resta comunque parecchio generico, pescando dall’eredità di gente come At The Gates, Dark Tranquillity o In Flames: una mazzata massiccia e rallentata con un bel dosaggio di doppio pedale e un lavoro di batteria variopinto, guidata da qualche armonia melodica a tre voci che un paio di volte si è tramutata in pennate armoniche velocissime, di quelle che chiamano in causa i parallelismi col black metal. Certo, i ragazzi sono ancora molto acerbi, ma non senza talento e potenziale. Quell’acerbità si nasconde nella genericità. E anche nel look della band, vestita come niente più che un quintetto di fan di un’altra band. Quello che ha bisogno di più rifinitura è però la voce, che per ora non sprigiona abbastanza oscurità e perdizione, come invece richiedono i generi estremi. I growl sono molto deboli e, se fossero un pelo più curati, ci si potrebbe quasi sentire la voce dei Witchery, o addirittura dei Grave Digger. Per questo la band non è riuscita nemmeno a creare la vera atmosfera che richiede il copione delle branche estreme del metal. Insomma, un pizzico di ciccia in più nel piatto, in futuro, farà solo bene. I ragazzi sono ancora all’inizio. La domanda è in che direzione vogliano crescere e spiccare il volo, ma gli standard oggi sono altissimi, quindi bisognerà rimboccarsi le maniche, limare la costruzione stessa dei pezzi, rendere più rifiniti i riff, magari inserire qualche assolo di chitarra. E soprattutto: prove, prove e ancora prove. Ma non dimentichiamolo. I ragazzi hanno potenziale. Che lo tirino fuori!

Scaletta ATRUM INFERUM:
1. Rotting In Shell
2. Where Dead Angels Life
3. Be Or Not To Be Yourself
4. Treacherous Gods
5. Blinded By Faith
6. A True Friend
7. Vikingški pršut
8. Equal Status

LADY’S FIRST:
Nel cartellone i Lady’s First erano, rispetto alle altre band, un vero balsamo per le orecchie. Lo sapevi: almeno con i Lady’s First la qualità era garantita. Stavolta però la band si è trovata davanti a un compito antipatico: avevano a disposizione appena 50 minuti. Prima del concerto si sono chiusi per un consiglio di guerra nel loro famoso furgone giallo “tuttofare” e hanno messo insieme la scaletta a gusto del cantante Guzi (Domen Guzelj), che ancor prima del consiglio era uscito allo scoperto con l’idea del 6:3 (leggi: rapporto tra cover e pezzi propri) a favore delle cover. Ancora prima di iniziare il concerto, i ragazzi si sono accordati suonando per intero il pezzo Prazna cesta. E ci sono riusciti mentre il chitarrista della ciurma, Tomaž Frelih Yowda, doveva di nuovo smanettare nello stesso momento con i pulsanti del mixer. Bello. Ha dato una mano Urko – Uroš, che sfregava i riff al posto di Yowda, impegnato con l’impianto. Insomma, l’ottima ballad Prazna cesta se n’è andata così, “di passaggio”.

Non c’è (al momento) niente di meglio, tra il materiale proprio, per aprire i concerti dei Lady’s First di High Machine. Sicurezza assoluta. Guzi aveva la sua giornata ed è stato protagonista di una prestazione vocale davvero potente ed espressiva per tutto il concerto. Il suono, con l’arrivo del guru audiofilo Yowda e della sua squadra, è stato finalmente regolato come si deve. La linea di basso era finalmente la vera, grande “gamba” su cui poggiava tutta la costruzione dei Lady’s First. Quando i ragazzi sono arrivati a The Trooper, il pubblico, che a quell’ora tarda sotto il palco era già piuttosto decimato e visibilmente provato dai derivati dell’alcol, si è finalmente scatenato come si deve. Con Creeping Death l’atmosfera è salita di livello, per raggiungere l’apice con la ormai popolarissima Fear Of The Dark.

La gente sotto il palco conosce benissimo i Lady’s First, visto che stavolta hanno suonato in casa. Loro erano del tutto rilassati, e Guzi con qualche battuta succosa su se stesso e sui compagni di band ha messo il puntino sulla “i” dell’esibizione. Soprattutto durante la presentazione dei membri e l’annuncio del compleanno di Aaron.

I ragazzi hanno mostrato una bella dose di mestiere, ma questo non significa che non fossero motivati e scaldati alla temperatura giusta durante il concerto. In chiusura hanno fatto impazzire ancora una volta il pubblico con Motori (Divlje jagode), poi era ora di concludere l’esibizione. Si sentiva che erano caldi al punto giusto per altri 50 minuti di mazzate.

Senza sbavature, compatti e sicuri di sé. La chimica nella band funziona e i Lady’s First, rinforzati da Aaron, non hanno motivo di mollare. Sembrano uniti, cosa importantissima visto che si avvicina la registrazione del nuovo disco. Sulla qualità del prodotto incide in modo decisivo il grado di amicizia nel gruppo. E in questo momento ai Lady’s First non manca di certo. I festeggiamenti dopo il concerto non erano ancora finiti. La Laško è stata bevuta, ma l’Union era ancora lì. In ottima compagnia dei membri dei Lady’s First, la lancetta dell’orologio ha passato di colpo le quattro del mattino abbondanti. Colgo l’occasione per ringraziare anche Nejc, uno degli organizzatori del festival, non solo in generale per la piacevole serata di musica, ma anche per l’ottimo servizio. Il pasulj, infatti, è stato indimenticabile!

Scaletta LADY’S FIRST:
1. High Machine
2. Criminal
3. The Trooper
4. Creeping Dead
5. The Game
6. Killing In The Name Of
7. Fear Of The Dark
8. Happy Birthday to Aaron (plus band’s introduction)
9. Motori

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