Back From Reality
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Jazoo
Etichetta: Celinka
Uscita: year
Durata: 63:22
Voto: 3/5
I Jazoo sono una formazione sperimentale slovena di Slovenj Gradec, che nella sua carriera ha lasciato un segno evidente sia sulla scena slovena sia su quella internazionale. Il nuovo album »Back From Realitiy« è, per questa band rodata, il secondo per l’etichetta Celinka e il quinto in totale. Come suggerisce già il titolo, carico di significato, è il lavoro più intriso di sperimentazione della loro carriera. In altre parole, con il nuovo disco i Jazoo tornano nell’aldilà, in un mondo oltre la realtà. In studio, di nuovo registrato interamente dal vivo. Come un concerto.
Il disco contiene cinque lunghe tracce, e nella prima e nell’ultima la band si gioca tutto il fiato che ha, perché sono le più esposte alla sperimentazione. L’opener Orange Green – il titolo lo attribuiresti senza problemi a una qualche band psichedelica della fine degli anni Sessanta, di quelle che allora »pullulavano« sulle isole britanniche – offre subito uno sguardo sulla sostanza musicale complessiva del nuovo lavoro. Il tema principale al pianoforte, in realtà innocente, che regge l’impalcatura della parte iniziale della composizione, viene inserito in una miriade di ripetizioni; nella prima parte un inserto vocale-improvvisativo prova a ramificarlo, per poi sfociare in una lunga improvvisazione al flauto. Viste le ripetizioni multiple dei motivi, alcune forme musicali funzionano secondo i principi del genere che i critici chiamano post-rock. La chiave è la parte finale della composizione, dove gli strati di fiati si accumulano atonalmente uno sull’altro e il brano raggiunge la frammentazione totale, cioè perde la forma (i motivi si smarriscono), regna quasi il caos musicale e il pezzo nel finale »si sfalda« nel caos. Questo brano è un rapido preavviso del fatto che ci aspetta un album dei Jazoo un po’ più ostico da ascoltare di quanto ci si potesse aspettare all’inizio.
Si prosegue con 11/8 (Elven Eight), il cui titolo viene dal tempo che governa il brano. È il punto che allenta la tensione iniziale. Una composizione che, nonostante l’impegno e la complessità, porta più »ordine« negli arrangiamenti; fa particolarmente bene l’intreccio di melodie basate su scale arabe, che ovviamente sta a pennello con il ritmo orientaleggiante scelto, sul quale il brano »naviga«. Segue Far Away From Us, dove la sezione ritmica si apre in modo pittoresco, mentre sopra di lei la sezione dei fiati (sassofono, trombone) e i caldi tappeti di tastiere creano la melodia a turno. Un pezzo in cui, nell’improvvisazione, domina nettamente la sezione ritmica. Gli altri strumenti si limitano a tenere la struttura musicale, dentro cui batteria e basso »si lanciano« con le loro improvvisazioni. Alone Together è considerata la traccia più cupa del disco: il lungo inserto improvvisativo schizoide al flauto richiede all’ascoltatore una pelle particolarmente dura per riuscire a masticarne la complessità.
Parecchi minuti del disco sono dominati da questo o quello strumento, messo in risalto a tal punto (gli altri strumenti in quei momenti dei brani non entrano proprio in gioco) che non senti la partecipazione dell’intera band. Un esempio è il brano Alone Together, dove per due terzi del pezzo tutto ruota attorno al pianoforte, che però con le sue soluzioni e i suoi motivi ben centrati, spesso ripetitivi e basati su un lento alternarsi di poche note, non riesce a impressionare fino in fondo. Per fortuna nella parte finale si uniscono sassofoni, flauto e sezione ritmica, che riempiono concretamente e ravvivano il quadro musicale minimalista in cui il pianoforte gira in tondo per decisamente troppo tempo. L’esperimento principale, però, la band se lo risparmia per la chiusura del disco, nel brano Endless Source, composto da un fluire rigorosamente sperimentale, quasi d’avanguardia, di numerose linee strumentali che nel caos atonale cercano di instaurare un ordine. Il pezzo con più sperimentazione è anche la composizione più impegnativa dell’album e chiede all’ascoltatore di gran lunga la maggiore attenzione, nervi d’acciaio, assoluta tolleranza e una flessibile disponibilità a godersi la »stranezza musicale«. Gli elementi del post-rock, qui, non mancano.
Suma sumarum, l’album dal titolo carico di significato »Back From Realitiy« è il disco più sperimentale della storia della band. Di certo un lavoro bello e interessante, perché un gruppo di strumentisti rodato come i Jazoo non riesce a nascondere la propria visionarietà musicale. Eppure ci si aspetterebbe un po’ più di attenzione nel definire alcuni motivi chiave, che darebbero più compattezza alle composizioni. Così invece è un album estremamente frammentato e piacerà davvero solo a chi di voi è attratto in modo smisurato dalla complessità senza confini in musica, ancorata al fatto di una sperimentazione libertina. È chiaro che l’album »Back From Reality« è una tappa dell’evoluzione musicale dei Jazoo. Il prossimo porterà sicuramente un volto musicale della band completamente diverso. Stavolta i membri dei Jazoo volevano creare un disco con meno approccio razionale possibile e con il maggior numero possibile di gesti ben centrati, di trasposizione diretta delle idee che nascono nella testa direttamente nel linguaggio degli strumenti.
»Back From Reality« è in realtà un album da studio suonato dal vivo, come in concerto, »al primo colpo«, che è anche il senso elementare dell’improvvisazione musicale, a cui è votato il jazz. Per questo è un prodotto musicale sincero e rigorosamente autentico, come può metterlo insieme solo la ricetta musicale della band stessa e nessun altro. Un album, insomma, che ripaga solo i buongustai musicali più ostinati, quelli che lo ascoltano »sulla lunga distanza«.
Formazione
Dani Hartman – batteria, darbuka
Katja Stare – flauto, sassofono tenore, voce, tastiere
Matjaž Mlakar – sassofono (tenore, soprano), clarinetto, monotron, voce
Nejc Haberman – basso
Tomaž Pačnik – pianoforte, tastiere, fisarmonica
Produzione
Tomaž Pačnik & Jazoo
Tracklist
1. Orange Green
2. Eleven Eight
3. Far Away From Us
4. Alone Together
5. Endless Source