Banana Split

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Autore: Sandi Sadar Šoba

Artista: Various Artists
Etichetta: Moonlee Records
Uscita: 2013
Durata: 38:11
Voto: 3.9/5

In Slovenia, per appena due milioni di abitanti, c’è una gran carica creativa che, a differenza del mainstream sbiadito, funziona ancora più potente e scoppietta in scantinati, cantine e lontano dagli sguardi di mode, trend e seguaci, pecore comprese. Etichette importanti di questo cielo alternativo sono, oltre alla God Bless This Mess del Pomurje, anche i creatori di Moonlee Records, che invece di dividersi e di recintare uno spazio sloveno già così stretto hanno scelto di fare un passo verso connessione e collaborazione. Parte di questa fusione fertile di idee, soldi ed energie, positiva per entrambe le etichette, è anche l’offerta di dicembre sotto forma di dolce sovversivo, Banana Split, in cui si presentano in tutto il loro splendore i Kleemar , devoti all’elettronica, ai flussi drone e alla dance music intelligente, e i provocatori sonori post-punk Trus! Il gioco dicotomico col confine del (non) permesso ha funzionato, e prima delle feste ha visto la luce un vero split ben confezionato, che oltre al seme digitale su Soundcloud e ai CD offre una dose extra di sapore retro-avanguardistico con la stampa del disco anche in formato vinile da 12 pollici.

Per primo, su un disco con appena tre brani ambient, si presenta il trasformista Kleemar, alias Matej Končan, votato al ritmo elettronico. Lo scettro dell’IDM (intelligent dance music) sloveno si è concesso una piccola escursione drone da allrounder, totalmente aperto a influssi sonori e impressioni musicali, e nonostante l’elettronica e il lavoro con mixer e sintetizzatori non rinuncia all’organicità, grazie alla quale dal 2000 lascia il segno sulla scena di casa e su quella europea. Pezzo importante degli ormai defunti Prekmurje Noise Conspiracy, dopo i contatti e le scintille energetiche con Manul, Lollobrigida e Psycho-Path è diventato sempre più fedele alla propria missione di autorealizzazione. La simbiosi con le band ha lasciato il posto a computer, mixer e drum machine, alla bisogna – i tasti neri dei sintetizzatori – e all’abbandono ai propri imperativi creativi. Il viaggio malinconico, piuttosto trattenuto, parte con il brano Bored Of Canada, in cui, dopo una manipolazione organico-elettronica alla Beats Antique  si aprono tutti i registri della malinconia, di un abbandono nostalgico e caldo a linee modulate in binario. Il viaggio di associazioni su un intreccio danzereccio e sognante di formazioni come Mount Kimbie, Dan Deacon, Gold Panda, Four Tet, Album Leaf, Caribou stavolta si avvicina ai Board Of Canada, solo che Kleemar è parecchio più muffoso e più ritmicamente adattato ai gusti del pubblico sloveno. L’ipnotismo meditativo di una linea elettro-drone completamente elaborata si costruisce e si accumula, dolce tocco di alienazione e rituali di distacco ripetitivo dai comandamenti formali del genere e dai gusti della massa. Kleemar è rustico e audace in un modo davvero intelligente e retro, e con l’eclettismo popoide getta un ponte verso il seguito. La seconda parte del trittico di Kleemar è il brano 4M, più psicotico, più defragmentato e ancora più condensato in chiave ambient. Kleemar è maestro di contorni urbani, metrica sensuale e texture sonore trattate con gusto, che danno al secondo atto del disco un tocco di microambient di alto livello, capace di aprire al momento giusto le porte sul mondo del trance cosmico, del rilassamento di flussi corporei rallentati e di irradiare, nonostante l’elettronica, raggi caldi di positività. Il genio sta nei dettagli, che Kleemar aggiunge e ritira con saggezza nell’istante giusto, e nell’indefinito miscuglio di mille influenze, accanto alla metrica da shopping, osa mescolare una presa di senso autoctono per la manipolazione estetica, che calma l’ascoltatore e lo guida in uno stato di totale rinuncia alla rivolta contro l’elettronica e contro il mondo, che prima ero abituato a trovare in Mike Oldfield, incoronato anche col titolo di guru dell’elettronica. L’atto conclusivo della presentazione di Kleemar è la splendida Made In My Hand, che non viola mai gli imperativi di minimalismo, sonnolenza ambient e bellezza, ma al tempo stesso non li intacca né li supera. Resta la sensazione che all’insieme si potesse aggiungere qualcosa per spingerlo ancora più su, fino a una scarica totale e alla liberazione da ogni vincolo, ma per questo dovremo aspettare il prossimo anno, quando dovrebbe vedere la luce il debutto d’autore di Kleemar, un lavoro sulla lunga distanza di musica da ballo ben pensata, con un forte sapore di intelligenza e sensualità.

Meno delicatezza offre il seguito, di cui si sono »macchiati« i poppettari post-punk indie – electro trash Trus!, che però puntano su un po’ più di organicità e dizione verbale. I contorni mossi si sviluppano su tre punti di comunicazione – Jelena Rusjan al basso, Boštjan Simon a tastiere, sax e voce e Marko Lasič alla batteria. I TRUS! sono imprevedibili e inafferrabili. La psicotica Movie Star, dopo il contatto sensuale con Kleemar, si sviluppa in un electro etereo e ambientale un po’ più elettronizzato, che aggiunge all’insieme parecchio pop alleggerito. All’ouverture leggera, in cui il dialogo tra basso, batteria, tastiere e la voce sognante di Jelena è condotto in modo piuttosto scarno ma efficace, segue uno spostamento verso sfere più sporche e oscure dell’inconscio collettivo. La sinistra Enemy costruisce contorni più cupi di distacco emotivo e ribellione, e dopo molteplici strati meditativi di tastiere condensate fino alla claustrofobia si intrecciano un basso e una batteria organicamente solidi. L’universo distorto di energia femminile carica contro l’ignorato anello mancante del dialogo serve alla liberazione totale da ogni frustrazione, che però ristagna statica all’orizzonte sotto forma di echi cristallini e caustici, ambientazioni tintinnanti sul finale di un brano post-punk davvero ben costruito, con capo e coda. La più brutale Phantasma aggiunge elementi di oscurità e una quasi Sonic Youth-esca follia, con cui i Trus! si schierano sulle barricate contro il mondo della superficialità, dell’insulsaggine e delle bugie. Non dico che il loro linguaggio sonoro porti conforto, morbidezza o carezze, ma dopo il pop punkeggiante comincia una svolta verso una graduale rianimazione, un risveglio da un coma profondo, dal sonno. La più trattenuta Seven Words si insinua nell’insieme come un momento di sospensione, di ritorno all’armonia delle emozioni, cosa con cui i fautori esplosivi del caotico synth pop stavolta ambient hanno evidentemente qualche problema, perché cercano un po’ più di azione e di tettonica. Quest’ultima è sostenuta dal basso e nella maniera del debutto First Step, con cui avviene un upgrade della melodia sintetizzata, quasi ingenua, con contorni sonori più duri e spietati. What Do You Do è il gran finale, nello stile di un regolamento di conti decisamente più organico con gli impreparati. Basso esplosivo, batteria, suoni di sassofono sintetici e strappati (quasi come siamo abituati con i Demolition Group, solo che stavolta in primo piano c’è più brutalità 2227 che sentimentalismo sbarazzino) dopo l’introduzione ritmica d’impatto degenerano in un ritornello più brutale, accordato in modo eccessivo, di totale ribellione atonale. Fischi, rumori e le urla di Jelena: »What do you do? Do you do anything?« si infittiscono fino a un finale esplosivo e a una chiusura completamente tranciata, al soffocamento, al silenzio, al Nulla nichilista totale.

La dualità impostata con arguzia non è fatta per un consumo acritico e senza intoppi. Anzi, tutto il contrario: un giudizio troppo rapido e acritico priverebbe l’ascoltatore delle sensazioni di una comprensione più profonda della musica, che qui è volutamente schizofrenica. Dopo la sospensione del rumore superfluo e la calma delle passioni con Kleemar il secondo atto è più psicotico, arrabbiato, e Trus! è all’altezza del nome fin nelle fondamenta, mentre le muse da cui è nata la serie di brani sono affini e simili tra loro. Tutto è votato alla sovversione e a una digestione della musica un po’ più intellettuale. Quest’ultima è rifinita in produzione e ben confezionata, ma fino al nucleo della banana provocatoria, sbucciando con buona testardaggine gli strati di questo Banana Split, ci deve arrivare ogni ascoltatore da sé. La fatica è infatti ricompensata riccamente, e la doppia dose di qualità e di messaggio è rivolta a persone diverse nello stesso momento, o magari a un’unica persona in momenti diversi, e ben tormentati, della propria esistenza. Roba buona, gustosa e degna di essere consumata più volte, ma in base alle tue possibilità, alla tua forma e alla tua fame di dosi di avanguardia dell’alternativa (elettro) slovena.

Formazione

KLEEMAR:
Matej Končan – ambient, elettronica, programmazione

TRUS!:
Jelena Rusjan – basso, voce
Boštjan Simon – synth, sax, voce
Marko Lasič – batteria, voce

Produzione

Ivor Knafelj & Kleemar / Vitja Balžalorski, Gredoč & Trus!

Tracklist

1. KLEEMAR – Bored Of Canada
2. KLEEMAR – 4M
3. KLEEMAR – Made In My Hand
4. TRUS! – Movie Star
5. TRUS! – Enemy
6. TRUS! – Phantasma
7. TRUS! – Seven Words
8. TRUS! – What Do You Do

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