Blazon Stone

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Running Wild
Etichetta: Noise Records
Uscita: 1991
Durata: 60:37
Voto: 4.5/5

I pirati metal di Amburgo hanno portato avanti con il sesto album in studio, »Blazon Stone«, lo stile tirato del grande predecessore »Death or Glory« (1989), quello che ha regalato ai Running Wild lo status di culto tra i metallari. Il capoccia della banda, il chitarrista e cantante Rolf Kasparek, alias Rock’n’Rolf, ha messo Axel Morgan al posto dello storico chitarrista Majk Moti, mentre dietro le pelli al posto di Iain Finlay è arrivato l’enigmatico AC, all’anagrafe Rudiger Dreffein. Entrambi hanno proseguito sulla scia dinamica dei loro predecessori, anche se la loro permanenza nella band è stata breve. Nonostante le buffe capigliature cotonate, nel 1991 ormai completamente fuori moda, tra i fan questa è una delle formazioni più apprezzate che Rolf sia mai riuscito a mettere insieme. Con »Blazon Stone« i Running Wild hanno in sostanza consolidato il loro approccio specifico al power metal, chiamato dai fan pirate metal: un regno di passaggi epici di chitarra, ritmi teutonici a rotta di collo e cori possenti, in cui, attraverso l’abbaiare vocale di Rolf, si canta in modo ribelle l’ardente desiderio di libertà e il totale disprezzo per ogni istituzione politica e religiosa. Quanto ai testi, su »Blazon Stone« la ciurma di Rolf si è un po’ allontanata dai soliti temi pirateschi, tranne che in »Heads or Tales« e »Slavery«, che parla della schiavitù nei Caraibi, ed è andata a pescare anche in altri periodi storici, come il Selvaggio West (»Little Big Horn« e la bonus track »Billy the Kid«) e la guerra di successione inglese tra la Rosa Rossa e la Rosa Bianca (»Bloody Red Rose«).

La title track continua la lunga tradizione dei Running Wild di aperture potenti dal carico epico-pomposo, come già l’introduzione strumentale con le sue armonie di chitarra maestose. A spezzarla arriva il tipico passaggio bombastico verso una sezione infuocata, con passaggi di chitarra battaglieri, rullate implacabili e una bella dose di lavoro sul doppio pedale. Durante la creazione di questo album Rock’n’Rolf era in forma smagliante e il suo carisma vocale ha brillato ancora di più quando si sono uniti i cori ben costruiti del ritornello di questo classico dei Running Wild. »Lonewolf« non è nemmeno lontanamente epica come »Blazon Stone«, ma fa comunque un’ottima impressione con un ritornello possente e un assolo di chitarra da urlo. Tutti i pezzi di questo album sono pieni di energia ed entusiasmo fuori dal comune, perché in quel periodo i Running Wild erano davvero in forma smagliante. »Slavery« è costruita in ‘stile classico’, con ritmi da cavalcata, passaggi di chitarra vendicativi e il canto di Rolf sempre incazzato, mentre la sua cosa più interessante è un ritornello pomposo, a più voci, che parla della crudeltà e della disumanità dell’uomo. »Fire & Ice« si fa notare per un possente riff hard rock, mentre la costruzione graduale dell’atmosfera epica raggiunge il culmine con un ritornello combattivo, sotto la guida vocale del capitano pirata metal di Amburgo.

Il pezzo più amato dai fan di questo album è senza dubbio »Little Big Horn«, uscito anche come singolo. Il testo parla della totale figuraccia del crudele e ambizioso generale americano George Armstrong Custer, che a Little Big Horn, contro l’alleanza tribale dei nativi guidata da Cavallo Pazzo, Toro Seduto e Gall, subì la più grande sconfitta nella sanguinosa storia americana della conquista del Selvaggio West. Rolf si fa beffe per tutto il testo dell’accecamento avido di Custer, a causa del quale con lui sono caduti tutti i suoi soldati. Anche musicalmente questo classico si può proclamare il picco dell’album, visto che già il suo riff portante ha un sapore nostalgico, ‘da Selvaggio West’, mentre il ritornello melodico è un capitolo a parte. Il breve strumentale »Over the Rainbow« è uno dei pezzi più atipici di tutta la storia dei Running Wild e contiene, nel metal tedesco, un raro esempio di ottimo assolo di basso firmato da Jens Becker, per il quale questo album è stato l’ultima collaborazione con Rolf  (più tardi è entrato nei Grave Digger). »White Masque«, condito di ritmi incalzanti e dedicato alla massoneria e a un misterioso assassino aristocratico nascosto dietro una maschera bianca, è un altro dei picchi di »Blazon Stone«, soprattutto per il ritornello incandescente in cui Rolf si cala ancora una volta alla grande nei panni del vecchio lupo di mare con la sciabola in pugno e il boccale di grog nell’altra mano.

Anche il più che solido »Rolling Wheels« è intriso per tutto il tempo di un’atmosfera rabbiosa, mentre i rari momenti strumentali risultano un po’ misteriosi. »Bloody Red Roses« è un altro standard dei Running Wild molto interessante, il cui testo racconta il conflitto tra i sostenitori della Rosa Bianca e della Rosa Rossa durante la guerra civile delle ‘due rose’ del 1485 per la corona inglese, tra Riccardo III di York ed Enrico VII Tudor. Il testo di Rolf è critico verso il vincitore Enrico e simpatizza con lo sconfitto Riccardo, che la maggior parte degli storici ancora oggi considera un tiranno crudele e un gobbo intrigante. »Straight to Hell« è un altro standard elettrizzante con un ‘richiamo’ di battaglia nel ritornello, che in fondo non spicca per niente in particolare, ma ci starebbe benissimo su qualsiasi album classico dei Running Wild.

L’inno pirate metal che chiude il disco, »Heads Or Tails«, è una chiusura quasi perfetta, perché con lui i Running Wild tornano all’epoca dei pirati dei Caraibi e, come già più volte nella loro storia, giocano sulla corda della ‘fratellanza e unità’ piratesco-metallica. Le successive ristampe di »Blazon Stone« contenevano anche due bonus track, interessanti in modo diverso. Il romantico ed energico »Billy the Kid«, che ha un’intro acustica, è dal punto di vista stilistico, anche per via del riff portante, una specie di seguito del classico »Little Big Horn«, con la vera atmosfera del Selvaggio West e una visione idealizzata del leggendario pistolero e fuorilegge Billy the Kid, mentre »Genocide« è una cover piuttosto riuscita di uno standard dei Thin Lizzy, nonché una delle rare cover nella storia dei Running Wild.

»Blazon Stone« è a pieno titolo uno degli album classici più amati dei Running Wild, perché dentro ci sono alcuni dei momenti più indimenticabili della storia di questa band di culto. Di solito finisce molto in alto quando si chiede ai fan quali siano i loro album preferiti dei Running Wild. All’uscita è riuscito a consolidare i pirati metal di Amburgo come una delle formazioni metal tedesche di punta dell’epoca ed è tuttora, in termini di vendite, il loro album di maggior successo degli anni Novanta. Anche se alcuni pezzi di »Blazon Stone«, come da sempre tipico dei Running Wild, si somigliano parecchio in diversi punti, non ci sono momenti deboli o noiosi, come invece capitava spesso sui loro album successivi.

Formazione

Rolf Kasparek – voce, chitarra
Axel Morgan – chitarra
Jens Becker – basso
AC – batteria

Produzione

Rolf Kasparek

Tracklist

1. Blazon Stone (6:29)
2. Lonewolf (4:47)
3. Slavery (Rolf Kasparek) (5:14)
4. Fire & Ice (4:08)
5. Little Big Horn (4:57)
6. Over the Rainbow (1:55)
7. White Masque (4:16)
8. Rolling Wheels (5:31)
9. Bloody Red Rose (5:04)
10. Straight to Hell (3:49)
11. Heads or Tails (4:57)
12. Billy the Kid (Bonus) (4:49)
13. Genocide (Bonus) (4:47)

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