Blitzkrieg alla Gala Hala (2012)
Luogo: Lubiana / Gala Hala (Metelkova) / Slovenia
Data del concerto: 15.03.2012
Numero di spettatori: 150
Prezzo del biglietto: 20,00€
Gli svedesi Deathstars sono, secondo certi sondaggi d’opinione, gli uomini più belli del mondo. Il concerto di giovedì con due band di questo paese scandinavo non ha confermato solo questo, ma ha anche dimostrato che evidentemente hanno scorte personali enormi di testosterone, che usano a proprio vantaggio e di cui una parte passa pure al pubblico. Verso la fine del concerto probabilmente tutti noi esponenti del sesso maschile avevamo allargato un po’ il passo e per un attimo ci sentivamo più uomini. Perché succede? Non ne ho idea, ma è così.
Prima dei padroni di casa della serata, i Deathstars, si sono presentati i Marionette, anche loro svedesi. Dopo una breve ricerca su internet ho scoperto che non sono affatto una band giovane, visto che hanno pubblicato il primo demo nel 2005. Nel loro arsenale ci sono tre album in studio. L’ultimo, “Nerve”, è uscito nel 2011. L’effetto alone con questa band è stato probabilmente lo stesso per la maggior parte del pubblico, almeno per quelli che non li conoscevamo: “Ma che ci fanno lassù ‘sti pozerelli!?” Eppure, con buona pace di tutti i delusi, devo dire che i ragazzi in realtà si sono fatti valere. Certo, non hanno mica inventato l’acqua calda. Su Encyclopaedia Metallum, dove do volentieri un’occhiata in cerca di qualche dritta, c’è scritto che suonano melodic death metal. Il che è verissimo, ma a quanto pare non si fanno ingabbiare dal genere. Almeno due pezzi io li avrei piazzati nel doom melodico, dalle parti dei finlandesi Rapture o Swallow the Sun. Qualche problema con l’audio l’hanno avuto, comunque. All’inizio il suono era come se suonassero dentro una scatola con il coperchio aperto, dal secondo-terzo pezzo invece si è sistemato tutto. La grancassa è diventata più definita e si sentivano bene sia la sezione ritmica sia la chitarra solista. Una lode speciale va al bassista, che prendeva tutto più o meno con la mano sinistra. Col suo ciuffetto e la giacchettina se ne stava lì in fondo, disinteressato, ogni tanto pizzicava due note di basso e piazzava qualche posa. Dopo una buona oretta i Marionette hanno deciso di lasciare il palco. Alle nostre richieste di “più” hanno risposto solo scuotendo la testa, anzi, le criniere. Un gruppo di supporto solido e un inizio di serata solido.
Dopo una mezz’ora di taratura degli strumenti e di annoiati “One, One, Tuuuuo, One”, tra le urla delle ragazze nelle prime file sul palco sono comparsi i Deathstars. Si vede che la band ha già un bel po’ di concerti alle spalle. Per ultimo è arrivato sul palco a passo di marcia Andreas “Whiplasher Bernadotte” Bergh, il cantante, con il suo trucco inconfondibile e il berretto da ufficiale. E lo show poteva partire. Dopo il primo pezzo, che è servito più che altro da riscaldamento, tra il tifo rumoroso del pubblico hanno sciorinato uno dietro l’altro tutti i loro hit. E come dicevamo prima del concerto, a volte è un bene che una band abbia una discografia piccola, perché così non può proprio evitare di essere costretta a suonare tutti i suoi cavalli di battaglia. Io non mi considero un fan particolare dei Deathstars, ma il concerto è stato puro piacere. Un cantante “Über” carismatico, un suono di qualità e un vero approccio rock, in cui i protagonisti hanno usato tutti i cliché dei rocker. Io apprezzo soprattutto l’album “Termination Bliss”, quindi ero contento che abbiano suonato parecchi pezzi di quel disco, tra cui il singolo Cyanide. Da vere star si sono fatti pregare un po’, ma non troppo, di tornare, e quando sono rientrati sul palco ci hanno regalato altri quattro pezzi. L’ultimo atto è stato un singolo dal loro nuovo disco Deah Dies Hard. Un centro pieno, perché dalla reazione del pubblico si vedeva che i più aspettavano proprio quel pezzo. Così i Deathstars si sono congedati come Janica Kostelić all’apice della carriera, solo che nel nostro caso si trattava del concerto.
Considerando che al concerto ero andato col cuore pesante, mi sono ritrovato con una serata di qualità. I miei dubbi riguardavano soprattutto il marchio d’immagine dei Deathstars e il fatto che, dopo averli visti due volte ai festival, non ne ero per niente entusiasta. Stavolta mi hanno convinto soprattutto con l’approccio. La musica è quella che è. Non si può infatti parlare di uno spostamento tettonico nella musica, ma solo di musica molto divertente e spensierata “da festa”.
Per chiudere, un ultimo pensiero. La parola più spaventosa della seconda guerra mondiale, finita 67 anni fa, era Blitzkrieg, e giovedì al concerto un pezzo con questo titolo era uno degli hit più grossi. Evoluzione o oblio? Giudica tu.
“Blitzkrieg BOOM!”
Scaletta
1. Mark of the Gun
2. Motherzone
3. Semi-Automatic
4. Night Electric Night
5. Tongues
6. New Dead Nation
7. The Fuel Ignites
8. Chertograd
9. Blitzkrieg
10. Blood Stains Blondes
11. Metal
12. Cyanide
—bis—
13. The Revolution Exodus
14. Trinity Fields
15. Death Dies Hard
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