Blowin’ Up The Machine
Artista: Meldrum
Etichetta: Frontiers Records
Uscita: 2007
Peggio di così non si può! Meldrum, trio di ragazzine annoiate che scacciano la noia a colpi di riff già sentiti mille volte, di un cattivo gusto assoluto e totalmente vuoti, e come se non bastasse, con la loro posa forzata da donne incazzate, senza uno straccio di direzione e senza vere idee, vagano tra le macerie del loro mondo musicale. Noia mortale!
Blowin’ Up The Machine è probabilmente una delle cose più insulse che abbiate mai sentito. Uno di quegli album che in un altro sistema sarebbe stato vietato a vita, e i suoi eventuali consumatori deportati ancora più a vita. Ah, i bei vecchi tempi… vabbè, comunque sia, pochi album possono “vantare” un mix così scialbo di influenze diverse, dai pesanti motivi alla Iommi ai Rammstein, fino agli abbellimenti melodici alla HIM. Probabilmente rimarrete di sasso se vi confido che in certi pezzi si intravede perfino un futuro prossimo in cui Avril Lavigne, vestita di nero e circondata dal fuoco, salterellerà come una furia su una cover di Highway To Hell. Fino ad allora, voi fan della giovane “rockerina” potrete saziare i vostri appetiti con Another Kind, Scar e Get Yours. Tutti e tre i pezzi, con i loro salti a vuoto tra melodie di chitarra orecchiabili ma pesantemente distorte e il riffeggiare cupo di Michelle, non entusiasmano nemmeno per sbaglio. In tutto questo, la cosa più divertente è la voce isterica di Moa, a cui in Miss Me When I’m Gone dà una mano nientemeno che Lemmy Kilmister! A questo punto viene da chiedersi quanto, se mai, giovino al signore simili flirt con quello che, diciamo così, è un hobby musicale da dilettanti. Noi fan dei Motorhead possiamo consolarci pensando che, dopo tutti questi anni di rombo spaventoso, per Lemmy sia ormai difficile distinguere tra ciò che è originale dal profondo del cuore e ciò che è plagio. A cos’altro pensare mi fa venire i brividi. Il mal di testa successivo arriva con la schifosamente brutale Bite The Pillow. Il pezzo potrebbe tranquillamente essere una delle creature di Zakk Wylde, partorita dal chitarrista in una giornata particolarmente storta. Il tutto testimonia un compito impostato senza una sola idea, quello che le ragazze si sono date. Che, con un approccio così poco originale e noioso, è ovviamente condannato in partenza al fallimento.
Plagi di qualità infima sono anche le claustrofobiche Down Your Throat ed Exploited, e la disastrosa Creme De La Creme, che ammorbano l’ascoltatore ancora di più. Accanto a roba così priva di espressione, pensata alla Black Sabbath, Hang Em’ sembra quasi una vera “perla artistica”. Stavolta le ragazze mostrano per la prima volta almeno un po’ di competenza musicale, che per la maggior parte dell’album resta sepolta in profondità sotto ogni sorta di spazzatura. Una spazzatura che si accumula senza sosta fin dall’inizio. Probabilmente è anche per questo che, tra tutti, il pezzo più facile da capire è Get Me Outta Here, che mostra il lato più tenero delle nostre selvagge amiche, intrappolate in un mondo pieno di una sofferenza tutta finta. Se le povere ragazze sapessero quanta sofferenza ci hanno causato con Blowin’ Up The Machine. Forse è meglio di no! E dove diavolo ci toccherà nasconderci quando uscirà il loro prossimo disco?
Formazione
Michelle Meldrum: chitarra
Moa Holmsten: voce
Frida Stahl: basso
Gene Hoglan: batteria
Lemmy Kilmister: voce
Produzione
Michelle Meldrum
Tracklist
1.Purge
2.Down Your Throat
3.Scar
4.Creme De La Creme
5.Hang Em’
6.Miss Me When I’m Gone
7.Another Kind
8.Exploited
9.Get Yours
10.Get Me Outta Here
11.Bite The Pillow
Durata dell’album: 40.55