Queensryche : Operation Mindcrime
Etichetta: EMI Records
Data di uscita: 03.05.1988
Produzione: Peter Collins
Durata dell’album: 59.16 min
Genere: Art Metal
La base di “Operation:Mindcrime” è il concept. Un thriller di prima categoria, un thriller concettuale in marcia verso un armageddon personale. Racconta di un “junkie” che entra in un’organizzazione clandestina, dove, sotto ipnosi e a dosi massicce di eroina, riceve ed esegue ordini per far fuori persone corrotte che occupano posizioni di vertice nella società. Il concept è descritto più nel dettaglio in fondo alla recensione, perché “Operation:Mindcrime”, in tutta la sua magnificenza e grandezza, se lo merita senza dubbio.
Era più che evidente che “Rage for Order” (1986), nonostante le recensioni contrastanti da parte dei critici musicali, a molti dei quali non era andato giù che i Queensryche si fossero staccati con decisione dagli elementi del classico heavy metal, fosse piaciuto da matti alla band. E su quell’impronta i ragazzi hanno continuato a costruire. Per il nuovo album hanno scelto un concept da brividi, che è il riflesso delle loro stesse menti. Il materiale musicale è interamente al servizio del concept!
I ragazzi ci si sono buttati con tutta l’intraprendenza possibile e hanno limato l’immagine del concept, che attraverso la messa in musica prende vita con tale successo che da questo concept avrebbero potuto tranquillamente girare un intero film. Per tutto l’album soffia un vento gelido e logico, senza via d’uscita. Come si addice a un film horror. Rintocchi del giorno del giudizio, l’attesa dell’orrore, della violenza, del tramare azioni malvagie, e il senso costante di una fuga dalla verità. Tutto questo trascina letteralmente l’ascoltatore in un abbraccio così profondo che a quel punto può iniziare a guardare lui stesso attraverso il cervello malato della figura centrale del concept, Nikki. Una follia! Per atmosfera, “Operation: Mindcrime” è pericolosamente vicino a “The Wall” dei Pink Floyd. I pezzi più lunghi, i “pieni”, rocker veri e propri con tanto di capo e coda, sono interrotti da brani più brevi nel mezzo. Il tutto è intriso in modo magistrale dall’aggiunta di effetti speciali. In sottofondo si sentono di continuo notiziari della TV e della radio, e poi sbattere di porte, spari, cori delle folle, finestrini elettrici dell’auto che si aprono, vetri che vanno in frantumi, pioggia, dialoghi gelidi tra i protagonisti,…
I Queensryche, con l’imprevedibilità e l’ottima dinamica che l’album mette in primo piano, riescono in un attimo a creare un’atmosfera drammatica attraverso il dialogo interiore di Nikki con se stesso (I Remember Now…), che di colpo si trasforma nella marcia cupa ma solenne di Anarchy X. Siamo al primo vero rocker con capo e coda, Revolution Calling. Il ritornello da inno risucchia l’ascoltatore senza fatica. Benvenuto nel grembo della manipolazione totale! Da qui in poi l’album è caricato e scorre via liscio e leggero nella prima metà, con il picco “metallico” in The Mission! Subito dopo arriva il momento art rock più forte del disco! L’epopea quasi da 11 minuti Suite Sister Mary. Il momento più oscuro del disco, dove ribollono tantissime emozioni e stati d’animo, fatti vivere da Tate con il suo canto. Un fascino speciale, e un salto di livello non solo per questo pezzo ma per il concept e l’album nel suo insieme, lo porta la voce di Pamela Moore, che dà vita a Suor Mary. Tanta nostalgia, concentrata in un unico punto, nel duetto tra Tate e la Moore non la trovi facilmente. La sensazione di brivido è ulteriormente accentuata dal coro che compare quasi per tutta la durata del brano. Suite Sister Mary è anche il momento più forte del disco, sul metro dell’imprevedibilità, e potenzia in modo eccellente il senso di dramma! Il brano ha anche un crescendo magistrale di questa atmosfera da brividi lungo i minuti, con il culmine proprio sul finale. Il sangue ghiacciato nelle vene si scongela in un attimo con il rocker più duro del disco, The Needle Lies, con l’uso AOR delle armonie vocali nel ritornello, che fanno un ottimo contrasto con la postura aggressiva del riff e con l’assalto rabbioso della batteria. Dopo la schizoide Electric Requiem, la parte cupa dell’album, con il culmine in Suite Sister Mary e The Needle Lies, si scioglie all’improvviso nel beat glam metal di un rocker dal riff aperto nel pre-ritornello di Breaking The Silence e poi, con un approccio simile, in I Don’t Believe In Love. Queste due, insieme alla conclusiva Eyes Of A Stranger, nei soli ritornelli sono puro materiale AOR di altissimo livello, con un’esecuzione incredibile della melodia, a cui è appiccicato un tocco intenso e di prima classe di malinconia e dramma. Sono i momenti della massima perfezione melodica dell’album. La conclusiva Eyes Of A Stranger evoca fin dall’inizio l’atmosfera del celebre “The Wall” dei Pink Floyd ed è una sorta di equivalente di Comfortably Numb dello stesso album dei Pink Floyd. Anche sul piano artistico. Il pezzo è la perfezione e spicca non solo nel disco, ma in tutta la discografia dei Queensryche. Cambi di tema straordinari, l’intensità cresce fino al culmine nel ritornello, il riff è marcato e puoi diventarne dipendente anche tu. Ormai mi ripeto in modo imbarazzante, ma l’impeccabile Tate spicca anche in questo brano. La magia è totale.
Oltre a tutto questo, i Queensryche hanno sfornato anche un album dalla produzione impeccabile. Anche da questo lato l’album respira a pieni polmoni e non potrebbe essere migliore di com’è. Se uno volesse migliorarlo, lo peggiorerebbe e basta. La batteria è un cannone che demolisce, con passaggi dagli echi profondi e rimbombanti che a tratti ricordano le trovate di Neil Peart (Rush). Tutti gli strumenti sono nettamente distinti tra loro e insieme costruiscono in modo magnifico un suono maestoso e unico, che ha solo “Operation: Mindcrime”, un album dal tocco fuori serie. Riff ricercati e pieni di spirito, in sottofondo arrangiamenti orchestrali che mantengono alto il clima drammatico, un’altra dimostrazione impeccabile della voce di Tate lungo tutto l’album, che ancora una volta prova che si tratta di uno dei più grandi cantanti del rock! Il linea di basso spessa e voluminosa che strappa l’aria. Un album di dinamica straordinaria, con la magia catturata della chimica di lavoro di ragazzi che in studio respiravano all’unisono per la stessa causa!
Sì. Questo è l’album che risponde alla domanda sul perché esistono le band (e basta) e perché esistono le band grandi. Le grandi band hanno nella carriera un grande album, un album che di solito è importante nella storia del rock, una specie di precursore, un annuncio del nuovo, un fattore che cambia il corso dell’evoluzione della musica rock. Di solito un album così non arriva subito all’inizio, ma attraverso la maturazione della band. È anche il caso di “Operation: Mindcrime”, e con lui i Queensryche sono una grande band. È un monumento della musica rock e uno dei documenti musicali più importanti accaduti sul pianeta. Anche se questo album non c’entra nulla con la parola metal progressivo, ha indicato le direzioni di sviluppo dell’heavy metal nel futuro. “Operation: Mindcrime” è progressivo nel senso più puro del termine. Soprattutto per concept, poesia e per quell’identità unica e irripetibile che i Queensryche sono riusciti a sviluppare a questo punto della loro evoluzione. Per questo posso definirlo ancora una volta un album art rock. Non mi azzardo a dire altro. Il suono e il rock dei Queensryche che trovi solo lì! L’incanto irripetibile dell’alta arte e dell’intelligenza!
“Operation: Mindcrime” ha dimostrato che anche il rock più duro può avere un “intelletto”. Quindi “metal con intelletto”. Perché metal? “The Warning” è un album metal e i metallari, dopo quello, hanno preso i Queensryche come i più propri! Anche in seguito i Queensryche hanno incassato i loro riff divini come se niente fosse, convincendo in un attimo gli amanti dei suoni pesanti, ogni volta. E dopo “Operation: Mindcrime” una pila di band si è ispirata artisticamente a lui, tra cui per esempio anche Dream Theater o Shadow Gallery. È un caso di combinazione ideale di concept e musica. Per dare vita a un concept attraverso la musica devi saperti sottomettere a lui. Questo vale anche per il bisogno di adattarsi su più livelli. E la musica su “Operation: Mindcrime” accompagna in modo bravuroso, dall’inizio alla fine, il concept scelto. “Operation: Mindcrime” lascia l’ascoltatore sotto la forte impressione della realtà, e quelle sensazioni ti possono tenere addosso ancora per qualche ora dopo l’ascolto. È infatti un’opera d’arte senza tempo nel più bel manifesto possibile e un album che dovrebbe stare in ogni programma scolastico e tra i beni di base obbligatori di ogni casa.
LA STORIA DELL’ALBUM “OPERATION: MINDCRIME”:
La figura centrale del concept è Nikki. La storia comincia in un ospedale. Il ragazzo giace in uno stato quasi catatonico, immobile sul letto, la sua memoria non funziona normalmente e nel campo del ricordo di tanto in tanto si agitano schegge e frammenti di esperienze del suo passato. Dopo che l’infermiera lo visita e, per la buonanotte, gli regala un’altra dose concreta di calmanti, Nikki all’improvviso ha un “flashback” in cui si compone con senso il quadro della sequenza di eventi, delle azioni che ha commesso e che lo conducono nel passato (I Remember Now, Anarchy X)… In questa “illuminazione” torna ai tempi in cui era un eroinomane e, da ribelle della società, si era unito a un’organizzazione segreta votata alla rivoluzione (Revolution Calling). A capo di questa cricca c’è il demagogo religioso e politico Dr. X, che manipola Nikki con una combinazione di dosi di eroina e ipnosi e lo sfrutta per uccidere. Ogni volta che il Dr. X usa la parola “mindcrime”, Nikki si trasforma in un attimo in una marionetta ubbidiente, che esegue ciecamente gli ordini del dottore. Così Nikki accetta ogni incarico di omicidio (Operation: Mindcrime, Speak), per uccidere chiunque si trovi sulla strada del malvagio Dr. X. Succede che Nikki, tramite uno degli alleati del Dr. X, anche lui membro di questa organizzazione segreta, il prete corrotto Padre William, conosca suor Mary, che da ragazza facile che un tempo vendeva il proprio corpo per strada è diventata suora. Lei offre a Nikki dei favori. Nel concept non è del tutto chiaro se questi favori siano di natura sessuale o se si tratti solo di sentimento platonico (Spreading The Disease). E così, con l’amicizia che cresce con suor Mary, Nikki comincia a interrogarsi sulla natura di ciò che fa (The Mission). Il Dr. X, che tiene tutto sempre d’occhio con cura, naturalmente nota anche questo dettaglio importante, in cui vede in suor Mary una minaccia diretta! Perciò ordina a Nikki di far fuori suor Mary e, insieme a lei, anche il prete. Padre William si prende una pallottola in mezzo agli occhi, ma quando Nikki si trova davanti a suor Mary per compiere lo stesso atto, cede e non esegue l’ordine del Dr. X (Suite Sister Mary). Insieme a suor Mary decide di lasciare l’organizzazione segreta. Il Dr. X avverte Nikki che è un tossico e che solo il Dr. X può garantirgli le dosi quotidiane per il suo normale funzionamento (The Needle Lies). Dopo lo scontro con il dottore, Nikki torna da Mary e la trova uccisa (Electric Requiem). Questa consapevolezza proprio non riesce a reggerla, e inizia anche a chiedersi se per caso non l’abbia uccisa proprio lui, in stato ipnotico, senza accorgersene. Questo shock lo porta alla follia (Breaking The Silence, I Don’t Believe In Love). Così sul luogo del delitto arriva anche il braccio della legge, che arresta Nikki con il sospetto dell’omicidio di Mary e, di conseguenza, di tutti gli omicidi commessi per il Dr. X (Waiting For 22). Poiché Nikki si trova mentalmente quasi in stato di catatonia, lo portano in ospedale, dove comincia a ricordare (My Empty Room, Eyes Of A Stranger). Il cerchio è chiuso.
autore: Aleš Podbrežnik
voto: 10 / 10
Tracklist:
1. I Remember Now (1:17)
2. Anarchy-X (1:27)
3. Revolution Calling (4:42)
4. Operation: Mindcrime (4:43)
5. Speak (3:42)
6. Spreading The Disease (4:07)
7. The Mission (5:46)
8. Suite Sister Mary (10:41)
9. The Needle Lies (3:08)
10. Electric Requiem (1:22)
11. Breaking The Silence (4:34)
12. I Don’t Believe In Love (4:23)
13. Waiting For 22 (1:05)
14. My Empty Room (1:28)
15. Eyes Of A Stranger (6:39)
BONUS TRACK DELLA RISTAMPA (2003):
16. The Mission* (6:11)
17. My Empty Room* (2:43)
(*)- versioni live
Formazione:
Geoff Tate – voce
Chris DeGarmo – chitarra, voci di accompagnamento
Michael Wilton – chitarra, voci di accompagnamento
Eddie Jackson – basso, voci di accompagnamento
Scott Rockenfield – batteria, percussioni, tastiere
RUOLI:
Pamela Moore – Sister Mary
Anthony Valentine – Dr. X
Debbie Wheeler – Nurse
Mike Snyder – Anchorman
Scott Mateer – Preacher
The Moronic Monks of Morin Heights – coro