Squawk

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Budgie
Etichetta: Repertoire Records
Uscita: 1972

Il secondo album dei celebri “burloni” del rock’n’roll gallesi Budgie, intitolato “Squawk”, offriva già contorni più netti e un’immagine più chiara dell’identità in crescita della band, che cercava il suo posticino sotto il sole libero all’interno di un mix di blues, mescolato al riffing adrenalinico di un beat rock ‘n’ roll e a occasionali inserti di una psicosi melodica storta di un semitono, che nelle band con un’impronta simile (Black Sabbath, Pentagram) avrebbe significato in futuro la nascita di una nuova corrente e di un nuovo genere musicale.

L’album vanta una cover eccellente, firmata dal celebre Roger Dean, noto per lavori del genere con band come Badger, Yes, Uriah Heep, Asia, Gun,… In copertina si vede uno speciale aereo a reazione con un teschio di uccello, che è una parodia diretta del titolo del disco “Squawk” (il jet “Hawk”, mentre il titolo stesso si può leggere anche come lo strillo di un uccello, appunto “squawk”). La copertina si sposa benissimo anche con i Budgie, perché è in linea con il loro approccio di fondo provocatorio e dall’umorismo nero, che impreziosisce la band in modo tutto suo e occupa un posto speciale nella loro espressione artistica per tutta la carriera.

Burke Shelley racconta che in quel periodo ascoltava un sacco i The James Gang con Joe Walsh. Whiskey River è nata proprio sotto quell’ispirazione. Rocking Man mette in mostra una combinazione originale che unisce la già citata impostazione del motivo a semitoni con un riff rock n’ roll scorrevole nel ritornello! Seguono due pezzi acustici più brevi, che per atmosfera sono completamente diversi e proprio per questo non danno affatto fastidio uno dietro l’altro sul disco. Il primo è la scherzosa Rolling Home Again, il secondo la più profonda e sottile Make Me Happy. Hot As A Docker’s Armpit porta uno dei riff più famosi del disco e, come Whiskey Woman, segnala la crescente riconoscibilità artistica della band, che si spostava verso riff compatti e ben rifiniti a scapito delle lunghe improvvisazioni strumentali. In questa direzione guadagna peso anche il timbro inconfondibile di Shelley e il suo approccio al canto, che diventa sempre più espressivo all’interno dei brani stessi.

La maggior parte dell’atmosfera portata dal debutto confluisce in “Squawk” nel brano Young Is A World, un pezzo che parte acustico, cresce atmosfericamente e a un certo punto esplode in modo drammatico a colpi di riff, con un assolo classico che richiama ciò che all’epoca rappresentava Stairway To Heaven (Led Zeppelin), solo che nelle mani dei Budgie c’è molta più dinamite ribelle e cruda. Visto che siamo in tema di paralleli con i Led Zeppelin, il disco si chiude con Stranded, che tira parecchio verso quella band. Sia per la struttura del riff principale e per il beat, sia per il modo in cui è inserita la melodia dell’assolo. A differenza del paragone, però, Stranded contiene una dose piena di sfacciataggine e follie, che è un tratto famoso dei Budgie e una delle cose più attraenti del carattere della band.

L’album è stato registrato in appena due settimane, che per la band è un “grande” passo avanti, considerando che hanno imparato almeno un briciolo di pazienza e a dedicare un filo di attenzione in più a limare il nuovo materiale rispetto al primo album, il cui materiale era stato registrato in soli quattro giorni.

“Squawk” ha meno psichedelia e meno esperimenti strumentali rispetto a “Budgie, ci sono più riff diretti, che spiccano anche per una maggiore rifinitura e compiutezza rispetto al predecessore. Vale anche per la struttura complessiva dei singoli brani, da cui ora su “Squawk” i vari motivi emergono molto meglio, e ciò si riflette anche in una maggiore compattezza dei pezzi. L’album non ha una produzione cupa come il debutto, anche se un pizzico di nero accompagnerà i Budgie per tutta la carriera. La nuova produzione è un po’ più tagliente e si basa su un riff di chitarra messo in risalto in modo più diretto.

“Squawk” ha consolidato lo status della band e ha raccolto un successo ancora maggiore rispetto al debutto “Budgie” (1971). Ha portato a un’affermazione più evidente della band sulla scena rock delle isole britanniche, soprattutto perché ha ricevuto più attenzione dalle radio locali. Vale in particolare per l’unico singolo uscito da questo disco, il brano Whiskey River. Dopo essere riusciti, grazie a questa promozione radiofonica, a farsi notare ancora di più, i Budge hanno potuto lasciare il loro “habitat natale” del Galles meridionale e partire per il primo tour in Gran Bretagna, toccando già anche l’Europa.

Formazione

Burke Shelley – basso, voce
Tony Bourge – chitarra
Ray Phillips – batteria

Produzione

Roger Bain & Burke Shelley

Tracklist

1.Whiskey River
2.Rocking Man
3.Rolling Home Again
4.Make Me Happy
5.Hot as a Docker’s Armpit
6.Drugstone Woman
7.Bottled
8.Young is a World
9.Stranded

Durata album: 38:56

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