Blue Jays
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Justin Hayward & John Lodge
Etichetta: Threshold
Uscita: 1975
Durata: 50:48
Voto: 4.5/5
»Blue Jays« avrebbe dovuto succedere a »Seventh Sojourn« (1972) come ottavo album in studio della formazione classica dei The Moody Blues, ma dopo lo scioglimento (temporaneo) della leggendaria band si è trasformato in un progetto condiviso tra il chitarrista/cantante Justin Hayward e il bassista/cantante John Lodge. La frattura all’interno di queste leggende del rock progressivo sinfonico è iniziata nel 1974, quando il tastierista/cantante Mike Pinder, il flautista/cantante Roy Thomas e il batterista Graeme Edge si sono ribellati all’idea di continuare a registrare e hanno rotto la collaborazione con lo storico produttore Tony Clarke. Il più irremovibile e scontento di tutti era il tastierista Pinder, che voleva tornarsene a ogni costo ‘a casa’ da Londra, cioè negli USA, dove si era trasferito poco dopo aver assaggiato il successo commerciale con i The Moody Blues.
Già durante il tour di »Seventh Sojourn« sembra fosse chiaro che la band si sarebbe sciolta a breve: i dissapori tra i membri non facevano che allargarsi, e dopo i tour intensivi erano tutti piuttosto stanchi. Hayward e Lodge hanno comunque provato in qualche modo a convincere Pinder a partecipare almeno al loro nuovo progetto, nato su iniziativa della Decca Records, ma il tastierista scontento, perfino dopo che i due ex compagni erano andati a trovarlo a casa sua negli USA, non ha mostrato il minimo interesse.
Per questo Hayward e Lodge hanno deciso di registrare »Blue Jays« ‘per conto proprio’, insieme al produttore Clarke, che aveva lasciato il suo segno su tutti gli album classici dei The Moody Blues e aveva quindi avuto un ruolo importante nei loro risultati migliori e nei loro più grandi successi. Durante le registrazioni di »Blue Jays« sono arrivati a dare una mano il pianista Kirk Duncan (con una breve esperienza nei Trapeze alle spalle), il batterista Graham Deakin (noto per aver collaborato con i The Who e con il loro bassista John Entwistle) e un trio d’archi, con cui hanno garantito a »Blue Jays« una continuità orchestrale rispetto ai vecchi album dei The Moody Blues, anche se l’assenza di Pinder si sente subito, perché la maggior parte degli arrangiamenti sinfonici non ha la sua inventiva e la sua furbizia.
Per tutto il resto, a parte qualche idea di arrangiamento un po’ diversa, »Blue Jays« è in pratica un album ‘perduto’ dei The Moody Blues, con l’accento sulle doti strumentali e soprattutto vocali di Hayward e Lodge. Quei due sono sempre stati i migliori cantanti dei The Moody Blues, quelli che hanno cantato i loro evergreen più amati, quindi non sorprende che tra i grandi pregi di »Blue Jays« ci siano proprio le loro fenomenali armonie vocali. Gli imponenti arrangiamenti orchestrali valorizzano bene la natura melodica di tutte le composizioni di »Blue Jays«, mentre i timbri diversi ma gli approcci vocali affini di Hayward e Lodge garantiscono la giusta dose di contrasto. Meriti di scrittura e parti cantate sono stati divisi in modo quanto mai democratico tra i due pezzi da novanta dei The Moody Blues.
La maggior parte dei brani e dei testi è segnata da un’atmosfera positiva ed epica, che si rivela già nell’opener »This Morning«, dove brilla la voce inconfondibile di Hayward tra imponenti arrangiamenti sinfonici e struggenti passaggi melodici di chitarra. La somiglianza con i The Moody Blues classici è innegabile a ogni passo, e il lavoro della sezione d’archi non si può lodare abbastanza. »Remember Me (My Friend)« è una composizione firmata a quattro mani da Hayward e Lodge, in cui i due si completano in modo convincente alla voce principale tra inserti sinfonici dal suono etereo e, nell’intreccio armonico, costruiscono una melodia ipnotica. Hayward è sempre stato apprezzato soprattutto come ottimo cantante, ma con un assolo breve e toccante ricorda che era anche un chitarrista di talento.
La maggior parte dei pezzi di »Blue Jays« viaggia a metà tempo, e così anche »My Brother«, dove tra arrangiamenti sottili e splendide prove vocali regna un’atmosfera serena e nostalgica. »You« è un pezzo di Lodge, che qui mostra ancora una volta il suo fiuto affilato per la melodia e per i ritornelli contagiosi. »Nights Winters Years« è una ballata malinconica, spiccatamente orchestrale, con una prestazione vocale splendida del chitarrista e cantante storico dei The Moody Blues. »Saved By The Music«, dove al microfono torna Lodge, ha un sottofondo più marcatamente pop, mentre l’ottimo canto del bassista tocca il suo apice nel ritornello melodico, in mezzo alla magnificenza sinfonica. »I Dreamed Last Night« è un’altra splendida power ballad dall’atmosfera magica, con arrangiamenti orchestrali regali e un’epica prova vocale di Hayward, mentre »Who Are You Now« contiene qualche elemento folk grazie alla chitarra acustica e agli archi rustici, che regalano un tocco ambientale pastorale.
»Maybe« è un’altra ballata arrangiata e cantata alla perfezione, al livello di certi classici dei The Moody Blues del passato, che ancora oggi conquista con la sua atmosfera nostalgica. »When You Wake Up« è la chiusura ideale di un album in cui non c’è nemmeno un brano mediocre, figuriamoci uno brutto, e l’unico vero neo è l’assenza di Pinder. Qui Hayward si scatena all’improvviso con vivaci variazioni di chitarra, mentre le armonie vocali divine, tra un’orchestrazione ramificata, assumono dimensioni epiche.
La bonus track della versione in CD di »Blue Jays« è una chicca intitolata »Blue Guitar«, uscita nel 1975 come singolo di accompagnamento e frutto della collaborazione tra Hayward e i membri del mitico gruppo art rock 10cc. Come c’era da aspettarsi, anche questo pezzo sta al livello del materiale migliore di »Blue Jays«, con i 10cc che, tra il canto di Hayward, i toccanti passaggi di chitarra e la maestosa orchestrazione, ci mettono anche il loro marchio strumentale personale, inconfondibile
»Blue Jays« si può tranquillamente considerare, senza ombra di esagerazione, un album ‘perduto’ dei The Moody Blues. Ci suonano in effetti solo due membri, ma, vocalmente parlando, i due essenziali di questo leggendario quintetto prog inglese, che sotto l’ala della produzione di Clarke hanno creato un risultato eccellente. Per qualità, quindi, questo ottimo side project regge senza fatica il confronto con i migliori album dei The Moody Blues. »Blue Jays« grazie al singolo »Blue Guitar« ha avuto un bel successo in patria, sul suolo britannico, e questo ha spinto i membri dei The Moody Blues, dopo i primi passi solisti dei singoli componenti, a decidere nel 1977 di rimettersi insieme.
Formazione
Justin Hayward – chitarra, voce
John Lodge – basso, chitarra, voce
MUSICISTI OSPITI:
Jim Cockey – violino
Tim Tompkins – violoncello
Tom Tompkins – viola
Kirk Duncan – pianoforte
Graham Deakin – batteria
Mark Singer – batteria
Del Newman – arrangiamenti orchestrali
Lol Creme – chitarra, voci di accompagnamento su “Blue Guitar”
Kevin Godley – batteria, voci di accompagnamento su “Blue Guitar”
Graham Gouldman – basso, voci di accompagnamento su “Blue Guitar”
Eric Stewart – tastiere, voci di accompagnamento su “Blue Guitar”
Produzione
Tony Clarke e 10cc
Tracklist
1. This Morning (5:55)
2. Remember Me (My Friend) (5:27)
3. My Brother (3:29)
4. You (4:35)
5. Nights Winters Years (3:39)
6. Saved By The Music (6:09)
7. I Dreamed Last Night (4:28)
8. Who Are You Now (2:29)
9. Maybe (5:38)
10. When You Wake Up (5:17)
11. Blue Guitar (3:36) (bonus track)