Breathless
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Camel
Etichetta: Decca Records
Uscita: 1978
Voto: 4/5
I Camel avevano già mostrato su “Rain Dances” (1977) i primi segnali di una svolta verso pezzi un po’ più brevi e commercialmente digeribili. Con “Breathless” però fanno per la prima volta il salto completo in quella direzione e iniziano davvero a scrivere anche brani che poggiano sul pop rock. Una svolta inevitabile, d’altronde: i Camel hanno fatto come la maggior parte delle band prog dell’epoca, che cercavano di raccogliere qualche sterlina in più adattando la propria musica al grande pubblico, in un momento in cui il progressive rock era considerato roba “sorpassata”. I pezzi, insomma, sono diventati un po’ più semplici e commercialmente accessibili. Per fortuna non hanno abbandonato del tutto il loro rock improvvisativo e sinfonico, sempre con quel retrogusto di jazz rock fusion, ma gran parte del disco è fatta di brani più brevi in cui si sente che sono nati per girare in radio. Anche se alla band il colpo non è riuscito, per il grande pubblico “Breathless” resta uno dei loro dischi più accessibili. Per la prima volta gli strumentali cedono il passo a pezzi più corti con le parti vocali. La voce romantica dell’ottimo bassista e cantante Richard Sinclair sembra fatta apposta per gli hit, e la maggior parte dei cantati nel disco è opera sua. Dal punto di vista vocale “Breathless” è senza dubbio uno degli album più forti della band, anche se a qualcuno potrebbe dare fastidio proprio il fatto che in certi pezzi la voce di Sinclair si avvicina in modo sospetto a quella della sua ex band, i Caravan. I fan di questi ultimi, ovviamente, andranno in visibilio. Anche se stavolta hanno scelto la compattezza al posto della complessità, i Camel restano comunque forti nelle sezioni strumentali e, anche quando non si buttano nella fusion, si avventurano in territori ancora inesplorati. I due geni della band, il chitarrista/cantante/flautista Andy Latimer e il tastierista Peter Bardens, sono di nuovo insuperabili, anche se ogni fan della band sentirà un po’ la mancanza dei vecchi, cari organi Hammond e del sintetizzatore Moog. È difficile credere che sia l’ultimo disco del gruppo con il maestro Bardens in formazione, visto che qui il suo contributo è esaltante come sempre. La sezione ritmica jazz rock Sinclair/Ward gira come una macchina ben oliata e offre una base solida a ogni genere di passaggio ambient e non solo dei due principali artefici della band. Gli arrangiamenti di fiati, di nuovo opera del signor Mel Collins, sono come da tradizione ottimi e aggiungono ai singoli brani ancora più profondità e un battito romantico.
Già la title track “Breathless”, con il suo ritmo allegro e semplice e la voce di Richard cristallina, romantica e melodica, con la sua apparente semplicità e un testo un po’ ingenuo mostra un volto nuovo della band. I ritornelli sono incredibilmente orecchiabili, il ritmo è semplice, mentre le improvvisazioni vengono spinte del tutto sullo sfondo e sono lì più che altro come decorazione. L’ottima “Echoes” è uno dei picchi del disco e riporta in vita quei Camel che la maggior parte dei fan porta nel cuore. Un vasto assortimento di riff e assoli sottili della chitarra di Latimer, le follie di Bardens ai sintetizzatori e una sezione ritmica che rulla. Per la prima volta nel disco puoi goderti i loro tipici passaggi strumentali più lunghi e le improvvisazioni che costruiscono un’atmosfera pazzesca, con una base melodica sempre presente. Dalla base strumentale, nella parte finale il pezzo passa, attraverso la voce di Latimer, a una sezione variopinta, caratterizzata da un’ampia tavolozza di elementi improvvisativi di ogni tipo. Con “Wing And a Prayer”, dove qua e là si gioca con il funk e un ritmo “hawaiano”, tornano alla nuova direzione. Questo brano radiofonico è un mix curioso di progressive rock e pop. La prima reazione dell’ascoltatore medio alla folle e divertente “Down On The Farm” sarà probabilmente: ma che diavolo ci fa un pezzo dei Caravan in un disco dei Camel? La somiglianza con la maggior parte dei lavori dei maestri della scena di Canterbury stavolta è più che evidente. Ci sono tutti gli elementi riconoscibili dei Caravan: un ritmo funky scherzoso con spezie jazz e un testo davanti al quale, anche volendo, non si riesce a restare seri (i pulcini che fanno coccodè, il contadino che guida il trattore e fa i suoi bisogni nel cespuglio mentre la figlia stende la biancheria intima). I rumori del trattore e i versi degli animali da cortile condiscono il tutto ancora di più. È il pezzo meno tipico dei Camel nel disco e il punto in cui si sono avvicinati di più alla scena di Canterbury. Per fortuna non hanno più provato niente di simile, perché non gli sta proprio addosso, anche se questo singolo esperimento è stato divertentissimo e interessante, visto che li ha mostrati per la prima volta nei panni di umoristi della musica. Con “Starlight Ride” la band torna a “fare sul serio”, ritrova il suo suono riconoscibile e serve romanticismo a palate. Qui conquistano soprattutto gli arrangiamenti da trovatore al flauto, la chitarra acustica e la voce di Andy, sognante come sempre. “Summer Lightning” è uno dei pezzi migliori del disco e probabilmente anche il più interessante, perché qui i Camel giocano addirittura con la disco. Il risultato è sorprendentemente esaltante. Incredibile come siano riusciti a unire le loro tipiche furbate prog rock con il battito disco. Gli assoli emozionanti di Latimer alla slide guitar poggiano su una sezione ritmica che passa con successo dal jazz rock alla disco, mentre gli arrangiamenti di tastiera di Bardens portano il loro sinfonismo marchio di fabbrica e un ambient spaziale. A Sinclair, qui in gran forma, si uniscono anche ottimi cori “alla Heep” che creano un’atmosfera pazzesca. Il pezzo è carico di una magia fuori dal comune e entusiasma da cima a fondo, ogni volta. “You Make Me Smile” è un altro brano abbastanza semplice per la band, con un testo ingenuamente romantico che fa più che palesemente l’occhiolino all’AOR, anche se la sezione ritmica colorata e gli assoli di sintetizzatore di Bardens, incredibilmente fantasiosi, fanno sì che il pezzo guadagni almeno un po’ di serietà e profondità. Lo strumentale spaziale “Sleeper” è un altro dei picchi del disco e un momento che farà di nuovo impazzire tutti gli appassionati dei loro lavori classici. Qui i Camel sono di nuovo in tutto il loro splendore sinfonico e prog rock, con il magico duello marchio di fabbrica tra la chitarra di Latimer e le tastiere di Bardens e una jam finale nelle acque della jazz rock fusion. La ballata conclusiva “Rainbow’s End” è un altro momento di romanticismo sfrenato, in cui Andy mostra tutto il suo potenziale vocale e nei ritornelli tocca il registro più alto di tutta la sua carriera. Una chiusura bellissima e più che adatta, che lascia l’ascoltatore con la voglia di riascoltare subito il disco. La produzione è di nuovo cristallina e in anticipo sui tempi.
Su “Breathless” i Camel hanno provato per la prima volta a essere una band progressive rock accessibile e piacevole anche per il grande pubblico, e hanno iniziato a flirtare sul serio con l’AOR e il pop, cosa che emergerà ancora di più nei dischi successivi. Anche se la maggior parte di chi conosce solo i loro primi album classici resterà probabilmente delusa, al primo ascolto, dalla rinuncia a tanti elementi improvvisativi, il risultato finale è sorprendentemente riuscito. “Breathless” non è tra i loro dischi migliori e in certi punti rappresenta un addio temporaneo della band al suono classico, ma è senza dubbio uno dei più interessanti e affascinanti, perché conquista sia con una buona dose di classici sia con pezzi in cui agli elementi prog rock tradizionali aggiungono un pizzico di fascino pop. Il suo vero valore è emerso solo molti anni dopo l’uscita.
Formazione
Andy Latimer – chitarra, flauto, voce
Richard Sinclair – basso, voce
Peter Bardens – organo, sintetizzatore, pianoforte, tastiere, mellophonium, cori
Andy Ward – batteria, percussioni
Mel Collins – sassofono
Produzione
Camel e Mick Glossop
Tracklist
1. Breathless (4:16)
2. Echoes (7:22)
3. Wing and Prayer (4:41)
4. Down on the Farm (4:20)
5. Starlight Ride (3:20)
6. Summer Lightening (6:03)
7. You Make me Smile (4:13)
8. The Sleeper (7:02)
9. Rainbow’s End (3:00)
Durata dell’album: 44:17