Chickenfoot – zampe di pollo sulla sabbia dorata (2009)

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Location: Lignano Sabbiadoro / Arena Alpe Adria / Italia
Data: domenica, 05.07.2009


I Chickenfoot sono un supergruppo di veterani formato da Joe Satriani, Chad Smith (Red hot chilli peppers) e metà dei Van Halen (Sammy Hagar e Michael Anthony), che dopo aver reclutato di nuovo David Lee Roth per il recente tour americano ha sorprendentemente scaricato anche Anthony. Ma se Eddie, Alex e compagnia non hanno trovato il coraggio di attraversare l’oceano quest’anno, lo stesso non vale per i Chickenfoot, che la squadra di Rockline, insieme a migliaia di ascoltatori affamati di buona musica, aveva già fatto impazzire al recente Nova Rock festival. Stavolta li abbiamo beccati nella mondana località turistica italiana di Lignano Sabbiadoro, che vanta le spiagge più belle d’Italia, e all’altezza era anche il magnifico anfiteatro costruito sul modello di quelli antichi, che abbellisce l’ampio parco accanto al municipio e il cui palco i Chickenfoot hanno conquistato alle dieci meno venti.

L’album che i Chickenfoot hanno registrato e pubblicato qualche settimana fa, e che su disco, nonostante una produzione invidiabile e un’esecuzione ancora migliore, risulta comunque un po’ monotono e prevedibile, dal vivo suona tutta un’altra storia. Il merito è soprattutto dell’incredibile energia che i membri della band sprigionano e creano, ma anche della forma fisica e dell’elasticità vocale invidiabili per la loro età. Hagar e Anthony con le loro acrobazie regalano il meglio dell’epoca Van Halen, l’asso nella manica di Smith sono soprattutto la sua abilità e quel pizzico di follia alla Keith Moon di cui deve potersi vantare ogni buon batterista, mentre su Satriani non c’è nemmeno bisogno di sprecare parole. Se c’è qualcuno che può mettersi senza paura accanto a Hagar e infilarsi le scarpe di Eddie senza complessi di inferiorità, quello è sicuramente Satch. La sua extravaganza blues supersonica non conosce il tapping giocherellone e ormai superato, e il suo suono, molto più consistente e un po’ più duro di quello di Van Halen, completa decisamente meglio la voce di Hagar. Anche Sammy è in splendida forma: le sue corde vocali raggiungono ancora senza problemi le estensioni a cui ci avevano abituato album come 5150 e Live right here, right now, e questo è solo da lodare.

In poco meno di due ore i Chickenfoot hanno suonato l’intero album (da Avenida revolution, Soap on the rope e Sexy little thing fino a Future in the past), accompagnato da un paio di cover più brevi e dagli immancabili assoli, in cui oltre a Satriani si è dato da fare alla chitarra anche Hagar. Dal vivo ha acquistato dimensioni completamente nuove anche la ballad Learning to fall, con cui abbiamo rivissuto gli anni migliori della carriera solista di Satriani e ricordato con nostalgia brani come Always with me, always with you e I believe. Nel bis, che Sammy ha aperto con i suoni di uno strumento elettrico simile a una cetra, i Chickenfoot ci hanno regalato anche Bad Motor scooter, tratta dall’album di debutto dei Montrose, la band con cui Hagar aveva iniziato il suo percorso musicale, dopodiché le star hanno salutato Lignano con un profondo inchino. Lo spettacolo che hanno messo in piedi quella sera, nonostante luci tutt’altro che sfarzose e l’assenza di pirotecnica e di altri effetti visivi, ha lasciato a bocca aperta persino i vecchi topi da concerto. Se una band riesce a creare, solo con la sua presenza e i suoi strumenti, un’atmosfera che con una parola sola si potrebbe descrivere come estatica, tutto il resto è semplicemente superfluo.

Dopo il concerto la squadra di Rockline, dopo un lungo giro dell’immenso parco, ha finalmente trovato una porta nascosta e severamente presidiata che, tra alte siepi, portava al backstage. Lì, insieme ad altri fan entusiasti, abbiamo aspettato invano una sessione di foto e una stretta di mano con i musicisti, che poco dopo mezzanotte, come vere star di Hollywood, sono saliti su spaziose limousine dai vetri oscurati e sono partiti di gran fretta verso l’hotel per un meritato riposo. L’unica luminosa eccezione è stata Satch, che prima si è avvicinato con cautela alla recinzione, da dietro la quale i suoi fan lo chiamavano senza sosta, e tra le sbarre ha generosamente firmato qualche autografo. Il prezzo della fama è questo, peccato solo che a pagarlo siano il più delle volte proprio i veri fan.

testo: Tomo Jurca
foto: Barbara Milharčič

Setlist:
1. Avenida Revolution
2. Soap On A Rope
3. Sexy Little Thing
4. Oh Yeah!
5. Runnin’ Out
6. Get It Up
7. Down The Drain
8. Bitten By The Wolf
9. My Kinda Girl
10. Learning To Fall
11. Turnin’ Left
12. Future In The Past
13. Bad Motor Scooter


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