Chinawoman: magnete magico, ovvero come cancellare la depressione (2013)

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Luogo: Katedrala / Kino Šiška / Lubiana
Data del concerto: 29.03.2013
Numero di spettatori: 450
Prezzo del biglietto: 14 EUR, 17 EUR il giorno del concerto

Venerdì sera. Lubiana, a fine marzo, è ancora immersa in un clima invernale per niente (più) idilliaco, mentre la pioggia d’aprile già sferza e mostra i denti. Sì, grigiore di giorno, grigiore di notte. Ovunque guardi, ci sbatti contro. Fiumi grigi, strade grigie, gente grigia. Facce cupe. La depressione lubianese sembrava fatta apposta per l’artista in questione, ma a quanto pare era troppo anche per Michelle Gurovich alias Chinawoman. Non era ancora finito il primo terzo del concerto che già si chiedeva ”c’è ancora qualcuno che si sente depresso o solo io?”.

Ma per oggi lasciamo da parte la ”depressione”, ormai abusata, e facciamo luce sull’evento di venerdì. Dico solo questo: non c’era proprio niente di depressivo nel fatto che un’artista relativamente sconosciuta riempisse così bene la Katedrala del Kino Šiška. Certo, questo non significa che la situazione dei concerti in Slovenia sia scintillante, ma conferma due ipotesi: 1. la scena indipendente si sta sviluppando ed è saldamente radicata nel cuore urbano sloveno (in fondo l’ha dimostrato anche il Festival Tresk, per non parlare di Metelkova, Radio Študent e del club K4) e 2. la febbre dei festival estivi si avvicina piano piano.

E proprio lì, almeno all’inizio, sarà della partita con le sue esibizioni anche la protagonista di venerdì. Chinawoman da un pezzo non è più una sconosciuta sulla scena indipendente. E non lo è nemmeno a Lubiana: nel 2010 ha suonato alla Gala Hala nell’ambito di Mesto Žensk. Il pubblico era entusiasta e non ci è voluto troppo per rivederla. Michelle Gurovich si è rivelata tutto ciò che si dice di lei. (Almeno in dosi minime). Sangue russo, temperamentale, raffreddato nei laghi gelati del nord canadese. Scrive e si muove (sul palco) come una versione femminile di Leonard Cohen, la voce ipnotica ricorda Tanita Tikaram, e la sua espressione musicale si muove da qualche parte tra canti (popolari) e romanze russe, lo chanson francese di Edith Piaf e un euro pop un po’ dimenticato. Con tutto ciò non riesco a scrollarmi di dosso la sensazione di un continuo paragone con le altre donne forti della musica (anche se per molti aspetti sono completamente diverse): da Nico a PJ Harvey, Bat For Lashes, fino a Cat Power. Da quelle citate Chinawoman si distingue non solo per lo slancio e il pathos slavi, ma soprattutto per le sfumature di una strana magia oscura.

Visto che questa mia definizione, di per sé, dice poco (o troppo poco), passo direttamente al sodo: l’esibizione e un esempio concreto. Chinawoman sul palco è a casa sua. Ci si muove con leggerezza, per non parlare della posa rilassata. È una figura estremamente carismatica che non ci schiaccia tanto con una presenza scenica onnipresente, quanto piuttosto con una sorta di magnetismo ”fatale” che ti attira e ti respinge allo stesso tempo. Riesce a creare un’atmosfera cupa e fredda e, al contempo, a emanare un’energia incredibilmente calda e appassionata. Ha interrotto di continuo l’esibizione con battute spiritose e sentenze da ”carpe diem” tipo ”Enjoy the moment” e ”We have tonight”, in cui si percepiva sempre almeno un pizzico di ironia. Se all’inizio queste ”pause” erano ancora interessanti, verso la fine a tratti erano già di troppo. Eppure, sorprendentemente, non hanno rovinato l’impressione del concerto. Lo stesso vale per la musica eseguita. Anche se per la maggior parte del tempo era lenta e malinconica, ha tenuto sempre altissima la concentrazione di chi ascoltava e di noia non si poteva proprio parlare. Per questo bisogna probabilmente ringraziare anche i fonici, che hanno preparato condizioni sonore eccellenti, e i due musicisti (il batterista Robin Thomson e Diego Ferri alla chitarra baritono), che hanno aiutato Michelle Gurovich a costruire sul palco un ottimo quadro sonoro e una storia. E proprio la storia, in Chinawoman, ha una nota particolare. È infatti un’autrice di testi intelligente e, grazie alla sua voce potentissima, anche un’ottima narratrice e confidente di emozioni, pensieri e istantanee.

Tra un brano e l’altro ha imbracciato diverse chitarre, ma per la maggior parte del tempo si è dedicata alle tastiere. Fra i pezzi, l’interesse maggiore l’hanno suscitato i quattro più grandi successi, piazzati agli estremi opposti della scaletta. Le iniziali ”To Be With Others” e ”Show Me The Face” hanno risvegliato in sala sensazioni sentimentali e intime, mentre le conclusive ”Party Girl” e ”Russian Ballerina” hanno scosso ciascuna a modo suo. ”Party Girl” ha colpito dritto con il suo togliere le maschere, mentre ”Ballerina” ha coinvolto per la prima volta nella serata in modo più attivo il pubblico, che ha cantato all’unisono ”la lala, lalalalalala….”. Un finale splendido, completato dal brano nel bis. Il riarrangiamento di un vecchio brano russo, ”Tolka”, si è rivelato, soprattutto grazie alla brillante interpretazione di Michelle, il culmine e la perla della serata. Dopo, ce ne saremmo meritati tutti almeno un altro. Il nuovo singolo ”Vacation From Love”, a metà scaletta, è passato abbastanza inosservato, mentre la ”Womans Touch”, da strada di Montmartre, e la dinamica ”Keep In Mind” hanno lasciato una buona impressione. Alla serata di venerdì, naturalmente, non poteva mancare la ”Friday Night”, pur così aspra. Ed eccoci di nuovo alla depressione.

Ma seguiamo le parole di Chinawoman dall’intervista sull’ultima Mladina e siamo onesti: nonostante brani amari e pieni di dolore, Michelle ha regalato una serata di concerto eccellente. Le facce cupe sono sparite almeno per un po’ e la buona musica (dal vivo) ha dimostrato ancora una volta di essere creatrice di serotonina e di miracoli. Con gli anni Chinawoman si è trasformata in una vera indie lady. Dopo due album (Party Girl e Show Me The Face) e molti singoli, è ormai quasi ora del terzo lavoro in studio sulla lunga distanza. Però, non corriamo troppo. ”Carpe Diem”. Stavolta nella Katedrala regnava una donna cinese con il cuore russo, il passaporto berlinese e il passo canadese.

Scaletta

1.) To Be With Others
2.) Show Me The Face
3.) Lovers Are Strangers
4.) Woman’s Touch
5.) Aviva
6.) Keep In Mind
7.) Acid Broke The Spell
8.) I’ll Be Your Woman
9.) Vacation From Love
10.) Farm
11.) Friday Night
12.) God Bless My Socially Retarded Friends
13.) Russian Balerina
14.) Party Girl
bis:
15.) Tolka (cover di Zhanna Aguzarova)

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