Close to the Edge

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Yes
Etichetta: Atlantic Records
Uscita: 1972
Durata: 37:51
Voto: 5/5

‘Fragile’ (1972) ha dato agli Yes una solida base creativa, e così sono entrati nel loro periodo più fertile. Su quelle fondamenta gli Yes hanno continuato a costruire. Più forti e sicuri di sé che mai, hanno deciso di buttarsi nel loro primo vero poema epico. La title track, appunto, costruita in quattro parti. Puoi anche prendermi per un po’ (o parecchio) matto, ma ci sono dischi che con l’etichettatura analitica proprio non vanno d’accordo. Beh, evidentemente per me non c’è speranza, perché ultimamente con gli Yes mi sta succedendo davvero troppo. E “Close to the Edge” è uno di quei dischi per cui questa recensione è una combinazione di logica lucida (poesia, musica attraverso emozioni e mente) e di inconscio (lo stacco, direbbe Veselko). Certo, la filosofia orientale non è il fondamento su cui costruire una vita in Occidente, eppure i pensieri trasmessi, uniti alle straordinarie “yescomposizioni”, sono eccezionali. Finché non abusi di questi pensieri, o non ne diventi schiavo, va tutto alla grande.

La prima parte della title track è The Solid Time Of Change. Cinguettio di uccelli, un’intro jazzata (conosci la Mahavishnu Orchestra, ma qui siamo ancora lontani), l’intensità cresce di momento in momento, gli Yes sviluppano una velocità infernale. Se gli altri vedono l’orizzonte, gli Yes vedono ancora più in là, perché guardano sempre oltre. Questi sono gli Yes! Il culmine di un selvaggio avvitarsi improvvisativo sfocia in un ‘crescendo’ finale! Bum!!! L’atmosfera salta, si apre un mondo completamente nuovo! Ora ondeggiamo sul Con-Tiki dei primi coloni del Perù, sulle onde dell’eterno azzurro dell’oceano. Colpo di sitar elettrico, entra la voce angelica di Jon, si apre il cielo. Siamo fuori! Vicini alla meta, ancora un pochino, vado a sbirciare dietro l’angolo: dove diavolo è la meta? Perché sono qui? Siamo qui, qui ci sono la logica e il tempo. È la materia a cui cerchiamo, come cani rabbiosi, di saltare alla gola per smascherarla. Non è tutta un’illusione? Vale davvero la pena perdere tempo a cercare i perché e i percioè? Con la mente e di conseguenza con le vibrazioni siamo intrappolati in Total Mass Retain (seconda parte). Seasons Of Man (quarta parte) rivela la messa a fuoco costante di ogni individuo, che brama il trionfo finale assoluto del controllo totale su tutta la materia che lo circonda. Ma paradossalmente è proprio questo controllo ad allontanare l’uomo dalla sua meta. Il gran finale dell’epopea di oltre 18 minuti è inondato di luce piena. Se proseguiamo attraverso i versi, l’uomo finalmente guarda libero dalla cima della montagna verso la valle e osserva l’impotenza della sua forma rigida, che si autogenera attraverso la ‘mind drive’ di vivere la vita nel passato. Laggiù venerano i morti, li piangono, si danno la colpa l’un l’altro per qualcosa che è successo, seguono il principio dell’occhio per occhio, bandiere di stato insanguinate che si agitano e si agitano. Che pure passino accanto alla meta, ci sono già vicinissimi, ancora un pochino, eppure così lontani. I versi conclusivi di Seasons Of Man testimoniano la scoperta dell’amore sopra ogni cosa. L’ultimo giro di chi ha capito il proprio scopo è compiuto.

La seconda canzone, And You And I, è in realtà un brano di festa. A portartici dentro è la voce sentita e intensa di Jon Anderson, che con un intreccio discreto della delicata tavolozza di collage di colori del sound degli Yes dà al pezzo un’impronta speciale. Siberian Khatru. Un vero pezzo rock da sganciare, con un po’ di questo e un po’ di quello, costruito in modo del tutto personale, incisivo ma allo stesso tempo ornato con maestria da tutti gli ingredienti indispensabili degli Yes. Dall’intro hendrixiana (vero, Steve?), alla sua steel pedal guitar, al clavicembalo barocco di Wakeman, fino alla costante gioia di vivere di una sezione ritmica flessibile, che non si fa domande in anticipo, ma si gode rigorosamente il momento in cui si trova. Che chimica!

‘Close To The Edge’ irradia l’intelletto straordinario della band. Intelletto? Diavolo, non ho appena detto che gli Yes non pensano molto quando creano? Sono solo un medium sincero. Va beh, mettiamola così. La formula pensa il meno possibile e sii spontaneo con gli Yes ha funzionato in modo infallibile! Quando i piedi mettono radici e le mani toccano il sole. Il dominio assoluto di una spontaneità senza confini, e con essa della libertà nella creazione musicale, è il vero biglietto d’ingresso per l’unico mondo chiamato ‘Yesmondo’!

Formazione

Jon Anderson – voce
Chris Squire – basso e voce
Rick Wakeman – tastiere
Bill Bruford – batteria
Steve Howe – chitarra e voce

Produzione

Eddie Oford

Tracklist

1. Close To The Edge (18:50)
2. And You And I (10:09)
3. Siberian Khatru (8:57)

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