Tormato
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Yes
Etichetta: Atlantic Records
Uscita: 1978
Durata: 41:15
Voto: 2/5
‘Tormato’ è un album rimasto ancora oggi incomprensibilmente sottovalutato. Perché? Gli Yes hanno mollato i lunghi epos sognanti con cui fino ad allora avevano coccolato i fan e si sono concentrati soprattutto su pezzi più brevi, cioè canzoni con un capo e una coda. Il sound è completamente diverso, molto filtrato, a volte sembra passato con cura in una lavatrice. Si sente soprattutto negli esperimenti di Howe con suoni del tutto nuovi, che si staccano parecchio dal timbro di base a cui siamo abituati dalla sua Gibson ES 175. Il suono è rivoluzionariamente fresco e la cosa curiosa è che praticamente ogni pezzo ha una produzione completamente diversa.
L’album si apre con Future Times/Rejoice, con uno ‘snare drive’ che ti sbatte in faccia una vera marcia di truppe militari. Rick Wakeman non nasconde per niente il suo entusiasmo per le ultime conquiste dell’industria musicale nel campo dei sintetizzatori. Proprio Rick, con le sue idee fresche e il suo suono, ha in pratica anticipato dove sarebbe andata a parare la produzione pop rock della musica mainstream di quegli anni, dagli Human League ai Talking Heads. L’album contiene due pezzi di impatto, scorrevoli e costruiti su puri accordi rock, Don’t Kill The Whale e Release, Release, che si ricollegano direttamente al brano d’apertura del disco precedente, ‘Going For the One’ (1976), e alla sua title track. L’esatto opposto sonoro lo offrono gli Yes con Arriving UFO, con una parte centrale rimbalzante in cui ti ritrovi nel mezzo del fuoco incrociato tra le raffiche soliste di Wakeman e Howe. Steve, con il suo suono di chitarra ‘distorto’, a volte suona davvero in modo tale che ti viene da pensare che in questo pezzo ci fossero due tastieristi nella band. ‘Tormato’ è un album dinamico grazie al suo straordinario contrasto di stili e sonorità. Tra i pezzi più vivaci si inseriscono la delicata Madrigal, con un clavicembalo barocco, e Onward, una splendida ballad che porta un’atmosfera completamente diversa e smorza i momenti più altisonanti di Arriving UFO con una meravigliosa armonia vocale a più strati. Gli Yes sfiorano però appena la loro celebre era delle composizioni superlunghe con On The Silent Wings Of Freedom. Un attacco catartico della sezione ritmica bombarda l’ascoltatore di raffiche, il basso rimbomba a pieno volume e taglia in due il pezzo. Una parte di questo brano gli Yes la usano ancora oggi nei concerti, durante un intermezzo strumentale della sezione ritmica chiamato Whitefish. Curioso che gli Yes chiudano il pezzo in modo “tranciato” e proprio nel momento in cui ti stanno facendo godere di più le orecchie. Giusto quando ti viene voglia di altri dieci minuti, gli Yes, contro ogni tuo desiderio, ti sbattono fulminei e all’improvviso davanti al fatto che il disco è finito. Sono convinto che se On The Silent Wings Of Freedom fosse stata dilatata in un classico epos degli Yes, i critici avrebbero guardato all’album ‘Tormato’ con molta più indulgenza nelle loro recensioni.
‘Tormato’ non è per niente pane per le orecchie abituate a ‘Relayer’ (1974) o a ‘The Yes Album’ (1971). Stile e suono di ‘Tormato’ sono sì capovolti rispetto, per dire, a ‘Close To The Edge’ (1972), ma la differenza nel messaggio trasmesso tra i ‘get ups/get downs’ della title track di quel disco e i ‘rounds’ di Future Times/Rejoice è praticamente nulla. Il linguaggio ecologista della band è intessuto nel modo più impressionante dentro Don’t Kill The Whale, che nel testo ricorda davvero il discorso di un saggio capo indiano. Non si tratta solo di venerare gli animali, ma il grande spirito, il grande maestro in questo mondo materiale. Mentre gli indiani li abbiamo quasi sterminati, noi abbiamo dimenticato le saggezze che un tempo conoscevamo e rispettavamo. Uff, stavo quasi dimenticando le bonus track. Ti dico subito perché. Sono ben dieci, ma non meritano una menzione particolare. Il salto di qualità tra loro e i pezzi di ‘Tormato’ è enorme. Le bonus track sono per lo più pezzi più brevi, completamente privi di assoli, e raggiungono quel livello di base in cui metti l’idea su nastro giusto ‘tanto per’, per non dimenticare il motivo che ti era venuto in mente. Questi pezzi sono davvero interessanti per i fan veri, mentre tutti gli altri non si perdono assolutamente nulla. Molte volte si tratta di semplice rock’n’roll costruito di serie B, e la voce di Anderson col rock’n’roll non c’entra proprio niente, quindi questi pezzi sono molto difficili da ascoltare. Incredibile che a produrli sia stata la band che aveva sfornato ‘Tales From Topographic Oceans’. Una bonus track interessante è Countryside. L’ha scritta Steve Howe già nel 1970 e l’ha usata per la prima volta in versione strumentale sul suo album in studio ‘Turbulence’, col titolo Corkscrew. Una versione di questo pezzo con Steve che borbotta alla voce si trova sul suo album ‘Homebrew 2’ (2000), intitolata Resistence Day. Countryside è la versione ‘alla Yes’, che confrontando tutte le versioni mostra meglio di tutte che cosa significhi in realtà la voce di Anderson nella musica, perché rievoca ancora una volta quella famosa magia e quell’atmosfera tutta sua che rendono il mondo degli Yes così incantevole. Degna di nota tra le bonus è anche una versione primitiva di Does It Really Happen (‘Drama’, 1980), intitolata Everybody’s Song, con una chimica completamente diversa da quella che gli Yes offrono sul loro successivo album in studio. L’ultima bonus track ha un vero effetto balsamo per le orecchie, rispetto alla prevedibilità da copia e incolla di tutte le altre. Si tratta della versione strumentale orchestrale di Onward, che regala un ottimo momento di rilassamento. Ma in generale, senza queste bonus track in questa ristampa, davvero nessuno ci avrebbe rimesso.
‘Tormato’ è un disco spartiacque, che divide il periodo delle creazioni classiche degli Yes lungo i Settanta e si aggancia al decennio successivo, quando gli Yes si sono tuffati a capofitto nelle acque delle tendenze emergenti e hanno cominciato a incorporarle nel proprio corpo musicale. “Tormato” o “Tormentor”! Scegliete voi.
Formazione
Jon Anderson – voce
Chris Squire – basso e voce
Rick Wakeman – tastiere
Alan White – batteria
Steve Howe – chitarre
Produzione
Yes
Tracklist
1. Future Times/Rejoice (6:45)
2. Don’t Kill The Whale (4:56)
3. Madrigal (2:23)
4. Release, Release (5:47)
5. Arriving UFO (6:03)
6. Circus of Heaven (4:30)
7. Onward (4:02)
8. On The Silent Wings of Freedom (7:47)