Com’è nato Black Diamond! (2013)

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Autore: Rok Klemše
Foto: Aleš Podbrežnik

Luogo: Kino Šiška, Lubiana
Data dell’intervista: 07.05.2013

Estate 2005. Il duo di chitarristi Igor Manasijevič e Nejc Vidmar inizia a scrivere materiale originale e, già che c’è, dà un nome alla band appena nata: Black Diamond. Le enormi difficoltà nel cercare e reclutare altri membri non scalfiscono i due: Igor e Nejc continuano a sfornare pezzi senza sosta e li presentano al pubblico su MySpace verso il 2008. Già i primi demo dimostravano che questo gioiello di Novo mesto nascondeva il potenziale di una band heavy metal di prim’ordine. Non riuscendo a trovare i membri che servivano, in quel periodo i Black Diamond si sono appoggiati a musicisti “session”: tra gli altri hanno dato una mano Žanil Tataj Žak (Turbo, Mary Rose), che ha registrato le voci di qualche pezzo, e il batterista Robert Kovačič (Scaffold). L’attenzione l’hanno attirata, mentre Igor e Nejc continuavano a limare e lavorare la loro musica come un diamante, fino alla lucentezza perfetta. Che alla fine ha brillato in tutta la sua nerezza scintillante sul debutto Last Man Standing (la recensione la trovi QUI) e finalmente anche dal vivo, al “release party” del 16.5.2013 all’Orto bar di Lubiana (il report lo trovi QUI)! A guidarci nella storia della band e nei retroscena del debutto sono stati i due padri fondatori, Igor e Nejc, e a dire la sua è arrivato anche il “terzo membro dietro le quinte”, Samo Urbančič, che accompagna il duo fin dai primi passi.

RockLine: Ne avete fatta di strada, dalla nascita della band fino al debutto Last Man Standing. Gli inizi risalgono al 2005, i primi demo li avete messi su MySpace nel 2008. Un bel po’ di tempo, considerando anche i problemi nel trovare i membri. Come avete fatto a tenere duro così a lungo e, per giunta, a fare musica rigorosamente originale fin dall’inizio?
Nejc: Tenere duro non è stato nemmeno difficile, tanto altro non sappiamo fare (risate). Sapevamo che quello che facevamo aveva del potenziale e non avevamo alternative: dovevamo andare avanti. Sapevamo che una volta registrato il disco si sarebbe stabilizzata anche la squadra con cui andare avanti.

RockLine: La tenacia l’avete dimostrata di sicuro, ma ci sono mai stati momenti in cui avete pensato di mollare tutto?
Nejc: No, assolutamente mai.

RockLine: Samo, tu aiuti Igor e Nejc fin dall’inizio con la creazione dei pezzi, ma soprattutto con registrazione, produzione e così via?
Samo: Sì, è vero, collaboro con loro fin dall’inizio, quando erano ancora soli contro tutti e io credevo in loro. Già le bozze dei pezzi, le idee, mi sembravano così buone che li ho sostenuti in tutto. Li ho aiutati con i microfoni e, quando avevo ancora lo studio, hanno registrato da me i primi demo. All’inizio ho spiegato loro anche come usare certi programmi, di cui ormai sono diventati esperti. Ho creduto in loro fin dal principio e sono rimasto al loro fianco anche durante la lunga ricerca di membri. Che ce l’abbiano fatta è davvero una piccola sorpresa, anche se non c’è poi da stupirsi, perché sono entrambi testardi e grandi perfezionisti. Hanno una vasta cultura musicale e hanno lavorato in modo sistematico, mirato e con calma.
Nejc: Hai dimenticato che ci hai aiutato anche regalandoci un pezzo.

RockLine: Tears In Eyes, che hai cantato anche sul disco.
Samo: Sì, è vero. In realtà è stato il primo demo. Secondo me questo e tutti gli altri pezzi adesso sono a un livello molto più alto, perché sono maturati, i ragazzi hanno affrontato tutto in modo molto professionale, a partire dagli strumenti. Per Tears In Eyes i ragazzi hanno detto che la mia voce ci stava bene, e devo dire che già come demo il pezzo girava su una radio internet finlandese.
Nejc: Sul sito per la lotta contro la pedopornografia e gli abusi sui minori.
Samo: Il pezzo era ancora un demo grezzo. A quanto pare però aveva qualcosa, un messaggio, per cui l’hanno notato.

RockLine: Tra il demo di questo pezzo e la versione finale sul disco, però, c’è una differenza: ci avete aggiunto una voce femminile.
Nejc: Esatto, e la versione che c’è ora sul disco ha anche un assolo in più.

RockLine: Com’è venuta fuori questa idea? Il pezzo ha una specie di forma da dialogo.
Igor: Già la storia in sé parla di abuso, ed è proprio la voce femminile a rappresentare la ragazza abusata »dall’altra parte della strada.« In pratica abbiamo cercato di immedesimarci in questa storia.

RockLine: E la collaborazione con la cantante Sandra Tomovič (ex-Moveknowledgement)?
Samo: È un’amica di vecchia data, sia nella musica che fuori. Volevamo alzare il feeling da ballad del pezzo. Durante la registrazione abbiamo provato un sacco di cose, che alla fine abbiamo messo insieme, e una di queste era proprio la voce femminile. È venuto fuori che era stata una scelta azzeccatissima e giusta, perché il pezzo ne esce potenziato. Già in studio è stato fantastico: quando Sandra ha iniziato a cantare, io e Igor ci siamo guardati e basta (risate). All’inizio io, in effetti, temevo un po’ che il timbro della mia voce non si sposasse con il suo.
Igor: Io no, perché già al primo provino ho fatto sentire la sua voce insieme a quella di Samo e ho visto che era una combinazione vincente. Poi è andato tutto liscio, lei ha studiato il pezzo e l’abbiamo registrato in fretta. Ed è una voce collaudata, è una cantante eccellente. Per il resto canta musica solista con requisiti tecnici altissimi, quindi sapevo che non ci sarebbero stati grossi problemi.
Samo: La sua voce ha alzato ancora di più lo spettro del pezzo, gli ha dato un’atmosfera, ed è cantato proprio così. Io di solito sono più un cantante rock e a volte facevo fatica a seguire le richieste di Igor, tra terzine, salite e discese. A volte doveva spiegarmi tutto per filo e per segno. Il pezzo ha così un’atmosfera in continua crescita ed è cantato in modo da rendere prima di tutto il messaggio della canzone.
Igor: È molto realistico e punta il dito su qualcosa davanti a cui la gente chiude gli occhi, o che fa fatica ad ammettere: gli abusi succedono davvero, e succedono nelle nostre case.

RockLine: Già i pezzi in versione demo erano stati registrati con una squadra di peso: Žak ha cantato uno dei primi brani, Robi ha suonato la batteria su Opus. Com’è nata in realtà questa collaborazione?
Igor: Žak l’ha proposto Nejc.
Nejc: Tempo fa avevo comprato un cd dei Turbo…

RockLine: The Power of Metal o A Glimpse of Home?
Nejc: A Glimpse of Home, che già da ragazzino per me era un lavoro fenomenale. All’inizio pensavamo che anche gli altri pezzi li avrebbe cantati Simon Jovanovič, ma non aveva tempo, quindi abbiamo chiamato Žak.
Igor: Il primo pezzo è stato Tears In Eyes, che ora è l’ultimo del disco, perché non volevamo mescolare i brani: i primi otto li canta Žak, poi Simon e alla fine Samo e Sandra. Dopo Tears In Eyes è arrivato Mastermind, cantato da Simon, ex cantante dei Prospect. All’epoca volevamo collaborare ancora con lui, ma per altri impegni non ci è stato possibile. Ho contattato Žak, ci siamo accordati che registrasse un pezzo e ci ha già fatti secchi. Eravamo entusiasti e poi è una persona fantastica, quindi ci siamo detti: perché non collaborare ancora con lui?

RockLine: Quand’è arrivato il momento in cui avete detto che i demo già messi su MySpace bastavano ed era ora di un vero disco in studio?
Igor: È vero, i demo erano usciti, ma restava il problema della formazione: non avevamo membri per presentare il materiale dal vivo. Così abbiamo preferito finire questo disco, sfruttare quel tempo e nel frattempo cercare gli altri membri. A fine 2011 ci siamo sentiti per la prima volta con Simon e ci siamo accordati per iniziare a registrare. A metà gennaio 2012 abbiamo cominciato con il primo pezzo e poi avanti. All’inizio si è inceppato parecchio, perché ognuno tirava dalla propria parte, ognuno voleva realizzare la sua visione. Simon aveva il suo modo di lavorare, che rispettavamo, ma gli abbiamo anche fatto capire che saremmo rimasti sulle nostre posizioni. Ci sono stati un po’ di intoppi, ma litigi mai. Simon è un nostro buon amico, che rispettiamo. Col tempo ha anche capito cosa volevamo dal suono, e ci siamo accordati che gli avremmo dato qualche riferimento di band e dischi con il suono che cercavamo. Così ha cominciato piano piano ad aprirsi. All’inizio andavamo nel suo studio di Lubiana e c’erano troppe nostre richieste, tanto che quasi non si capiva più chi fosse il produttore e chi la band. Lì forse abbiamo davvero esagerato, ma abbiamo spiegato a Simon che non avevamo cattive intenzioni, volevamo solo quello che sentivamo. Avevamo una visione chiara del suono che volevamo, delle cose su cui avremmo insistito e su cui non avremmo mollato. Ha visto che non volevamo screditarlo, ma trovare un compromesso con cui fossimo tutti contenti. Una volta messo a punto il suono, abbiamo deciso di non andare più nel suo studio: avrebbe mixato da solo e ci avrebbe mandato le tracce, che noi approvavamo e poi ammortizzavamo, regolando i volumi e così via. All’inizio di agosto ci siamo finalmente avvicinati piano piano alla conclusione.

RockLine: Quali band avete dato a Simon come riferimento?
Igor: Di sicuro il Black Album dei Metallica, che per me personalmente è la cosa più bella in assoluto in fatto di produzione, ancora oggi. E poi anche gli Iron Maiden, ovviamente.

RockLine: Ed è proprio quello che si sente sul disco.
Igor: Sì, è vero, sono le nostre influenze. È quello a cui io e Nejc abbiamo puntato per tutti questi anni.

RockLine: Il mastering del disco l’avete fatto all’estero, in Finlandia, da Mikka Jusila. Come siete arrivati a questa collaborazione e perché avete scelto proprio lui?
Nejc: Abbiamo pesato a lungo a quale studio mandare l’album per il mastering. Fin dall’inizio sapevamo di volere uno studio migliore, che in Slovenia purtroppo non ci sono. Mikka costava parecchio poco, ha fatto un sacco di dischi di mio gusto e per questo era la scelta giusta.
Igor: Se guardiamo al rapporto qualità-prezzo, anche da questo punto di vista abbiamo scelto bene. Il prezzo era buono, previsto sotto i 1000 EUR, che per un mastering di qualità mondiale è davvero conveniente. Alla fine, per via delle nostre richieste, il prezzo è un po’ salito (risate). Resta comunque accettabile rispetto a quello che abbiamo ottenuto. Inoltre da noi il prezzo non è mai stato un fattore capace di bloccare qualcosa che ci eravamo messi in testa. E la visione ce l’avevamo di sicuro. Quando registravamo i primi demo non avevamo idea di cosa stessimo facendo e stavamo praticamente imparando a registrare. Il senso musicale però ce l’avevamo già ben sviluppato, e ci ha aiutato anche dopo. Se sei un musicista, soprattutto se è la tua musica, conosci ogni finezza, ogni dettaglio, ed è sicuramente un grande vantaggio. Ci mancavano invece le conoscenze sulla produzione e sulla registrazione in sé. Durante il lavoro abbiamo imparato un sacco e per questo abbiamo avuto voce in capitolo anche sul mix finale: onestamente va detto che siamo di fatto i co-produttori del disco. Credo che per qualcuno siamo stati anche »pain in the ass« (risate), ma penso comunque che oggi tutti sappiano cosa volevamo e perché è andata così. Credo che fossimo già così sicuri di noi perché prima ci eravamo occupati da soli di produzione per quattro, cinque anni, magari a livello più amatoriale, ma con un orecchio e una visione già ben sviluppati. Per questo ci siamo »permessi« di metterci in mezzo nel lavoro del produttore, anche se il produttore principale resta lui, ed è giusto così. Senza di lui questo prodotto finale ovviamente non ci sarebbe.
Samo: Alla fine, in chiusura, si trattava di ritocchi davvero minimi, che però hanno completato il quadro. Sono dettagli che per l’ascoltatore magari non contano, ma per l’insieme finito eccome. Quindi non sono stati dei »pain in the ass« come dicono.
Igor: A dirla tutta, lo siamo stati, ma con un obiettivo chiaro. Soprattutto perché, se all’inizio non hai una registrazione di alta qualità, dopo, in produzione e post-produzione, è molto difficile, se non quasi impossibile, compensare. È stato proprio questo il nostro grosso problema, perché le nostre prime registrazioni non erano di alta qualità, soprattutto per l’attrezzatura inadeguata. Anche dopo il mastering abbiamo continuato a lavorare: alla fine abbiamo restaurato le »tracce«, è stata proprio l’ultimissima fase di »lucidatura.« Mikka ci aveva infatti già detto che al mastering di solito gli arrivano registrazioni di qualità incomparabilmente più alta. Da lui registrano band di livello mondiale, che consegnano registrazioni di qualità top. Per questo abbiamo deciso di »lucidare« tutto alla fine, togliendo i rumorini e roba simile. Prima della stampa Simon ha ricevuto tutto per un’ultima occhiata e l’ha approvato. Non abbiamo lasciato niente al caso e penso che possiamo essere più che soddisfatti del risultato.

RockLine: Come descrivereste voi il materiale in sé e come nasce? Già quando uscivate coi singoli demo mi sembrava che a ogni pezzo si notasse un grosso passo avanti, e anche i pezzi che sentiamo adesso sono parecchio impegnativi, complessi. Quando scrivete partite da un riff o vi avvicinate alla scrittura in un altro modo?
Igor:
Sì, per lo più la base da cui si costruisce è un riff.
Nejc: A volte anche una melodia vocale. Ma non partiamo mai dal testo. Un riff o una melodia vocale, poi peschiamo dal repertorio di riff che abbiamo già e mettiamo insieme qualcosa. Non badiamo alla durata dei pezzi.
Igor: Non volevamo farci condizionare da trend commerciali sulla lunghezza, tipo quanto può durare un pezzo per finire in radio. Volevamo sfruttare tutto quello che potevamo sfruttare. Sappiamo di suonare un genere che in radio non trova spesso il suo posto, quindi perché non darci dentro e fare come vogliamo? Io e Nejc pensiamo che i pezzi durino esattamente quanto devono per essere i migliori possibili. Anche come stile non so se in Slovenia ci sia una band con cui possiamo paragonarci del tutto, abbiamo un nostro stile personale. Forse il disco è un po’ concettuale, ci sono parecchie chitarre classiche e acustiche, su Edge of Sanity compare anche un violino. In Dreams of Tomorrow c’è un coro di ragazze, otto ragazze che hanno cantato dal vivo tutte insieme in uno, due microfoni, e la registrazione è stata davvero grandiosa. Ci piaceva sperimentare e penso che abbiamo sfruttato benissimo le condizioni in cui abbiamo lavorato.

RockLine: Viene facile avere l’impressione che i pezzi siano parecchio progressive, con strutture complesse, soprattutto ad esempio Dreams of Tomorrow con due ritornelli diversi.
Igor: Io direi che come arrangiamenti la musica è davvero progressive, ma l’idea del riff in sé è completamente heavy metal. Entrambi veniamo dall’heavy metal e dal rock, quindi direi che alla base suoniamo heavy metal classico, accompagnato a tratti da elementi di progressive e rock. Nei pezzi si trovano di sicuro diverse influenze, che variano parecchio. La domanda interessante è fin dove può portare la musica, che secondo me non ha confini. Per questo, se mi chiedi com’è il secondo disco, ti rispondo che non ne ho idea. Lo vedremo quando saremo a quel punto della registrazione del nuovo disco e vedremo cosa sentiremo in quel momento.

RockLine: Un lato interessante dei pezzi, che personalmente trovo affascinante, è come i testi combaciano con la musica, tanto più che i testi sono nati separatamente.
Igor: Sì, i testi sono sempre nati nella fase finale, mentre le linee vocali erano già state modellate prima. La maggior parte dei pezzi è nata da un riff, poi struttura, arrangiamento, altri strumenti, melodia vocale e alla fine il testo. L’eccezione è The Thing That Couldn’t Die, dove il pezzo è nato dalla melodia vocale, e solo dopo sono arrivati la base di riff e tutto il resto. In fondo fanno così la maggior parte delle band, come i già citati Metallica, che scrivono così da trent’anni. In realtà non abbiamo mai creato i pezzi in modo strettamente congiunto. Di solito uno di noi due portava un riff e poi lavoravamo insieme soprattutto sull’arrangiamento.
Samo: Hanno sempre lavorato in modo che testo e musica respirino insieme, che la storia funzioni. Che l’ascoltatore, ascoltando l’album, senta e percepisca lo spazio e quello che la band vuole dire. In tutti i pezzi sono davvero riusciti a fondere testo e musica.
Igor: Non è facile centrare insieme la sfera musicale e il messaggio. The Edge od Sanity è un pezzo in cui questo si sente in modo evidente: la cupezza della melodia e allo stesso tempo il messaggio del testo.

RockLine: E Black Diamond, con il doppio ruolo padre-figlio. Del resto i testi trattano temi cupi, reali, e portano un messaggio più profondo.
Igor: Purtroppo l’abbiamo sentita così e qui non ci possiamo fare niente (risate).

RockLine: Avete toccato temi come la guerra con Opus 91-96, la follia con Edge of Sanity e l’abuso con Tears In Eyes. Temi pesanti, che ti sfiniscono un po’.
Nejc: Vero, ma qual è l’alternativa? Puoi cantare di donne che non sei riuscito a rimorchiare, puoi cantare di draghi e cavalieri, oppure puoi cantare delle cose che vedi intorno a te. Come genere questa musica non è fatta per cantare di temi astratti, e così non ti resta più nessun altro argomento.

RockLine: Forse anche l’ascoltatore si immedesima più facilmente in questi temi e per questo la musica funziona meglio?
Nejc: Sì, quando facevamo i testi li scrivevamo in modo che un numero più grande di persone potesse immedesimarsi e trovarci la propria esperienza.
Igor: Esatto, nell’heavy metal non puoi cantare di fiorellini e di quanto sia tutto bello e bellissimo. È musica ribelle, quindi volevamo essere il più concreti possibile, magari a volte anche pungenti e cinici, ma abbiamo detto quello che è vero, perché non abbiamo peli sulla lingua. Il pezzo Black Diamond in realtà ha anticipato quello che succede oggi in Slovenia, con la gente che scende in piazza e ne ha abbastanza di tutto. Abbiamo scritto quello che vedevamo succedere piano piano e che aveva cominciato a ribollire. Qui non si tratta di nessuno schieramento politico, ma semplicemente del fatto che la gente vuole un futuro migliore. Purtroppo è arrivata proprio quella forma di capitalismo che temevamo di più. (A questo punto si accende un dibattito infuocato di dieci minuti sugli eventi politico-sociali d’attualità, nota dell’autore).

RockLine: Per anni avete cercato i membri giusti per i Black Diamond, e ora finalmente ce l’avete fatta a completare la formazione.
Igor: Esatto, la formazione live è completa, Žak ha deciso di unirsi alla band come membro fisso, ed è iniziata anche la collaborazione con il batterista Klemen Markelj. Che status avrà lo vedremo, soprattutto la decisione se diventare membro fisso spetta a lui. È una persona di grande qualità e saremo molto contenti del suo contributo. Al basso si sta unendo a noi Urban Medič.
Nejc: In questo caso sarà sicuramente anche molto più facile registrare un nuovo disco, perché ognuno potrà concentrarsi sul suo lavoro.

RockLine: E per finire. Visto che Last Man Standing è una specie di sezione trasversale del vostro lavoro finora, magari state già creando materiale per il seguito, per il secondo disco?
Igor: Per ora abbiamo detto che non ci occuperemo di questo, anche se abbiamo già pronti parecchi arrangiamenti grezzi. Di sicuro però di arrangiamenti con riff di base e melodie vocali ce n’è per due dischi, parliamo di una ventina di pezzi.
Nejc: Non sono ancora canzoni finite, perché mancano ancora le melodie e il resto. Però è sicuramente un buon inizio, perché è molto più facile continuare partendo da un buon riff di base.
Igor: Esatto, perché la cosa che richiede più tempo è sempre l’arrangiamento della musica.
Samo: In questa fase la cosa più importante è che questo disco venga promosso. Anche se i ragazzi hanno già un sacco di materiale per il futuro, quello può aspettare: l’importante è promuovere questo disco con i concerti e presentarlo a un pubblico più ampio. È la fine di un periodo, ma solo l’inizio di un altro.
Igor: Abbiamo deciso che per un po’ di sicuro non ci occuperemo di fare musica, ma ci concentreremo su come promuovere il disco al meglio. Se è un progetto serio, ti serve almeno un anno, due, per una promozione davvero consistente: i Metallica hanno promosso il Black Album in giro per il mondo per ben quattro anni! E a quanto pare, a giudicare dalle reazioni, per il disco c’è interesse e ci sono reazioni positive anche dall’estero, e questo ci rende molto felici.

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