Contact – Live in Munich
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Saga
Etichetta: Inside Out Records
Uscita: year
Voto: 5/5
Nel 2007 i leggendari art rocker canadesi Saga hanno vissuto due svolte importanti della loro lunga carriera. Con il nuovo album “10,000 Days” e un’ampia tournée europea hanno festeggiato il trentesimo anniversario di attività e, allo stesso tempo, hanno salutato il cantante e cofondatore Michael Sadler, che ha deciso di dedicarsi di più alla famiglia e al figlio appena nato dopo la (temporanea?) fine del suo percorso musicale. “Contact – Live in Munich” ha una forte carica simbolica, perché contiene l’ultimo concerto di Michael come membro della band. Il concerto sold out a Monaco di Baviera si è rivelato un evento grandioso e musicalmente emozionante, sia per i membri della band sia per un pubblico in estasi, in mezzo al quale c’era anche la parte fondatrice della squadra di RockLine (il reportage lo trovi qui).
La prima parte di questo DVD live contiene l’intera esibizione di addio e di anniversario a Monaco di Baviera, di cui mi azzardo a dire che è stata sicuramente una delle migliori nella storia della band. Dal punto di vista emotivo, probabilmente anche i singoli membri la metterebbero ai vertici delle loro esperienze on stage. Guardando il filmato non posso fare a meno di ammettere che mi travolgono ogni volta sensazioni straordinarie, attraverso le quali rivivo di nuovo quella serata indimenticabile.
I leggendari canadesi quella sera ci hanno dato dentro al massimo e hanno preparato un bel mucchio di sorprese, piccole e grandi. La prima arriva già in apertura, che parte con l’interpretazione in solitaria di Michael del ritornello principale di “Always There”. Così hanno chiarito subito che non sarebbe stato affatto un normale concerto dei Saga, ma una serata carica di un’atmosfera speciale e di una magia indimenticabile. Dopo questo breve riscaldamento, piuttosto tranquillo, partono con un’ottima versione di “Interview”, dal loro album di maggior successo “Worlds Apart” (1981). Da quel disco, come previsto, hanno suonato anche più brani in assoluto durante la serata.
Sadler per tutta l’esibizione, da un pezzo all’altro, conferma il suo incredibile carisma sul palco, del tutto paragonabile a quello dei migliori frontman della storia del rock progressivo, come Peter Gabriel, Peter Hammill e Ian Anderson. Il tipo, nonostante l’età rispettabile, è in splendida forma fisica e vocale. La sua voce è a livelli altissimi per tutto il concerto. Certe interpretazioni gli riescono addirittura meglio delle versioni in studio. Tra un pezzo e l’altro la voce non gli trema nemmeno un po’, quindi non c’è nulla che faccia pensare che sia la sua ultima esibizione con la band e che dentro di lui si accalchino tante emozioni malinconiche. Ha dato più del cento per cento dell’energia. In compenso, i suoi interventi tra una canzone e l’altra erano pieni di emozioni e di infiniti ringraziamenti al pubblico, che ha respirato all’unisono con lui e la sua band.
I Saga hanno bilanciato benissimo la scaletta tra i pezzi più vecchi dei loro album classici, qualche sorpresa fuori dall’ordinario e brani più recenti. Questi ultimi sono rappresentati per la prima volta da un’ottima versione di “As Far As I’ll Go”, che si trova su “Trust” (2006). Il primo picco del concerto arriva con il classico “You’re Not Alone” (dal leggendario album “Images At Twilight”, 1979), dove il pubblico canta tutti i ritornelli. Avrebbe potuto cantare facilmente anche l’intero testo, se Michael per caso l’avesse invitato a farlo. La maggior parte della gente, infatti, sapeva a memoria tutti i testi, il che la dice lunga sulla loro immensa devozione. Ovviamente vanno citati anche i contributi degli altri membri della formazione, anche se quella era la serata di Michael. Il chitarrista Ian Crichton, da molti anni uno dei migliori chitarristi del rock progressivo, ancora una volta toglie il fiato con tanti passaggi di chitarra a dita veloci e assoli originali. Purtroppo anche lui, nonostante le smorfie energiche costanti e il fatto che dopo tanto tempo si sia lasciato ricrescere i capelli lunghi, è stato raggiunto dagli anni, e ormai cresce solo in larghezza. Così somiglia sempre di più a Meat Loaf.
Una delle particolarità dei Saga da sempre è che alle tastiere si alternano di tanto in tanto due, a volte addirittura tre membri della band, creando grandiose cortine sinfoniche multi-armoniche. Al tastierista Jim Gilmour, sempre rilassatissimo e simpatico, con cui prima del concerto abbiamo fatto anche un’intervista davvero pittoresca, ogni tanto fanno compagnia dietro ai tasti anche Sadler e il saltellante bassista e produttore Jim Crichton, che si può tranquillamente eleggere a buontempone ufficiale della band. Quando durante lo show non “balla” sul palco, si diverte con il suo mini moog, soprattutto nei momenti in cui Sadler si affianca a Gilmour alle tastiere.
Dopo “I’m OK” da “Trust” arrivano due pezzi dall’album attuale “10,000 Days”: “Can’t You See Me Now?” e “Book Of Lies”. Entrambi scatenano quasi lo stesso entusiasmo dei loro classici di una vita. Il primo dei due introduce l’eccellente “Pefekcionist”, dall’omonimo album d’esordio. Prima di suonarlo, il bassista Jim Crichton, sempre pronto allo scherzo, tira fuori uno sketch spassoso: mentre Michael si è seduto un attimo su una sedia per riprendere fiato, gli mette in mano una corona. Così, alla maniera dell’immortale Freddie Mercury, lo incorona re della serata. Lui non riusciva a capacitarsi di questa buffonata inaspettata e, dopo averla tirata per le lunghe, su richiesta del pubblico se l’è infilata in testa per qualche secondo. Evidentemente non si è mai visto nel ruolo del re, e non c’è da stupirsi. In compenso si è calato molto meglio nel ruolo del perfezionista. Insieme alla sua band regala un’altra interpretazione fortemente emotiva del classico citato sopra e con essa manda di nuovo il pubblico in delirio collettivo.
La postazione alla batteria per quella sera era occupata da una faccia non proprio familiare. Negli ultimi anni i Saga non hanno proprio avuto fortuna con i batteristi. Dopo l’addio del veterano Steve Negus, il suo posto è stato preso per poco tempo dall’americano Christian Simpson (che ha suonato solo su “Network”, 2004). Per una malattia, dopo appena un anno ha dovuto cedere il posto a Brian Doerner (ex-Helix). Ma anche lo sfortunato Doerner, per un ictus, all’inizio del tour ha dovuto sottoporsi a un’operazione delicata. Per un po’ lo ha sostituito il batterista originale Steve Negus, che secondo me è quello che si sposa meglio con il suono della band, e poi il posto di Doerner nei concerti è passato a Chris Sutherland. Lui è famoso per i suoi colpi massicci, come il pubblico ha potuto constatare anche durante il suo assolo.
Dopo la fine dell’assolo, Sutherland passa a un crescendo ritmico lento che porta all’esecuzione del successo romantico “The Flyer” (Heads Or Tales, 1983), una delle sorprese più piacevoli della serata. Anche qui il pubblico, nei ritornelli, sostituisce in modo più che convincente l’apporto di Michael. Jim Gilmour, del resto, nell’intervista aveva già accennato che lo show avrebbe contenuto anche qualche sorpresa, di quelle che di solito non finiscono in scaletta. Tra queste sicuramente si possono mettere anche le due ottime versioni di brani da “The Security Of Illusion” (1993): “Mind Over Matter” (insieme all’introduzione registrata “Entracte”) e “The Security Of Illusion”. Quest’ultima Michael la canta da solo, cioè senza accompagnamento. Nei ritornelli lo aiuta di nuovo il pubblico in visibilio.
Poi arriva il momento di una versione speciale di “Time’s Up”, suonata in chiave acustica. Qui Michael viene aiutato in modo intensissimo da Ian alla chitarra acustica e dal signor Gilmour al piano elettrico. L’entusiasmo del pubblico fa appena in tempo a calmarsi che al centro della scena finisce lo scoppiettante tastierista di origine scozzese. È infatti il turno della ballata emotiva “Scratching The Surfcace”, una delle poche canzoni dei Saga con Jim come voce principale. Una delle sorprese più grosse della serata, anche se l’avevano suonata già nel tour precedente, è anche “We’ve Been Here Before” da “Wildest Dreams” (1987). A quel disco, per la sua natura prevalentemente pop rock, non tornano proprio spesso. Dopo “On The Air”, uno dei brani migliori di “Network”, è di nuovo il momento di due classici. Già nelle prime battute della drammatica “On The Loose” il pubblico impazzisce di nuovo dall’entusiasmo. Subito dopo si ricordano anche del mitico album “Silent Knight” (1980) e suonano l’indimenticabile “Careful Where You Step”.
Durante la sentitissima interpretazione di “10.000 Days”, la ballata che dà il titolo all’album attuale, dove Ian riprende in mano la chitarra acustica, la band distribuisce al pubblico dei fiammiferi. Nel momento in cui si accendono le prime fiammelle, la magia del concerto nella sala prende un battito ancora più forte. Anche perché il brano è dedicato alla durata della permanenza di Michael nella band. Con questo la parte principale del concerto si avvicina alla fine. Per questo momento cruciale tirano fuori un altro classico antichissimo, “Wind Him Up”. La storia di un giocatore d’azzardo dipendente fa arroventare del tutto l’aria già bella calda nella sala. Finita la parte principale dello show, sul palco arrivano i tecnici, vari amici dei membri della band e i familiari, tra cui anche la moglie di Michael, in stato di gravidanza avanzata. Al cantante, profondamente commosso, consegnano mazzi di fiori, con i quali la band poi riempie la base della batteria di Chris.
Prima del bis, che non si fa attendere a lungo, al pubblico vengono distribuiti due grandi fogli su cui sta scritto “Michael” e “bye”. Nel momento in cui tornano con il primo bis, il classico “Humble Stance” dal loro album d’esordio, la sala impazzisce di nuovo del tutto. Michael a questo punto non riesce più a trattenere le emozioni, perché la scena di tutta la sala che lo saluta con dei messaggi scritti è profondamente toccante anche per gli altri membri della band. Mi azzarderei a dire che a stento tratteneva le lacrime. Subito dopo si toglie dall’imbarazzo mettendosi a tracolla il basso, lo stesso che aveva suonato nella versione in studio di questo classico. Che concerto dei Saga sarebbe, se per il gran finale non ci fosse anche il classico “Don’t Be Late”? Lo capisce prima di suonarlo anche Sadler, che qui passa di nuovo con trasporto dal basso alle tastiere, e fino alla fine si sono scatenati anche i due fratelli Crichton. Con “Don’t Be Late” finisce il primo bis. Dopo ovazioni scroscianti la band si inchina al pubblico ed esce dal palco.
Il pubblico fedele viene premiato con un ultimo bis della serata, l’indimenticabile classico “What It’s Gonna Be?”, suonato per la prima e ultima volta in tutto il tour, apposta solo per il pubblico della Muffathalle. Questo ultimo bis lo suonano senza alcuna introduzione e anche il saluto finale lo sbrigano il più in fretta possibile. Il pubblico, anche dopo che sono usciti dal palco, ovviamente cerca di strappare ancora qualche bis, tanto è grande il suo entusiasmo. Anch’io ero, e lo sono ancora oggi, soprattutto dopo aver rinfrescato i ricordi che questo monumentale DVD ha riportato a galla, completamente travolto dall’intera esecuzione della scaletta, dall’incredibile affiatamento della band e dall’atmosfera folle che pervadeva la sala dal palco fino al bancone del bar. Anche per quanto riguarda l’audio è stato un concerto di soli superlativi. A parte l’inizio, dove le tastiere si sentono un po’ peggio, i Saga dimostrano un vero perfezionismo sonoro. I movimenti di camera e le luci sono eccellenti e catturano in modo nitido ogni movimento del protagonista della serata e dei suoi compagni d’arme.
Sul secondo disco ci sono alcuni gustosi bonus per tutti i fan di lunga data della band: due brevi interviste a Jim Gilmour e Ian Crichton, un filmato televisivo di alcuni pezzi del concerto di Mannheim e una galleria fotografica del tour e del concerto d’addio.
“Contact” è un monumentale documento live con cui avrò sempre un rapporto tutto particolare. Ogni vero fan della band, ovviamente, non resterà senza, e di sicuro vorrà anche la versione audio. Il concerto d’addio di Sadler resta senza dubbio uno degli eventi live più commoventi e importanti nella storia del rock progressivo. Michael ha salutato nel modo ideale e, nonostante il suo addio non sia stato triste, nel futuro della band mi mancherà di sicuro. Anche se il successore di Sadler, Rob Moratti (ex-Final Frontier), con il suo stile vocale fa ben sperare per il futuro, ogni prossimo incontro dal vivo con i leggendari canadesi non sarà più nemmeno lontanamente lo stesso.
Formazione
Michael Sadler – voce, tastiere, basso
Jim Critchon – basso, tastiere
Ian Critchon – chitarra
Jim Gilmour – tastiere, voce
Chris Sutherland – batteria
Produzione
Jim Crichton
Tracklist
DVD1:
01. The Interview (live)
02. That’s As Far As I’ll Go (live)
03. You’re Not Alone (live)
04. I’m OK (live)
05. Can’t You See Me Now (live)
06. Book Of Lies (live)
07. The Perfectionist (live)
08. Drum Solo (live)
09. The Flyer (live)
10. Mind Over Matter (live)
11. The Security Of Illusion (live)
12. Time’s Up (live)
13. Piano Solo (live)
14. Scratching The Surface (live)
15. We’ve Been Here Before (live)
16. On The Air (live)
17. On The Loose (live)
18. Careful Where You Step (live)
19. 10,000 Days (live)
20. Wind Him Up (live)
21. Humble Stance (live)
22. Don’t Be Late (live)
23. What’s It Gonna Be? (live)
DVD2:
01. Documentary
02. Underground TV Live in Mannheim
03. Photo gallery