Contagious

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Arena
Etichetta: Verglas Records
Uscita: 2003
Durata: 21:09
Voto: 3.5/5

I titani inglesi del neo-prog Arena nel 2003 hanno preso alla lettera il vecchio detto ‘batti il ferro finché è caldo’ e hanno sfruttato al massimo l’interesse di tanti appassionati di rock progressivo per il loro ultimo album in studio. »Contagious« è stato il primo dei due EP promozionali usciti a corredo di »Contagion« (2003). Dentro ci sono quattro pezzi che non hanno trovato posto in quel capolavoro concettuale, anche se per stile e atmosfera ci stanno alla grande. Per questioni di spazio, queste composizioni (tra cui non c’è un solo episodio debole) hanno avuto la sorte ‘beffarda’ di restare sconosciute a molti fan, e solo perché la band non voleva pubblicare »Contagion« come doppio album.

Lo strumentale d’impatto »Vanishing Act«, che su »Contagion« avrebbe dovuto seguire »Painted Man«, ha un assolo ‘piangente’ di slide guitar firmato John Mitchell, finché, sull’onda di texture di sintetizzatori tinte di elettronica e di frasi chitarristiche condite di metal, non sfocia in una sezione ambient decisamente drammatica. Il momento migliore di »Contagious« è il postapocalittico »I Spy«, pensato fin dall’inizio per seguire »Vanishing Act« nella scaletta di »Contagion«. Nella parte iniziale ci sono sottili arrangiamenti orchestrali, poi la band, mentre scorrono armonie di tastiere e chitarre, costruisce con gusto la melodia centrale. La prova vocale di Rob Sowden, grazie a un’emotività eccezionale, è di altissimo livello come ci si aspettava, e anche da questo punto di vista si tratta di una delle composizioni più profonde dell’era »Contagion«.

La title track, strumentale, concepita in origine come erede di »On the Box«, tra drammatici suoni di sirene della polizia, improvvisazioni intelligenti, armonie corali simulate al synth e un’atmosfera cupa dall’inizio alla fine, è un vero pasto per le orecchie. »The Hour Glass«, che in origine doveva stare dopo »Mea Culpa«, è una ballata a impronta acustica con tanti ornamenti sinfonici e una carica insolitamente positiva, dove la voce di Sowden è sostenuta con efficacia anche da Mitchell e dal mago delle tastiere Clive Nolan. Il remix in chiave elettronica del classico di »Contagion« »Witch Hunt«, con il suo dance beat, suona come una pessima barzelletta, ma resta comunque meglio dell’inquietante remix di »Salamander« dall’EP »Contagiium«.

Il resto delle chicche di »Contagious« sta nella sezione multimediale, che tra le altre cose include un video live di »Skin Game«, due versioni speciali di brani con Mitchell come cantante principale, foto live della band e i testi dei quattro pezzi citati. Per questi extra multimediali probabilmente nessuno si straccerebbe le vesti se la band se li fosse dimenticati sul disco, mentre i quattro brani offrono un bello sguardo su dove si trovassero gli Arena, artisticamente, in quel periodo e su come l’ottimo »Contagion« sarebbe suonato in una veste ancora più ‘completa’.

Ogni fan degli Arena che, ascoltando il capolavoro »Contagion«, ha vissuto la rivelazione postapocalittica degli incubi più profondi del proprio subconscio dovrebbe completare l’ascolto con »Contagious«. Gli appassionati meno accaniti di rock (neo)progressivo, invece, non hanno molti motivi per doversi procurare a tutti i costi questo EP di qualità, che completa bene il concept originale di »Contagion«.

Formazione

Rob Sowden- voce
Clive Nolan – tastiere, cori
John Mitchell – chitarra
Ian Salmon – basso
Mick Pointer – batteria

Produzione

Clive Nolan

Tracklist

1. Vanishing Act (4:13)
2. I Spy (6:07)
3. Contagious (4:23)
4. The Hour Glass (2:45)
5. Witch Hunt (special remix) (3:42)

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