Controllo doganale nella zona industriale di Šiška: arrivano i Carina! (2016)

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Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik

Luogo: Lubiana / HD Club / Slovenia
Data del concerto: 24.11.2016
Numero di presenti: 25
Prezzo del biglietto: 0,00€ (ingresso gratuito!)

Il 24.11.2016 in Slovenia si sono susseguiti parecchi eventi live, a Lubiana, nei dintorni e più in generale in tutto il paese. A Velden, in Carinzia (Austria), quella sera suonava invece l’asso canadese del blues rock chitarristico Pat Travers. Beh, RockLine quel giorno è rimasto a Lubiana. Una pausa settimanale da tutte le odissee di viaggio italo – austriache piene d’avventura non ha fatto affatto male. La nostra squadra stavolta è rimasta incagliata nella zona industriale di Šiška – a Stegne. Lì c’è infatti l’HD Club, che ogni tanto si risveglia. Se a fine ottobre,  nello stesso club, alla presentazione del triplo vinile »Infra – Ultra« dei Siddharta ci si muoveva a malapena, stavolta la storia era tutta un’altra. Alle dieci di sera, quando i Carina sono finalmente saliti sul palco, in sala c’erano appena una ventina di persone, per lo più amici e conoscenti.

I Carina quella sera si sono presentati in versione sestetto! Il gruppo è formato da musicisti esperti che, nei loro anni migliori, hanno suonato in Sokoli, Otroci Socializma, Berlinski zid, Neodvisni sindikat e VIA Ofenziva. Hanno lasciato un segno duraturo sulla scena punk rock slovena, e i Carina sono: il vocalist tuonante Marin Rosić, il chitarrista e giornalista del Dnevnik Borut Mehle »Meho«, il veterano sloveno dei bassisti Dare Hočevar, l’esperto Roman Dečman »Romzi« (batteria) e le voci di accompagnamento Barbi e Nadka.

In un’oretta buona la band ha »sparato«  i suoi pezzi Max,  Lahka brez, Gibam, Mir, Prazne flaše, Mesto, Oči, Kvart, Nš člouk, Lublanca-Sava, Fukat-Lizat,  Kurčenje, Golovc, Suzana, Vodmatski fant, Banana, Uročeni smo, Čekić, Prvi november, Krog, Bog  e, a modo suo, ha suonato anche due (attese) cover: Narodna pjesma (Paraf) e Osmijeh (Grupa 220).

Pur essendo i Carina una punk rock band davvero interessante, che coltiva un proprio solco – rispetto a formazioni simili di origine slovena, tra i bastioni rock più musicali e ritmicamente solidi (ogni tanto, in mezzo a una cinetica ritmica compatta, scappa anche qualche momento funk) – a rovinare lo show, oltre alla sala vuota, c’era anche il suono, che letteralmente »si mangiava« tutto. Si sentiva chiaramente solo lo »snare« da cannone di Romzi, che squarciava furiosamente l’aria del club; bello anche riuscire a isolare il basso di Dare, melodico e sempre attivissimo, mentre le voci e la chitarra di Mehle restavano per tutto il tempo un po’ ovattate, per non dire soffocate.

Insomma, la band ha suonato un’oretta come si deve. Sicura, ben rodata. Nei testi l’autoironia non manca mai e la vena ribelle ha un carattere inconfondibile, guidato dal protagonista tragicomico Slovenceljn e dalle sue gesta. I Carina restano una band divertentissima. Suonano un rock’n’roll “svestito”, arruffato, che prende a calci dritto nelle palle e in fronte. Non conosce il kitsch né la lucidatura: colpisce diretto, sincero e di cuore. La band è corazzata alla grande dalla testa ai piedi. Musicisti temprati sanno come si serve il senso del rock’n’roll. Purtroppo però oggi il pubblico non lo coglie più. Ha semplicemente (di nuovo) lasciato la band a bocca asciutta. La scarsa affluenza è un altro campanello d’allarme: cresce la preoccupazione per la scomparsa della magia del rock’n’roll. Si spegne con la generazione che quella magia l’ha creata. Sul posto si sono ritrovati di nuovo in maggioranza i soliti »cinquantenni«, i giovani non pervenuti. Evidentemente hanno deciso che basta, se a fare i ribelli tutta la vita al posto loro ci pensano direttamente i loro genitori.

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