Cortex – lo splendido nuovo jazz scandinavo torna a Cerkno (2020)
Luogo: Cerkno / Gabrijel / Slovenia
Data: sabato, 11.01.2020
Non c’è niente di meglio che aprire la nuova stagione di concerti, o meglio la stagione in cui ti godi i live a casa tua, e non a Lubiana, ma nella fenomenale Cerkno. Al bar Gabrijel, tra gente “di casa”, un gruppo di persone dalle capacità organizzative straordinarie che respirano l’una per l’altra. Quando senti tra gli sloveni quella concordia che manca da morire, che nella “valle di San Floriano” (la Slovenia, insomma) sembra un endemismo mitologico e utopico, roba che può partorire solo la fantasia più sfrenata. Eppure. A Cerkno è realtà.
Il 25° festival internazionale (di buona musica) chiamato Keltika ha invitato a Cerkno, per il primo concerto del suo programma di quest’anno, una formazione jazz scandinava, anzi norvegese: i Cortex. I Cortex si erano già esibiti tre anni fa nell’ambito del Jazz Cerkno festival (recensione di RockLine della terza giornata del festival QUI), e il trombettista Thomas Johansson è un vecchio conoscente del bar Gabrijel, visto che proprio tre anni fa ci ha suonato con la formazione jazz svedese All Included (recensione di RockLine del concerto QUI). Dei Cortex si può dire che sono dei tipi particolari, proprio come è particolare l’approccio scandinavo alla musica jazz. Il gruppo fonde influenze del be-bop e del free jazz, attraverso un livellamento incredibilmente riuscito, in un conglomerato musicale unico. La band si sente sempre a meraviglia nei panni dell’abile funambolo tra parti sciolte, che spesso sbirciano verso i territori dell’avanguardia, pur restando ben lontane dal flirtare con il caos (cosa che, per esempio, la moderna scuola free jazz di Chicago non nasconde affatto), e forme più concise e più facili da ascoltare.
Ma andiamo con ordine. L’apertura della serata è toccata a un trio uscito dalla scuola di Zlatko Kavčič e che si presenta con il nome: Durizzotto / Bajc / Furlan Trio. Tre ottimi giovani musicisti con parecchia esperienza e parecchi chilometri sulle spalle. Clarissa Durizzoto al sax contralto, per esempio, si è esibita con il suo gruppo Maistah Aphrica all’edizione dello scorso anno del festival di tre giorni Jazz Cerkno (recensione di RockLine della terza giornata del festival QUI) , Gal Furlan collabora con la formazione goriziana Neseseri Kakalulu e ha già pubblicato qualche album da solista, mentre Matjaž Bajc ha cofondato i Koromač, originari di Vrtojba, e suona con la Brencl Banda, gli Acamar Trio,… Rispetto alla descrizione iniziale dell’orientamento musicale dei Cortex, il giovane trio in apertura di serata ha in realtà portato esattamente il contrario: molta più furia, più casino e un vero tornado punk dentro la sua confessione jazz. Il trio ha presentato il suo album d’esordio «Spontaneous Clip», uscito l’anno scorso per l’etichetta Klopotec, e in 40 minuti di musica ha convinto di essere una squadra che si intende alla perfezione e che si percepisce benissimo sul palco. Si sentono a vicenda, il che significa che il trio funziona in modo incredibilmente coerente e compatto, anche se questa compattezza va cercata in gran parte in una libertaria scioltezza improvvisativa. Bajc, che avevamo incontrato qui come bassista della Brencl Banda (era una fredda giornata tra autunno e inverno del 2018 – recensione di RockLine del concerto QUI), e anche con i Koromač (festival Jazz Cerkno 2019 – recensione di RockLine della seconda giornata del festival QUI), stavolta, prima di salire sul palco, ha semplicemente posato il suo berretto, e sul contrabbasso si agitava di continuo come un forsennato, quasi in trance, tanto si era immedesimato nella vibrazione della missione jazz del gruppo. Non stupiva che, nel tirare fuori i suoni, finisse spesso per sfruttare in modo del tutto non convenzionale il corpo stesso del contrabbasso, affrontandolo con una foga e una passione tali che a volte sembrava voler “segare” il contrabbasso a metà con l’archetto. Un approccio del genere l’abbiamo visto, per esempio, in Jošt Drašler (recensione di RockLine della sua esibizione a Cerkno, il 18.01.2019 QUI), che a sua volta ricava una marea di suoni, oltre alla classica risonanza delle corde, picchiettando su tutto il corpo dello strumento e così via… A questo elemento si è poi unito anche Gal Furlan alla batteria. Il trio ti parla, come suggerisce il titolo eloquente dell’album. In modo molto spontaneo. Le forme leggere sono sì un’ancora per non “perdersi”, una specie di bussola, ma tutti e tre i tasselli si lanciano per lo più nel vasto oceano dell’improvvisazione jazz senza confini, e stupiscono non solo per l’alto livello tecnico, ma anche per le soluzioni argute e fantasiose e per la scintilla espressiva. Un ottimo riscaldamento iniziale, insomma, che ha entusiasmato il pubblico di sessanta teste.
I Cortex sono un quartetto rodatissimo, composto da Thomas Johansson (tromba), Kristoffer Berre Alberts (sax tenore), Ola Høyer (contrabbasso) e Dag Erik Knedal Andersen (batteria). La band è nata nel 2007 e i suoi membri hanno collaborato, o collaborano ancora, anche con altre note formazioni scandinave, come All Included, Paal Nilssen-Love Large Unit, Bushman’s Revenge, Zanussi 5, Friends & Neighbors, Honest John e The Heat Death. Il quartetto trae ispirazione dalla figura e dall’opera del quartetto in cui suonavano i leggendari Ornette Coleman e Don Cherry.
E in effetti. Chi aveva ancora addosso le impressioni del gruppo di apertura, prima della fine del concerto dei Cortex si chiedeva: «Ma hanno già suonato un pezzo un po’ più veloce?» In effetti la parte iniziale e quella finale (prima del bis obbligatorio) del concerto dei Cortex, durato una buona ora, erano di natura accelerata, anche se è interessante, quando ascolti i Cortex, quante parti più calme e sottili ci sono nella struttura delle loro composizioni jazz. La forma dei brani è chiara e il quartetto segue per tutto il tempo un rigoroso filo rosso, con cui tiene compatti i pezzi. Però allo stesso tempo si ritaglia ancora un bel po’ di spazio per pittoreschi inserti improvvisativi, in cui eccellono ovviamente il trombettista Thomas Johansson e il suo compagno al sax tenore Kristoffer Berre Alberts. Era un piacere osservare questi bruschi passaggi tra parti di composizione che richiedono, oltre alla piena concentrazione, anche un’abbondanza di flessibilità sofisticata e di morbidezza, e i contrasti degli inserti, che chiedevano agli interpreti una buona dose di fretta adrenalinica, ma al tempo stesso portavano anche una bella manciata di lucidità.
Il quartetto si percepisce in modo fenomenale e si sente che tra i membri della squadra non ci sono nascondigli. Nella parte finale si sono scatenati anche l’instancabile contrabbassista Ola Høyer e il batterista Dag Erik Knedal Andersen la cui raffinatezza chiedeva letteralmente di concedergli un lungo assolo in uno dei pezzi della serata. La band ha suonato soprattutto brani del nuovo album in studio in arrivo. Oltre a un’esibizione strepitosa, in cui i Cortex hanno sprigionato anche una gran dose di rilassatezza e di sfottò divertente, che accompagna molti dei loro connazionali scandinavi nell’approccio alle moderne vibrazioni jazz (date un’occhiata ai titoli dei pezzi, quanta conciliazione tra fantasia e humour nero c’è dentro), la simpatia del gruppo è stata accresciuta anche dalla presentazione sempre graziosa dei singoli brani nelle pause tra una canzone e l’altra, di cui si è occupato Thomas Johansson. Il quartetto ci ha conquistato anche con la sensazione di essere incredibilmente grato per l’invito a questo concerto, con il suo atteggiamento umile ma fiero e soprattutto con il fatto di potersi godere senza limiti il proprio concerto e di trasmettere tutte queste vibrazioni positive anche al pubblico, che le ha colte in pieno con applausi senza sosta.
La band aveva già stupito tre anni fa con la sua esibizione del terzo giorno del festival Jazz Cerkno, con la sua cinetica a ruota libera, che cammina alla perfezione e con una leggerezza di piuma sulla sottile linea di confine tra brani chiaramente strutturati e forti scatti di beffarda improvvisazione tangibile, nel risultato spiritoso delle “leggi” del free jazz (virgolette sulle leggi), e ha confermato ancora una volta la sua brillantezza esecutiva. Tipi unici, “scatenati free jazz” il giusto e “conciliabili be-bop” il giusto da ascoltare, con questa nuova visita a Cerkno hanno di nuovo entusiasmato, sedotto, incantato e stregato il pubblico!
autore: Aleš Podbrežnik
foto: Aleš Podbrežnik





























