Cynic, ali d’aquila e tracce nell’aria (2009)

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Autore: Rok Klemše
Foto: Aleš Podbrežnik

Luogo: klub Močvara / Zagabria / Croazia
Data del concerto: 09.07.2009
Presenze: 350
Prezzo del biglietto: 120,00HRK / 140,00HRK

Quando ho ascoltato per la prima volta il disco cult Focus, che ha cambiato per sempre il genere del metal tecnico e progressivo e ha influenzato un bel po’ di band, e mi sono ripreso dallo shock iniziale, mi sono detto che quella band dovevo assolutamente vederla. Purtroppo all’epoca non era possibile, perché i leggendari americani Cynic si erano sciolti poco dopo l’uscita dell’album, o meglio si erano trasformati in Portal (e anche in Gordian Knot). Dal 1994 è passata un sacco di acqua sotto i ponti: nel frattempo il chitarrista e cantante ha scritto musica anche per programmi TV e, insieme all’ex batterista, ha fondato la band prog rock Aeon Spoke. Le possibilità di rivedere i Cynic dal vivo, purtroppo, erano ridotte al lumicino. Ma nel trend generale delle reunion di band sciolte, un paio d’anni fa sono tornati anche i Cynic. All’inizio solo per qualche concerto “reunion”, ma la formazione rinata e carica di energia ha subito registrato un vero album di “comeback”, l’ottimamente accolto Traced in Air. Il mio desiderio si è avverato e ho potuto vedere i Cynic come spalla degli Opeth lo scorso dicembre. E quando i Cynic li vedi dal vivo una volta, ne vuoi ancora e ancora e ancora e ancora… Il tour ha riportato i Cynic in giro per il vecchio continente e si sono fermati alla Močvara di Zagabria. Un’occasione da non perdere per nessun motivo!

Stavolta i croati ci hanno servito due band di supporto e, se mi concedo una piccola frecciatina al recente concerto dei canadesi Quo Vadis a Sisak, a Zagabria la scelta è stata molto più azzeccata. Ad aprire è salito sul palco il trio strumentale di casa Eigenschaft. Stanislav, Viktor e Vladimir l’anno scorso hanno pubblicato il loro debutto, in cui hanno catturato riffing selvaggio, assoli di chitarra e bombardamento caotico della sezione ritmica, ed è esattamente quello che ci hanno proposto in una mezz’ora scarsa. Ai ragazzi ha dato una mano un buon impianto audio e si sentiva benissimo ogni dettaglio di questo trio prog metal. Gli Eigenschaft si possono definire al volo una versione un po’ più leggera dei maestri Blotted Science e, nonostante siano “solo” un trio strumentale, hanno tanto da offrire: prog metal interessante, vario, mosso e dinamico, che non diventa mai noioso!

Per la mezz’ora successiva è toccato ad altri padroni di casa, i Forlorn Legacy. Il cantante Darko Etinger lo avevamo visto al Metal Mania dell’anno scorso con l’altra sua band, gli Infernal Tenebra, stavolta invece Darko si è presentato con la sua prima e più vecchia band. La band ha chiuso la propria carriera esattamente nello stesso posto, alla Močvara, l’anno scorso, e per fare da spalla i Forlorn Legacy si sono riformati “blitzkrieg” per questa esibizione esclusiva. I croati, dall’inizio della loro storia nel 1995, hanno messo in fila quattro demo e nel 2004 hanno pubblicato il debutto Paths of Insanity. La parte del leone dei pezzi suonati arrivava proprio dal debutto. Nonostante la lunga assenza dai palchi, la band era affiatata e sicura, e a tenere un ottimo contatto col pubblico ci ha pensato soprattutto Darko. Purtroppo però l’esibizione è stata rovinata da un audio pessimo, che gracchiava e fischiava come non mai, e a tratti i pezzi era difficile persino riconoscerli. Dal vivo i Forlorn Legacy hanno passato in rassegna il loro materiale in una buona mezz’ora: nelle parti più veloci è ispirato soprattutto al sound di Göteborg del death metal melodico alla In Flames e At The Gates, in quelle più lente la band mescola tocchi di death metal tecnico. Si poteva puntare solo sulle voci di Darko, perché la vocina pulita e delicata del chitarrista Marizza i ritornelli più che altro li rovina, ma i Forlorn Legacy hanno messo in piedi un’esibizione di qualità e spero che non sia stata davvero esclusiva.

Poi è finalmente arrivato il momento che aspettavamo tutti con ansia. I roadie hanno srotolato ai due lati del palco enormi stendardi con la creatura della copertina di Traced in Air, inconfondibile opera dello straordinario artista Robert Venosa, che aveva già creato le indimenticabili grafiche del cult Focus. I tecnici hanno portato sul palco gli ultimi pezzi di attrezzatura, l’occhio cadeva facilmente sul pedale effetti di Paul Masvidal, per il quale servirebbe il porto d’armi, e la tensione cresceva ancora quando ti rendevi conto che di lì a pochi istanti dietro la batteria si sarebbe seduto anche il grande Sean Reinert. Il pubblico è letteralmente esploso quando il quartetto dei Cynic è salito sul palco e, come saluto, ha scelto il brano d’apertura del nuovo disco, Nunc Stans. Già l’intro ha creato la perfetta atmosfera da concerto dei Cynic, che ti porta in qualche sfera eterea sconosciuta, e a questo ha contribuito non poco un suono fantastico, così buono che dimenticavi facilmente di essere a un concerto dal vivo e non in una stanza chiusa con le cuffie in testa e il disco nel lettore. Ma i Cynic dal vivo sono ancora più magici e vedere questa band leggendaria sul palco è un’esperienza indimenticabile. Per i Cynic la qualità è sempre venuta prima della quantità e, anche se Traced in Air dura solo 35 minuti, offre molto più delle opere da un’ora e passa di altre band. Lungo le impronte nell’aria ci hanno portato anche The Space For This ed Evolutionary Sleeper, poi il fuoco si è spostato sul 1993 e sul debutto del gruppo, con il brano Celestial Voyage. Le proiezioni efficaci si sposavano alla perfezione con l’immagine dei Cynic, e davanti a riff geniali ti ritrovavi subito a nuotare da qualche altra parte. Paul ha collegato benissimo il programma e ha migliorato visibilmente la voce, cosa che si nota nei pezzi nuovi, mentre con i pezzi di Focus ci ha ricordato il leggendario vocoder, che ancora oggi è la parte più ostica da digerire del debutto. Se le parti trascendentali, più lente e ambient ti portano in mondi nuovi, il classico “headbanger”, parole di Paul, Uroboric Forms ti inchioda al suolo. Soprattutto quando apre bocca l’ottimo chitarrista Tymon Kruidenier che, oltre a infilarsi senza vergogna e con facilità nei panni di Jason Gobel, che suonava la chitarra nella prima incarnazione dei Cynic, si occupa anche della parte brutale dei Cynic, cioè degli ottimi growl. Che suonano come se fossero appena usciti dalla bocca di Tony Teegarden, che ruggiva su Focus! Ci ha fatto sprofondare nel sogno il classico strumentale Textures, in cui il bassista turnista Robin Zielhorst si è messo in luce con un assolo mozzafiato alla Sean Malone, e ci ha cullato sulle nuvole la misteriosa Adam’s Murmur. Il mix variegato di materiale da Focus e Traced in Air ha mostrato bene che il materiale di Focus era aggressivo, crudo ma allo stesso tempo dannatamente audace e sperimentale, mentre i pezzi di Traced in Air sono rifiniti, più puliti e un passo avanti logico. Una vera evoluzione del suono! Ma non importa in quale periodo ti avvicini ai Cynic, perché ogni singolo momento di questa band è geniale. E quando senti dal vivo per intero sia Focus che Traced in Air non puoi che restare a bocca aperta davanti a tutto ciò che i Cynic rappresentano. Un’esperienza live unica, un’audacia musicale che non conosce conformismo e mescola il metal nel suo nucleo con jazz, fusion, prog rock, ma anche con filosofia e immagini orientali, e infine un quartetto strumentale geniale, che dimostra che i Cynic sono ancora oggi una delle formazioni tecnicamente più avanzate che calcano questo pianeta. E, cosa più importante, questa abilità tecnica non la sbandierano, e mettono al primo posto il brano in quanto tale. Ogni assolo, riff, linea di basso o batteria spettacolare dell’inconfondibile Sean Reinert trova il suo posto. Anche se ai ragazzi dei Cynic possiamo appiccicare solo superlativi, si prendono sempre cura dei fan e a ogni concerto si ritagliano del tempo anche per loro! Quando i Cynic, con la conclusiva How Could I, scendono dal palco, dentro ti resta una sensazione di pienezza, di appagamento, come se avessi appena passato un’ora in una stanza con una creatura che respira e vive solo per riempirti di una qualche inconcepibile energia ultraterrena. Quella creatura sono i Cynic!

Foto: Aleš Podbrežnik

Scaletta

CYNIC: 1.Nunc Fluens 2.The Space For This 3.Evolutionary Sleeper 4.Celestial Voyage 5.Uroboric Forms 6.Textures 7.Adam’s Murmur 8.The Unknown Guest 9.I’m But a Wave To… 10.The Eagle Nature 11.Sentiment 12.King of Those Who Know 13.Integral Birth 14.Veil of Maya 15.Nunc Stans 16.How Could I

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