Da Sniffing Dog a Paper Monkeys – i 30 anni degli Ozric Tentacles a Zagabria (2013)

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Luogo: Zagabria / Moćvara / Croazia
Data: domenica, 20. 10. 2013


Gli Ozric Tentacles sono tornati a Zagabria! Già a metà agosto di quest’anno avevano suonato a Pola, quindi solo nel 2013 si sono esibiti in Croazia ben due volte. Vista la scarsa vendita dei biglietti nel periodo prima del tour, sul sito ufficiale della band giravano addirittura insinuazioni piuttosto serie su una possibile cancellazione dell’intero nuovo tour europeo. L’ottima affluenza al concerto di Zagabria ha spazzato via all’istante tutte quelle voci. Molta gente è arrivata anche dalla Slovenia, il che faceva un certo effetto quando camminavi lungo l’argine di Trnje, dove non era difficile notare una fila di auto parcheggiate con targhe slovene (persino di Gorizia!). Il concerto dei veterani britannici dello space rock avant-psichedelico Ozric Tentacles, che con il nuovo tour autunnale celebrano i 30 anni di attività, a Zagabria era insomma un dolce obbligo!

Gli Ozric Tentacles, o più brevemente “The Ozrics”, sono nati nel 1983 in Somerset, in Gran Bretagna, e fino al 2011 hanno pubblicato ben 20 album in studio, l’ultimo proprio nel 2011, intitolato “Paper Monkeys”. Sono passati trent’anni e anche la setlist è stata cucita su misura: dentro c’è un bel pacchetto di brani nati quando i loro album uscivano ancora su cassetta. Negli anni Ottanta, insomma.

La band, che col tempo si è guadagnata una fama di culto grazie alla sua ostinata avversione per l’autopromozione, ha in realtà messo a segno un’impresa: a oggi ha venduto oltre un milione di album. L’unico membro originale rimasto è il chitarrista Ed Wynne. A Zagabria la ciurma è arrivata in questa formazione: Ed Wynne (chitarra, tastiere, sintetizzatore, programmazione), la moglie di Ed, Brandi Wynne (basso), il loro figlio, che non puoi «non notare», Silas Wynne (tastiere, programmazione), Paul Hankin (percussioni) e il nuovo arrivato Balázs Szende (batteria). Cioè la famiglia Wynne e «due amici»! Ecco cosa sono oggi gli Ozrics Tentacles. Ve lo ricordate il leggendario concerto della band a Lubiana nel 2004, quando gli Ozrics Tentacles suonarono ancora con John Egan in formazione? In quel periodo la line-up stava muovendo i primi passi verso una trasformazione drastica. Per la data di Lubiana allora si promettevano un sacco di cose. Dagli ospiti speciali Hal Waters e Steve Hillage, fino al fatto che Seaweed non l’abbiamo visto, perché prima del tour aveva litigato con Ed, e in quel periodo Brandi per la prima volta in assoluto in tour dava una mano alla band sul palco con tastiere e programmazione.

Alla Močvara per la prima ora ha scaldato il pubblico il DJ Mantismash. Amanti dell’estetica trance, avete già drizzato le orecchie! Scelta di certo azzeccata, ma il locale emanava comunque ancora un gran senso di vuoto. A nessuno interessava più di tanto la manipolazione sonora «con l’elettronica attaccata a un Apple».

Gli Ozrics sono saliti sul palco alle dieci e hanno suonato, tenetevi forte, due ore e 20 minuti filati. Il pubblico ha riempito la sala fino all’ultimo centimetro. Si sentiva odore di ogni possibile intruglio stimolante e la gente volava. In alto, in alto, sopra le nuvole. Insieme alla band. Del resto non si può fare altrimenti: prima di un concerto degli Ozric Tentacles qualcosa devi «fumarlo». Qualsiasi cosa. Funziona così quando ti confronti con la proposta live degli Ozric Tentacles. Già l’inizio era da sogno, con due creature preistoriche come Dots Thots e Invisible Carpet. Lancio dritto negli anni Ottanta. Il suono? Ottimo. Nessun fruscio. Nessuna sovrapposizione della chitarra di Ed con il resto della tecnologia, soprattutto i loop programmati e (ritmi e effetti sonori aggiuntivi registrati). Solo il percussionista Paul si sentiva malissimo. A questo proposito viene da chiedersi che senso abbia integrare percussioni extra nei concerti in cui il suono è già intriso del ritmo di base della batteria e della combinazione di «sottoritmi» aggiuntivi dati dalla manipolazione dei loop ritmici. La mela non cade lontano dall’albero, e il figlio Silas è evidentemente la soluzione ideale per Ed. Lo ascolta. E lo capisce. Rapporto padre-figlio, si sa. E un’altra cosa: come figura è fatalmente tagliato per essere un membro degli Ozric Tentacles.

Con tutta quell’ebbrezza e l’aria appesantita dal contagioso contenuto di sostanze dal profumo succoso, è semplicemente sconvolgente quanto «sobria» la band riesca a eseguire l’intero repertorio sul palco. Precisa e senza sbavature gravi. Allo stesso tempo è lei stessa a spingere in modo provocatorio il pubblico ad accendere canne verdi, spinelli e altri «grossi petardi di dolci foglie» fatti in casa. La famiglia Wynne si è così scambiata romanticamente una sigaretta sul palco. Come in un film. È passata da destra a sinistra e a finirla è stato papà Ed.

Gli Ozric Tentalces di oggi sono ovviamente un’entità lontana da quella che creò i suoi picchi live negli anni tra il 1991 e il 2002/03. Eppure sul palco restano ancora oggi un’esperienza eccezionale e indimenticabile. Con una visualizzazione intergalattica di proiezioni giganti sullo schermo, in perfetto stile psichedelico derivato dai «Gong». Un giro su teiere a reazione. Questo è un concerto di improvvisazione strumentale totale e l’esperienza di un esperimento unico, che con la sua estetica spontanea e ruspante affascina in modo sconvolgente nella sfida al proprio genio creativo e nel mostrare quanto si possa ottenere nel linguaggio universale dell’arte chiamato musica. La musica ambient che la band coltiva ha da un lato un carattere di violenta frenesia caotica, che però viene costantemente bilanciato dall’aggiunta al proprio lessico di tante linee di sintetizzatore semplici, rilassanti e melodicamente asciutte, che sullo sfondo del paesaggio sonoro alleggeriscono l’atmosfera elettrizzata. Molti brani della band si basano su insolite trame ritmiche e su una creazione atipica di atmosfere orientaleggianti. La band ama costruire arrangiamenti complessi, un miscuglio di continui cambi di ritmo e di motivo, elemento di complessità ben noto nel progressive rock. Le piace aggiungere anche elementi di «funk groove» e sfumature di jazz rock fusion (Myriapod), come pure di dub e reggae (Mooncalf)! Caratteristica della band è anche l’aggiunta di campionamenti programmati e loop sonori, che creano un’atmosfera trance psicotica, mentre i sintetizzatori spesso ammiccano a elementi della techno. Sul palco la band ha un’infinità di pedali con cui crea linee di basso sintetizzate, e le figure ritmiche di base le rinforza spesso con ulteriori pattern ritmici programmati. Per questo la musica degli Ozric Tentacles è considerata musica dal forte paradigma ambient, che naviga attraverso la tessitura degli stati d’animo più insoliti. Al concerto non sono mancati nemmeno i pittoreschi stravolgimenti di voci umane tramite effetti sonori, o abbellimenti speciali come, tra le altre cose, l’imitazione del didjeridoo (intro del brano Disdots).

Durante il concerto si è notata una moria di presenti. Soprattutto sul lato destro, davanti. Evidentemente in alcune teste sono saltati i «fusibili». Non di rado succede che l’impatto con l’esperienza live degli Ozric Tentacles ti «psichizzi» e ti spinga persino, in preda alla claustrofobia, a scappare dal locale. Un sacco di gente durante il concerto è uscita a rinfrescarsi la testa e a respirare aria fresca. Ho sentito tante storie su come la musica degli Ozric Tentacles agisca dal vivo sulla psiche di chi va ai loro concerti. E a queste storie, visto il pubblico stravolto a fine concerto, quando la Močvara si era trasformata in un’incubatrice di zombie barcollanti, o meglio di spugne da lavagna inzuppate fino al midollo, si può credere senza esitare.

Nella setlist la band ha passato in rassegna il proprio opus in modo molto pittoresco. Mancava qualche Pteranodon o la title track dell’album «Jurassic Shift» (un solo pezzo di quell’album non l’hanno suonato). Mancavano i brani degli album «Curious Corn» (1997) o «Become the Other» (1995), ma il carico di pezzi nati negli anni Ottanta, come nella già citata apertura, e poi Og-Ha-Be e Sniffing Dog, compensa tutto!  

Gli Ozric Tentacles sono una band impossibile da incasellare per genere, contraddistinta da una forma musicale assolutamente unica, da un navigare spensierato nella libertà della sperimentazione sonora, da un forte tocco di sviluppo spontaneo e imprevedibile e dal tocco magico di una magia irripetibile, che la band crea sul palco e che ti risucchia in un mondo parallelo. Proprio questa è la più grande forza artistica della sua portata espressiva e l’elemento del suo grande fascino, a cui anche i buongustai musicali più esigenti faticano ogni volta a resistere! Anche questa conclusione si può trarre dopo la serata di Zagabria. Concerto splendido! Per questo vale la pena dire solo un’ultima frase: alla prima occasione in cui si faranno vedere dalle nostre parti, andiamo di nuovo dagli Ozrics!

Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik

Setlist:
1. Dots Thots
2. Invisible Carpet
3. Paper Monkeys
4. Xingu
5. Og-Ha-Be
6. Sniffing Dog
7. Sploosh!
8. Disdots
9. Mooncalf
10. Sultana Detrii
11. Lost in the Sky
12. The Sacred Turf
13. Myriapod
14. Eternal Wheel
—bis—
15. The Throbbe


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