Dave Kerman – Present (2007)

0 8

Data dell’intervista: 10.05.2007

Dopo la sua ottima esibizione al Rock in opposition festival, mi è riuscito di fare due chiacchiere al volo con Dave Kerman, leggendario batterista di 5uu’s, U Totem, Thinking Plague e ovviamente Present. Abbiamo parlato del festival, del loro show, dei piani per il futuro e di un sacco di altre cose.

RockLine: Come valuteresti la tua esibizione al RIO festival?
Dave: È difficile confrontare i concerti e analizzarli abbastanza a fondo da poterli giudicare. Al RIO festival ci siamo trovati in una posizione un po’ meno comoda, perché abbiamo dovuto reimparare i pezzi di Roger. In versione elettrica li conosciamo bene, ma il problema è la versione acustica, dove c’è anche un pianista in più. Avevamo solo qualche giorno di prove per sistemare gli arrangiamenti e riscrivere le parti di percussioni per noi cinque. In più volevamo fare anche qualcosa di nuovo e originale. Da questo punto di vista penso che ci siamo riusciti piuttosto bene. I pezzi hanno preso un tocco più “classico” del solito, beh… era un esperimento. E secondo me l’esperimento era in linea con lo spirito del festival.

RockLine: Quale dei due show è stato più difficile per te, quello acustico o quello elettrico?
Dave: Personalmente quello elettrico, perché avevo solo qualche ora per dimenticare quello che avevo imparato per il set acustico. Era un po’ come imparare ad andare in bici stando seduto al contrario. Anche se molti penserebbero che certe cose tornino in fretta, non è così. Un guaio del set acustico è stato che la posta ha perso tutte le percussioni classiche che avevo spedito al luogo del festival un paio di settimane prima. Così ho suonato su una batteria improvvisata, mentre gli altri hanno dovuto picchiare su grossi bidoni della spazzatura, fusti e così via. Niente è andato come previsto, ma in un certo senso il set acustico è decollato proprio per questo, perché abbiamo dovuto suonare con quello che avevamo.

RockLine: Quanto avete provato per i due concerti? Avete suonato in modo incredibilmente preciso.
Dave: Grazie. Per il set acustico abbiamo provato e preparato gli arrangiamenti in soli cinque giorni nella sala più piccola del festival. Per quello elettrico abbiamo provato una o due volte in una saletta la mattina stessa del concerto. Prima di allora non ci vedevamo da circa un anno.

RockLine: È difficile organizzare le prove, visto che i membri dei Present sono sparsi per tutto il mondo?
Dave: Essendo così sparpagliati, in pratica è impossibile organizzare delle prove. Prima di un tour o di una registrazione facciamo in pochi giorni le prove che ne richiederebbero un paio di mesi. Può essere molto stancante e intenso, e anche se ogni tanto si litiga, in realtà siamo una grande famiglia: fratelli senza legami di sangue. Ci ammiriamo a vicenda e abbiamo imparato ad accettare le abitudini di ciascuno.

RockLine: Come sei entrato nei Present?
Dave: Nei primi anni Novanta ero negli U Totem, che erano anche loro su Cuneiform. L’etichetta propose agli Univers Zero e ai Present di venire a vedere un nostro concerto all’università di Bruxelles, mentre eravamo in tour in Europa. Dopo lo show Roger Trigaux (Present) mi chiese se mi andava di unirmi a loro, perché Daniel Denis stava per andarsene per rimettere in piedi gli Univers Zero. Accettai sul posto, senza esitare, e non me ne sono mai pentito. In fin dei conti si trattava di musicisti che erano i miei eroi: Roger, Daniel, Guy Segers (univers Zero), Reggie Trigaux (Present)…

RockLine: I pezzi di Roger Triguaux sono molto intensi. Che effetto fa suonarli, rispetto ai tuoi pezzi?
Dave: Ci sono differenze notevoli. Con i 5uu’s avevamo delle “regole”: cercavamo di restare fedeli alla struttura dei pezzi e alla composizione stessa, anche per quanto riguarda la mia batteria. Nei Present invece tutti suonano le note scritte da Roger, tranne me. Roger lascia la batteria libera durante i live, mi lascia autonomo e mi fa guidare dalla situazione. Roger si fida del fatto che durante lo show mi verrà in mente qualcosa di interessante (di solito improvvisato) e gli sono eternamente grato per questo. La differenza è anche che i miei pezzi sono stranamente ostici, mentre quelli dei Present maturano e si sviluppano lentamente.

RockLine: Che ne pensi del nuovo album dei Present?
Dave: È presto per dire qualcosa, perché lo stiamo ancora registrando a pezzi. Ma è ben possibile che sia il migliore finora.

RockLine: Pensi di registrare qualcosa di nuovo con le tue altre band (5uu’s, Thinking Plague)?
Dave: Mi piacerebbe, ma anche i membri di queste band sono lontani l’uno dall’altro. E queste band sono difficili da portare dal vivo quanto i Present. Udi Koomran, Bob Drake e io stiamo sempre tramando qualcosa per i 5uu’s, e Mike Johnson per i Thinking Plague; ma deve andare tutto liscio. Registrare e mixare richiede parecchio tempo, ci sono molte spese, c’è di mezzo anche parecchia emotività, quindi di solito aspettiamo il momento giusto e poi lo sfruttiamo. Quando supereremo alcuni ostacoli, la gente potrà risentire qualcosa da queste band.

RockLine: Che fine hanno fatto gli U Totem?
Dave: Penso che la band sia morta, anche se nessuno l’ha ancora dichiarato ufficialmente. L’anno scorso io e Bob Drake abbiamo registrato un album insieme a James Grigsby e Jerry Wheeler, intitolato “NIMBY”. Se potessimo andare in tour con questa band, sarebbe una specie di prosecuzione degli U Totem. Almeno a livello emotivo, perché la musica è piuttosto diversa: è colorata di umorismo e ti colpisce subito, mentre gli U Totem erano più ostici e rifiniti, e molto, molto complessi. Anche gli altri degli U Totem hanno già le loro carriere. Per esempio Emily Hay ha già registrato parecchi album e ha suonato tantissimo dal vivo. Siamo ancora buoni amici e ci vediamo quando possiamo, ma succede molto di rado.

RockLine: Il tuo modo di suonare la batteria sembra vicino a quello di Daniel Denis. È stato una delle tue influenze, oppure la musica che suonate è semplicemente così simile a quella degli Univers Zero che il drumming sembra simile?
Dave: Entrambe. Daniel è stato il primo batterista dei Present e alcune parti devo suonarle in uno stile simile, perché sono una parte importante del lavoro iniziale della band. Per questo in certi punti suono pattern poliritmici simili ai suoi, semplicemente perché fanno parte integrante dei pezzi. Ma a volte i nostri stili sono molto diversi. Lui è un batterista serissimo, mentre io sul palco sono un saltimbanco. Mi piace infilare qualche numero da circo. Per quanto riguarda la sua influenza su di me: certo. Quando crescevo, per un certo periodo Daniel era il mio batterista preferito. Quando sono entrato nella band, lui era ancora ufficialmente della partita. Al mio primo concerto con i Present abbiamo suonato la batteria insieme. Ero entusiasta. Ma dal 1994 sono il batterista fisso e ho dovuto portare nella band le mie idee e le mie influenze, e mi ci sono divertito.

RockLine: Suoni anche molti altri strumenti. Ti senti più batterista, compositore o altro?
Dave: Beh, suono altri strumenti, ma piuttosto male, almeno secondo gli standard dell’industria musicale. Li suono perché devo, visto che compongo con questi strumenti e ho sviluppato il mio stile. Ma alla fine la batteria resta in primo piano. E anche se mi considero pure compositore, paroliere, arrangiatore, produttore, presidente di un’etichetta discografica e direttore di una ditta di distribuzione, mi sento più a mio agio dietro i tamburi. Suonare la batteria è la mia passione da quando ho scoperto l’ossigeno. Ed è per questo che la gente si ricorderà di me, se mai si ricorderà di me.

RockLine: Una volta mi hai detto che hai vissuto per un periodo in Slovenia. Era legato alla musica?
Dave: In un certo senso sì. Per un paio d’anni ho usato l’Europa come base. Avevo una ragazza slovena e abitavamo a Lokev, ma per la maggior parte del tempo ero altrove – in Belgio, negli USA, in Israele. Ogni volta che eravamo in tour suonavamo in Slovenia. Mi sono sempre piaciuti la gente e il ritmo di vita. Gli sloveni hanno un approccio che potrebbero avere anche altri: un senso dell’umorismo eccezionale in situazioni piuttosto strane, e una certa nonchalance dove gli occidentali esploderebbero. Non vengo in Slovenia da sette anni, dovreste invitarmi. Conosco un ristorante eccezionale a Ilirska Bistrica con un cibo serbo meraviglioso.

RockLine: Che piani hai per il futuro? Se qualcuno te lo chiedesse gentilmente, ti interesserebbe fare qualcosa di diverso dal prog rock?
Dave: Uff, odio il termine prog rock. Anche se è vero che i Present e le altre band catalogate come rock in opposition sono viste come la seconda ondata del prog, noi preferiamo dire che abbiamo più in comune con il vecchio punk che con il rock progressivo. Sono stato membro dei Black Flag nei loro primi lavori. Praticamente ogni membro dei Present ha suonato in alcuni dei locali punk più malandati d’Europa. Al contrario, le band prog di oggi suonano in bei teatri e fanno musica sentimentale per gente smaccatamente troppo emotiva. I Present non vogliono andare nemmeno lontanamente in quella direzione. Cerchiamo di suonare musica che non sia così allegra e ottimista. Proviamo a esplorare la disperazione, l’umiltà e l’angoscia, come nella vita vera, e non la felicità e la gioia infinita, come nel mondo della fantasia. Certo, in futuro mi piacerebbe suonare jazz fusion, o grindcore, o tech-death… ma quella roba che chiamano prog assolutamente no. E non devi nemmeno chiedermelo gentilmente!

—————————————————————————————————————————————-

Dopo l’ottima esibizione al Rock in Opposition festival, dove ha suonato con i leggendari belgi Present, il grande batterista Dave Kerman (5uu’s, U Totem, Nimby, Present, The Thinking Plague) si è preso qualche minuto per rispondere ad alcune domande per il nostro sito.

Rockline: Come valuteresti la tua esibizione al RIO fest?
Dave Kerman: È difficile confrontare i concerti e analizzarli abbastanza a fondo da dare un voto vero e proprio. Di sicuro al RIO Fest ci eravamo messi in una posizione tutt’altro che vantaggiosa: dovevamo reimparare la musica di Roger, che conosciamo bene come band rock, in versione ensemble acustico, con in più un secondo pianista. Avevamo solo qualche giorno di prove per smontare gli arrangiamenti, scrivere le parti di percussioni per cinque di noi e tirare fuori qualcosa di nuovo e diverso. Da questo punto di vista penso che ce la siamo cavata bene. C’era un feeling più “classico” del solito nelle composizioni, e… beh, era un esperimento: uno che speravamo fosse in sintonia con lo spirito del festival.

Rockline: Quale dei due show è stato più difficile per te, quello acustico o quello elettrico?
Dave Kerman: Per me personalmente il set elettrico, perché avevo solo qualche ora da sveglio per disfare tutto l’allenamento del set acustico. Era un po’ come imparare ad andare in bici stando seduto al contrario: si direbbe che dovrebbe tornare facilmente, e invece no. Una gatta da pelare del set acustico era che UPS aveva perso tutte le percussioni classiche che avevo spedito al luogo del festival settimane prima. Così alla fine ho suonato una specie di batteria posticcia, e gli altri sono stati costretti a menare su grossi bidoni della spazzatura, fusti dell’olio e così via. Niente è andato come avevamo pianificato, ma in un certo senso questo ha dato al set acustico una vita tutta sua, perché ci siamo arrangiati con quello che riuscivamo a trovare.

Rockline: Quanto avete provato per lo show? Sembravate davvero precisissimi.
Dave Kerman: Grazie. Abbiamo arrangiato & provato il set acustico per 5 giorni nella sala più piccola del festival, e il set elettrico l’abbiamo suonato una o due volte in una saletta prove lì sul posto la mattina dello show. A parte questo, non ci vedevamo da circa 1 anno.

Rockline: È difficile organizzare le prove, visto che i membri dei Present vengono da ogni angolo del globo?
Dave Kerman: Siccome siamo così sparsi, in realtà non è possibile avere un calendario di prove di nessun tipo. Comprimiamo il lavoro di qualche mese in pochi giorni prima di un tour o di una registrazione. Può essere stancante e intenso e, anche se ogni tanto i nervi saltano, siamo tutti come una grande famiglia allargata: fratelli senza una linea di sangue in comune. Siamo anche i più grandi fan l’uno dell’altro, e negli anni abbiamo imparato a tollerare i comportamenti idiosincratici di ciascuno, riuscendo in qualche modo a iniettare questo aspetto nei costumi del nostro piccolo gruppo di disadattati della musica.

Rockline: Come sei entrato nei Present, all’inizio?
Dave Kerman: Nei primi anni Novanta ero in un’altra band della Cuneiform, gli U-Totem. L’etichetta suggerì agli Univers Zero e ai Present di venire a vedere il nostro concerto all’Università di Bruxelles mentre eravamo in tour in Europa. Dopo lo show, Roger Trigaux mi chiese di sostituire Daniel Denis nei Present, perché Daniel voleva lasciare la band per rianimare gli Univers Zero. Ovviamente accettai il lavoro lì su due piedi, senza esitazioni né rimpianti. Dopotutto erano alcuni dei miei musicisti-eroi: Roger, Daniel, Guy Segers, Reggie Trigaux……

Rockline: I pezzi di Roger Trigaux sono molto intensi. Che effetto fa suonarli rispetto al tuo materiale (non che il tuo materiale non sia intenso)?
Dave Kerman: È molto diverso. Nei 5uu’s avevamo delle “regole” di esecuzione, per così dire: cercavamo di restare fedeli alla struttura del pezzo e alle composizioni vere e proprie, comprese le mie parti di batteria. Nei Present, invece, tutti suonano la strumentazione scritta da Roger TRANNE me; lui lascia che la batteria sia l’elemento differenziale nei live, permettendomi di uscire dallo stampo come la situazione richiede o come ritengo opportuno. Roger si fida che mi inventerò qualcosa di interessante per la sua musica (spesso sul momento), e gli sono eternamente grato per questo. Inoltre la mia musica tende ad avere una specie di complessità troncata, mentre le composizioni dei Present si prendono il loro tempo per dipanarsi, lentamente e con maturità.

Rockline: Che ne pensi del nuovo album dei Present?
Dave Kerman: Beh, è troppo presto per dirlo, visto che lo stiamo ancora registrando a pezzi. Ma potrebbe benissimo finire per essere il più forte finora.

Rockline: Pensi di registrare roba nuova con qualcuna delle tue altre band (5uu’s, Thinking Plague)?
Dave Kerman: Mi piacerebbe. Ma anche queste band sono sparse geograficamente, e sono una sfida da mettere in piedi quanto i Present. Udi Koomran, Bob Drake e io stiamo sempre “complottando” per i 5uu’s, e Mike Johnson per i Thinking Plague; ma la situazione deve essere quella giusta. Registrare e mixare può richiedere parecchio tempo, spese e un bel tributo emotivo, quindi di solito aspettiamo il momento giusto e poi balziamo sull’occasione come un gatto balza su un topo. Una volta superati certi ostacoli, la gente sentirà di nuovo parlare di queste band.

Rockline: A che punto sono gli U Totem?
Dave Kerman: Mi azzarderei a dire defunti, anche se nessuno l’ha mai detto pubblicamente. Bob Drake e io abbiamo fatto un album l’anno scorso con James Grigsby e Jerry Wheeler, intitolato “NIMBY”. Se riusciamo ad andare in tour con quella band, sarebbe una specie di estensione degli U-Totem. Almeno a livello emotivo, perché musicalmente è parecchio diverso: umoristico e immediato, mentre gli U-Totem erano asciutti e accademici, e molto, molto complessi. Anche gli altri degli U-Totem hanno le loro carriere separate. Emily Hay, per esempio, ora ha una discografia e un calendario di concerti sterminati. Siamo ancora tutti grandi amici e ci vediamo quando le circostanze lo permettono, ma è tipo… negli anni bisestili, o giù di lì.

Rockline: Il tuo stile alla batteria sembra molto vicino a quello di Daniel Denis. È stato una delle tue influenze, o la musica che suonate è semplicemente così vicina a quella degli Univers Zero che il drumming sembra simile?
Dave Kerman: Un po’ tutte e due. Daniel era il batterista originale dei Present, e alcuni aspetti del suo stile andavano “simulati”, perché erano le parti di batteria per eccellenza di buona parte della musica degli esordi della band. Quindi in certi punti suono pattern poliritmici simili ai suoi, semplicemente perché la musica lo richiede. Altre volte, però, il nostro modo di suonare non potrebbe essere più diverso. Insomma, lui è un batterista serio, io invece sul palco posso essere un po’ un circusant, perché per natura sono un po’ un burlone. Per quanto riguarda la sua influenza: certo. A un certo punto, mentre crescevo, Daniel era il mio batterista preferito in assoluto. Quando sono entrato nella band, lui ne faceva ancora tecnicamente parte. Al mio primo concerto con i Present abbiamo suonato la batteria insieme, ed ero elettrizzato. Ma dal 1994 sono il batterista fisso della band, e ho dovuto (e mi è piaciuto) portarci la mia voce e la mia presenza.

Rockline: Suoni anche molti altri strumenti. Ti consideri più un batterista, un compositore o qualcos’altro?
Dave Kerman: Beh, suono altri strumenti, ma piuttosto male, secondo gli standard del settore. Li suono per necessità, perché sono gli strumenti su cui compongo e ho sviluppato il mio stile. Comunque la batteria resta in primo piano. Quindi, anche se mi considero compositore, paroliere, arrangiatore, produttore, organizzatore di tour, presidente di un’etichetta e CEO di una società di distribuzione, mi sento a casa soprattutto dietro un set di tamburi. Suonare la batteria è una passione per me, fin da quando ho scoperto l’ossigeno. Ed è probabilmente per questo che mi ricorderanno, se mi ricorderanno!

Rockline: Una volta hai detto che hai vissuto per un periodo in Slovenia. Era legato in qualche modo alla musica?
Dave Kerman: Lo era, nel senso che per diversi anni ho usato l’Europa come base. Avevo una ragazza slovena e abitavamo a Lokev, ma per buona parte del tempo ero via, in Belgio, negli USA e in Israele. In Slovenia abbiamo sempre suonato quando eravamo in tour, e ho sempre amato la gente e il “ritmo” della vita. Gli sloveni hanno una sensibilità che la maggior parte delle altre culture e popoli del mondo farebbe bene ad abbracciare: un senso dell’umorismo senza paragoni nelle situazioni più strane, e un atteggiamento rilassato nei momenti in cui la maggior parte degli occidentali perderebbe la testa. Non vengo in Slovenia da 7 anni ormai, quindi dovresti invitarmi. Conosco un posticino fantastico a Ilirska Bistrica… cibo serbo meraviglioso.

Rockline: Che piani hai per il futuro? Se qualcuno te lo chiedesse gentilmente, ti interesserebbe fare progetti diversi dal prog rock?
Dave Kerman: Eeee, detesto il termine Prog-Rock; anche se è verissimo che i Present e altre band che un tempo stavano sotto la bandiera del “Rock in Opposition” sono state adottate ideologicamente dalla seconda ondata del “Prog”, ci piace pensare che band come la nostra abbiano più in comune con il punk vecchio stile che con il rock progressivo. Io stesso ero una presenza fissa nei primissimi lavori dei Black Flag (quando Greg Ginn e i suoi amici erano ancora una band chiamata Panic a Hermosa Beach, CA). E praticamente ogni membro dei Present si è fatto le ossa in alcuni dei squat punk più luridi di tutta Europa. Al confronto, i gruppi prog di oggi suonano in bei locali e fanno un tipo di musica sentimentale per gente che porta il cuore in mano. I Present, per esempio, non sono per niente interessati a quella direzione. Cerchiamo di suonare musica che viene da un posto meno edificante e meno spiritualmente risonante, provando a esaminare la disperazione, l’umiltà e l’angoscia, come nella vita vera – non la felicità e la gioia incessante, come nella fantasia. Quindi sì, in futuro mi piacerebbe suonare un po’ di jazz fusion, o grindcore, o tech-death… ma non questa roba chiamata prog. E non c’è nemmeno bisogno che me lo chieda gentilmente !

Galleria fotografica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie