Melvin Taylor blues trio a Maribor (2006)

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Luogo: Maribor, Jazz klub Satchmo
Data del concerto: 11.05.2007
Presenze: 200
Prezzo del biglietto: 12,00€ / 15,00€

 Tuoni e fulmini hanno accompagnato il mio passaggio per Trojane e il successivo arrivo a Maribor per il concerto annunciato, la seconda serata del Melvin Taylor blues trio al jazz club Satchmo. Stavolta a Maribor Melvin ha scaldato la piazza così bene che la sua prima serata era andata completamente sold out. Visto che si ferma da noi per un bel po’ (tra un paio di giorni Melvin Taylor suonerà anche al Klub Perla di Nova Gorica), gli organizzatori si sono guadagnati una data bonus e un’altra serata indimenticabile di “Chicago blues” in compagnia. L’inizio era annunciato per le 21:30, ma il simpatico tizio all’ingresso mi ha avvisato che prima delle 22:30 non sarebbe successo niente e, accidenti, è andata proprio così. Melvin è salito sul palco visibilmente rilassato e sorridente alle 22:30 in punto. A fargli compagnia, a sorpresa, due giovanotti bianchi: Felton Crews al basso e il preciso batterista Kenneth Colleman. Entrambi sono ancora dei perfetti sconosciuti nel mondo del blues, ma grazie alla frequentazione con Melvin Taylor si sono guadagnati un bel trampolino per il futuro. Melvin come persona è un tipo simpatico e la sua dote principale, che di certo non passa inosservata, è la sua “chiacchiera”. Il tizio parla letteralmente a raffica, come se gli avessero dato la carica, e spesso questo cianciare lo porta così lontano che quasi perde il filo musicale. Avevo notato questa dote per la prima volta già alla registrazione della trasmissione “Izza odra”, quando una decina di anni fa Brane Rončel ospitò proprio il signore in questione, e devo ammettere che la parte della trasmissione pensata come intervista parlata l’ha riempita in gran parte proprio Melvin, alleggerendo non poco a Rončel il faticoso lavoro di torchiare l’ospite 

L’esibizione in sé è filata via di mestiere e, per il buon gusto, anche un filo troppo rilassata/sbracata. Melvin con la sua chitarra (una jazz semiacustica Ibanez leggermente modificata) è sempre al centro della scena, mentre gli altri due lo seguono fedelmente e reagiscono al minimo cenno. I suoi capricci sono infiniti, perché il tipo, come ho già detto, improvvisa di continuo e quindi non sai mai cosa ti può capitare il momento dopo. Il suo mix speziato di jazz urbano e blues acquista così una nota completamente nuova. Un’altra cosa un po’ fastidiosa, che non ho notato solo io ma anche il resto del pubblico, è stata la notevole sbronza del virtuoso in persona: brindava senza sosta e si scolava, ben visibile a tutti, un cocktail di whiskey e birra locale Laško. Evidentemente, con tutto il tempo passato da noi, Melvin si è fatto anche conoscenze più profonde: a convincercene ci ha pensato il suo flirtare insistente con certi elementi del pubblico e il continuo nominare i “grandma`s cookies” della nonna e i funghi verdi, che secondo me stavolta Melvin avrebbe fatto meglio a non ingerire.

Parlare di scaletta, ovvero della scelta dei brani, sarebbe difficile, perché con le sue continue improvvisazioni, i passaggi e i collegamenti tra un pezzo e l’altro Melvin rende impossibile identificare con precisione i singoli brani. Mettendo insieme il tutto, si può dire solo che i pezzi eseguiti per intero erano buoni, mentre gli altri erano solo accennati o suonati come, per esempio, i brani dei Van Halen… cioè in modo comico. La sua tecnica dal vivo sembra ancora più imponente e la sua velocità semplicemente sconvolgente. Il tipo è un maestro nel correre su e giù per il manico, anche se a furia di ripetersi, da vicino in un club, la cosa può diventare un po’ noiosa. La velocità sul suono pulito della chitarra, invece, a causa del tocco morbido rende impossibile sentire le singole note suonate, e di conseguenza suona un po’ approssimativa: ed è quello che è successo stavolta a Melvin.

Ma accidenti, come se non bastasse, a metà concerto, dopo una buona ora di musica, il tipo si è concesso una pausa di mezz’ora (pare che sia successo anche la prima sera) e, tra lo stupore generale e con la scusa che doveva dare la mano a un amico al cesso, è sparito dal palco. Il tempo passava, Melvin ha sbirciato più volte da dietro le quinte, ma non succedeva niente. Noi del pubblico, di fronte a questa mossa, ci siamo ritrovati con la sensazione di non essere a un concerto di Melvin Taylor ma a uno di quei “balli” estivi su qualche terrazza della costa, dove questa pratica di fare il pieno è una costante. Comunque sia, dopo una buona mezz’ora il trio è tornato sul palco e stavolta Melvin, con una parlata incomprensibile e da ubriaco, ci ha spiegato che è nato in piena rivoluzione nel 1959 e così via. Cosa volesse dire esattamente, secondo me non lo sa nemmeno lui, ma intanto dava l’impressione di essere visibilmente confuso, e si è sentito anche nell’esecuzione dei suoi brani. A naso il concerto si avviava alla fine e, grazie a dio, Melvin, merito della sua sezione ritmica, è arrivato sano e salvo al finale senza incidenti di rilievo. Cosa stia succedendo esattamente a Melvin resta probabilmente un mistero, ma di fatto il blues è musica di emozioni miste, e così a volte a galla vengono anche quelle meno piacevoli: a quanto pare a Maribor Melvin Taylor ne è stato vittima, e speriamo solo che a Nova Gorica se la cavi meglio. Fino ad allora ci resta solo il ricordo di una piacevole serata al club Satchmo, a cui va un merito speciale, perché senza di lui più di un nome altisonante avrebbe semplicemente saltato la nostra bella terra.

Testo e foto: Thomas Breznik

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