Deep Purple: Concerto for Group and Orchestra

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Etichetta: Harvest Records
Data di uscita: 20.. 12. 1969
Produzione: Deep Purple
Durata dell’album: 59.26 min
Genere: Heavy Rock / Hard Rock
Voto: 9.0/10


«Concerto for Group and Orchestra» fu un ambizioso progetto orchestrale che gettò un ponte tra il rock e la musica classica, nato sotto la regia compositiva e di arrangiamento di Jon Lord (1941-2012), leggendario tastierista dei Deep Purple. Fu anche il primo album dei Deep Purple registrato dalla formazione Mark II, quella classica, la più amata dai fan della leggendaria band.

Verso la fine del 1969 i campioni britannici dell’hard rock si trovavano a un bivio importante: con la voglia di una svolta radicale nello stile avevano mostrato la porta al cantante Rod Evans e al bassista Nick Simper, che non condividevano la loro visione di un futuro dal sound molto più duro. Lord, l’imprevedibile virtuoso della chitarra Ritchie Blackmore e il maestro della batteria Ian Paice avevano portato al loro posto due ex membri degli Episode Six, il cantante Ian Gillan e il bassista Roger Glover, che si incastravano alla perfezione nella nuova visione sonora, più pesante. Il primo pezzo registrato dalla formazione Mark II fu il singolo «Hallelujah» (scritto in origine da Greenaway e Cook), la cui uscita in terra britannica passò praticamente del tutto inosservata. Eppure, per la band ambiziosa, con Gillan e Glover pieni di entusiasmo e voglia di dimostrare qualcosa, i tempi migliori erano dietro l’angolo.

Ma ancora prima di mettersi a registrare il quarto album in studio dei Deep Purple, Lord decise di realizzare, insieme alla Royal Philharmonic Orchestra diretta da Malcolm Arnold, un progetto orchestrale il cui programma completo comprendeva la sinfonia di Arnold «Symphony No. 6, Op. 95» (che poi non è finita su questa registrazione), i tre movimenti principali di Lord intitolati «Concerto for Group and Orchestra», una nuova versione dello strumentale «Wring That Neck» (da «The Book of Taliesyn», 1968), il grande classico «Hush» con Gillan alla voce e una versione extra-large di «Child In Time», classico di «Deep Purple in Rock» (1970). La maestosa suite in tre parti di Lord, «Concerto for Group and Orchestra», contiene alcuni elementi dei generi classicisti del concerto grosso, della sinfonia concertante e del concerto per orchestra.

«Hush» con Gillan alla voce solista fu praticamente la presentazione ideale di un nuovo cantante tecnicamente molto superiore, e rappresenta un bel salto in avanti rispetto alla versione originale: qui si sente già il suono un po’ più grezzo della chitarra di Blackmore, mentre le armonie vocali sono nettamente migliori che nell’originale. Anche l’assolo d’organo, gustosissimo, di Lord stavolta è suonato con un’autorevolezza decisamente maggiore. «Wring That Neck», già di per sé uno strumentale eccellente, nella versione allungata e piena di jam infuocate viene fuori ancora meglio. Da qualche parte a metà si scatena un vero e proprio duello a colpi di assolo tra Blackmore e Lord, che finisce senza vincitori. Glover, già in uno dei suoi primi test dal vivo, dimostra di essere un bassista molto più dotato e personale del predecessore Simper, mentre Paice alla batteria spazza via tutto quello che incontra e, tra una marcia selvaggia e l’altra, si ferma con intelligenza nei momenti giusti. Lord domina con autorità, a mani larghe, sulle sue fruscianti organi Hammond.

Non ci sono dubbi: il «Concerto» era tutto roba sua, e gli altri della band, Blackmore escluso, a quel tempo lo vedevano come il leader del gruppo, anche se questo eterno gentleman inglese, quasi sempre il portavoce ufficiale della band con i media, si è sempre schermito davanti a un titolo così lusinghiero. Si potrebbe dire che questa versione di «Wring That Neck» sia un bell’assaggio delle future, lunghissime jam dal vivo dei Purple, quando un pezzo di cinque minuti in media veniva stirato fino a più di venti minuti, o anche mezz’ora.

L’immortale classico «Child In Time», anche in una versione un po’ più dilatata, offre uno sguardo chiaro sul nuovo stile Mark II, appena nato, molto più hard rock ma non meno sperimentale, che verrà poi cementato con il leggendario album «Deep Purple In Rock». Ma soprattutto è un documento stupefacente dell’immenso talento vocale di Gillan, con cui mise completamente in ombra il suo predecessore. Gillan era un cantante tecnicamente incredibile, con un’estensione vocale fantastica, e i suoi acuti radicali su «Child In Time», con quella carica emotiva, ti lasciano a bocca aperta ancora oggi: non sorprende che anche per questo sia stato fonte di ispirazione per un’intera legione di cantanti heavy metal, con Rob Halford (Judas Priest) in testa.

Il lamento straziante di Gillan, con cui squarcia l’aria, viene presto ampliato da jam strumentali, in cui spicca prima di tutto Blackmore con il suo assolo di chitarra supersonico, di quelli che sa evocare solo uno dei più grandi chitarristi di tutti i tempi. In effetti, quando si parla dei migliori musicisti rock, la versione Mark II dei Deep Purple, per il talento dei singoli membri, si può proclamare senza problemi una rock superband, con la differenza che nessuno di loro aveva ancora assaggiato il successo commerciale. Questa interpretazione di «Child In Time» è in certi passaggi addirittura migliore di quella di «Deep Purple In Rock». E il finale di Gillan, iperattivo, di una sincerità emotiva incredibile, che taglia come la lama di un cuore ferito da un amore sfortunato mentre sale a frequenze vocali vertiginosamente alte, semplicemente non si può descrivere a parole.

La seconda parte del concerto è stata tutta di taglio classico. La suite da concerto di Lord, «Concerto for Group and Orchestra», lunga poco meno di un’ora, è ovviamente il pezzo forte dell’intera registrazione e una riuscita dimostrazione del suo sconfinato talento di compositore e arrangiatore, che questo tastierista di formazione classica affinava praticamente fin da bambino. «First Movement: Moderato-Allegro» contiene arrangiamenti orchestrali struggenti e ultra-drammatici che, già dopo i primi minuti, creano un’atmosfera incredibilmente intensa. Col tempo arrivano anche momenti di festa scatenata e, più o meno al settimo minuto, entra in scena con decisione anche la sezione strumentale della band, che mette in piedi una jam indimenticabile con assoli al limite del possibile. In mezzo scorrono di continuo motivi orchestrali pomposi, e più volte si ha la sensazione che band e orchestra si stiano giocando il dominio sul motivo centrale.

In «Second Movement: Andante» la band, sulle ali della voce di Gillan, si fonde molto più attivamente con l’orchestra in una perfetta coesione sinfonica. I versi di Gillan sono pieni di romanticismo un po’ da cliché, mentre la fluidità tra l’orchestra e le doti strumentali dei singoli Deep Purple, soprattutto tra i vari voli solistici, resta sempre a un livello invidiabile e funziona da dimostrazione primordiale di come si possa fondere con successo il concetto innovativo di rock e sinfonica. La parte conclusiva della suite, «Third Movement: Vivace – Presto», contiene possenti interventi della sezione dei fiati, dominante, e una variazione armoniosa dell’atmosfera generale tra drammaticità, cupezza e sfrontata allegria. La band si aggiunge pian piano, prima con la sezione ritmica, che tocca il culmine con il monumentale assolo di batteria di Paice. Lord e Blackmore, intanto, con malinconici interventi solistici rispettivamente all’organo e alla chitarra, prendono più volte in mano l’iniziativa strumentale. Qui band e orchestra si fondono definitivamente in una perfetta coesione sonora e, ‘a una voce sola’, evocano una magia ambientale maestosa.

«Concerto for Group and Orchestra» fu, per l’epoca (fine anni Sessanta), un progetto ambiziosissimo e si merita un posto speciale nella storia del rock, perché riuscì a fondere in modo super convincente due mondi musicali totalmente diversi. Il geniale Lord, con le sue visioni di rock orchestrale, era senza dubbio in anticipo sui tempi, e si potrebbe dire che questo progetto, che esattamente trent’anni dopo, con l’aiuto di amici, ha ripreso in nuove dimensioni monumentali, sia diventato l’opera della sua vita. Gillan e Blackmore non condividevano il suo entusiasmo: li infastidiva che il pubblico di allora avesse iniziato a trattare i Deep Purple come una band orchestrale, mentre loro volevano buttarsi il prima possibile in acque hard rock.

Dischi rock con la partecipazione di membri di un’orchestra sinfonica ne erano già usciti, ma era la prima volta che una rock band suonava dal vivo insieme a un’orchestra al completo. Un progetto simile a quello dei Deep Purple lo realizzarono nel 1970 anche The Nice con la suite «Five Bridges», mentre artisti popolari come Roger Waters e i Metallica, in futuro, hanno fatto sì che questo tipo di collaborazione tra rock band e orchestra classica diventasse una tendenza generalizzata, e oggi una pratica del genere è ormai tutto fuorché innovativa.

Autore: Peter Podbrežnik

Tracklist:
CD 1 (band only):
1. Intro (radio clips) (3:27)
2. Hush (4:40)
3. Wring That Neck (13:23)
4. Child In Time (12:02)

CD 2: Concerto:
1. First Movement: Moderato – Allegro (19:21)
2. Second Movement: Andante (19:11)
3. Third Movement: Vivace – Presto (13:08)
4. Encore: Third Movement: Vivace – Presto (part) (5:52

Formazione:
Ian Gillan – voce
Jon Lord – tastiere
Ritchie Blackmore – chitarra
Roger Glover – basso
Ian Paice – batteria
The Royal Philharmonic Orchestra diretta da Malcolm Arnold


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