Dejzi racconta i Negligence (2007)
Autore: Rok Klemše
Data dell’intervista: 01.11.2007
I Negligence sono al momento una delle migliori metal band di casa nostra. L’attesissimo disco d’esordio “Options of a Trapped Mind” è uscito quest’anno e ha superato ulteriormente le già altissime aspettative. I ragazzi tornano ora in grande stile, dopo più di un anno, sui palchi dal vivo, dove hanno già passato più che alla grande il battesimo del fuoco il 31.10.2007 a Velenje, con Interceptor, Sabaium e Inmate. Io e Aleš abbiamo fatto due chiacchiere con il chitarrista Dejzi (Domen Justin) al Metal Mania di quest’anno a Komen. La chiacchierata, easy e rilassata, si è svolta durante una delle rare pause dalla pioggia, che comunque non è riuscita a intaccare in nessun modo l’energia indimenticabile e unica, di cui puoi caricarti solo quando vai al festival Metal Mania Open Air.
Con Dejzi ci siamo trovati subito d’accordo che sarebbe stato fantastico arricchire la registrazione dell’intervista ai Negligence, fatta sui prati di Komen al MMOA 2007, con qualche domanda in più da mandargli poi via mail. C’è voluto un sacco di tempo, ma l’accordo e la nostra testardaggine a oltranza hanno retto, e la promessa fatta alla fine ha dato i suoi frutti. Con grande entusiasmo vi presentiamo finalmente la storia dei Negligence, che è molto più di una semplice storia di una band. È una storia che ti offre uno sguardo inequivocabile sullo sviluppo e sulla crescita del movimento metal in Slovenia nell’arco degli ultimi dieci anni e, soprattutto, su quello che si può ottenere quando la fede nella musica, l’amore per essa e una forte volontà di arrivare all’obiettivo sono invincibili.
Dejzi: “Vero. Registrare i demo ci è sempre piaciuto un sacco, ne abbiamo fatti a palate. Primo, secondo e terzo demo. Su ognuno c’erano parecchi pezzi. Addirittura mentre registravamo le batterie per l’album, io e Ruža (“Ruža” – Žiga Zmazek, batterista dei Negligence, n.d.A.) siamo corsi al Sae studio, dove andavamo a scuola, e abbiamo fatto un altro demo di un pezzo già per il prossimo album.”
RockLine: E la produzione e tutto il resto in studio ve li siete gestiti da soli?
Dejzi: “Sì. Perché ci interessa un sacco e ci lavoriamo da anni. Io e Zmazek abbiamo fatto apposta uno studio extra per perfezionare le nostre conoscenze sulle possibilità che ti offre il lavoro in studio. È cominciato tutto a capitalizzarsi così: un giorno ho preso un piccolo prestito e ho comprato un po’ di attrezzatura. Ha funzionato come una reazione a catena e si è trascinato dietro anche il nostro batterista e il chitarrista. Poi abbiamo continuato a comprare roba. E il processo va avanti ancora adesso: per noi uno dei grandi traguardi è poter avere così un nostro studio..”
RockLine: Lo studio è già finito?
Dejzi: “Lo studio è già finito, ma il disco “Options Of A Trapped Mind” l’abbiamo registrato prima che fosse pronto. L’abbiamo quindi registrato in uno studio improvvisato, grazie a un’occasione che si è presentata in quel periodo, nei locali dove lavoro. In pratica era un’aula, che abbiamo sfruttato come studio, perché è venuto fuori che aveva una buona acustica. Ci abbiamo piazzato dentro tutta l’attrezzatura e registrato tutto quanto. Adesso invece stiamo sistemando il locale vero e proprio, che sarà il nostro studio.”
RockLine: Nel vostro studio stanno nascendo in questo momento i demo di Dawn Patrol e Sweet Sorrow. Registrare per loro è diverso dal registrare il vostro album? E con quali altre band slovene vorreste collaborare a livello di produzione?
Dejzi: “No, registrare non è molto diverso dal registrare il nostro album. I Dawn Partol stanno facendo un demo con 4 pezzi, è già quasi finito, mancano solo un paio di ritocchi sulla voce e sugli assoli di Chernet. Io mi piacerebbe un sacco registrare parecchie band metal, tipo: Kaoz, GodScard, Inciter, Burning Legion, Scaffold, Eruption e tante altre…”
RockLine: Da dove viene l’idea per la copertina di “Options Of A Trapped Mind” e che messaggio si nasconde dietro il titolo dell’album?
Dejzi: “È difficile parlarne, perché ho la sensazione che il messaggio di “Options of a Trapped Mind” sia molto sottile e subconscio, tant’è che lo sto ancora scoprendo (risate). In realtà non ricordo bene quando mi è venuta l’idea per questo testo. Volevo qualcosa di molto angosciante e strano, ma allo stesso tempo attraente, come nei film, per dire, negli horror, e che si sposasse con il “vibe” musicale del pezzo. Quando mi è venuto in mente questo titolo, in fondo non significava proprio niente, mi suonava e basta in un modo che mi dava la sensazione fosse quello giusto. “Options of a Trapped Mind” può significare l’insopportabile prigionia nella razionalità della mente umana – la gabbia che porta con sé – e le possibilità che abbiamo di superarla. Anche il testo parla di questo e di una crisi personale, in cui a un certo punto la personalità dell’individuo comincia a sgretolarsi, per far nascere da lì una persona nuova e migliore. Death – rebirth. All’inizio non era nemmeno previsto che l’album si chiamasse “Options of a Trapped Mind”. Era solo un pezzo che era addirittura pensato per il secondo disco. Solo quando cercavamo ancora un pezzo per il primo disco abbiamo deciso di prendere proprio questo. L’ho anche un po’ forzato personalmente, perché mi è sempre rimasto nel cuore. Quando cercavamo il soggetto della copertina, Lipnik ha spulciato la rete e ha trovato questa immagine. Gli è venuta subito l’idea che il titolo di quest’immagine fosse “Options of a Trapped Mind” e così, all’unanimità, abbiamo avuto il titolo del disco.”
RockLine: Avete registrato dal vivo come band, o avete registrato ogni linea separatamente e poi unito tutto nella versione finale dei pezzi su nastro?
Dejzi: “Linee separate, ovvio. Suoniamo una musica troppo complicata e siamo troppo perfezionisti… In futuro però proveremo sicuramente a registrare un album dal vivo”
RockLine: Eh, negli anni Settanta facevano così: suonavano il pezzo insieme come band e poi pubblicavano le registrazioni direttamente su album…
Dejzi: “Sì, allora le band sapevano suonare, he, he, he, oggi invece è più così così… siamo nell’era viziata dei computer, dove ognuno si può permettere di barare (risate)”
RockLine: Secondo me la modestia, nel caso dei Negligence, è fuori luogo. Per esempio, tu e Jan Švigelj siete un duo di chitarre eccezionale, tra voi c’è una specie di magia, fate uno slalom fantastico insieme negli assoli divisi in più parti, siete perfezionisti, scegliete con cura melodie e motivi, avete il senso della composizione… Per la Slovenia, secondo me, siete decisamente sopra la media.
Dejzi: “Noi respiriamo proprio all’unisono. Soprattutto in osteria, he, he, he….”
RockLine: Dai, raccontaci come e dove hai conosciuto Jan?
Dejzi: “Del tutto per caso. Una volta sono piombato al “Sod” (Sodček – storica osteria sulla Trubarjeva a Lubiana, frequentata fino a qualche anno fa dai metallari più fanatici, finché non l’hanno chiusa, n.d.A.), lì erano seduti questi appassionati di thrash metal di Kamnik, che conoscevo e con cui bazzicavo, e insieme a loro c’era anche Jan. In quel periodo si stava appena appassionando a una musica simile a quella che ascoltavo io (Evil Dead e Testament, e poi, tipo, Iced Earth). All’epoca a Kamnik avevamo un’altra band, i Vigilante, e così è successo che Jan è venuto una volta alle nostre prove, dove non ha nascosto l’entusiasmo per quello che sentiva. Poi ha fatto vedere come se la cavava con la chitarra e ho capito che le dita gli volavano alla grande. Allora gli ho dato un mio demo da ascoltare e gli ho buttato lì che, se gli interessava, avremmo potuto fare qualcosa insieme. Jan era entusiasta. Così nell’autunno del 2000 abbiamo cominciato a trovarci a casa mia e a scrivere riff, ed è lì che hanno cominciato a nascere i nostri primi germogli.”
RockLine: I germogli dei Negligence?
Dejzi: “Esatto. All’inizio eravamo solo in due.”
RockLine: Dove avete trovato poi il bassista Mitja Lipnik e Žiga Zmazek?
Dejzi: “Lipnik è comunque il mio vicino di casa e ci conosciamo fin da bambini, strimpellava la chitarra quando io non sapevo nemmeno quante corde avesse. All’inizio lo volevo nella band solo come bassista “session”, perché suonava la chitarra con Chernet agli albori dei Dawn Patrol. Mentre Lipnik ogni tanto si faceva vivo alle prove e imparava qualche pezzo o riff, nell’estate del 2001 io e Jan abbiamo registrato un demo con 7 pezzi, e proprio quel demo è finito nelle mani del batterista Žiga (Ruža), che all’epoca suonava la batteria negli Abbatoir, una death metal band, ma nel frattempo cercava un’altra band più in stile heavy metal… Il thrash Ruža non lo conosceva proprio. Beh, il demo gli è piaciuto un sacco, quindi si è presentato alle prove. Ci siamo trovati subito, e Lipnik è diventato molto presto membro fisso – così siamo diventati tutti insieme i Negligence (risate)”
RockLine: Prima suonavi anche nei Dusk Delight, no?
Dejzi: “Già.”
RockLine: E adesso non sei più con loro. Perché?
Dejzi: “I Dusk Delight erano un progetto messo in piedi dall'”heavy mastermind” di Bled, Dali. Per caso gli sono capitati tra le mani i miei demo e ha deciso di contattarmi e invitarmi nella band, dove prima avevano suonato, tra gli altri, Igor (Noctiferia), Gorazd e Robi (Scaffold). I DD all’inizio erano pensati come una specie di progetto. Anche Dali all’epoca suonava la chitarra nei God Scard. Ma quando abbiamo cominciato a lavorarci seriamente insieme, si vedeva che ne sarebbe uscito qualcosa di buono. La direzione musicale iniziale della band era qualcosa tra Slayer, Death, At the Gates e Arch Enemy. Io in realtà volevo comunque una band thrash, ma andava benissimo anche così e per i primi due-tre anni mi sono divertito un sacco. Poi però, come individui, abbiamo iniziato a divergere parecchio nella visione della vita e della musica. Dali ha cominciato a spingere la musica dei Dusk Delight verso influenze alla Therion e verso roba goth / black / kitsch, ed è lì che le nostre strade si sono separate. Per me però la cosa decisiva è stata la divergenza tra le personalità, solo dopo è arrivata quella nella visione musicale.”
RockLine: Sul tuo Myspace ho visto che hai anche un progetto, in pratica porti avanti una specie di cosiddetto country metal?
Dejzi: “Sì, ha, ha, ha… beh, su Myspace l’ho scritto più per scherzo che sul serio. L’ho fatto in parallelo alla nascita del nostro disco dei Negligence “Options Of A Trapped Mind”. Per il mio piacere personale. All’epoca ho composto materiale a sufficienza praticamente per un album intero. Per ora non lo pubblico, perché devo registrarlo di nuovo, con la batteria vera. Quella che senti non è una batteria vera, è programmata. Il mio disco solista sarà combinato insieme al demo Wardance e al demo Youth of Today e sarà una vera prelibatezza!”
RockLine: E quella roba intitolata Bay Area Tribute?
Dejzi: “Quella l’ho fatta questa primavera, dopo che il nostro cantante Alex mi ha messo in mano il demo dei Piranha. Mi era piaciuto un sacco. Questi cinque pezzi li ho registrati esclusivamente per il mio piacere e per gli amici a cui piace questo stile musicale.”
RockLine: Paul Baloff, vero?
Dejzi: “Sì, sì… così mi è venuta l’idea di registrarla ancora una volta. In più ho scelto qualche altro pezzo che mi è sempre stato molto a cuore. Cioè materiale di Exodus, Heathen, Laaz Rockit e Piranha.”
RockLine: Mi sembra che in questo pezzo tu abbia centrato alla grande il timbro di Paul Baloff?
Dejzi: “Beh, c’è anche chi dice di no, he, he, he…”
RockLine: Pare che tu abbia intenzione di registrare un tuo disco solista?
Dejzi: “Sì. Ho coinvolto anche il nostro batterista, che mi darà una mano. Lo registrerò nel nostro nuovo studio.”
RockLine: Sarà solo strumentale?
Dejzi: “No. Ci saranno anche le voci. Proverò a ingaggiare anche qualche cantante, per due o tre pezzi, in una versione più heavy metal.”
RockLine: E la tua collaborazione con i Dawn Patrol?
Dejzi: “Sì, loro hanno registrato un pezzo, Rock Star, nel nostro studio. All’epoca non avevano un cantante, e boh, non so… È successo e basta. È stato un momento di ispirazione e mi sono messo alla prova io stesso alla voce. Il pezzo è venuto fuori molto bene, la band era contenta.”
RockLine: Raccontaci com’è stato per i Negligence abituarsi al nuovo cantante Alex, arrivato da voi dai Metal Steel?
Dejzi: “Sì, il nostro primo cantante, Lenart, di noi era già un po’ stufo, perché lo stressavamo di continuo dicendogli che volevamo più melodia dalla sua voce. Con lui volevamo registrare anche il terzo demo, ma alla fine ha rifiutato la proposta e ha detto che non avrebbe più collaborato con noi, semplicemente non aveva più l’energia per sopportarci, anche se per lui era dura lasciare la band, perché amava questa musica. Per un po’ siamo rimasti senza cantante, poi nel frattempo è successo che ho messo la voce nel pezzo dei Dawn Patrol di cui parlavo prima. Questo mi ha dato il coraggio di mettere io stesso le voci nel terzo demo dei Negligence. In quel periodo Alex si era separato dai Metal Steel (inverno 2005, n.d.A.), così gli abbiamo chiesto se voleva provare a cantare da noi. Ha funzionato. Poi abbiamo cominciato a scrivere le melodie per la voce e la maggior parte di queste melodie è nata proprio durante la registrazione del disco. È però molto difficile, perché Alex è prima di tutto un batterista e solo dopo un cantante – di conseguenza nella voce ci mette anche molto meno interesse ed energia, per cui con la parte vocale facciamo fatica.”
RockLine: Il materiale nato è più di quello che c’è sul disco. Con che criterio avete scelto i singoli pezzi da far entrare in “Options Of A Trapped Mind?”
Dejzi: “I pezzi da inserire in “Options Of A Trapped Mind” li abbiamo scelti tutti insieme, i membri della band. In modo democratico. Io volevo mettere nell’album Addicted To Agression e Shark Attack, ma gli altri mi hanno messo in minoranza. In compenso ho strappato il pezzo “Options of a Trapped Mind”, che era pensato anch’esso per il secondo disco – ed è stato proprio quel pezzo a portarsi dietro più tardi anche il titolo del disco. ”
RockLine: Shark Attack è un pezzo già molto vecchio, no?
Dejzi: “Shark Attack l’ha scritto il mio amico Mare Cajhen, quando suonavamo ancora insieme a Kamnik come Vigilante. Quando i Vigilante si sono sciolti, mi è sembrato un peccato enorme che questa canzone finisse nel dimenticatoio e ho chiesto a Mare, in quanto autore del pezzo, se potevamo suonarla nei Negligence, e Mare ha accettato.”
RockLine: Che ne pensi dell’eruzione di band thrash metal che c’è in questo momento in Slovenia, come Eruption, Gonoba, Negligernce, Fosgen?
Dejzi: “I Crossbreed ci sono ancora, stanno solo cercando un cantante… È tutto super cool. Anche all’estero, per esempio tutto il movimento metalcore, ovvero la cosiddetta New Wave of American Metal, tipo Shadows Fall, tutta roba che nei riff deriva dal thrash, e poi Killswitch Engage… Sì, è interessante, una specie di variante “Slayer incontrano Faith No More”. Fantastico che stia succedendo tutto questo! Thrash is so NOT dead yet! ”
RockLine: La Bay Area sta tornando. Gli Exodus sono di nuovo qui, poi i Testament, gli Heathen si rimettono insieme….
Dejzi: “Sì, è fantastico.. I Testament li ho visti dal vivo in Italia quest’anno, è stato come sempre – INDIMENTICABILE – tutte queste band hanno un senso della convivialità incredibile, sono completamente alla mano e super positive.…”
RockLine: Nel frattempo si sono riuniti anche i Forbidden. Sarai di sicuro gasatissimo e di sicuro ci vediamo a Wacken, he he. (I Forbidden sono confermati anche per il Bang Your Head!!! 2008, n.d.A.)
Dejzi: “Hehe, il giorno in cui ho ricevuto questa notizia non era dei migliori per me, avevo giusto delle preoccupazioni, e poi è arrivata questa notizia che mi ha davvero svoltato la giornata e spero che ai Forbidden riesca, perché ho la sensazione che non sia ancora sicuro al 100%. Ma se ci saranno, andiamo di sicuro insieme! Ovunque, pur di vederli e spero che non serva arrivare fino a Wacken.”
RockLine: Sei davvero stato a vedere i Testament poco tempo fa a Udine?
Dejzi: “Sì, amico! Non hai idea di quanto era bello! Era un festivalino piccolissimo, come se fossi arrivato da noi a Komen al Metal Mania Open Air. Si svolgeva su un prato, l’atmosfera, voglio dire proprio il clima, era eccezionale.”
RockLine: C’è in ballo a breve la firma di un contratto con qualche etichetta per la pubblicazione del nuovo album dei Negligence?
RockLine: Quali sono i piani a breve termine per i Negligence?
Dejzi: “Sì, questo sistemare lo studio ci ha mangiato un sacco di tempo. Non abbiamo provato per niente, perché abbiamo investito le energie nel finire il nostro studio. L’album è uscito a giugno di quest’anno e ora dobbiamo ripassare in fretta il materiale, poi arrivano i concerti, previsti per novembre e dicembre. Suoneremo più che altro in club piccoli come, per dire, l’Orto Bar, il KUD, eccetera… Per il futuro abbiamo già scritto sei pezzi nuovi per il prossimo disco dei Negligence, ma non posso ancora dire con precisione quando ci richiuderemo in studio per cominciare a limare fino in fondo il materiale per l’uscita del nuovo album.”
Dejzi: “Majkl Pipenbaher è una persona davvero top e sono contentissimo di conoscerlo. Per la scena slovena mi sembra una scossa davvero positiva, perché è pronto a fare qualcosa per davvero e non solo a parlare. La sua versione HQ mi piace un sacco, solo che io non penso di partecipare, perché al momento non ho l’energia per farlo. Preferisco finire un altro mio progetto Metal Core, che aspetta ancora le linee vocali di Matic dei Burning Legion e il mix finale. Bisogna ancora chiudere il demo / EP dei Dawn Patrol, o qualunque cosa ne verrà fuori. Ho intenzione poi di fare anche una pausa nella creazione (per quanto riguarda le registrazioni). Negli ultimi due anni ho creato e registrato senza sosta. Adesso è ora di tornare alle prove e ai concerti dei Negligence e di fare una pausa con i miei progetti. Allo stesso tempo penso di potenziare il mio “Digital Recording System”. Mi sembra che se fai una cosa troppo, la svaluti. Perciò ora ho intenzione di fermarmi, smettere di volare in questo mondo virtuale e tornare un po’ alla realtà. Ultimamente passo la maggior parte del tempo da solo nella natura a ricaricare le batterie mentali. Ogni creazione deve avere anche una pausa. Su Metal Slovenija invece non commenterei. Ho già detto la mia su questo progetto e sono stato subito attaccato.”
intervista a cura di: Rok Klemše e Aleš Podbrežnik
foto: Aleš Podbrežnik
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