Delivering The Black
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Primal Fear
Etichetta: Frontiers Records
Uscita: 2014
Durata: 64:35
Voto: 4.5/5
I Primal Fear sono ormai tra i pochi power metaller sopravvissuti, di quelli che si possono chiamare i veri »portabandiera del metal«, con una data di scadenza che pare illimitata e pure credibile. Sono nati alla fine degli anni Novanta, in pieno revival dei sottogeneri del metal che puntano sulla melodia e sono guidati dal canto vero, non dal growl! Oggi il power metal è ben lontano dalla popolarità di un tempo tra i metallari di nuova leva, perché l’asticella dell’estremo sonoro nel metal, dopo 17 anni di resistenza della band, è stata alzata molto, molto più in alto. Ma chissene! Chi cerca la tradizione, nel senso di una sfilza di riff aperti »Judas style«, nobilitati da un picking velocissimo e tagliente sulle frasi principali di chitarra con armonie in terze, il contrasto di un peso massiccio con il telaio compatto della doppia cassa e, sopra a tutto questo, una voce pulita, rifinita, esplosiva da far paura nel passaggio dai medi fino agli acuti e capace anche di una sensibilità sottile quando serve, può puntare sempre a occhi chiusi sulle aquile tedesche, o meglio sulla risposta tedesca ai Judas Priest. Insomma, il sound tradizionale dei Primal Fear.
Anche se la formula di base della scrittura dei Primal Fear non cambia nel suo nucleo creativo, si può dire che dai tempi dell’album »New Religion« in poi un minimo cambiamento ci sia stato. Dalla rabbia cruda, con gli anni, sono diventati una band matura, che ha inserito con criterio nel proprio vocabolario elementi di pomp (sinfonismo) e perfino germi di hard rock. Certo, solo »in tracce«, ma abbastanza da sentirsi, e in un modo che conserva intatto il loro carattere musicale autentico e inconfondibile.
Con »Unbreakable« i Primal Fear hanno sfornato l’album che, tra tutti quelli usciti dopo »The Devil’s Ground«, si è avvicinato meglio al periodo iniziale della band, ancora oggi il più amato dai fan. Proprio l’ingresso dell’eccezionale multistrumentista, produttore, arrangiatore e compositore svedese Magnus Karlsson ha permesso al gruppo di sciogliere il proprio carattere espressivo, mantenendo però tutta la crudezza primordiale di una lucentezza power metal incazzata, con in testa le frasi di chitarra rapaci e il canto esplosivo di Ralf Scheppers, per cui sulla scena metal europea è ancora difficile trovare un equivalente vocale all’altezza.
Il nuovo album »Delivering The Black« approfondisce il carattere dell’ottimo predecessore »Unbreakable«! Nello stile sonoro suona addirittura un filo più rumoroso, cosa che non ci aspettavamo e nemmeno ci serviva come upgrade, ma di rumore nel metal non ce n’è mai abbastanza, quindi ben venga. È una piacevolissima sorpresa positiva e la prova che a decidere cosa passa nei nuovi album restano ancora gli ultimi due uomini della band, Mat SInner e Ralf Scheppers. Insieme a Magnus Karlsson i responsabili del look del nuovo disco sono tre, e Magnus, vista la sua nota e riconosciuta brillantezza compositiva, direi quasi il genio musicale, con un senso innato per la creazione di melodie contagiose, è il fattore che di fatto permette alla band piccoli, ma nonostante tutto evidenti, passi di sperimentazione musicale. Magnus lo reclutano tantissimi musicisti, perfino etichette discografiche, per i suoi talenti eccezionali, come »legionario«, »buon mercenario«. Anche in questo album ha messo qualche suo fine tocco melodico dallo stile riconoscibile, che brilla da dio nel disco. Un disco secco e tipicamente »alla Fear«, che come da copione non lascia sopravvissuti, ma che assorbe con maestria nel proprio corpo espressivo questi piccoli trucchi di filigrana del grande maestro Karlsson.
In ogni caso i Primal Fear non avrebbero raggiunto una tale maturità di composizione e arrangiamento se i membri della band non fossero impegnati in vari progetti paralleli, in cui possono sfogare la loro carica creativa e, di fatto, crescere e maturare come compositori. Mat Sinner, che da decenni guida gli heavy rocker d’acciaio Sinner, da qualche anno partecipa al megalomane progetto Rock Meets Classics, il suo collega Alex Beyrodt, ai tempi di Sinner/Primal Fear, guida la band hard rock Voodoo Circle, e su Magnus Karlsson non c’è nemmeno bisogno di sprecare parole, per lui l’espressione più azzeccata è »Mr. Everywhere«.
Da qui la conclusione che i Primal Fear, proprio con Unbreakable e soprattutto con il nuovo »Delivering the Black«, hanno trovato la giusta miscela di tutti gli elementi portanti della loro direzione più recente, per quanto riguarda l’uso del linguaggio della cultura musicale di genere. Hanno messo in piedi l’album che in fondo stavano cercando. Ottimizzato sul piano delle idee.
L’album ondeggia alla grande tra i classici schiacciasassi »alla Fear«, come l’attesissimo e rumoroso King For A Day in apertura, elemento che poi Rebel Faction rinfocola con rabbia: un vero »piccolo Painkiller alla Primal Fear«, incrociato a livello ritmico con l’intransigenza del thrash metal! Il primo cambio d’atmosfera arriva con la melodica When Death Comes Knocking, basata su un tempo medio e uscita come primo singolo di presentazione del disco, mentre Alive & On Fire deve un po’ del suo carisma al sound da vecchia scuola dell’universo metal tedesco, che richiama alla ribalta l’elementarità delle frasi di chitarra in stile Accept. È abitudine della band che la title track dell’album sia uno dei suoi vertici. Di Delivering the Black si può dire che è una versione concretamente aggiornata e dal suono moderno di Nuclear Fire nel 2014, anche se la conclusiva Inseminoid, cupa ma furiosissima, è stata fatta con lo stampo del celebre Nuclear Fire. Road To Asylum è la tipica marcia power metal della band, costruita sull’uso abbondante della doppia cassa, mentre l’ottima suite epica One Night In December annuncia quella perfezione melodica più alta e ben percepibile dei Primal Fear recenti, di cui è responsabile la già citata creatività di Magnus Karlsson. È un brano con un crescendo atmosferico di altissimo livello dentro un ritornello melodicamente compatto e rifinito, che Magnus ha ovviamente trasportato come idea dalle sue soluzioni di scrittura nelle sfere del rock melodico. Una suite splendida, piena di cambi d’umore, concretizzata anche da orchestrazioni sinfoniche, che conferma la preparazione musicale a più strati dei suoi autori Mat Sinner e Magnus Karlsson. Never Pray For Justice è un’altra tipica inno power metal cucito secondo il classico principio tedesco e potrebbe usarlo senza problemi, come idea, anche Kai Hansen in qualche suo album dei Gamma Ray. Ha un nuovo ritornello che si stampa in testa all’istante. Born Witrh A Broken Heart è una bellissima ballad power metal, impastata secondo la tradizione a cui i Primal Fear si attengono, come ben sappiamo, dall’inizio della carriera, e un altro benvenuto punto di totale ribaltamento dell’atmosfera nel disco. Senza un granello di zucchero e senza cadute nel patetico, con una splendida, fluida crescita del mood nella strofa che esplode in un crescendo nel ritornello.
Abbiamo passato in rassegna i brani della versione regolare dell’album. L’edizione europea estesa contiene però altri tre brani, oltre a un DVD extra con entrambi i video dei singoli When Death Comes Knocking e King For A Day. Le tre tracce extra non abbassano la qualità del disco nemmeno di un briciolo. Anzi, due su tre. Va tolta la versione radio del singolo When Death Comes Knocking. L’effetto è semmai l’opposto. Innocent Man e Man Without Shadow rafforzano la definizione melodica eccezionale del disco, soprattutto nella seconda metà, e si legano alla perfezione ai brani regolari, quindi l’etichetta »bonus« non gli serve proprio.
Še o solažah. Te so popolna pravljica. Karlsson se je na svojem tretjem Primal Fear albumu čudovito vklopil v filozofijo zaznavanja tradicionalnih odlik te zasedbe, ko naleti beseda na kreacijo fantastičnih kitarskih solo duelov, ki znova osupnejo z popadljivim kemičnim učinkovanjem aktualne naveze Beyrodt / Karlsson. Prav tako sta kitarista znova mojstrsko oplemenitila elementarne kitarske fraze z dodajanjem prepoznanih, a okusno stkanih, kitarskih ornamentov (skvašenih pretežno v tercetnih harmonijah). Briljanca kitarske igre vsevprek torej!
L’album »Delivering the Black« è lo specchio della straordinaria maturità creativa e compositiva della squadra Primal Fear. È un disco senza punti deboli e un disco in cui i Primal Fear hanno servito la dose ideale di forme sinfoniche e melodicamente contagiose dentro l’elementarità comunque riconoscibile del loro carattere musicale, che mantiene efficacemente tutta la tipicità dell’incisione, con la rumorosità e la brillantezza sonora senza compromessi di quanto di meglio si possa spremere nel 2014 dall’eredità della scuola heavy metal tradizionale dell’acciaio tedesco inossidabile. Né più né meno! Un album eccezionale. Come resa stilistica del suono. Speriamo che la band lo porti dal vivo con una bella dose di brani! Con un minutaggio da concerto bello corposo!
Formazione
Ralf Scheppers – voce, cori
Alex Beyrodt – chitarra
Magnus Karlsson – chitarra, tastiere
Mat Sinner – basso, cori
Randy Black – batteria, percussioni
Produzione
Mat Sinner
Tracklist
CD
1. King for a Day
2. Rebel Faction
3. When Death Comes Knocking
4. Alive & On Fire
5. Delivering the Black
6. Road to Asylum
7. One Night in December
8. King for a Day
9. Born With a Broken Heart
10. Innocent Man *
11. Inseminoid
12. Man Without Shadow *
13. When Death Comes Knocking *
* … brani extra inclusi solo nella versione dell’album per il mercato europeo
DVD:
1. When Death Comes Knocking (video)
2. King For A Day (video)
3. Making Of (clip)