Devin Townsend in versione empatica a Vienna
Luogo: Vienna (Wien) / Simm City / Austria
Data: lunedì, 02.12.2019
Questo dicembre non è fatto solo di Last Christmas, Na božično noč e Silvestrski poljub che ti fanno venire il vomito e attacchi spastici, ma per fortuna anche di eventi cuciti su misura per i palati musicali più fini. A inaugurare il mese delle feste ci ha pensato il mago canadese Devin Townsend che, nel tour europeo con cui presenta il nuovo disco Empath, ha fatto tappa nel SimmCity di Vienna, sold out e più vicino a noi di tutti.
Stavolta Devin si è portato in tour i progsters londinesi Haken, ancora in piena fase di promozione di Vector, uscito l’anno scorso. Con il singolo Puzzle Box hanno salutato il pubblico viennese nel SimmCity stipato all’inverosimile e, con mia sorpresa, hanno scatenato un entusiasmo da stadio già dalle prime note. Nei loro tre quarti d’ora di set gli inglesi si sono concentrati soprattutto sugli ultimi due album; solo con il loro «più grande hit» Cockroach King sono tornati più indietro nel tempo, a The Mountain del 2013. Gli Haken hanno dimostrato senza dubbio di essere maestri dei propri strumenti, perché dal punto di vista musicale hanno fatto il loro lavoro in modo impeccabile. Peccato che il problema stia altrove: a parte rarissimi momenti suonano completamente senz’anima e disperatamente generici. Si sentono momenti praticamente fotocopiati di band come Meshuggah, Dream Theater e Queen, e ascoltarli è stato ancora più penoso per via della voce orribile di Ross Jennings, uno di quei cantanti che o lo ami o lo odi. Il pubblico viennese si è goduto lo show alla grande, ma tra i quasi-falsetti di Ross (che suonavano come Alvin Superstar), gli inserti di vocoder e la voce con l’autotune, le mie orecchie hanno sofferto parecchio. Ancora peggio si sono presentati con la chiusura AOR/pop 1985, durante la quale il tastierista Diego Tejeida è arrivato sul palco ballando con tanto di keytar. Il che dice tutto.
Setlist Haken: Puzzle Box, A Cell Divides, Earthrise, Nil By Mouth, Cockroach King, 1985
Per fortuna il palco è stato pronto in un attimo per il geniale pazzo canadese Devin Townsend, che sta vivendo l’ennesima rinascita. Questa primavera ha pubblicato Empath, un album in studio di grande successo, in cui l’ha aiutato una formazione invidiabilissima, con nomi come Morgan Agren, Steve Vai, Mike Keneally, Anup Sastry e Samus Paulicelli. Meglio ancora per Devin: è riuscito a portarsi dietro la maggior parte di questi nomi anche nell’attuale tour europeo. Nonostante il gelo che regnava nella capitale austriaca, Devin ha aperto evocando una vera atmosfera caraibico-hawaiana. Durante i preparativi del palco il tastierista Diego (Devin se l’è preso in prestito dagli Haken) ha infatti shakerato qualche cocktail da servire in bicchieri di cocco, e la band è salita sul palco in camicia hawaiana. Ultimo di tutti, tra boati e applausi, l’unico e inimitabile Devin Townsend. Stavolta Devin era in compagnia di una formazione a nove: Morgan alla batteria, Mike Keneally alla chitarra, Markus Reuter alla touch guitar, Nathan Navarro al basso, Diego alle tastiere, Che Aimee Dorval alla voce e, come se non bastasse, un coretto femminile a tre, che era un bel riposo per gli occhi.
Stavolta Devin ha puntato forte sul nuovo album: all’iniziale Borderlands è seguita Evermore, poi il classico War da Infinity e il ritorno a Empath con Sprite. Dopodiché è arrivata la parte un po’ più seria, con la band che si è tolta le camicie hawaiane, mentre Devin e Morgan hanno tirato fuori un jam di altissimo livello, scivolato nell’ipnosi di Ki con Coast. Dal vivo è venuta fuori semplicemente brillante, ancora di più per gli assoli incredibili che si sono scambiati Devin e Mike. Proprio quest’ultimo ha sorpreso in positivo con un’energia pazzesca a 57 anni, e si vedeva che sul palco si stava godendo ogni secondo. Se uno che in carriera ha collaborato con nomi come Joe Satriani, Steve Vai e persino Frank Zappa sul palco letteralmente splende, dice molto della grandezza di Townsend come musicista. Durante l’escursione in Ki con Gato, Heaven’s End e Ain’t Never Gonna Win a brillare con la sua voce soul angelica è stata soprattutto la simpatica Che, mentre Devin, già durante Coast, con qualche urlo disumano ha ricordato i tempi migliori degli Strapping Young Lad. Ancora di più durante la divina esecuzione di Deadhead, che ci ha fatto rizzare i peli e venire la pelle d’oca.
Devin non sarebbe Devin se non avesse piazzato di nuovo qualche siparietto comico che ha fatto ridere tutta la sala. Si è infilato la maglietta di un fan del pubblico con la scritta Devin Fucking Townsend paragonandone l’odore a quello di palle di yak; durante Lucky Animals, in stile Spinal Tap, ha chiamato come un metallaro macho a un mosh pit da un capo all’altro della sala; durante la disneyana Why? ha ballato sul palco in tutù. Dopo il caotico capolavoro Genesis è arrivata la svolta con la delicata versione acustica di Spirits Will Collide, in cui il coro femminile ha dato a Devin una mano splendida, e poi la fine anticipata della parte regolare. Il bis non ci ha fatto aspettare molto e, in perfetto stile con una serata carica di energia positiva, Devin e compagnia ci hanno sorpresi con l’inno disco dei The Trammps, Disco Inferno. Un po’ di fiato se l’è preso soprattutto Mike Keneally con la cover di Frank Zappa The Black Page #1, mentre Devin ha salutato Vienna, come ci si aspettava ma non per questo meno spettacolarmente, con la granitica Kingdom. Da quello che abbiamo visto e sentito è chiarissimo che Devin è, e rimane, uno dei più grandi nomi musicali del nostro tempo.
Setlist Devin Townsend: Borderlands, Evermore, War, Sprite, Coast, Gato, Heaven’s End, Ain’t Never Gonna Win, Deadhead, Why?, Lucky Animals, Castaway, Genesis, Spirits Will Collide, Disco Inferno, The Black Page #1, Kingdom
Testo: Rok Klemše
Foto: Sebastijan Videc
Haken
Devin Townsend














































































