Devin Townsend presenta: The Retinal Circus! (2012)

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Autore: Rok Klemše
Foto: Nina Grad

Luogo: Roundhouse, Londra, Regno Unito
Data del concerto: 27.10.2012
Pubblico: 3000
Prezzo del biglietto: 45€

Ah, Devin Townsend. Cosa non ci ha già combinato questo geniale canadese? Già col suo primo vero ingresso sulla scena musicale, il disco Sex & Religion di Steve Vai, aveva fatto capire di essere qualcosa di speciale. E infatti Townsend si era stufato così tanto del dietro le quinte del music business  che gli ha mostrato il dito medio e ha fondato una delle band più »pissed off« di sempre, Strapping Young Lad. La delusione per la loro fine nel 2007 è stata enorme, ma Devin può vantare una discografia solista incredibile da cui trasuda solo altissima qualità. Chiusa la storia con gli SYL, Devy è tornato tra i vivi con un’opera spaziale parodistica su un alieno con un inesauribile desiderio della tazza di caffè definitiva, Ziltoid the Omniscient, e poi si è sparato in orbita con la quadrilogia The Devin Townsend Project – gli album Ki, Addicted, Deconstruction e Ghost – con cui ha esplorato fino in fondo ogni angolo della sua anima musicale. Lo scorso anno a Londra ha suonato il quartetto anche per intero, in quattro serate consecutive, e ha impacchettato quei concerti orgasmici in un elegante pacchetto bianco chiamato By A Thread. Ma »The Dev« non si adagia sugli allori – dopo By A Thread è toccato al progetto più megalomane della sua lunga carriera.

Sabato scorso la rispettata sala londinese Roundhouse è stata teatro di quello che è probabilmente l’evento live più elettrizzante dell’anno, The Retinal Circus: uno spettacolo di quasi tre ore, un compendio dell’intera carriera di Townsend, una caramella audiovisiva e un concept condito con artisti circensi e quindi già quasi con elementi da musical. Ma prima ancora due righe sul luogo del circo di Devin. Il Roundhouse fu costruito nel 1847 come deposito circolare per le locomotive, ma ha svolto la sua funzione originaria solo per qualche decennio. Dal 1871 ospitò una distilleria di gin e dopo la seconda guerra mondiale, nel 1964, fu trasformato in centro culturale, il Centre 42. Negli anni settanta qui si esibivano con regolarità nomi altisonanti come Jimi Hendrix, The Rolling Stones, Jeff Beck, The Yardbirds, David Bowie, Led Zeppelin, Pink Floyd e Motörhead, e nel 1975 il Roundhouse ospitò anche l’unico concerto britannico dei The Doors. Questo imponente edificio rotondo nel quartiere londinese di Camden chiuse i battenti negli anni ottanta per mancanza di fondi, per poi rinascere con un imponente restauro nel 1996. Dal 1996 a oggi per la ristrutturazione della sala sono stati spesi la bellezza di 38 milioni di sterline (circa 50 milioni di euro)! Senza dubbio anche la storia del posto ha contribuito all’atmosfera di un evento che ha richiamato una buona tremila fan, diventando così il più grande concerto solista di Townsend (festival esclusi, ovviamente). Già alle cinque del pomeriggio Chalk Farm Avenue era arricchita da una coda lunga chilometri, che avanzava diligente e paziente, all’inglese, in fila ordinata, finché alle sei e mezza il Roundhouse non ha aperto le porte e l’attesa di quasi un anno per un concerto sold out da una vita è finita!

Quando finalmente si sono spente le luci, dagli schermi è comparso nientemeno che il padrino musicale di Devin, Steve Vai, che ha presentato il protagonista dello show, Harold (interpretato dall’attore Danny Cooksey, apparso tra l’altro perfino in Terminator 2). Attraverso gli occhi di Harold, Steve e Devin ci hanno poi guidati nella sua scoperta della vita, dei rapporti tra le persone, della religione e della sessualità. All’inizio Harold è infatti deluso dalle notizie di odio e guerre, che in fondo dimostrano solo che la vita è una merda e, senza un briciolo di speranza, si addormenta di un sonno profondo sulle note di un coro gospel di 24 (!) elementi, che ha cantato in modo da far rizzare i peli Effervescent! dall’album Epicloud. Ognuno dei venticinque pezzi suonati era una tappa dei sogni di Harold, in cui l’ha condotto dolcemente una figura materna, Anneke van Giersbergen, che negli ultimi anni è la musa principale di Devin. Anneke ha cantato a Harold con voce angelica le battute iniziali di True North, »I love you, I need you…«, e all’arrivo di Devin sul palco il Roundhouse è esploso per la prima volta. Devin, vestito con uno smoking bianco nei panni del direttore del circo, con la sua squadra ha garantito dalla prima all’ultima nota un’esecuzione superlativa, senza il minimo errore. Ma a questo Devin ci ha ormai abituati: il cuore di questo concerto era la storia che la trentina di performer ha raccontato attraverso la retrospettiva musicale di Townsend. Con l’incredibilmente svitata ma contagiosa Lucky Animals gli animali entrano nei sogni di Harold, e questa volta i brividi li ha provocati l’ottima messinscena visiva, con sputafuoco e la danza degli animaletti felici. Ma di felici non sono rimasti a lungo, perché li aspettava una tempesta di merda con il capolavoro di Deconstruction di undici minuti, Planet of the Apes. Alla maniera della Fattoria degli animali di Orwell, metà degli animaletti si è evoluta in scimmie, diventate poliziotti, politici e preti, e come tali hanno asservito e sottomesso gli altri animali. Dopo un attacco brutale e uno spettacolo fenomenale che ci ha tenuti sul bordo delle sedie, Devin ha introdotto nel concept l’idea di Dio con Truth e Infinity. Questi ha ovviamente diviso i poveri animali in due fazioni, e ne è seguito niente meno che una guerra totale con la fantastica War. Il vero spettacolo bizzarro, però, era ancora dietro l’angolo. Era arrivato il momento della star della serata, l’onnisciente alieno verde Ziltoid, che con Planet Smasher è piombato sulla Terra, anzi proprio sul palco del Roundhouse. Planet Smasher è stato interpretato con sicurezza e ottime doti vocali da Dom Lawson, uno dei migliori giornalisti dell’inglese Metal Hammer. Ziltoid, nel suo stile, ha distrutto l’umanità, ma ha preso la sua lezione quando la signora Ziltoid gli ha fatto una telefonata poco piacevole per dirgli che aspetta un bambino. Nello stile dell’umorismo sgangherato di Devin, il tutto era accompagnato da una chiara messinscena con un enorme fallo e palloncini bianchi che rappresentavano lo sperma. Da un’enorme vagina verde la squadra di infermiere e il chirurgo hanno tirato fuori un’enorme massa verde. È nato Ziltoid Junior! Sulle note della meravigliosamente giocosa Babysong, al »babyshower« del neonato è arrivato un intero esercito di abitanti del pianeta Ziltoidia 9, mentre il povero Ziltoid, in un’enorme culla, coccolava il neonato mucoso verde tenendosi la testa fra le mani. Adesso non ti salva più nessun caffè, haha! L’introduzione militaresca non poteva significare altro che la folle Vampira, mentre ci ha avvolti in un pop metal contagioso come l’ebola la danzereccia Addicted.

Dopo un’ora e mezza la squadra si è presa i meritati quindici minuti di pausa, e Harold l’abbiamo riportato dallo spazio sulla Terra con la raggelantemente bella Hyperdrive, che Devin ha eseguito da solo in versione acustica. Siamo rimasti in acque eteree con la ballata d’amore Ih-Ah, cantata splendidamente in duetto da Devin e Anneke. Poi è arrivata senza dubbio la sorpresa più grande della serata – sugli schermi è comparso il teschio di Steve Vai, che ha punzecchiato Devin chiedendogli che fine avesse fatto la promessa di una retrospettiva dell’intera carriera, visto che degli Strapping Young Lad non c’era traccia. Townsend ha spiegato ancora una volta che con gli SYL ha chiuso, che l’aggressività di quella band non ha più posto nella sua vita e che per noi ha pronto un brano acustico ambient New Age. Il commento di Vai, che gli ha chiesto se almeno gli tenesse la borsetta, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, e la band si è lanciata come un razzo in un’esecuzione brutale del classico degli Strapping Young Lad Detox, in cui a Devin si è unito pure il vecchio collega Jed Simon! La sala è esplosa in un’ondata di euforia, sotto il palco si è scatenato il caos totale, con cadaveri che volavano da tutte le parti e, letteralmente, anche scarpe: Townsend sul palco si è beccato perfino una scarpa o due. Le teste sono rimaste a stento al loro posto, e con quell’esecuzione perfetta del demolitore SYL non sono stato l’unico a cui si sono inumiditi gli occhi, hehe. Ci ha portati in territorio dance la »cheesy« Bend It Like Bender, durante la quale sul palco sono salite spogliarelliste e ballerine ai pali, mentre la sempiterna Life è stata di nuovo uno dei momenti più belli del concerto. Ma la quiete è durata di nuovo poco: sullo schermo è apparsa la testa di Devin in persona, che ha avvertito il Devin sul palco che dal diavolo che ha dentro non può scappare. Era chiaro che sarebbe seguito qualcosa di rumoroso e caotico, ed è esattamente quello che abbiamo avuto quando ci ha travolti come una locomotiva Juular, e poi ancora il fenomenale ritorno ad Alien con l’inno SYL Love? Pazzesco! Qui si è messo in luce soprattutto il batterista Ryan van Poederooyen, che ha suonato magistralmente le parti di Hoglan. Il finale epico è arrivato con la monumentale e bombastica esecuzione di Grace, in cui sono tornati in primo piano la splendida Anneke e il coro gospel, che insieme a Devin hanno svegliato piano piano Harold. Lui si è risvegliato all’alba sulle note di Little Pig, eseguita in anteprima (dal bonus disc di Epicloud, Epiclouder), che porta al grande senso dell’intero show e dei sogni di Harold: l’essenza dei rapporti umani è semplicemente l’amicizia (e, a giudicare dal coro, anche i boscaioli canadesi barbuti, hehe). Nonostante la mentalità hippie – non è vero?

Per quanto possa suonare kitsch, Retinal Circus è stata un’unica grande celebrazione delle cose belle della vita (»LAUGH! LOVE! LIVE! LEARN!«) e due ore e mezza in cui potevi dimenticarti senza problemi dei problemi quotidiani e della merda che al momento ricopre il mondo. Devin Townsend ha dimostrato ancora una volta di essere unico e inimitabile, di essere in questo momento al culmine della carriera sia in studio che dal vivo e, allo stesso tempo, di essere uno dei musicisti più instancabili del metal, che però continua a preferire la qualità alla quantità. Epico, fragoroso, indimenticabile!

P.S.: Il 30.11.2012 Devin Townsend suonerà insieme ai Fear Factory al Kino Šiška. Te lo consiglio caldamente: Townsend è un’esperienza live che non ha eguali.

Scaletta

1. Effervescent!
2. True North
3. Lucky Animals
4. Planet of the Apes
5. Truth
6. War
7. Planet Smasher
8. Baby Song
9. Vampolka/Vampira
10. Addicted
11. Colour Your World
12. The Greys

Intervallo

13. Hypderdrive
14. Ih-Ah!
15. Where we belong
16. Detox
17. Bend it Like Bender
18. Life
19. Kingdom
20. Juular
21. Love
22. Wild Colonial Boy
23. Grace
24. Little Pig

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