Discarded Existence

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Autore: Rok Klemše

Artista: Panikk
Etichetta: Xtreem Music
Uscita: year_month
Durata: 40:31
Voto: 4/5

Il thrash metal nell’ultimo anno sta vivendo di nuovo una piccola rinascita. Non in misura così grande come qualche anno fa, quando regnava un vero e proprio boom thrash, ma comunque i veterani old school Testament, Megadeth, Death Angel, Anthrax, Flotsam and Jetsam (e a voler essere larghi persino Metallica) hanno sfornato album ottimi o almeno solidi, e anche la nuova guardia, con Vektor, Warbringer e Havok in testa, ha sorpreso con dischi di qualità. Altrettanto ricca è la scena thrash di casa nostra: negli ultimi mesi hanno pubblicato dischi in studio Lintver, Moshead ed Eruption, è alle porte l’esordio dei giovani Black Reaper, ragazzi del Litorale sloveno, e un mese fa anche i Panikk hanno fatto uscire il loro secondo album in studio, Discarded Existence.

Dall’uscita dell’esordio Unbearable Conditions sono passati quattro anni, e in questo tempo nei Panikk c’è stato qualche cambio di formazione. Dietro le pelli Grega Košmerl è stato sostituito da Črt Valentić (Mephistophelian), alla chitarra Nejc Nardin da Jaka Črešnar (Battle X). I cambi hanno portato piccole variazioni di rotta stilistica. I Panikk restano comunque ben ancorati al thrash frenetico e caotico plasmato negli anni Ottanta da band come Vio-Lence, Demolition Hammer, Defiance ed EvilDead, ma su Discarded Existence suonano ancora più brutali e aggressivi che nell’esordio. Ci pensano riff incastrati con grande mestiere, che ogni tanto puzzano di death metal, e una batteria varia e mossa, che Črt qua e là arricchisce con dei blast beat (Rotten Cells, Reconstruction).

Al centro del monumentale muro sonoro di questo disco, chirurgicamente pulito e preciso, restano ancora i riff di chitarra; stavolta il duo Flere/Črešnar ne rovescia addosso una manciata abbondante, con una tavolozza di colori incredibilmente varia e un’affidabilità spietata come le schegge che un tornado scaglia via da tutto ciò che ha dilaniato lungo il suo cammino. Il suono molto pulito è il principale responsabile di un disco dal suono splendido, brutale al punto giusto e pieno di chitarre croccanti che col loro «crunch» ricordano l’attacco chitarristico degli Exodus (soprattutto l’intro di Instigator of War). Discarded Existence è un disco molto omogeneo, senza grossi scarti tra un pezzo e l’altro, quindi al primo ascolto nessuno dei brani ti si pianta davvero in testa, ma proprio per questo l’album ha un valore tanto maggiore sul lungo periodo. Un po’ disturba il bombardamento sonoro costante, la distruttività e la velocità perlopiù alta dei pezzi, per cui verso la fine il disco diventa leggermente monotono. Ciononostante il timore della monotonia è esagerato, perché l’album è molto dinamico e i Panikk spezzano abilmente la routine con dettagli come l’intro acustico di Rotten Cells e il riffing melodico di Reconstruction.

La monotonia la spezza con successo anche la voce di Gašper Flere che, diciamocelo, è lontano anni luce da un cantante sopraffino con una grande estensione, ma non dà fastidio nemmeno un po’, perché con un timbro che stilisticamente ricorda Kurt Brecht (D.R.I.) e Sean Killian (Vio-Lence) completa alla grande il groove brutale della parte strumentale dei Panikk. Con uno stile vocale che nel thrash viene imitato di rado, questo vomitare così feroce e rabbioso temi di critica sociale e fatalisti risulta ancora più efficace, anche se qua e là, su qualche dettaglio dei testi, rischia di incepparsi un po’. Nemmeno qui c’è pericolo che la voce diventi monotona, perché Gašper ricorre a trucchetti efficaci per variare le linee vocali, come le urla in Rotten Cells, che ricordano addirittura i conati di John Tardy (Obituary).  

Con l’eccezionale copertina del talentuoso Mario Lopez il paragone viene da sé – «Toto, ho il sospetto che non siamo più in Kansas», hanno detto i Panikk dopo l’atterraggio in un cupo mondo distopico, governato con pugno di ferro da un leader totalitario, politici corrotti, corporation malvagie e un capitalismo degenerato. Insomma, un semplice calco del nostro mondo, contro cui i Panikk lottano con il thrash metal crudo di Discarded Existence, che rispetto all’esordio mostra i Panikk in una luce ancora più bella.   

Formazione

Gašper Flere – voce, chitarra
Rok Vrčkovnik – basso
Jaka Črešnar – chitarra
Črt Valentić – batteria

Produzione

Panikk e Domen Hudrap

Tracklist

1. Instigator of War
2. Sedated In Utopia
3. Under Pretence
4. Individual Right
5. Rotten Cells
6. Discarded Existence
7. Eyes Don’t Lie
8. Reconstruction
9. Outro

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