Don’t Look Back

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Boston
Etichetta: Epic Records
Uscita: 1978
Durata: 32:52
Voto: 4.5/5

Dopo l’uscita dell’omonimo esordio nel 1976, i Boston hanno cavalcato onde gigantesche di successo commerciale. Negli USA l’album è entrato nella storia come il disco d’esordio rock più venduto di tutti i tempi, con oltre 17 milioni di copie.

“Don’t Look Back”, il suo successore uscito due anni dopo, conserva tutti i marchi di fabbrica del sound rivoluzionario del debutto. All’epoca i Boston erano un vero cerotto sulla ferita del declino del progressive rock e della generale degradazione di uscite fino ad allora solide, firmate da artisti diversi e da una composizione rock ormai perfezionata, che la muffa del punk nascente aveva cominciato a corrodere. Siccome l’esordio aveva portato alla Epic un guadagno enorme, l’etichetta ha premuto con forza sulla band perché tirasse fuori al più presto un nuovo album, che continuasse a far gocciolare milioncini sui suoi conti in banca.

La copertina nasce dall’ispirazione di un videogioco, mentre i massicci pilastri di cristallo, soprattutto sul retro, ricordano la casa in cui vive il nostro vecchio amico Clark Kent quando si trasforma in “Superman”. Inizialmente i Boston volevano chiamare l’album “Arrival”, ma poi hanno scoperto che un disco con quel titolo esisteva già ed era dei Fleetwood Mac. “Don’t Look Back” è stato addirittura il primo album che nel 1983 hanno cominciato a “stampare” in tiratura molto bassa (di prova) per il formato compact disc (CD), ma l’uscita non è arrivata subito per via dei disaccordi tra la Epic e Scholz, bensì solo qualche anno dopo. Nel 2006 “Don’t Look Back” è uscito di nuovo in versione rimasterizzata, con il nuovo trattamento sonoro curato di persona da Tom Scholz.

Anche il secondo album dei Boston prosegue la tradizione dell’esordio, e la title track “Don’t Look Back” (hit nella Top 10 della classifica Billboard, dove ha raggiunto il 4° posto come piazzamento più alto) è esattamente quello che ti aspetti e vuoi sentire su un disco dei Boston, dopo aver fatto conoscenza con More Than A Feeling del debutto. La bombastica epica di una melodiosità tematica ad alto flusso, la pienezza del suono, la comunicazione continua e solidissima tra la voce limpida, pittoresca, melodica e autorevole di Delp, combinata alla perfezione nel ritornello con le armonie di chitarra drammatiche, funzionano come una rovina irreversibile e un contagio istantaneo, tipo amore a prima vista per chiunque cerchi la perfezione nella melodia compiuta e nel suono di produzione. Se guardiamo ai momenti migliori di “Don’t Look Back”, non serve scavare molto. Restiamo pure sugli hit. A Man I’ll Never Be (hit nella top 40 della classifica Billboard) è un’epica power ballad adornata da una combinazione magistrale di strofa sottile e di un ritornello incisivo, di respiro da arena e bombastico, in cui il suono delle armonie di chitarra cresce in ogni dimensione. Con queste armonie i Boston dosano ancora una volta nel loro linguaggio un tocco drammatico intenso e un pulsare spiritoso ma coerente, fatto di contrasti, di onde dinamiche attraverso la varietà melodica dei motivi del brano. È il pezzo che per i Boston rappresenta la loro “Bohemian Rhapsody”, preparata e servita, ovviamente, secondo la ricetta Boston. Il fatto che questi ragazzi siano cresciuti a pane e rock ‘n’ roll lo segnala il salto a Feelin’ Satisfied (hit nella top 50 della classifica Billboard), che rievoca ancora una volta l’unicità di tutti i marchi di fabbrica della band. Il pre-ritornello è affidato a una tipica scossa rock ‘n’ roll che, detto in modo bizzarro, sembra i Grand Funk Railroad che hanno scambiato forconi e grembiuli da contadino con uno smoking da serata di gala. Nel ritornello, però, i Boston rimettono in campo un riff che richiama con forza il fascino di More Than A Feeling e che, oltre all’immancabile magia creata tra la voce di Delp e le armonie vocali, si porta dietro il tipico “clapping beat” da arena, con tutto il suo charme, preso da More Than A Feeling. L’album prosegue al galoppo, intenso, con la licenziosa Party, seguita dalla sognante Used To Bad News, che con i suoi ornamenti di organo, sostenuti da un accompagnamento di chitarra acustica, e con il tocco bluesy di Brad Delp, ricorda vagamente ciò che in quel periodo facevano gli Uriah Heep con John Lawton alla voce. L’album si chiude con Don’t Be Afraid, un pezzo rock ‘n’ roll pomposo, compatto e tipicamente Boston, a tempo medio e con voci contagiose, e proprio qui salta fuori il suo unico difetto. L’album è infatti decisamente troppo corto.

In questo periodo Scholz è finito sotto un fuoco incrociato pesantissimo per le imposizioni della politica della Epic, che pretendeva dalla band un nuovo album il prima possibile. Per un perfezionista del calibro di Scholz era una cosa assolutamente inaccettabile e noi, appassionati di questo tipo di musica, siamo stati di sicuro privati di almeno una canzone, se non di più. Lo ha confermato lo stesso Scholz, quando una volta ha dichiarato che l’album non raggiunge gli standard qualitativi richiesti dalla band, perché è stato fatto di fretta, esprimendo la sua delusione personale soprattutto per la qualità della seconda metà del disco.

A prescindere da tutto quello che è successo dietro le quinte, entrambe le parti possono ritenersi soddisfatte. L’etichetta, che ha venduto l’album in oltre 7 milioni di copie, e dall’altra parte la band, che, nonostante i (giustificati) dubbi di Scholz, ha tirato fuori un’altra classica e uno straordinario documento musicale che, con il suo carisma inestimabile e unico, ha continuato ad aprire ampiamente i sipari su nuovi orizzonti per la popolarizzazione dell’AOR. Ascoltare “Don’t Look Back” resta quindi, anche nel nuovo millennio, un’avventura rock ‘n’ roll unica, irresistibile e soprattutto magnifica.

Formazione

Brad Delp – voce, chitarra
Barry Goudreau – chitarra
Tom Scholz – chitarra, tastiere, basso
Fran Sheehan – basso
Sib Hashian – batteria, percussioni

Produzione

Tom Scholz

Tracklist

1. Don’t Look Back
2. The Journey
3. It’s Easy
4. A Man I’ll Never Be
5. Feelin’ Satisfied
6. Party
7. Used to Bad News
8. Don’t Be Afraid

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