Dopo Bobby… Bobby! (2013)

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Autore: Rok Klemše
Foto: Nina Grad

Luogo: MetalDays 2013 / Tolmin / Slovenia
Data dell’intervista: 22.07.2013

Gli americani Pentagram hanno iniziato la loro attività già nei primi anni Settanta del secolo scorso e sono considerati uno dei pionieri del doom metal. L’unica costante della band, dalla storia turbolenta, è la figura centrale, l’eccentrico cantante Bobby Liebling, responsabile al tempo stesso della fama e dell’oscurità della formazione. All’inizio della carriera i Pentagram sono rimasti sempre sul filo del successo, sempre a un passo dal firmare un contratto importante con una grossa etichetta. Ma nonostante la gran voglia, tutte le speranze della band sono andate in fumo proprio per colpa di Bobby. Già da giovane era caduto in un baratro senza uscita fatto di abuso di droghe: per gli eccessi arrivava in ritardo alle prove, saltava i concerti, ha litigato con un sacco di membri della band, produttori, rappresentanti delle etichette… e i Pentagram, nonostante dischi in studio di qualità, affondavano in un oblio sempre più profondo. Finché nel 2011 non è uscito l’ottimo documentario Last Days Here, che segue la rinascita della band e la (riuscita?) battaglia di Bobby contro la droga. Quest’anno i Pentagram si sono fermati per la prima volta nella loro lunga storia al MetalDays di Tolmin, dove con un concerto fantastico hanno dato ragione al loro nome leggendario. Prima del concerto ho fatto con Bobby questa intervista, che però faticherei a chiamare intervista nel senso classico del termine, perché anni e anni di abuso di droghe hanno lasciato il segno. Bobby infatti parte per la tangente e ti sciorina tutto tranne quello che gli hai chiesto. Ma Bobby è Bobby.

Negli ultimi anni Bobby Liebling ha girato il mondo con i Pentagram tornati in attività, e il tour estivo l’ha portato per la prima volta nella storia della band in Slovenia, dove il gruppo si è esibito come headliner del lunedì sul secondo palco del Metaldays. Ho dato il benvenuto a Bobby una o due ore prima del loro concerto e gli ho chiesto com’è la vita in tour.
Grazie mille. Ieri avevamo il giorno libero e l’abbiamo passato a Vienna. Credo fosse ieri, in tour i giorni si confondono in fretta. Ma domani alle nove di sera sarò già a casa, da mia moglie, anche se mi ha vietato di avvicinarmi. Abbiamo avuto una brutta lite verbale, non l’avrei mai picchiata, ma si è spaventata a morte ed è andata in tribunale per l’ordine di allontanamento. Lei e mio figlio sono l’unica cosa che ho, i miei genitori presto non ci saranno più, mio padre ha 93 anni e mia madre 82. A quell’età va così, non serve che ci sia qualcosa che non va, semplicemente un giorno non ti svegli più. Sono sposati da 62 anni! Ma come dicevo, mio figlio e mia moglie sono tutto quello che ho, lei è la mia migliore amica, la mia anima gemella, e ha solo 27 anni. Ed è bella da morire.

Hallie Liebling ha un ruolo importante e ben visibile anche nel documentario sui Pentagram e su Bobby Liebling, Last Days Here, in cui i due, strana coppia, una specie di Sid e Nancy del doom metal, si conoscono. Bobby non manca mai di ricordarlo.
Hallie adesso è ancora più bella di quando giravano il film, è diventata una vera donna, ha perso anche il »baby fat« (risate). Santo cielo, mia suocera ha sei anni meno di me e mi odia con tutta l’anima. Aspetta solo il momento in cui finirò giù da un ponte o roba simile. Ma non si rende conto che è stata Hallie a trovare me, e non era facile trovarmi, visto che il mio numero di telefono non è sull’elenco da trent’anni. Mi ero stufato delle chiamate continue di imbrattacarte vari che vogliono un’intervista, ma si dimenticano del fuso orario e mi chiamano alle tre del mattino.

Bobby calca i palchi dai primi anni Settanta e il mondo del rock ‘n’roll non è più quello di una volta.  
Una volta mi ubriacavo fino a stare male per notti intere, oggi se alle nove di sera mi siedo su una sedia o mi sdraio sul divano mi addormento all’istante. Per me sarei già andato a dormire, ma devo ancora fare il concerto e, anche se non ne ho voglia, è tutto quello che so fare e con cui mantengo la mia famiglia. Inoltre oggi, con la crisi economica, i compensi sono una miseria. Negli anni Settanta per tre quarti d’ora prendevo 100 mila, adesso devi ringraziare il cielo se ti danno 5mila dollari per un’ora. E in più devo pagare altre 12 persone. Bullshit. Ma devo lavorare. Che cosa ti resta alla fine, se stai nel business del rock ‘n’ roll? La previdenza sociale? No. La pensione? No. La salute? No. Denti sani? No. Cosa ti resta alla fine? Sei in pensione, povero, malato e tutti si dimenticano di te, e tocca al prossimo giovane leone affamato. Bobby Lieblieng? Chi era, già?

È tutta questione di geni e la mela non è caduta lontano dall’albero: il figlio di tre anni di Bobby è già sulle orme del padre.
Ho proprio il mestiere giusto, mio figlio gira per casa con un microfono di plastica e canta. Quando si siede, comincia a picchiare sulle cose con le bacchette.

Farà il batterista?
Neanche per sogno! I batteristi sono dei pazzi completi. Ogni batterista che ho incontrato era completamente fuori di testa. Lo giuro su Dio. Evidentemente è un difetto genetico o medico, tutti i batteristi sono dei dannati pazzi. In tutti questi anni nella band ne ho avuti cinque, sei diversi e sì, erano tutti matti. Se Bobby jr. vuole fare il cantante, dovrà farlo sul serio e non dovrà lasciare il suo lavoro. Non come il suo paparino, che ha giocato con l’impossibile. Guarda a che età ho finalmente mollato le droghe e messo la testa a posto!

Liebling ha conosciuto il mondo della droga già in tenera età, e nemmeno il primo elemento di »Sesso, droga e rock ‘n’roll« gli era estraneo: da hippie del liceo usava il suo fascino soprattutto sulle cheerleader.
Ho cominciato a drogarmi a sette anni, a dodici spacciavo già cocaina ed eroina. Ho perso la verginità con una ballerina di bar ventenne a dodici anni. Oggi si chiamerebbe pedofilia, ma allora era una gnocca e io ci ho fatto sesso. Yeah! (risate) Ne parla il pezzo Prayer For An Exit Before the Dead End: »Causin’ notches conquered crotches / Finally saw was just hell on earth.« Prima di conoscere mia moglie sono stato con 1600 donne. Sono tante ragazze. Direi. Una volta andavo matto per le cheerleader, mi sono fatto tutte le ragazze degli sportivi della scuola. Il giorno dopo nel corridoio andavo dal suo ragazzo e gli dicevo che la sua ragazza fa dei pompini pazzeschi. E scappavo a gambe levate (risate). Lo facevo apposta. Ero piuttosto coraggioso, visto che non sono un tipo grosso, ma ero un velocista, e poi gli sportivi sul collo non avevano altro che angurie sotto steroidi.

A ricordare e riportare l’attenzione sui quasi dimenticati e oscuri Pentagram è stato l’ottimo documentario Last Days Here, ma Liebling aveva annunciato il suo ritorno già prima.
Io non lo chiamerei ritorno, ma proprio un inizio, che è partito già nel 2009, quando abbiamo ricominciato a suonare. Prima di quell’anno in tutta la mia vita avevo visto cinque paesi, fino ai 55 anni. A dicembre compirò 60 anni e negli ultimi quattro anni ho suonato, Slovenia compresa, in 40 paesi!

Per decenni la vita di Bobby Lieblieng è girata solo ed esclusivamente intorno alla droga, viveva nello scantinato dei suoi genitori e per giorni interi non faceva altro che fumare crack. A tirarlo fuori dal baratro è stata proprio Hallie.
Quando mia moglie mi ha detto che mi ama (aveva 21 anni, io 53), ma che non può vedermi così. All’epoca prendevo quantità enormi di metadone e fumavo crack per 500, 1000 dollari al giorno. Sono stato 27 anni sul crack, sono passato per 32 cliniche del metadone e 35 centri di disintossicazione. Da tutti sono uscito camminando, mi drogavo nei bagni, il crack me lo consegnavano di nascosto di notte, al posto delle sigarette fumavo crack. Per mia moglie ho smesso senza disintossicazione, senza ospedali, programmi, consulenze e i 12 passi. E se ti interessa com’è la crisi d’astinenza, sono la persona giusta a cui chiedere.

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