Not Of This World

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Pendragon
Etichetta: Madfish
Uscita: 2001
Durata: 76:18
Voto: 4/5

I britannici Pendragon, band di culto del neoprog, ci hanno messo quasi cinque anni, quanti ne sono passati dal precedente album in studio, l’ottimo »The Masquerade Overture« (1996), prima di pubblicare »Not Of This World«, un lavoro che per molti versi è la continuazione stilistica di quel predecessore tanto più celebre tra la maggior parte degli appassionati di prog rock. Nel frattempo, nella testa del capobanda, chitarrista e cantante Nick Barrett, si era accumulata una bisaccia piena di nuove idee compositive, che con l’aiuto del compagno di una vita, il mago delle tastiere Clive Nolan, dell’abile bassista Peter Gee e del vecchio gattone della batteria Fudge Smith ha realizzato con successo in un altro disco in studio decisamente ben riuscito. »Not Of This World« ha seguito in molti punti, forse persino un filo troppo, la formula collaudata dei tre album precedenti dei Pendragon, rafforzando però buona parte degli arrangiamenti sinfonici e dando ancora più spazio alle voci femminili di accompagnamento.

Alcune delle idee compositive di Barrett in questo album segnano addirittura il picco della sua carriera con i Pendragon; d’altra parte certi motivi già sentiti, a volte persino dal disco precedente, tornano spesso a ripresentarsi, e questo darà parecchio fastidio a chi giura sull’innovazione. È anche l’unica vera pecca del disco e la ragione principale per cui »Not Of This World« non è un lavoro migliore del suo predecessore. La maggior parte dei testi, come al solito, è parecchio ‘filosofica’ e si arrovella sul destino del mondo, sulla fragilità dell’uomo e sulla fine del mondo. Di sicuro non sono il lato più forte di »Not Of This World«, ma si sposano comunque abbastanza bene con i singoli motivi.

»If I Were the Wind (And You Were the Rain)«« è un’apertura maestosa, in puro stile Pendragon epico, con arrangiamenti sinfonici sontuosi e un assolo ‘piangente’ di slide guitar, come si conviene a un ‘bravo allievo’ del leggendario Dave Gilmour (Pink Floyd). L’atmosfera malinconico-mistica ti travolge subito con la sua intensità. Fin dall’inizio i Pendragon riescono a fondere la malinconia inconsolabile e la sottigliezza che a suo tempo emanavano i leggendari Pink Floyd con i loro classici trucchetti neoprog, soprattutto per quanto riguarda le variazioni di sintetizzatore stratificate. Il canto energico di Barrett è sostenuto da drammatiche armonie femminili, che approfondiscono ancora l’atmosfera intensa che per tutto l’album non cala mai davvero. La parte finale, appoggiata al pianoforte e di taglio da ballata, è in pratica un motivo riarrangiato dal classico »As Good As Gold« di »The Masquerade Overture«. Non è l’unico caso in cui sul disco si risentono motivi identici o affini a quelli dei lavori precedenti, e certo non è sinonimo di innovazione, ma visto che »Not Of This World« in qualche modo chiude il cerchio dei dischi dei Pendragon degli anni Novanta, gli si può perdonare, diciamo, a metà.

»Dance of the Seven Weils« è una suite epica divisa in due parti. È una pratica consolidata, che hanno ripetuto anche nella maggior parte degli altri brani di »Not Of This World«. »Faithless« è una power ballad con un’altra variazione chitarristica malinconica, trame di sintetizzatore posate con maestria e un ritornello inconsolabile, mentre il drammatico »All Over Now« è un inno possente con una melodia eccellente, maledettamente contagiosa, di sicuro una delle migliori nella storia di questa band di culto. L’assolo di Barrett nella parte finale è da leccarsi i baffi, mentre il finale trionfale è uno dei picchi del disco.

La title track è divisa in tre parti collegate tra loro. La prima, »Not Of This World«, ha un’introduzione strumentale iperdrammatica, con un vero e proprio scontro epico tra le orge di tastiere di Nolan e i passaggi di chitarra scafati di Barrett. Col tempo prende forma una melodia piacevolissima e positiva, spiccatamente allegrotta, tipica dei Pendragon di questa fase della carriera. Più o meno a metà entra anche la voce di Barrett, e poi, con l’accompagnamento appassionato dei cori femminili, ricompare ancora una volta il motivo portante dell’intero album. La seconda parte, »Give It To Me«, dove l’iniziativa passa alle dense trame di sintetizzatore di Nolan, sul piano ambientale oscilla da qualche parte tra una giocosità un po’ troppo spinta e la gravità, mentre nel testo Barrett se la prende ‘con il mondo intero’ e ricorda parecchio un vecchietto burbero e incattivito. Per fortuna stavolta nel canto lo sostengono generosamente delle ottime armonie vocali femminili, così nei momenti in cui sfoga la rabbia non risulta ridicolo. La terza parte, »Green Eyed Angel«, è una delle più belle power ballad nella storia della band e ti conquista subito con la sua magia ambientale contagiosa. Qui i Pendragon si confermano ancora una volta maestri della finezza e della raffinatezza, tecnicamente impressionanti, mentre le armonie vocali, soprattutto nel ritornello, sono così appiccicose che è quasi sfacciato.

L’EP »A Man of Nomadic Traits«, intriso di atmosfera enigmatica, offre un contrasto stilistico evidente rispetto alla maggior parte degli altri pezzi del disco, con un interessante inizio pastorale da cui i Pendragon costruiscono in fretta una melodia sottile e ipnotica. Qui Nick e soci si dimostrano ancora una volta costruttori eccezionalmente abili di splendidi ponti ambientali tra una preparazione tecnica fuori dal comune e la raffinatezza degli arrangiamenti. Il ritornello maestoso è di nuovo piazzato benissimo in mezzo ad arrangiamenti sinfonici grandiosi e passaggi di chitarra struggenti, e il risultato è un’atmosfera davvero magica, che ti porta dritto al cuore del testo sui nomadi e sulle sorelle beduine.

Anche il capolavoro epico di chiusura, »World’s End«, è diviso in due parti. »The Lost Children« è un’altra composizione ampia, ma non noiosa nemmeno per un istante, che si apre con il noto e malinconico motivo di »If I Were The Wind (And You Were The Rain)«, il che significa che siamo di fronte a un’altra ballata con variazioni chitarristiche struggenti. Queste col tempo lasciano spazio a una ‘rivelazione’ ambientale epica, rappresentata da una monumentale sezione strumentale con numerose improvvisazioni di chitarra dal taglio melodico, appoggiate su tendaggi di mellotron che scorrono. La parte conclusiva della suite, intitolata »And Finally…«, contiene un motivo centrale dell’intero album riarrangiato ‘alla Queen’, cioè il tutto si ripete ancora una volta, anche se non c’è alcun accenno al fatto che »Not Of This World« sia un progetto concettuale. Per il gran finale, tra arrangiamenti sinfonici maestosi, tornano ancora le armonie vocali femminili, che raggiungono di nuovo un effetto grandioso, anche se ormai pure un po’ prevedibile.

»Not Of This World« è stato il naturale proseguimento delle linee stilistiche di »The Masquerade Overture«, che in diversi passaggi e per profondità sonora supera persino, mentre sul fronte dell’innovazione e della varietà dei singoli motivi non è esattamente il suo punto forte. Sono proprio questi due difetti a impedirgli di conquistare il primo posto nella discografia dei Pendragon fin qui, anche se per molti versi rappresenta il loro apice in fatto di ‘cucina’ prog rock melodico-sinfonico lungo tutti gli anni Novanta e oltre. Anche i membri della band, dopo »Not Of This World«, si sono resi conto del rischio di restare prigionieri di una routine sonora, tanto che già nel disco in studio successivo, »Believe« (2005), hanno fatto una svolta stilistica piuttosto radicale. Purtroppo questo primo tentativo di provare ‘qualcosa di nuovo’ non ha portato un cambiamento in meglio.

Formazione

Nick Barrett – chitarra, voce
Clive Nolan – tastiere
Peter Gee – basso
Fudge Smith – batteria

CANTANTE OSPITE:
Tina Riley – cori

Produzione

Pendragon

Tracklist

1. If I Were The Wind (and You Were The Rain) (9:23)
2. Dance Of The Seven Veils (part 1): Faithless (4:09)
3. Dance Of The Seven Veils (part 2): All Over Now (7.30)
4. Not Of This World (part 1): Not Of This World (7:20)
5. Not Of This World (part 2): Give It To Me (2:23)
6. Not Of This World (part 3): Green Eyed Angel (6:40)
7. A Man Of Nomadic Traits (11:43)
8. World’s End (part 1): The Lost Children (10:46)
9. World’s End (part 2): And Finally… (7:13)

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