džeZZva : džeZZva

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Etichetta: Autoprodotto
Produzione: Dejan Berden
Durata dell’album: 53:23
Voto: 9.0 / 10

I džeZZva sono un quartetto sperimentale e strumentale del Prekmurje che, con la sua comparsa sulla scena musicale slovena, la rende decisamente più interessante. Quattro musicisti di altissimo livello, votati alla libertà che da sempre offre il fenomeno, dal fascino ad ampio raggio, della sperimentazione musicale, ovvero di quelle melodie senza briglie che nascono dalle forme libere dell’improvvisazione.

Questo quartetto di musicisti dal profilo spiccato e molto stimati funziona in modo non solo particolare, ma anche super accattivante e, in ogni singolo istante dell’album, emozionante. Il merito non è solo della grande maestria nell’improvvisazione jazz e della sensibilità musicale stratificata dei singoli membri, ma anche della straordinaria capacità di fare da ponte tra sfere stilistiche diverse, che nel calderone della band finiscono per fondersi. Il risultato, nella realizzazione dell’arte musicale autoriale del gruppo, è unico e originalissimo, oltre che eclettico.

La parola «džeZZva» richiama subito alla mente la preparazione del caffè turco. Da qui la scelta tutt’altro che casuale per la copertina dell’album. Il quartetto si cala un poker d’assi di straordinarietà musicale soprattutto grazie alla fusione dei generi in una specie di minestrone sonoro e a un’eccezionale intesa reciproca, ovvero tolleranza. I paralleli con i lavori del Pat Metheny Group sono del tutto azzeccati. Ciò detto, la percezione «musicografica» di quella «microlocazione» del Pomurje, nel cuore del vecchio continente, è l’elemento portante delle peculiarità espressive dei džeZZva. Iztok Rodež deve aver trovato ispirazione in Pat Metheny. Lo confermano non solo, a tratti, lo stile della sua chitarra, ma proprio il suono, lontano eppure ancora imparentato con l’impronta slovena del chitarrista appena citato. Anche l’arrangiamento delle frasi motiviche principali rimanda ai principi del Pat Metheny Group, dato che l’intreccio di pianoforte e chitarra tra Berden e Rodež si avvicina a tratti ai tratti inconfondibili del duo Metheny-Mays. Iztok evoca Metheny già in apertura, in East, poi nelle variazioni jazz dentro Spring, e ancora nel primo «ingresso» dell’improvvisazione di chitarra nella rielaborazione del brano tradizionale sloveno Če bi ges bijla fčelica.

I džeZZva hanno una sensibilità fuori dal comune per  dosare nella giusta misura le idee che gli vengono in mente. Il puzzle musicale che costruiscono è di un ascolto eccezionalmente scorrevole, nonostante assistiamo a continue e improvvise «curve» sperimentali, in cui tutti e quattro i mattoni del suono della band si passano gli assoli, e a un susseguirsi ininterrotto di cambi di motivo. L’elemento sorpresa del loro gioco vizia l’ascoltatore a colpi di spontanea inquietudine. È marcato, ed è proprio questo uno dei maggiori fascini di questo documento musicale, che è decisamente denso e complesso e quindi richiede più attenzione. In cambio, però, ti ripagherà alla grande: dopo qualche giro nel tuo lettore CD, ti entrerà nel cuore senza più uscirne.

Anche nei punti in cui la band si concede la massima libertà sperimentale, come nella splendida IndinA, «guidata» da marcati arabeschi nella melodia principale, la formazione non «si sfalda» mai (in modo approssimativo) lungo i vari passaggi motivici. IndinA ha una particolare voracità atmosferica, perché sullo sfondo del quadro sonoro è aggiunto un oscuro velo di suono sintetizzato (o è il suono «effettato» della chitarra?), che feconda il mood con un pizzico di misticismo. Vista la sua propensione jazz rock, intrisa ovviamente di forme etniche arabescate, ci verrebbe da aggiungerci solo una chitarra elettrica e uno xilofono impazzito, e il tutto si avvicinerebbe pericolosamente alla filosofia musicale che in momenti come questi sviluppava e realizzava il grande e indimenticabile Frank Zappa. A Little Game ha un meraviglioso incrocio tra le figure etniche tradizionali del «sole pannonico» e le improvvisazioni jazz, il brano trasmette una buona dose di giocosità beffarda, e i membri della band, alla velocità che raggiungono qui dentro, dimostrano allo stesso tempo un controllo straordinario su ogni singola nota suonata, segno che in carriera hanno suonato e provato tantissimo. In questo pezzo si fa notare in particolare l’ottimo assolo di batteria di Miran Celec, mentre Mojmir Wolf, lungo tutto l’album, è la vera risposta slovena al fascino del contrabbasso del maestro Charlie Haden. In A Little Game è affascinante anche il fatto che Iztok Rodež, nelle improvvisazioni, sfrutti sequenze di prese (accordi) formattate in modi diversi e non si ostini, a ogni costo, nei brani con il solito «arrampicarsi» jazz su una sola corda e con il «funambolismo» di rito. Un trucco che ha sempre spaccato e che, per dire, Alex Lifeson (Rush) padroneggia da maestro. Questo aggiunge una gran dose di gusto alla vivacità del quadro, il cuore pulsante dello splendido mosaico musicale dell’album.

I džeZZva amano anche fare l’occhiolino al neoclassicismo. Lo serve su un piatto d’argento la parte iniziale di Spring, brano «terreno», che sveglia e guarda avanti con ottimismo, e soprattutto la solenne introduzione di Berden alle tastiere nella conclusiva Panonnian fantazen Nr. 1.  Proprio il brano finale è una affascinante mini suite epica, un intreccio splendido e sensuale di premessa classica e jazz, attraversato da un soffio di melodia pannonica, pieno di giocose variazioni jazz.  

L’album «džeZZva» è un pezzo unico e un lavoro di un fascino sconfinato, in cui tutto funziona in una splendida simbiosi fatta di grande tolleranza musicale, generata dalla sensibilità stratificata (diciamo pure complessa), dall’ampiezza di vedute e dalla visione di tutti e quattro i musicisti. Speriamo che questo debutto abbia un successore nei prossimi anni. Intanto, è ora di rimettere in rotazione «džeZZva».

autore: Aleš Podbrežnik

džeZZva – džeZZva

Tracklist: 
1. East
2. Če bi ges bijla fčelica
3. IndinA
4. Doli v kraju sama zase
5. A Little Game
6. Spring
7. Pannonian fantazen Nr. 1 

Formazione: 
Dejan Berden – pianoforte, sintetizzatore
Iztok Rodež – chitarra
Mojmir Wolf – basso
Miran Celec – batteria, percussioni

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